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Fotografare col grandissimo formato: Kurt Moser


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avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 0:44    

Gambacciani ma non esistono anche dorsi digitali per banco ottico?

I dorsi digitali utilizzati con i banchi ottici sono gli stessi del medio formato, quindi formato massimo 6x4,5cm (41x54mm), molto meno del grande formato (che parte da 10x12cm); figuriamoci a utilizzare una reflex FF come dorso, come suggerito da qualcuno...
Però esistono (esistevano?) I dorsi a scansione cge, appunto connuba scansione dell'intera area del grande formato, producono un file dalle dimensioni equivalenti a quelle delle pellicole piane. Ovviamente possono essere utilizzati solo con soggetti fermi (Ssalvo voler ottenereceffetti particolari e imprevedibili; ho visto afoyo incredibili fatte alle onde del mare).

avatarsupporter
inviato il 10 Novembre 2018 ore 0:56    

Si ma prova una "fotografia" non una "inchiostrografia":-P ottenuta con stampanti ink-jet. La prima è ottenuta proiettando la luce (anche da file digitale) su carta fotosensibile che viene poi sviluppata chimicamente. Si tratta, a punto di "fotografia" poichè realizzata con la luce.
La seconda, co e dicevo non è una fotografia ;-)


Beh sempre di fotografia parliamo. La differenza è che prima esistevano diversi "supporti sensibili" adesso abbiamo il sensore digitale. Cambia la tecnologia, il metodo, i risultati finali ma di base abbiamo comunque una superficie sensibile che viene colpita dalla luce.
Si ok "Letteralmente" in questo caso Kurt Moser con la tecnica che utilizza "sviluppa" direttamente la grande superficie sensibile che utilizza senza aver bisogno di una stampante mentre col digitale serve per forza una stampanteCool.

avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 0:59    

Appunto Diebu, un dorso a scansione lo ho anche visto in funzione, ca. 15 anni fa. Lo dicevo appunto per sottolineare il fatto che il digitale in sé non impedisce uso e movimenti tipo banco ottico o camera tecnica, ne esistono anche per il digitale. Il suggerimento di reflex come dorso lo ho tirato in ballo io. Esiste un adattatore Fotodiox che permette di montare corpo Nikon sulla stendarda portapellicola in diverse posizioni potendo ottenere diversi scatti da montare poi in photostitching. Ne vale la pena? Non saprei, certo non si copre tutta l'area 10*12

avatarjunior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 1:30    

Tascabile, dai... MrGreen MrGreen

user167756
avatar
inviato il 10 Novembre 2018 ore 5:58    

Ok, apprezzo lo sforzo, ma tutto sto casino per ottenere poi un'immagine ribaltata? quindi completamente innaturale...



avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 10:11    

Si ma prova una "fotografia" non una "inchiostrografia":-P ottenuta con stampanti ink-jet. La prima è ottenuta proiettando la luce (anche da file digitale) su carta fotosensibile che viene poi sviluppata chimicamente. Si tratta, a punto di "fotografia" poichè realizzata con la luce.
La seconda, co e dicevo non è una fotografia


Ho quotato il tuo posto solo perchè ultimo sottomano, ma in realtà anche in altri topic e altri forum si continua a sottolineare questa cosa: nella pellicola la luce "scrive" l'immagine sul supporto, mentre col digitale il supporto "cattura" e converte in numeri la luce.
Da cui la conclusione che la "vera" fotografia sia solo quella analogica.

Fotografia quindi non è più l'"arte" che trasmette emozioni, messaggi ecc, ma una mera tecnica o un mero supporto. Allora si può anche parlare di fotografia più vera...a partire dal foro stenopeico su lastra fino alla quasi non fotografia di una reflex a pellicola.

Però allora serve capire cosa guardiamo ad una mostra di "immagini" fotografiche: il supporto o i contenuti dell'immagine?
E serve, soprattutto, dare un nome a quella "cosa" che evidentemente ha soppiantato la fotografia...fotoacquisizione?
E serve capire come chiamare l'arte....fotocomposizione?

Secondo me, è molto più semplice e sensato chiamarle entrambe fotografia, concentrandosi sul significato che anche all'epoca fu dato alla fotografia, ossia rappresentare una visione della realtà su un supporto messaggio, senza radicalizzarsi sull'origine di un termine costruito così solo perchè all'epoca era l'unico possibile.

Altrimenti, cosa facciamo? Cambiamo nome anche a filmati, perchè non sono registrati su pellicola? O cambiamo nome alla musica perchè registrata come bit e non come onda fisica (magnetica o di superficie di un vinile) o, estremizzando ancora, consideriamo musica solo quella riprodotta direttamente da uno strumento?

Oppure, siccome il termine scrittura è nato quando tutto veniva scritto a mano, non consideriamo scrittura tutto ciò che è stampato?

in realtà, proprio metre scrivo mi sta venendo la tentazione di andare a spiare qualche forum di integralisti di musica o scrittura, perchè temo veramente che discorsi simili vengano fatti davvero Triste

avatarsupporter
inviato il 10 Novembre 2018 ore 10:17    

Angor ottimo intervento

avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 10:32    

Quotone con applauso ad Angor

user12181
avatar
inviato il 10 Novembre 2018 ore 10:52    

Ma la (messin)scena nel laboratorio tra ampolle e "antichi testi" non vi ricorda nulla?



avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 10:56    

Avete frainteso il mio intervento. Non mi riferito alla fase dello scatto ma alla fase della stampa. Questa, anche nel caso di file digitale, può essere fatta su carta sensibile alla luce (ad esempio tramite stampa Lambda, tanto per citare una delle più note e diffuse). In questo casi a mio avviso si tratta, letteralmente, di fotografia.
A me personalmente le stampe ink-jet non piacciono proprio ma in ogni cado non le considero foto-grafie.

user33434
avatar
inviato il 10 Novembre 2018 ore 11:14    

Murmunto non conosco mezza parola di tedesco ma il concetto credo sia chiaroMrGreen. Quella che vedi però non è una messa in scena ma l'attrezzatura indispensabile per poter preparare la lastra e poterla sviluppare perché il tutto va fatto entro tempi ben precisi.;-)

avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 11:27    

Il percorso per giungere alla stampa finale per me è affascinante (ma capisco che ad altri possa apparire come una gran perdita di tempo, o uma messinscena, o altro).
Ma la cosa che mi chiedo è come sia esattamente una ambrotipia vista dal vivo. Non mi interessa che sia unica (mi piacerebbe avere Giuditta e Oloferne di Caravaggio in casa per vederli tutte le mattime perchè mi emoziona, non perchè non possono averlo altri), ma se la stampa su vetro è realmente "migliore" di una stampa di dimensioni analoghe o superiori fatta con altra tecnica (ad esempio la loro ambrotipia non è enorme, a me in genere le stampe piacciono grosse).

avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 11:32    

.......poi per chi vuole l'unicità della stampa stia pure sereno perché è possibile anche nel digitale. Stampi ed elimini il file MrGreen.

avatarsenior
inviato il 10 Novembre 2018 ore 14:27    

per chi vuole l'unicità della stampa stia pure sereno perché è possibile anche nel digitale. Stampi ed elimini il file

LOL

user12181
avatar
inviato il 10 Novembre 2018 ore 18:58    


Anche l'inquadratura dal basso, la teatralità del gesto (non parlo della luce rossa, mi diresti che è quella che si è sempre usata , ma non è chi non abbia colto, da sempre, il suo significato magico-mistico in camera oscura). E' sicuramente un gran gigione. Fra il "lightcatcher" e l'evocatore dello spirito della terra le affinità sono evidenti, ovviamente con l'aggiunta nel primo di una particolare nota di buffoneria alpina, a suo modo più solare e mattacchiona dell'inesaudibile e malinconico desiderio di assoluto del dotto cimmerio.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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