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inviato il 13 Luglio 2026 ore 21:32
“ Uso Gemini gratis a un livello basso. „ Quasi tutti i Chatbot web con modelli di frontiera hanno piani gratuiti (chatgpt, claude, Mistral), è interessante metterli alla prova su più tematiche. Claude ha rilasciato Sonnet 5 nel piano gratuito. Poi ci sono aggregatori di LLM come Openrouter, che da la possibilità, a pagamento a consumo, di utilizzare più di 400 modelli, molti modelli recenti sono pure gratis. Ci sono i modelli cinesi, che fanno altrettanto bene, come le ultime versioni di GLM, Deepseek, Qwen. Ci sono i Nemotron di Nvidia, Llama di Meta. Non tutti i modelli lavorano allo stesso modo, della stessa famiglia ci sono più varianti, prendi GPT-5.6 di Openai con Sol, Terra e Luna. I migliori poi sono solitamente a pagamento. |
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inviato il 13 Luglio 2026 ore 21:50
“ Credo che ci sia un equivoco sul piano della discussione, il topic riguarda la gestione del colore nel digitale, non la teoria dell'immagine o l'estetica della fotografia. „ Già Dan Margulis aveva intuito che era la percezione a determinare i piani di una fotografia. La tridimensionalità su un piano bidimensionale è poi la vera sfida della fotografia fin dal suo inizio. Le zone di Ansel Adams avevano già fondato le basi su questo concetto. La gestione del colore se limitata alla gestione di metodi colore e profilazioni, gestisce una parte della fotografia. La parte dei piani e dei contrasti è quello che da carattere alla fotografia. L'avere uno standard di visione è sempre stato una limitazione, questo concetto nella fotolito e nella qualità dell'immagine negli anni 80/90 andava oltre ai numeri. Quanti ingegneri arrivati in fotolito e messi su uno scanner non azzeccavano una scansione, mentre i cromisti che si sono evoluti nel digitale non ne sbagliavano una. Se si vuole avere qualcosa che vada oltre i numeri, si deve avere una esperienza ed una consapevolezza in quello che si deve raggiungere, che è una immagine che viene vista da occhi e non da strumenti. Per questo ho detto nel mio primo intervento che senza un allargamento del concetto verso la percezione si rischia poi di far pensare che il sistema zonale e dei contrasti passi come un concetto non fondamentale ma marginale a rispetto del colore. Non è che la cultura dell'immagine non centri nulla con la fotografia, anzi ne fa parte ed oggi a maggior ragione. Quindi non sto dicendo che questo concetto della gestione del colore è superata o non serve oggi, sto solo dicendo che è una parte della fotografia e sarebbe bello approfondire il concetto della percezione per avere un quadro più completo. Non c'è solo fisica e matematica nella fotografia digitale quindi è un mondo ancora più ampio e complesso e da esplorare. Finisco con un concetto che ho poi esposto come domanda in un 3D, non ancora capito. Sviluppare una fotografia, ieri con la pellicola e oggi con il RAW, è un atto che va oltre la tecnica: è una scelta culturale. Ma in questo percorso, la fotografia si sta davvero evolvendo o stiamo solo usando nuovi strumenti per rincorrere un'estetica già scritta quarant'anni fa? |
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inviato il 13 Luglio 2026 ore 22:03
“ ho in casa un Master Informatico 110 lode che non mi considera proprio. Per lui AI è statistica applicata. „ @Valgrassi in casa hai una persona che ha perfettamente ragione   |
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inviato il 13 Luglio 2026 ore 23:00
Ivo6767 non so più come dirlo, nessuno ha mai detto che la fotografia si riduca alla gestione del colore; questa è una conclusione che continui a trarre tu, non qualcosa che è stato scritto. Il punto è semplicemente che questa guida parla di gestione del colore e ha dei problemi, tutto quello che citi, percezione, contrasti, sistema zonale, cultura dell'immagine, è sicuramente importante ma è un altro argomento. Continuare a chiedere di estendere la guida a questi temi significa andare fuori argomento e non deve parlare di tutta la fotografia per essere completa: deve trattare bene il tema che si è proposta di affrontare e qui il tema sembra essere proprio la gestione del colore nel digitale secondo lo stadard icc, attraverso CMM+Profili. Poi ho come l'impressione che ci sia già troppa carne al fuoco così com'è stata impostata, figurarsi aggiungere altro materiale. L'unico luogo dove ho visto affrontare molti temi insieme (compresa la fotografia) è il gruppo del colore oramai 20 anni fa... Ricordo gli interventi di Boscarol,Rizzi e Claudio Oleari e furono impressionanti. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 7:29
Condivido la riflessione di Massimo Baldo. Anche nella metrologia industriale del colore non si ragiona mai in termini di precisione assoluta, ma di incertezza di misura, ripetibilità e tolleranze. Quando il tipo di campione o il protocollo lo richiedono, è normale eseguire misure ripetute per verificarne la consistenza e ridurre l’incidenza della variabilità. È un principio che appartiene alla metrologia in generale, non soltanto al colore. Sono inoltre d’accordo sul fatto che l’esperienza, la sensibilità e la capacità di osservazione del tecnico continuino a rappresentare un valore aggiunto. La misura strumentale è fondamentale, ma la sua interpretazione resta parte integrante del processo. Naturalmente questo non significa mettere in discussione l’utilità della profilazione dei monitor. Al contrario: la profilazione non elimina i limiti fisici del display, ma li rende più prevedibili e controllabili, permettendo di lavorare con maggiore coerenza. Proprio per questo continuo a pensare che una guida sul color management potrebbe essere ancora più utile se, oltre a spiegare strumenti e procedure, aiutasse anche a comprenderne il contesto, le finalità e il campo di validità. Non per ridimensionarne l’importanza, ma per inserirlo all’interno di una più ampia cultura del colore, della quale il color management rappresenta uno strumento fondamentale, ma non esaurisce l’intera complessità del tema. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 9:21
@Massimo se le misure sui pannelli si facessero in IR (infrarosso) sarei molto più sicuro della risposta. Invece si fanno nel VIS (Visibile). Venendo dalla mitica Perkin-Elmer (quella che aveva "sbagliato" la molatura dello specchio dell'Hubble) mi devo limitare a parlare del Lambda 9 che ai tempi (anni '90) costava ~ 50 (cinquanta) milioni di lire, niente da spartire con spettrofotometri economici (difatti era un doppio raggio). Era un UV-VIS destinato alla ricerca. Per misure su pannelli neri si ricorreva a sfere integratrici calibrate e costose e penso che tu hai ragione, impossibile avere l'esattezza delle misure (attenzione: misure precise non sono misure esatte). Un Lambda 9 la precisione te la dava su un pannello nero, l'esattezza no. Non so che progressi abbia fatto il VIS nel frattempo. Di certo per rivelare flussi LC si introdussero ben presto i diode array UV-VIS ben prima del '2000. La fotografia digitale è un caso complesso perché non appartiene a nessuna delle due classi principali, cioè rumore che viene solo dalla sorgente o rumore che viene solo dal rivelatore. All'ingrosso, le spettroscopie FT si applicano quando il rumore viene dal rivelatore, non dalla sorgente. È per questo che ci sono gli FT-IR, gli FT-NMR (con la ricaduta dell'Imaging Magnetico e PET). Non sentirai mai parlare di FT-UV-VIS, al massimo di FT-NIR che in certi casi fornisce migliore SNR. Sono conscio che Gemini gratis è un'AI per consumer come me, ma non rinuncio a interrogarla. Gemini è sicura che la veneranda Nikon D1H professionale (con un sensel quadrato di 11.89 micron) non "sente" la diffrazione a f/16. È una palla! Gemini ragiona sulla luce sì diffratta ma che cade pur sempre all'interno del sensel, per cui la diffrazione c'è ma il sensore non è in grado di rivelarla (tradotto: la MTF rimane inalterata da diffrazione a f/16). Gemini fa anche un'osservazione gravissima: un sensel grande ha il vantaggio che il rumore elettronico del sensore è minore! Una follia, senza se e senza ma. Del resto se si va a vecchi post anche su Juza di idee balzane ce n'erano di più di adesso. Conclusione: limitarsi al dominio spaziale (del sensel) porta a conclusioni inesatte. Bisogna considerare anche le frequenze spaziali. Quantificando: la Nikon D1H a f/2 ha una risoluzione equivalente di 12.06 micron, cioè la diffrazione degrada la risoluzione equivalente da 11.89 a 12.06 micron, praticamente nulla. Fosse vero che a f/16 la diffrazione non incide, si avrebbe lo stesso minimo scostamento da 11.89 micron. Invece a f/16 la risoluzione equivalente è 20.12 micron! (si è tenuta la lunghezza d'onda del colore a 0.55 micron nel verde, a metà tra 400 e 700 micron del VIS). |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 9:37
“ Sono conscio che Gemini gratis è un'AI per consumer come me, ma non rinuncio a interrogarla. „ Val, ma hai provato a sottoporre a Gemini tutte queste tue obiezioni? Cosa risponde? Perché nella mia limitata esperienza diretta con varie AI, sono stato soddisfatto quando le ho usate come sparring partner, molto meno se le ho prese come oracoli. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 11:23
@Val se interroghi l'AI con quesiti aperti, praticamente senza nessun contesto, e senza indicare a quale specifica situazione ti riferisci, l'AI "riempie" quei buchi con (spero che non mi senta nessuna che si occupa di AI) la media "vista dal modello" per quegli aspetti durante la fase di training. Un esempio: "sensel più piccoli aumentano il danno della diffrazione?" se non specifichi, per esempio, l'AI si sogna di considerare il caso in cui le due immagini vengano ridimensionate alla stessa risoluzione. Ma c'è un altro gap notevole, secondo quale punto di vista dovrebbe rispondere alla tua domanda? anche qui, tu non l'hai specificato. " Sì, i sensel (pixel del sensore) più piccoli rendono gli effetti della diffrazione visibili a diaframmi più aperti , ma non aumentano il danno fisico della diffrazione ottica in sé. Semplicemente, avendo pixel più densi, il sensore è più "risolutivo" e cattura la sfocatura causata dalla diffrazione in modo più evidente" sensel più piccoli aumentano il danno della diffrazione? devi ragionare usando le regole della fisica ottica e considerare l'osservazione di immagini alla stessa risoluzione indipendentemente da qulla nativa del sensore (che chiaramente dioende dalla dimansione del sensel) La risposta breve è no , non lo aumentano. Dal punto di vista della fisica ottica, l'entità fisica del fenomeno diffrattivo dipende solo dal diaframma e dalla lunghezza d'onda della luce. Sensel più piccoli offrono una risoluzione maggiore e non amplificano la diffrazione, specialmente se le immagini vengono poi ridimensionate alla stessa risoluzione finale. La qualità delle risposte è una funzione monotona non decrescente della qualità delle domande. Per rimanere in topic, il lavoro di @Andy per me è un tassello importante se riesce a raccogliere in un solo punto gran parte della teoria del colore e della sua implementazione reale. Il fatto che tutta la parte percettiva manchi oggi non vuol dire che non possa essere scritta in un secondo momento. Aspettarsi un lavoro "omni-comprensivo" non mi sembra un atteggiamento costruttivo nei suoi confronti. Piuttosto, come detto in precedenza, è fondamentale capire come ha usato l'AI per essere certi che non si sia incappati nello stesso problema di @Val |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 11:37
@Jakk quando riporti “ La risposta breve è no „ è l'AI o sei tu che lo sapevi già? Spiegami perché tu lo sapevi allora e l'80% degli Juzini no. Molti Juzini scambiano banali influencer come esperti di fotografia digitale. Ci sono anche casi di ripetitivi patologici che si fissano sui loro pregiudizi, per fare un esempio complicato sono convinti che le Leica Monochrom danno sempre la stessa scala tonale dei grigi per qualsiasi scena. È vero che i grigi sono sempre 256 ma come sono distribuiti cambia sempre a seconda della scena. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 11:43
@Jakk Concordo sul fatto che non si possa chiedere a una guida di essere onnicomprensiva e credo anch'io che il lavoro di Andy possa diventare un riferimento utile. La mia osservazione, però, è leggermente diversa. Contestualizzare un argomento non significa necessariamente ampliarlo. Una guida sul color management dovrebbe, a mio avviso, aiutare il lettore a capire non solo come funzionano strumenti e procedure, ma anche perché esistono, quali problemi risolvono e in quali contesti diventano realmente importanti. Lo dico soprattutto in un'ottica formativa. Una guida non si rivolge solo a chi possiede già gli strumenti culturali per interpretarla, ma anche a chi si avvicina per la prima volta all'argomento. Per questo credo sia utile chiarire fin dall'inizio il campo di applicazione del color management e il suo rapporto con gli obiettivi del fotografo. Contestualizzare non significa uscire dal tema: significa fornire al lettore le chiavi per comprenderne il significato. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 11:48
Penso che ogni guida tecnica, soprattutto se rivolta anche a chi si avvicina per la prima volta all'argomento, dovrebbe aiutare il lettore a capire perché quella tecnica esiste, quali problemi risolve, a chi è realmente utile e quale sia il suo campo di applicazione. Per fare un esempio, una guida sugli antibiotici non deve spiegare tutta la medicina, ma sarebbe difficile considerarla completa se non chiarisse fin dall'inizio che gli antibiotici agiscono sulle infezioni batteriche e non su quelle virali. Non è un'estensione dell'argomento: è il contesto che permette di comprenderne il significato e l'utilizzo. Allo stesso modo, credo che contestualizzare il color management significhi aiutare il fotografo a comprendere il ruolo che questo strumento ha all'interno del proprio flusso di lavoro, senza attribuirgli obiettivi che non gli appartengono. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 11:51
Quello che ripeti sempre @Val: Teorema di Nyquist + sovracampionamento dato dai sense più piccoli che non può essere peggiorativo rispetto ad un campionamento fatto a frequenze più basse + ridimensionamento immagini alla stessa risoluzione (quindi attenuazione del rumore - shot noise e electric noise - date le sue caratteristiche stocastiche). Sembra rocket science ma alla fine non lo è. L'AI sa descrive esattamente il fenomeno se sai chiederlo in maniera consistente. Se fai domande aperte ricevi la solita risposta che a te, direi giustamente, non piace. Ma siamo OT. @Andy scusaci per questa divagazione. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 12:00
@Filo i tuoi sggerimenti, come quelli di Ivo, non sono assolutamente "fuori tema". Il punto è che la costruzione del contesto non può essere valida secondo ogni punto di vista e @Andy si è focalizzato su quello tecnico e non su quello percettivo. Quindi manca lo "scopo" e posso essere d'accordo che è un buco significativo ma questo non rende il lavoro meno valido: è un punto di partenza e sono sicuro che @Andy saprà valorizzare i vostri contributi se riterrà opportuno investire altro tempo e energie. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 12:58
“ Il punto è semplicemente che questa guida parla di gestione del colore e ha dei problemi, tutto quello che citi, percezione, contrasti, sistema zonale, cultura dell'immagine, è sicuramente importante ma è un altro argomento. „ @Wazer Wazer, quando dici che la percezione e i contrasti sono "un altro argomento" rispetto alla gestione del colore basata su CMM e profili ICC, cadi in una contraddizione logica e strutturale. Il CMM (Color Management Module) non è un semplice scambiatore di coordinate numeriche astratte; è un motore di calcolo progettato espressamente attorno alle regole della psicofisica della visione umana. La prova di questa totale integrazione sta nel modo in cui il CMM gestisce le conversioni quando i gamut non coincidono, ovvero attraverso gli intenti di rendering. L'intento Percettivo – che è lo standard nel flusso fotografico – fa una cosa straordinaria: quando deve convertire un'immagine in uno spazio colore più stretto, non si limita a tagliare i colori che non possono essere riprodotti. Al contrario, rimappa e comprime l'intera gamma cromatica per preservare le relazioni spaziali e i rapporti di contrasto originari. Il CMM si comporta in questo modo perché il nostro sistema visivo non percepisce i colori e i toni in modo assoluto, ma in modo relativo, ossia attraverso il confronto e il contrasto tra aree adiacenti. L'algoritmo del CMM è letteralmente programmato per imitare questa caratteristica della percezione umana: preferisce alterare il valore numerico purissimo del singolo pixel pur di salvare la coerenza del contrasto complessivo, assicurando che l'occhio umano riconosca la tridimensionalità della scena. Dire che la gestione del colore tramite CMM e profili descrive una cosa, mentre la percezione e i contrasti sono "un altro tema", significa separare lo strumento dal suo stesso principio di funzionamento. Il CMM non esiste per far quadrare i conti a un computer; esiste unicamente in funzione di come il sistema percettivo umano decodifica i volumi e la luce. Isolare i due concetti significa privare la tecnica del suo unico scopo reale. |
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inviato il 14 Luglio 2026 ore 13:09
“ @Filo i tuoi sggerimenti, come quelli di Ivo, non sono assolutamente "fuori tema". Il punto è che la costruzione del contesto non può essere valida secondo ogni punto di vista e @Andy si è focalizzato su quello tecnico e non su quello percettivo. Quindi manca lo "scopo" e posso essere d'accordo che è un buco significativo ma questo non rende il lavoro meno valido: è un punto di partenza e sono sicuro che @Andy saprà valorizzare i vostri contributi se riterrà opportuno investire altro tempo e energie. „ Concordo pienamente ed è proprio quello che ho scritto come concetto nel mio primo post in questo 3D. |
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