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Quando la sera colora di stanco dorato tramonto le torri di guardia La piccola Ophelia vestita di bianco va incontro alla notte dolcissima e scalza Nelle sue mani ghirlande di fiori e nei suoi capelli riflessi di sogni Nei suoi pensieri mille colori di vita e di morte, di veglia e di sonno
Ophelia, che cosa senti quando la voce dagli spalti Ti annuncia che è l'ora già e il giorno piano muore? Ophelia che vedi dentro al verde dell'acqua del fossato Nei guizzi che la trota fa cambiando di colore?
Perché hai indossato la veste più pura, perché hai disciolto i tuoi biondi capelli? Corri allo sposo, hai forse paura che li trovasse non lunghi e non belli? Quali parole son sulle tue labbra, chi fu il poeta o quale poesia? Lo sa il falcone nei suoi larghi cerchi o lo sa sol la tua dolce pazzia?
Ophelia, la seta e le ombre nere ti avvolgono leggere Ma dormi ormai e sentirai cadenze di liuto Ophelia non puoi sapere quante vicende ha visto il mondo Ma forse sai e lo dirai con magiche parole Ophelia le tue parole al vento si perdono nel tempo Ma chi vorrà le troverà in tintinnii corrosi
TI INSEGNERÒ A VOLARE (dedicata ad ALEX ZANARDI) Testo e voci di Roberto Vecchioni e Francesco Guccini
La stanza ad Indianapolis È buia ma ricordo, Ricordo il tuono e il pubblico E un universo sordo, Poi che mi vien da ridere E faccio per alzarmi, Che oggi devo correre E sto facendo tardi;
Poi che mi guardo e vedo, ma Ci son le stelle fuori E un mare di colori, E se non potrò correre E nemmeno camminare Imparerò a volare, Imparerò a volare
Se partirai per Itaca Ti aspetta un lungo viaggio E un mare che ti spazza via I remi del coraggio, La vela che si strappa e il cielo In tutto il suo furore, Però per per navigare solo Ragazzo, basta il cuore. Qui si tratta di vivere, Non di arrivare primo E al diavolo il destino, E se non potrai correre E nemmeno camminare Ti insegnerò a volare, Ti insegnerò a volare
Mica si dice inverno se Vien giù quel po’ di neve, Mica finisce il giorno se Di notte il sogno è breve, Questa vita è una donna che Ti ama come sei, Questa vita è un amore che Non ti tradisce mai;
Questo venire al mondo è stato Un gran colpo di culo, Pensa se non nascevi, E se non potrai correre E nemmeno camminare Ti insegnerò a volare, Ti insegnerò a volare Mica sono le stelle a farlo E i santi men che meno, Te lo fai tu il destino, E se non potrai correre E nemmeno camminare Ti insegnerò a volare, Ti insegnerò a volare
L'acqua che passa fra il fango di certi canali, tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri, chissà se è la stessa lucente di sole o fanali che guardo oleosa passare rinchiusa in tre metri. Si può stare ore a cercare se c'è in qualche fosso quell'acqua bevuta di sete o che lava te stesso, o se c'è nel suo correre un segno od un suo filo rosso che leghi un qualcosa a qualcosa, un pensiero a un riflesso.
Ma l'acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest'aria bassa; ottusa e indifferente cammina e corre via, lascia una scia e non gliene frega niente.
E cade su me che la prendo e la sento filtrare, leggera infeltrisce i vestiti e intristisce i giardini, portandomi odore d'ozono, giocando a danzare, proietta ricordi sfiniti di vecchi bambini; colpendo implacabile il tetto di lunghi vagoni, destando annoiato interesse negli occhi di un gatto, coprendo col proprio scrosciare lo spacco dei tuoni che restano appesi un momento nel cielo distratto.
E l'acqua passa e gira e colora e poi stinge, cos'è che mi respinge e che m'attira? Acqua come sudore, acqua fetida e chiara, amara, senza gusto né colore. Ma l'acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest'aria bassa; ottusa e indifferente cammina e corre via, lascia una scia e non gliene frega niente.
E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta, evapora in nuvole cupe rigonfie di nero e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta, diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero. Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro, un sasso che l'apre, che affonda e sparisce e non sente, vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente.
Acque del mondo intorno, di pozzanghere e pianto, di me che canto al limite del giorno, fra il buio e la paura del tempo e del destino, freddo assassino della notte scura. Ma l'acqua gira e passa e non sa dirmi niente di gente, me, o di quest'aria bassa; ottusa e indifferente cammina e corre via lascia una scia e non gliene frega niente.
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