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inviato il 02 Aprile 2026 ore 16:26
“ In linea teorica potrebbe farlo tranquillamente perchè il DNG può contenere anche tutte quelle informazioni, ma Canon, come tutti gli altri produttori, non ne ha la minima voglia di far sì che il loro software legga i dng „ Grazie, ho capito. Quindi non è il .DNG ad essere birbantello ma è Canon a scegliere di ... ""fidelizzare"" i propri clienti sulla combo software+formato proprietario. Almeno per ora. Per quanto piccola possa essere la fetta di mercato e per quanto in diminuzione possa essere la medesima fetta ti correggo rispetto a "come tutti gli altri produttori" visto che come hanno già detto altri Pentax/Ricoh hanno scelto da anni un opzione più ... open. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 16:34
Uso fotocamere Pentax da circa 15 anni e riguardo ai file raw posso scegliere tra PEF (raw nativo di Pentax) e DNG. Sul manuale della fotocamera a proposito di DNG è riportata la seguente precisazione: formato di file raw di utilizzo generale definito da Adobe Systems. Per aprire il file raw DNG utilizzo il software proprietario in dotazione alla fotocamera stessa. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 16:48
@Perbo Non credo che nessuno stia parlando di obbligare le aziende a usare un formato unico, e personalmente sono il primo a essere contrario a qualsiasi limite all’innovazione. Il punto è un altro: innovazione e standardizzazione non sono in contraddizione, lavorano su piani diversi. I formati proprietari possono spingere al massimo le prestazioni nel breve periodo. Gli standard, invece, servono a garantire che quello che produciamo oggi resti accessibile domani. Ogni anno investiamo tempo, risorse ed energia per produrre contenuti digitali. Non è irragionevole chiedere che almeno una parte di questo valore sia tutelata attraverso formati leggibili e riutilizzabili nel tempo. Non ci sono limiti tecnici che impediscano alle aziende di innovare e, allo stesso tempo, supportare standard aperti: è più una scelta di ecosistema che una necessità tecnologica. Quindi non è una questione di “frenare”, ma di affiancare all’innovazione strumenti che proteggano il lavoro degli utenti. Se poi questo approccio viene spesso dall’Europa, può anche essere perché storicamente ha sviluppato una maggiore attenzione alla tutela e alla durata, oltre che alla velocità. Sono il primo disposto a pagare per innovare e lavorare meglio. Ma questo rapporto non può essere a senso unico: chi viene pagato dovrebbe anche contribuire a garantire che il valore del nostro lavoro resti accessibile nel tempo. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 17:06
“ Uso fotocamere Pentax da circa 15 anni e riguardo ai file raw posso scegliere tra PEF (raw nativo di Pentax) e DNG. Sul manuale della fotocamera a proposito di DNG è riportata la seguente precisazione: formato di file raw di utilizzo generale definito da Adobe Systems. Per aprire il file raw DNG utilizzo il software proprietario in dotazione alla fotocamera stessa. „ Anche io. Però oltre all'affettività bisogna essere onesti: se l'idea era quella di far "masticare" i .DNG prodotti da Pentax agli altri software non proprietari (*) come ad esempio quelli di Adobe qualcosa è andato storto. Mi risulta che i RAW con pixel shift non siano compatibili con Lightroom e, ne sono certo, i .DNG della pentax K3III e della Ricoh GR non sono compatibili con il denoise AI di Lightroom. Quindi bella l'idea ma poi non hanno fatto tutto quel che dovevano per realizzarla appieno, soprattutto verso Adobe. (*) (stendiamo 263 veli pietosi sul software proprietario di Pentax, il Pentax Digital Camera Utility) |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 17:17
“ In linea teorica potrebbe farlo tranquillamente perchè il DNG può contenere anche tutte quelle informazioni, ma Canon, come tutti gli altri produttori, non ne ha la minima voglia di far sì che il loro software legga i dng „ Il punto è che Canon fornisce gratuitamente digital photo professional. Pertanto, a monte del supporto dei file dng, il software risulta molto carente per la postproduzione avanzata, visto che gli strumenti per fare correzioni selettive sono alquanto limitati. Ovviamente potrebbero aggiungere funzioni aggiuntive per la creazione di maschere, il supporto per i file dng e molto altro, ma la cosa ha un costo, e tutto si riduce al quesito: cui prodest? A meno di avere una qualche forma di beneficio commerciale dall'operazione, le multinazionali sono caute nel muoversi con operazioni economicamente onerose. Il core business di Canon (almeno quello del reparto foto/video) è quello di vendere fotocamere, ottiche e accessori. Il software è un prodotto che sono obbligati a fornire come complemento ai prodotti che vendono. Pertanto, se grazie alle migliorie introdotte in DPP avessero un beneficio commerciale lato vendita di prodotti, allora la cosa sarebbe sicuramente di loro interesse. Tuttavia, se potenziando DPP aumentasse solo il bacino di utenti che lo utilizza, ma non quello dei clienti (ovvero chi acquista fotocamere, ottiche e accessori), non so quanto potrebbero essere interessati alla cosa. Potrebbero proporre delle versioni a pagamento di dpp, ma è da valutare se vi sia mercato per un prodotto siffatto (oltre al fatto che entrerebbero a competere in un mercato già abbastanza saturo, con concorrenti come Adobe, e per essere competitivi dovrebbero spendere cifre non trascurabili). |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 17:52
Ad esempio, se con dpp si utilizza un pennello per una correzione selettiva, il programma ha dei rallentamenti evidenti (cosa che poi rende rognoso fare delle selezioni accurate), mentre con lightroom la reattività è nettamente superiore. Molto probabilmente questo è legato al motore grafico e al motore di rendering di dpp che - immagino - non sia progettato per sfruttare l'accelerazione hardware della gpu. In termini di urgenza, risolvere un problema del genere sarebbe sicuramente prioritario, rispetto al supporto per i file dng. Tuttavia, rifare ex novo il motore grafico o il motore di rendering non è cosa da poco (in termini di forza lavoro, tempo e costi), e pertanto si torna al discorso fatto sopra. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 18:15
“ @Perbo Non credo che nessuno stia parlando di obbligare le aziende a usare un formato unico, e personalmente sono il primo a essere contrario a qualsiasi limite all’innovazione. Il punto è un altro: innovazione e standardizzazione non sono in contraddizione, lavorano su piani diversi. I formati proprietari possono spingere al massimo le prestazioni nel breve periodo. Gli standard, invece, servono a garantire che quello che produciamo oggi resti accessibile domani. Ogni anno investiamo tempo, risorse ed energia per produrre contenuti digitali. Non è irragionevole chiedere che almeno una parte di questo valore sia tutelata attraverso formati leggibili e riutilizzabili nel tempo. Non ci sono limiti tecnici che impediscano alle aziende di innovare e, allo stesso tempo, supportare standard aperti: è più una scelta di ecosistema che una necessità tecnologica. Quindi non è una questione di “frenare”, ma di affiancare all’innovazione strumenti che proteggano il lavoro degli utenti. Se poi questo approccio viene spesso dall’Europa, può anche essere perché storicamente ha sviluppato una maggiore attenzione alla tutela e alla durata, oltre che alla velocità. Sono il primo disposto a pagare per innovare e lavorare meglio. Ma questo rapporto non può essere a senso unico: chi viene pagato dovrebbe anche contribuire a garantire che il valore del nostro lavoro resti accessibile nel tempo. „ capirei il discorso se ci fossero problemi nell'aprire i file di macchine vecchie, ma non è così. Giusto per provare, ho tirato fuori dal cassetto la Eos D30, la reflex digitale più vecchia che ho (quella da 3.1 megapixel, con 26 - VENTISEI - anni sul groppone). Ho fatto qualche scatto con il 40mm STM, obiettivo uscito sul mercato 12 anni più tardi della macchina. L'ultimissima versione di MacOS visualizza correttamente le anteprime dei file .crw premendo la barra spazio; la versione più recente di lightroom li ha importati senza problemi e li puoi lavorare esattamente come tutti gli altri raw. Funzionano correttamente anche il denoise con l'AI e la Super Resolution. Posso ovviamente esportarlo come DNG o (ma non ho fatto la prova) convertirlo con Adobe DNG Converter. Quindi, se è possibile aprire in modo assolutamente naturale i raw di una macchina di maggio 2000, uno dei primi esperimenti delle case nel mondo delle reflex digitali, perché mai dovrebbe essere un problema domani aprire i raw che TUTTI i fotografi di TUTTO il mondo oggi scattano con le loro macchine, che sono de facto lo standard di mercato? Ragioniamo anche sul fatto che il primo produttore SW che decidesse di escludere i raw odierni dal suo programma si tirerebbe la zappa sui piedi da solo. Ma se anche qualcuno fosse così pazzo da prendere una strada del genere, nulla vi (ci) impedirebbe di convertire l'archivio in dng con Adobe DNG Converter, che è oltretutto gratuito. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 18:27
@Perbo Lunga vita a Canon, Nikon e Sony — su questo siamo d’accordo Però il punto non è se oggi si aprono i file di 20 anni fa, ma quanto sarà semplice farlo tra altri 20 senza dover ricostruire un intero ecosistema. La mia esperienza è diversa: negli anni ’90 lavoravo con software come Alias e Softimage su workstation SGI. Parliamo di strumenti di altissimo livello, standard de facto dell’epoca. Gli archivi esistono ancora, ma oggi recuperarli e riutilizzarli è complesso: servono conversioni, ambienti legacy, tempo. Non è impossibile, ma non è più “naturale”. Ed è questo il punto: oggi aprire un RAW è semplice perché esiste un ecosistema attivo che lo supporta. Non è una garanzia tecnica intrinseca del formato, è una condizione contingente. Avere un formato standard per l’archiviazione non è una jettatura, ma una forma di tutela. Non sostituisce i formati proprietari, li affianca. Perché oggi convertire un archivio è facile; farlo tra quaranta o più anni, per un fotografo o per un museo, potrebbe essere molto più oneroso. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 18:35
Penso che la retrocompatibilità sia parecchio cambiata negli ultimi 15 anni, aprire files ed eseguibile di 15 anni prima su una macchina del 2026 ha una riuscita ben diversa di aprirne uno di 10 anni prima in una macchina del 2006. A parte ciò. L'unico modo per sapere se effettivamente tra 20/40 anni l'apertura di un RAW del 2005 sia semplice è... Aspettare altri 20/40 anni. Mi sembra inutile parlarne adesso, non si può sapere se cambieremo totalmente architettura di tecnologia (improbabile ma non impossibile) oppure no. A mio avviso, si punta sempre più a mantenere una buona retrocompatibilità. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 18:56
“ Però il punto non è se oggi si aprono i file di 20 anni fa, ma quanto sarà semplice farlo tra altri 20 senza dover ricostruire un intero ecosistema. „ ma è esattamente la stessa cosa :D “ Perché oggi convertire un archivio è facile; farlo tra quaranta o più anni, per un fotografo o per un museo, potrebbe essere molto più oneroso. „ è quello che dicevano 20 anni fa alcuni utenti del forum di dpreview. Pensa che c'era addirittura chi era preoccupato che non sarebbe stato in grado, nel giro di 20 anni, di aprire i file jpg. Ci ritroviamo qui, dopo 20 anni, e possiamo aprire e lavorare senza problemi raw di 20 anni fa, quando le reflex digitali erano pochissime e non le usava quasi nessuno. Però vi preoccupate che i raw di oggi, di macchine diffusissime e (ripeto) standard di mercato tra 20 o 40 anni non si possano più aprire... il che è assurdo secondo me. Detto che se anche per assurdo le varie applicazioni non dovessero supportarli in modo nativo, il problema sarebbe così diffuso al mondo che sicuramente ci sarebbero soluzioni su soluzioni per farlo. E molto probabilmente la potenza di calcolo sarà tale che in pochi minuti si potranno probabilmente convertire anni e anni di raw, ammesso che si riescano a conservare. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 19:07
Perdonami, ma se l'organizzazione internazionale per la standardizzazione si è spesa in questa direzione una ragione ci sarà... sono comunque semplicemente opinioni ed esperienze diverse. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 20:00
“ Perdonami, ma se l'organizzazione internazionale per la standardizzazione si è spesa in questa direzione una ragione ci sarà... „ ma va benissimo, io non sono contro gli standard, anzi. Ben vengano, se sono utili. Sono contro gli obblighi che ritengo inutili, è una cosa diversa. |
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inviato il 02 Aprile 2026 ore 20:01
La registrazione di uno standard, che sia dell'iso ISO o di altri enti, non garantisce la continuità ad libitum del supporto a livello di software esterni. Vi sono numerosi controesempi in tal senso, a partire da linguaggi di programmazione di cui è stato redatto uno standard in passato e che oggi sono defunti. Aggiungo anche: il fatto di avere degli standard, che per quanto flessibili possano essere devono comunque imporre dei vincoli, a volte rende impossibili rispettarli per questioni tecniche. Un altro esempio preso dai linguaggi di programmazione, specificamente il C. Microsoft non ha potuto rispettare lo standard C17, in quanto i requisiti erano incompatibili con certe logiche di funzionamento di Windows. learn.microsoft.com/it-it/cpp/c-runtime-library/reference/realloc?view A meno di avere la sfera di cristallo è impossibile sapere cosa accadrà tra 20-40 anni e come evolverà lo sviluppo del software, a livelli di formati di file raw più diffusi sul mercato. Non ultimo: il formato DNG non è uno e immutabile. Adobe stessa ha rilasciato numerose versioni, nel corso degli anni, che sostituivano le precedenti. E' probabile che anche gli standard ISO verranno aggiornati, qualora fosse necessario introdurre delle variazioni tecniche, ma a priori non è scontato che i nuovi standard garantiscano piena retrocompatibilità con quelli vecchi. Anche qui, i controesempi sono numerosi, nell'ambito degli standard legati al software. |
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