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“ però perché non ti soffermi sul contenuto, dopo aver provato a immedisimarti in ciò che ha ispirato quelle foto? Pensi sul serio che uno che non sa fare foto arrivi a fare una mostra importante solo perché i critici, notoriamente imecilli, ne hanno parlato bene? AL di là del mercato dell'arte, che non conosco e poco mi interessa, l'atteggiamento di chi va a visitare una mostra dovrebbe essere più umile. Si può dare anche un giudizio negativo, ma dovrebbe essere supportato da uno studio dell'autore e di quelle opere che si vanno a criticare „
in generale sono d'accordo, ma nel caso specifico intenzioni ed ispirazioni dichiarate dall'autore sono talmente alte e assolute, ma allo stesso tempo dissonanti con le opere, che un giudizio più tranchant lo ritengo legittimo.
“ Pensi sul serio che uno che non sa fare foto arrivi a fare una mostra importante solo perché i critici, „
non ho detto che non sa fare foto, ma che foto cosi c'e ne sono a milioni, quello che non mi spiego e perche i critici decidono che quelle invece hanno qualcosa in piu da elevarle dalla massa
ho l'impressione, leggera eh, giusto un piccolo dubbio, quando il critico afferma quella "é arte" voi seguite, immediatamente anche voi ci vedete la magia perche "se lo dice l'esperto" voi da bravi allievi dovete adeguarvi, pena la scomunica al girone degli ignoranti
Comunque che sganciare arte da sola componente estetica o tecnica faccia girare meglio tutta l’economia del settore (da critica a gallerie, da case d’aste a curatori di mostre) credo che sia un fatto assodato da parecchio tempo ormai
Un Voi maiestatis, quasi un “Essi” all fantozzi ma sono d’accordo con Lomo: il rischio oggi come ieri c’è. Vorrei chiarire una cosa al riguardo dell’umiltà di chi va a vedere una mostra. Io ce l’ho, magari la chiamo onestà critica; se non capisco una opera il mio primo impulso non è quello di puntare il dito sull’autore e bandirlo di opportunismo sociale, quanto chiedermi se ho le coordinate culturali per comprenderlo. Poi però esiste un piano emozionale che riguarda la sfera sensibile e esula dal concettuale che deve essere in qualche modo sollecitato. Se vado a vedere il Wozzeck di Berg non ho tutte le coordinate culturali per comprenderne ogni aspetto ma se gli interpreti sono bravi resti comunque coinvolto dall’opera e potrei decidere di interessarmene a livello culturale e concettuale. Cercare con il lanternino i riferimenti concettuali in una immagine non è qualcosa che mi spinge ad apprezzare l’opera. Ovviamente siamo nel campo della soggettività (che sarebbe comunque diversa dal relativismo che molto spesso oggi viene in appropriatamente tirato in ballo)
Ramirez71: Beh, un "voi" maiestatis è totalmente inutile in questo tipo di discussione, se non per creare ancora più divisione, dato che vorrei far notare come nessuno dei supposti "sapientoni" del forum abbiano parlato con supponenza o abbia fatto il "baciapile" artistico. Sulla seconda parte posso anche essere d'accordo, ma lì entra in gioco la propria personalità: è vero, anche a me qualcosa deve interessarmi per attirarmi a capire di più. Ci sono però casi dove il riferimento è lampante solo una volta trovato e magari è molto molto nascosto. C'è una grossa differenza tra riferimento molto nascosto/filtrato/difficile da comprendere e riferimento forzato
“ Mi sembrava che nell'altro thread avessi detto che già il titolo influenza la lettura. Ora mi sembra tu stia dicendo che senza la spiegazione sia difficile capirle. „
Osservazione e lettura non sono la stessa operazione di critica. La prima agisce sull'immagine e la seconda sul rapporto tra contenuto dell'immagine e intenzioni dell'autore (la coerenza). Se mancano titolo e spiegazione, si può condividere solo l'osservazione, mentre la lettura è libera. Per dirla alla Wall: la narrazione la fa ogni singolo osservatore. Se, invece, ci sono titolo e/o spiegazione, che sono la stessa cosa, solo che una è più estesa dell'altro, si abilita la lettura critica grazie alla dichiarazione dell'intenzione narrativa dell'autore.
Matteo citava "Ceci n'est pas une pipe". Ecco, quella frase non è il titolo dell'opera, ma un contenuto. Se osservo l'immagine posso farmi la narrazione che voglio, compreso che l'autore sia ignorante perché ha sbagliato il genere ("questo non è una pipa"). Il titolo dell'opera è "l'uso della parola". Questo titolo svela l'intenzione dell'autore e di come abbia pensato di usare una immagine (coerente con l'intenzione) per forzare la sua narrazione nell'osservatore.
Gli attributi associati all'immagine come titolo e descrizione, influenzano quindi la lettura, non l'osservazione. L'osservazione è oggettiva.
Guardando mi faccio una narrazione personale, poi leggo titolo e descrizione e scopro che l'intenzione dell'autore era completamente diversa, ma coerente con l'immagine, anzi pure più calzante della mia e concludo che "l'opera" è riuscita.
Se invece non ci vedo nulla di quello che l'autore voleva metterci, i casi sono due: sono ignorante io che non la so leggere o l'autore ha sbagliato la coerenza dell'opera, intesa come combinazione di intenzione e immagine.
Se uno posta una foto e chiede cosa ci vedono gli altri, si mette nella posizione di chi ha costruito una immagine per sospendere la narrativa (alla Wall). Non può più mettere in campo la propria intenzione.
Se, invece, vuole verificare la sua capacità di usare una immagine per costruire una propria narrazione (il famigerato messaggio dell'autore), prima deve dichiarare quale è il messaggio e poi chiede agli altri: "Ci leggete il contentuo che volevo metterci?". Ci saranno lettori critici che dicono "sì" o "no" con cognizione di causa perche hanno gli strumenti per leggere e comparare intenzione e risultato; ci saranno anche quelli che diranno "non ci vedo nulla di quello che dici" e spiegano perché, monstrando capacità di lettura critica o semplice ignoranza.
Mi sembra tutto abbastanza semplice e logico, soprattutto non contraddittorio.
EDIT @GKorg: ho fatto una revisione del testo per renderlo più chiaro...spero.
Grazie Moto, adesso ho capito cosa intendi. EDIT: @Motofoto, ho riletto dopo le modifiche. Credo di aver usato lettura e osservazione come sinonimi ma, chiaramente, non lo sono. Grazie, quello che hai scritto ha assolutamente senso e no, adesso non credo sia contraddittorio.
Gkorg concordo che creare divisione non aiuta a portare avanti certi argomenti, il concetto espresso da Lomography secondo me ha senso a prescindere dal "voi", "noi", "loro", questo volevo intendere (e l'Essi di fantoziana memoria stava a sostituire una eventuale faccina!) ma tant'è... Sul problema del "riferimento molto nascosto" o annidato in un costrutto concettuale, qui rischiamo di incartarci parecchio. Perchè dico che siamo nell'ambito della soggettività? Perchè ad alcuni fruitori dell'opera la ricerca della concettualità non interessa, anzi detrae interesse e valore artistico. Viceversa esiste un publico che in una esposizione cerca più lo stimolo intellettuale che quello sensibile, per il quale la citazione, il riferimento nascosto, l'aspetto culturale in definitiva, diviene la molla principale: allora si cerca riferimneto nei piedi, nella sporcizia delle strade , nel ritratto di Gilden alla maniera di "Gilden". Per me questo viene dopo e non è fondamentale. Per me. Dell'autore in questione dico solo che si è presentato molto immodestamente come lo strumento dell'arte per rappresentare l'assoluto. Io ho approcciato le immagini pensando di trovarmi davanti il "Wozzeck" di Berg e invece mi hanno rifilato un concerto di Allevi/Einaudi...
Effettivamente, in ogni caso ha ottenuto un risultato!! Non importa bene o male se ne parli, l' importante è che se ne parli. Io sono un ignorante e quindi non capisco un accidente di fotografia e quindi non mi dicono nulla, ma nel mio caso, ignorante come sono, taccio. Franco Santi
Quando vedo questo tipo di fotografia mi faccio una domanda: l'avrei potuta fare anche io? E' replicabile? Se replicabile sarei comunque il primo a proporla in questa forma? Quanto sforzo dovrei compiere per arrivare a questo? Sono domande che mi pongo più incosciamente che altro, però mi aiutano a scremare. Altre volte vedo alcuni scatti e traspare evidentemente lo sforzo creativo, mi dico "io probabilmente ad oggi non riuscirerei", per svariati motivi. Qui non ho avuto questa sensazione.
Altra considerazione da fare sarebbe: queste serie quanto sforzo hanno richiesto per essere realizzate? Sono lavori durati giorni, mesi, anni? Su che basi è stato fatto l'editing?
Tra le serie proposte quella che mi dice qualcosa in più è quella "dei cavalli", dove l'approccio mi sembra però più documentaristico che street.
“ho l'impressione, leggera eh, giusto un piccolo dubbio, quando il critico afferma quella "é arte" voi seguite, immediatamente anche voi ci vedete la magia perche "se lo dice l'esperto" voi da bravi allievi dovete adeguarvi, pena la scomunica al girone degli ignoranti” ********** Mah sai, potrebbe anche dipendere da altro. Al di là del caso in oggetto, va da sé che ciascuno si sente in sintonia con una tipologia di foto. Di foto come quelle postate se ne vedono tantissime, come di albe, tramonti e ritratti a tutta apertura. Ecco, io guardo più volentieri foto come quelle del link in oggetto, perché mi appagano maggiormente, rispetto ad altro. Non è un fatto di magia, semplicemente parlano un linguaggio che mi è più familiare, toccano delle corde che risuonano maggiormente. Certo, affermarsi e comparire in mostre importanti con una produzione del genere, ma soprattutto un’introduzione da supercaxxola, mi lascia molto perplesso ma non sta a me giudicare.
Sono andato a vedere, sono foto che personalmente non mi dicono nulla e non mi piacciono.
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