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inviato il 15 Ottobre 2017 ore 15:25
Grazie Puma... ma non esageriamo. |
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inviato il 15 Ottobre 2017 ore 21:10
Vincenzo Virus: il sito che condividi con altri fotografi mi sembra interessante nella sua totalità. Nella sua omogeneità (probabilmente frutto anche, come hai scritto, della collaborazione con figure professionali) è chiaramente avvertibile la diversa personalità di ognuno dei fotografi. Riguardo al fatto di affidarsi alla stampa via internet per fotolibri, hai ragione: bisogna accettare troppi compromessi. E hai ancora più ragione quando dici che non basta avere una bella foto a monitor per ottenere, automaticamente, una buona stampa. I mezzi sono decisamente diversi, la visione su carta cambia tantissimo le caratteristiche della foto. Ti confesso (ovviamente nel mio piccolo) che io stampo sempre le mie foto ma che spesso mi riduco a fare , come una volta nella stampa da ingranditore, una gran quantità di provini in piccolo formato e su carte diverse prima di raggiungere il risultato che mi piace. I settaggi per il web sono tutt'altra cosa |
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inviato il 08 Novembre 2017 ore 20:59
anche io ho avuto Contax, la 139 quartz e come yasica la fx3 2000 - ma avevo iniziato con Lubitel e Zenith E ahah - da povero, insomma |
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inviato il 08 Novembre 2017 ore 22:17
Ci sono generi fotografici che purtroppo l'attrezzatura è costosa ma necessaria in particolar modo se si è professionisti (molti di buon livello noleggiano a secondo delle proprie esigenze) altri se ne hanno la possibilità la comprano. Fortunatamente per la foto di strada non necessita di fotocamere costose ma di sapersi guardare intorno e catturare qualche scena interessante...accessibile a tutti dal principiante al professionista. |
user28347
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inviato il 10 Novembre 2017 ore 19:34
ci scommetto che poi scatterai in raw prima o poi e dopo entri nel nuovo mondo anche se ora pensi di no |
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inviato il 07 Gennaio 2018 ore 18:00
Ma Felice, sei già cresciuto! Ti vedo grande Continua e divertiti- Ciao da FB- |
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inviato il 09 Gennaio 2018 ore 10:33
“ Il digitale rende più veloci parecchi passaggi, li mette alla portata di più persone (almeno economicamente), magari ce li fa elaborare con procedure differenti da quelle che conoscevamo ai tempi della pellicola; ecco dove è diverso. Molti che non vengono dalla "gavetta" della pellicola e della camera oscura scambiano queste differenze per "facilitazioni" e sbagliano! „ Ma anche se fossero (e lo sono in effetti) facilitazioni, quale è il problema nel arrivare al tuo scopo in maniera più facile? Perchè ottenere un risultato voluto in maniera semplificata è così sconvolgente per alcuni? |
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inviato il 09 Gennaio 2018 ore 11:43
“ Perchè ottenere un risultato voluto in maniera semplificata è così sconvolgente per alcuni? „ Infatti la maggior facilità e velocità nel raggiungere il medesimo scopo è un pregio. Il pericolo è quello solito di tutti i "nuovi" strumenti in qualunque campo: più il nuovo strumento facilita le cose e meno si sente, da parte dei neofiti, la necessità di appoggiarsi a qualche "maestro" che aiuti a sviluppare in modo corretto le capacità personali; si tratta quindi di un pericolo riguardo alla mentalità con cui il "nuovo" rischia di venire approcciato, non certo di un problema legato allo strumento in sé o a quello che permette di ottenere. Ed è un pericolo che riguarda essenzialmente i fotoamatori che si avvicinano alla fotografia autonomamente, non all'interno di un percorso di studi "ufficiale"; sono soprattutto i fotoamatori "fai da te" che rischiano di non focalizzare bene la seconda parte del mio intervento, dove scrivevo che: “ L'occhio, l'idea, la consapevolezza e la conoscenza di attrezzatura, tecniche e procedure per ottenere proprio "quella" foto deve continuare a metterceli il fotografo, e sono queste le vere difficoltà; ecco dove rimane uguale. „ P.S. nei miei interventi ho sempre un occhio di riguardo ai fotoamatori "non scolarizzati" perché, nonostante la mia Maturità d'Arte Applicata, mi riconosco tra questi in quanto il mio percorso di studi "ufficiale" non comprendeva la fotografia, a parte per alcuni esami di Comunicazioni Visive sostenuti durante il successivo percorso di Laurea in Architettura: un po' poco come "studio a seguito di un maestro", anche se quegli esami li ho sostenuti con Italo Zannier, non uno qualunque. |
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inviato il 09 Gennaio 2018 ore 12:45
Daniele, ho cominciato con la fotografia per esigenze legate alle illustrazioni. Non sono un professionista e non sono interessato a farlo ma cerco di fare le cose per bene nelle mie possibilità. Prima del digitale per realizzare le scene che avevo in mente perdevo molto tempo sui libri cercando l'immagine che più si avvicinava a ciò che avevo in mente per poi usarla come base. Il digitale mi aveva permesso di diventare autonomo, fotografare l'inquadratura di cui avevo bisogno per realizzare alcune scene ( comprese le ombre che sono tra le cose più difficili insieme a certe prospettive dove sono presenti più punti di fuga). Il passo nel mondo della fotografia l'ho fatto senza accorgermene. Le mie immagini seguono piú la visione di un disegnatore che di un fotografo. Questo grazie al digitale e alla sua immediatezza nel visualizzare lo scatto. La p.p non è che sia stata un problema visto che le tonalità non devo crearle ma solo correggerle. Per il b.n non faccio altro convertire e giocare con la penna sulle zone che voglio schiarire o scurire in modalità b.n automatico. Diciamo un misto tra giocare in camera oscura e l' inchiostrazione. Per la stampa oggi giorno si può ottenere tutto se si ha un minimo di esperienza. Che si tratti di disegno o fotografia alla base c'è il saper osservare e avere idee chiare, non ha importanza per me se si preferisca lavorare in analogico o digitale. Sono scelte personali...tutto qui. |
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inviato il 09 Gennaio 2018 ore 14:39
Vincenzo, ma infatti sono pienamente d'accordo col tuo discorso; diciamo che il mio è più un pensiero del tipo della "vecchia scuola", per cui il prof. di disegno geometrico ci faceva un "mazzo tanto" col vecchio Graphos della Pelikan (un'esperienza che agli inizi fu "atroce" per me e per tutti i miei compagni) e solo al terzo anno ci consentì di passare al più recente Rapidograph, ben più maneggevole, immediato e "facile"; solo allora tirammo un sospiro di sollievo, ma ci rendemmo conto che, forse, se avessimo iniziato subito con lo strumento "nuovo" non ci saremmo costruiti quell'abitudine mentale all'attenzione e pianificazione di ogni singolo passaggio, compresa l'attenzione a non sporcare il foglio (la peggior maledizione di chi non sapeva ancora usare bene il Graphos ) P.S. per inciso: il Graphos faceva bestemmiare peggio di un arbitro cornuto, ma le sue linee conservano una perfezione e una precisione ineguagliate |
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inviato il 09 Gennaio 2018 ore 15:55
La vecchia scuola ti dà sempre una marcia in più!!! |
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inviato il 10 Gennaio 2018 ore 11:50
Daniele Ferrari : sorridevo al tuo intervento ricordando i miei disegni fatti col graphos al primo anno di ingegneria elettronica. Venivo dal classico e non sapevo fare nulla, non avevo mai disegnato e la prima volta che, dopo aver fatto un disegno meccanico completamente a matita, ripassai col graphos , misi male la squadretta e tirai via una enorme "strisciata" nera sul foglio: che disperazione! Poi, man mano, imparai (da solo e senza maestri ma chiedendo qua e là) e feci quell'esame che mi andò molto bene; risultai migliore di tanti che avevano già moltissima esperienza nel disegno. Ma lo ricordo ancora con piacere, sorridendo anche se non mi piace moltissimo indugiare nella nostalgia. Poi, per mia fortuna e per fortuna dell'elettronica, cambiai facoltà e il mondo perse un ingegnere e acquistò un pediatra. E non ho mai più disegnato nulla. Però negli ultimi 40 anni ho continuato a imparare da solo, forse male, a far fotografia, a imparare dai maestri leggendo libri e guardando mostre. Come succede per la maggioranza di noi. Ho però opinioni contrastanti quando si parla di "vecchia scuola", pur avendovi appartenuto (ho stampato e sviluppato in bianconero con tank e ingranditore, a colori, sviluppato diapositive con lampade di inversione, stampato da dia, con il cibachrome, ecc). Ma non è detto che quella trafila sia l'unica possibile per arrivare a far fotografia a buoni livelli e che un ragazzo che parte dal digitale ne sia escluso. Il mondo non può essersi fermato. Anzi, quando vedo mia figlia, quasi laureata in architettura, disegnare con grande abilità in 3D al computer (e non ha mai fatto un disegno a matita nella sua facoltà) , mi accorgo della enorme distanza che ci separa e, nel contempo, di come non si possa fare più a meno degli strumenti di oggi per fare di più e meglio utilizzando altri percorsi formativi. Vincenzo Virus: ti rinnovo i miei complimenti per il sito che condividi con altri. Molto interessante |
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inviato il 10 Gennaio 2018 ore 12:15
Grazie Claudio. Per errore ho appena cancellato la mia galleria.Buon segno...con calma la rifarò cercando di essere ancora più selettivo con le immagini |
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inviato il 10 Gennaio 2018 ore 12:27
mi sa che la..."vecchia scuola" si accompagna ad un po' di alzheimer! Scherzo... |
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inviato il 10 Gennaio 2018 ore 12:34
La vecchia scuola penso che sia utile conoscerla. Disegnare con grande abilità in 3d oggi è fondamentale ma ricordiamoci che l'idea parte da uno schizzo su carta per poi elaborare al computer. Penso che progettare direttamente a computer senza idee chiare si perda piú tempo e non si ottenga lo stesso risultato. Dico questo perché i miei progetti di grafica partivano da bozze disegnate a matita e poi elaborate con i vari programmi senza smanettare per tentativi. " mi sa che la..."vecchia scuola" si accompagna ad un po' di alzheimer! "... mi sa che sono io rincoglionito!!! |
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