user33893
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inviato il 06 Luglio 2015 ore 23:41
“ Se vogliamo parlare di fotografia conta solo la FOTOGRAFIA, ovviamente vengono meglio quelle con i soggetti vicini e quindi c'è da escludere la vera fotografia wild (intesa come caccia itinerante senza capanno). „ Questo perché consideri che la "vera fotografia wild" sia solo avifauna, tutti gli altri animali non esistono... “ Il problema, semmai, è quando viene fatta in maniera scorretta, senza pensare alle conseguenze Confuso „ Il mio intervento era riferito a queste situazioni che son decisamente più diffuse di quelle ben organizzate che appunto per essere fatte bene costano soldi e tempo ma soprattutto vanno studiate e non fatto a caso. |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 2:20
Non è strettamente legato alla soddisfazione fotografica, ma all'emozione che la natura ci regala: convenite con me che incontrare o avvicinare un animale sia più emozionante che vederlo arivare, come ogni giorno, al posatoio dove lo si sta aspettando, a 3 metri dal paraluce? |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 9:59
Sono molto contento di aver dato il via a questa discussione e ringrazio ancora una volta tutti coloro che vi hanno partecipato, specificando che, per me, nessuno è andato fuori tema, perché tutto quello che è stato scritto è stato molto utile a capire il pensiero e le motivazioni di altri fotografi accomunati, in ogni caso, da un grande amore per la natura. Il mio discorso sulla soddisfazione riguardava, naturalmente, i fotografi, e non certo le oasi Lipu, WWF, Italia Nostra, eccetera, messe in piedi e gestite il più delle volte con grandi sforzi e grazie al lavoro di volontari non pagati. Da parte mia sono ben contento di pagare un biglietto di ingresso o di fare un offerta libera. Sono stato iscritto per moltissimi anni alla Lipu e le ho versato il 5 per mille delle mie tasse. Ultimamente, non condividendo alcune scelte fatte, non mi sono più iscritto, ma le lascio comunque il 5 per mille. Leggendo i vostri commenti sono arrivato alla conclusione di non essere un vero fotografo, ovvero di esserlo solo in parte, perché la soddisfazione che provo viene di più dall'incontro con l'animale che da una ottima foto. Certo, anch'io sono contento quando la foto viene bene, ma, a fine giornata, quello che mi ha appagato di più e l'aver potuto incontrare quel dato animale, l'averlo visto, l'averlo riconosciuto, averne osservato il comportamento, magari anche solo da lontano. I "veri" fotografi, invece si sentono probabilmente più appagati dalla bontà dello scatto, dalla posa insolita, dalla definizione della foto, al di là che la foto sia stata scattata in ambiente più o meno controllato. |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 10:21
“ I "veri" fotografi, invece si sentono probabilmente più appagati dalla bontà dello scatto, dalla posa insolita, dalla definizione della foto, al di là che la foto sia stata scattata in ambiente più o meno controllato. „ ci sono anche le vie di mezzo. personalmente conosco e studio i soggetti che fotografo ma poi qui pubblico solo foto che ritengo almeno passabili. sono appassionato di natura da quando ero piccolo ma solo da ca 3 anni mi son dato alla fotografia dell'avifauna. alla fine mi sono reso conto che pur con tante sfaccettature siamo divisi in due categorie: -appassionati di natura ed avifauna che fanno foto e -fotografi d'uccelli (non è un'offesa ) si tratta di due categorie diverse dove i primi daranno maggior valore al soggetto ed alla sua conoscenza,al contatto con la natura ecc ecc .mentre i secondi daranno maggior valore al lato tecnico della fotografia. fra le due categorie si può passare col tempo e l'una non deve disprezzare l'altra. è ovvio che i secondi preferiranno capanni perfetti ed oasi con posatoi idealmente esposti. ma non ci trovo nulla di male! c'è chi preferisce fare un pettirosso perfetto invece che un'averla con un rametto nella sagoma... e c'è anche chi l'averla neppure la sa riconoscere alla fine però se le cose son fatte con rispetto cosa cambia? ne avessimo di oasi e di persone che danno il cibo agli uccelli. il problema non sono i fotografi ma 700000 doppiette in attività |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 10:51
Leggo con interesse. Circa l'intervento fatto da Fabio Usvardisui grandi fotografi. Ho visto recentemente un bel documentario di Vincent Munier sul lupo del Semien. Si descriveva la difficoltà nel trovarlo, dieci giorni di cammino, difficoltà ambientali, clima pessimo. Sono stato tre anni fa sulle Bale Mountain. passi con la macchina lungo la pista che traversa l'altopiano, vedi i lupi, ti fermi, scendi, fai qualche passo accorto, li fotografi. Tutto qui. Non ti fanno andare nelle zone dove ci sono le cucciolate perchè hai bisogno di un permesso che si paga salato. Lui ha pagato è ha fotografato anche quelle. Poi nel documentario il tutto è confenzionato come se fosse un esploratore in solitario, lui e la sua tendina nel nulla. Insomma questo per dire che il Wildlife photographer sono spesso esperti di marketing, più che altro. Io nelgi ho cercato alcune specie che volevo fotografare, alcunele ho trovate, molte altre no, ma insomma prednete i racconti altrui un po' con le pinze, le persone spesso esagerano per figurare bene. firmato Il piccolo esploratore...Tobia |
user242
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 10:56
Grandissimo Steff! Sei riuscito perfettamente a delineare due sottocategorie di fotografi naturalisti. Non mi piacciono foto tutte uguli allo stesso soggetto e dallo stesso capanno, ma meglio un capanno per fotografi che uno per cacciatori.. |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:05
non capisco il martino lo fotografato sempre le prime volte propio in campagna e se sei bravo a mettere un posatoio dove abitulmente caccia le foto belle e da vicino le fai, non cè bisogno dell'oasi nel laghetto che vado ora un capannino fra le canne il martino viene a un metro circa e si butta x pescare, basta non fare rumore. pensa ci passa animali a un metro circa, e credi dove si va ora uomo hanno visto raramente da vicino anche se a 300 metri cè una strada frequentata, viene nitticore e garzette aironi e il martino eppure da mangiare non lo da nessuno |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:17
“ Steff, scusa ma riempire il fotogramma per ritrarre un uccellino perfetto vuol dire dare importanza al lato estetico, non tecnico „ Fabio,sono daccordo, ma dove ho detto il contrario? |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:17
Mi sembra una diatriba inutile e sinceramente è giusto che ognuno riceva soddisfazione fa quello che gli piace. ... Casomai si può state a disquisire sul valore delle foto fatte nelle diverse situazioni ma per quanto riguarda fare foto tutte uguali non è tanto decisiva la situazione di scatto quanto il manico e la personalità di chi scatta!!! È poi volevo solo precisare che quando so parla di Wildlife photography non si intendono le condizioni di scatto ma fotografia fatta ad animali selvatici amici! Una definizione precisa che a me piace molto e che allo stesso tempo non esclude qualsiasi situazione agevolata. .. Concordo al 100% con Marco, un professionista si vende ed offre al proprio pubblico quello che ama sentirsi dire e girando un po' ci si rende conto molto presto che spesso sia più facile di come la raccontano........ |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:22
Fabio io ho visto, e apprezzato tantissimo, le tue foto del Martino e hai sicuramente dato spazio al lato estetico, tecnico, naturalistico.... Quindi non vedo perchè tutto questo non possa coesistere assieme, o anche in "momenti" separati? A proposito di grandi fotografi, ho assistito qualche giorno fa alla presentazione dell'ultimo libro di Stefano Unterthiner e devo dire che merita veramente, sia il libro, sia la persona |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:27
L'intervento di Marco Valentini e perfetto... |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:27
Memy dipende dalle location in cui i "grandi" vanno... Sempre a proposito di Stefano Unterthiner, narrava che per fotografare i pinguini imperatore è stato 6 mesi in antartide, vivendo in una base scientifica autosufficiente. E' vero che magari ti paga la National Geographic, ma 6 mesi di freddo, con foto fatte anche dentro l'acqua e/o quando ci sono le orche non è da tutti. |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:36
Fabio c'è sicuramente tempo per migliorare Comunque, capanno si, capanno no, oasi si, oasi no, appostamento o itinerante, per me è sempre un emozione vedere, e riconoscere, una nuova specie, poi se riesci anche a fotografarla tanto meglio |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:37
Gundam non dico che sia sempre così ma avendo girato parecchio ed avendo conosciuto anche guide che hanno accompagnato grandi fotografi o documentaristi so che spesso non sono imprese così dure come vengono raccontate. Non dico che sia sbagliato ma è così, in molti preferiscono pensare che dietro ad uno scatto ci sia un avventura quindi tanto vale lasciarglielo credere....... |
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inviato il 07 Luglio 2015 ore 11:45
Fabio, quello che rende diverse le due categorie è la motivazione non la tecnica anche se il "fotografo d'uccelli" di solito è più bravo sia in fase di scatto che di sviluppo. entrambi cercheranno di fotografare a pieno fotogramma se possibile... comunque io in questa discussione non parlo di me ma dei fotografi e dei comportamenti che vedo. personalmente cerco di prendere da entrambe le parti pur sapendo che un ibrido non può eccellere in niente. ad esempio come ho scritto sul forum voglio andare a fotografare il falco della regina... ma non è che mi sveglio e parto.sono già stato sui luoghi,li conosco e conosco il comportamento del soggetto che ho già fotografato anche se non con attrezzatura giusta. perchè tornare? perchè mi ha affascinato questo soggetto ,sia per la bellezza che per il particolare comportamento ed adattamento predatorio unico al mondo. quando andrò cercherò di farmi "accettare" dai soggetti che è la cosa più bella mi possa capitare,la fot sarà una conseguenza di tale lavoro. stanotte ho dormito poco ,spero di essermi spiegato bene |
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