|
|
inviato il 18 Aprile 2017 ore 13:30
@Ciakmull: l'altro giorno mi trovavo nei pressi di un altro "confine" della città e non ho potuto fare a meno a ripensare al tema del thread: ombrecorte.tumblr.com/post/159712728559/red-past-milano-2017 Terza della serie, il primo palo è allineato con la linea di delimitazione degli edifici, mentre il secondo finisce, sottoesposto, a far da cornice. Ovviamente non sempre è possibile, ed in questo caso mi ha anche limitato le possibilità di inquadratura, ma ha risolto il problema . Dimenticavo: nella quarta della stessa serie invece, non avendo nessun tipo di spazio disponibile. ho incluso il riflesso sul vetro dell'auto parcheggiata in doppia fila sul marciapiede (sì, esiste anche la doppia fila sul marciapiede, adesso ). Il meno peggio che potessi fare |
|
|
inviato il 18 Aprile 2017 ore 15:40
Per l'ispirazione, il primo che mi è capitato sott'occhio tra gli innumerevoli fotografi, in gran parte giapponesi e tedeschi, che sfornano una considerevole quantità di fotografie sulla realtà cittadina: mitsutakatajiri.tumblr.com Lui mostra il suo mondo a piccoli pezzi, per cui integra i vari particolari fino a portarli a diventare soggetto stesso delle fotografie. Comunque non ci sono tutte le macchine parcheggiate che troviamo in Italia. E al posto dei pali, ci sono gomitoli di cavi ovunque |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 9:41
Comunque.. Vi do un po' di riferimenti. Fotografi milanesi famosi che hanno fotografato anche Milano: Gabriele Basilico Ugo Mulas Uliano Lucas Mario Dondero Paolo Monti Lavori fotografici su Milano (escludendo quelli sopra) "Vivere a Milano" Aldo Bonasia "Milano Periferia" Nino Lumbau e Virgilio Carnisio, (Gruppo66 ) www.laboratorioimmagine.it/public_html/eBooks/MilanoPeriferia-1/index. "L'occhio di Milano" 48 fotografi "Dixie" 10 fotografi per Milano (Marco Zanta) |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 12:21
Grazie Opisso, i riferimenti sono sempre utili, e non conoscevo il "Milano Periferia" che hai citato, ora me lo guardo |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 12:38
Ricordo, quando a 20anni mi avventurai in un viaggio a Roma in solitaria. Non ero mai stato in una grande città e rimasi stupito praticamente in tutto ciò che vedevo. Avevo con me una bella scorta di pellicole e giravo per la città e fotografavo praticamente tutto. Dal mercatino di porta Portese, alle lunghissime code di taxi. Mai visto tanti taxi tutti insieme. Rientrato al lavoro (in quel periodo lavoravo in uno studio fotografico), sviluppati i rulli, riguardai le foto con il mio principale, che di Roma conosceva tutto perché ci aveva abitato per anni. Mi fece notare che non avevo scattato nemmeno una foto ai monumenti più famosi, ma avevo scattato delle immagini inutili. Forse lo erano per lui, e forse lo erano proprio. Ma per me, la Roma che avevo visto e che mi aveva stupito, era proprio quella. Il traffico incessante e la moltitudine di persone che in ogni strada affollava la città. |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 14:57
Li ho pescato velocemente su un libro della Valtrota che possiedo. Probabilmente molti sono più stile "reportage" che non vere indagini paesaggistiche. Più che altro era per dire che friferimenti milanesi/lavori su Mialno ce ne sono. Per cui cercando si può avere qualche riferimento concreto. Poi gli spunti sul genere richiesto possono venire da qualsiasi parte... anche da fotografi che Milano manco sanno dove sia. |
user105183
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 16:31
Grazie mille Opisso, spunti molto interessanti. E hai perfettamente ragione, l'ispirazione si può trarre anche da mondi agli antipodi, non per forza sotto casa. |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 16:46
Opisso Milano periferia è bellissimo! grazie per la condivisione!! |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 16:59
Salve, non sono un'esperta, ma io penso che se si sceglie di rappresentare le città, vanno accettate le auto e i pali, anche perché ne fanno parte e toglierle vorrebbe dire falsificare la realtà.ora , o si decide di voler fotografare un bel Palazzo , in modo pulito e senza "elementi di disturbo" oppure si cerca di trovare il modo di rendere lo scatto armonioso ma tutto incluso...e questo secondo me devi scoprirlo sul campo, giorno x giorno..costruendo il tuo stile. Ps Gianluca, ti quoto. A presto. |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 17:05
“ l'ispirazione si può trarre anche da mondi agli antipodi „ motivo per cui ho portato un giapponese come esempio d'ispirazione Il libro linkato da Opisso è bellissimo, e fa capire anche l'importanza di cercare di realizzare questo tipo di documentazione. Peccato che si occupi poco della mia zona, che ha subito una trasformazione, dal dopoguerra ad oggi, veramente incredibile (fino ad un paio di decenni fa, sotto casa mia, c'erano LE MUCCHE ). |
|
|
inviato il 19 Aprile 2017 ore 23:01
Ecco un altro giappo, più street e meno urban del precedente, ma ugualmente prolifico : grtokyo.tumblr.com |
|
|
inviato il 20 Aprile 2017 ore 11:59
Comunque il fatto di includere o no gli elementi di disturbo è una questione "vecchia" ma sempre interessante. Dal poco che so... In principio c'era Ansel Adams, la "wilderness americana", gli spazi aperti. Poi con l'urbanizzazione indiscriminata i fotografi iniziarono a chiedersi se aveva senso o no includere le case, i pali le persone... Be' ovviamente se si vuole documentare il paesaggio con la sua urbanizzazione devi includerli... Una serie di fotografi ispirandosi chi più chi meno al lavoro "asettico" di Walker Evans iniziò a lavorarci su. L'etichetta "new topographics" gli venne affibbiata in corrispondenza dell'omonima mostra. Googlate e cercatela... Quelli che conosco meglio (il meglio è relativo) sono Shore e Adams (Robert non Ansel!). Adams R. in particolare faceva foto anche sciatte dove le inquadrature erano studiate ma la spettacolarizzazione era evitata come la peste. Il senso era riportare il paesaggio in maniera asettica (ok di asettico non esiste niente ma ci siamo capiti). Il suo lavoro più famoso è "The New West". Un capolavoro che messo oggi in un forum su internet non se lo filerebbe nessuno... Shore invece fotografava a colori. Il suo lavoro più famoso è "Uncommon Places" (altro capolavoro assoluto). Le sue, pur essendo sullo stesso filone di Adams - molte degli scatti si basano sul rapporto urbanizzazione/natura- sono foto più intricate e variegate. Se c'è da prendere spunto su come inglobare elementi di disturbo in modo armonico ma che non sembri troppo forzato lui credo sia il maestro indiscusso. Googlate "Uncommon Places" e stupitevi... Un altro famoso e citato è Eggleston, ma lui è un po' fuori dal coro. Rappresenta le cittadine americane ma in maniera forse più personale e meno "reportagistica". Un altro "non topografico" giustamente strafamoso per inglobare elementi di disturbo in modo volutamente "fastidioso" e disturbante è Lee Friedlander. Provate a googlare e vedrete che non è solo il fotografo delle ombre e anzi. In Italia il discorso è proseguito con Ghirri & C. (Guido Guidi, Mario Cresci, Salbitani, Basilico, Jodice ecc.). Si venne a creare un gruppo più o meno stabile di intellettuali (fotografi e scrittori) che per tutti gli anni 80, con epicentro in Emilia, sfornarono un bel po' di lavori. Il più famoso è il celeberrimo e collettivo "Viaggio in Italia". Si ispirarono certamente alla nuova fotografia americana (ma anche alle committenze francesi "DATAR"). Certamente il concetto di paesaggio espresso è certamente diverso da quello statunitense. Da noi non c'è stata un'urbanizzazione selvaggia di sterminati spazi aperti. Da noi le città sono "sempre esistite". Da noi è più una questione culturale che "naturalistica" Sia come sia questo gruppo di fotografi e i loro eredi si sono messi ad indagare il paesaggio in maniera non convenzionale, non turistica. Molti loro lavori più che reportage urbani veri e propri sono più un modo per creare un nuovo modo di guardare il paesaggio. Di creare inter-relazioni. Di studiare il paesaggio ma anche lo sguardo stesso che lo indaga. Un po' arzigogolato vero ma ve l'avevo detto che erano intellettuali... Insomma ho un po' riassunto anche male, ma se avrete voglia di cercare vedrete che i fotografi italiani che hanno praticato con successo il genere ce ne sono a iosa. Alcuni li ho citati prima. Per riassumere e rispondere sinteticamente al quesito iniziale (come posso inglobare elementi di disturbo nel paesaggio urbano), ripeto, direi che due ottimi punti di partenza non italiani possono essere Stephen Shore, che riesce a inglobarli in maniera "naturale", e Lee Friedlander che invece li esaspera volutamente per farci riflettere su quanto sia "distorta" la realtà in cui viviamo. |
|
|
inviato il 20 Aprile 2017 ore 12:50
Ti ringrazio personalmente Opisso, tutte info più che interessanti! |
user105183
|
inviato il 20 Aprile 2017 ore 13:51
Mi unisco anch'io ai ringraziamenti a Opisso: ottimo post e tanti nomi da prendere in considerazione. Ma non da meno è Max B. che con il suo lavoro di scouting sta proponendo fotografi meno noti che però sono perfettamente in tema. |
Che cosa ne pensi di questo argomento?
Vuoi dire la tua? Per partecipare alla discussione iscriviti a JuzaPhoto, è semplice e gratuito!
Non solo: iscrivendoti potrai creare una tua pagina personale, pubblicare foto, ricevere commenti e sfruttare tutte le funzionalità di JuzaPhoto.
Con oltre 259000 iscritti, c'è spazio per tutti, dal principiante al professionista. |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |