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Leica annuncia il prossimo sensore non sarà Sony


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  4. » Leica annuncia il prossimo sensore non sarà Sony





avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 9:44    

quanti di noi conservano riti scaramantici che risalgono all’adolescenza? Quanti hanno indossato gli stessi abiti “portafortuna” durante esami o momenti decisivi?


Zero.
Lontanissimo dal mio modo di pensare e di valutare .. si sfiora nella superstizione che considero retaggio da primitivi perchè annulla le capacità di raziocinio

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:00    

Zero.
Lontanissimo dal mio modo di pensare e di valutare .. si sfiora nella superstizione che considero retaggio da primitivi perchè annulla le capacità di raziocinio
Questi comportamenti non sono semplici eccentricità: rappresentano il tentativo di creare uno spazio mentale protetto, una soglia simbolica tra il caos esterno e il momento creativo o decisionale. Anche nelle discipline più razionali, l’elemento rituale resta una componente profonda del processo progettuale.

Albert Einstein
Era noto per avere un rapporto quasi rituale con alcuni oggetti personali. Conservava sempre una specifica pipa sulla scrivania quando lavorava e riteneva che l’atto di accenderla lo aiutasse a “entrare nel problema”. Non era semplice abitudine: colleghi riferivano che si sentiva a disagio se non l’aveva a portata di mano.

Nikola Tesla
Ossessionato dal numero 3, compiva spesso gesti ripetitivi in multipli di tre. Prima di entrare in un edificio poteva girarci attorno tre volte. Sceglieva stanze d’albergo divisibili per 3 e usava una quantità precisa di tovaglioli per pulire le posate. Non lo considerava un disturbo, ma un modo per “allinearsi” mentalmente.

Richard Feynman
Fisico premio Nobel, usava piccoli rituali di distacco per “liberare” la mente prima di affrontare un problema difficile. Amava suonare i bonghi o dedicarsi a brevi attività manuali apparentemente inutili, convinto che senza questo passaggio non sarebbe riuscito a formulare soluzioni efficaci.

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:06    

Il mio intento era sottolineare come ciò che spesso viene percepito come astrazione o come eccesso di soggettività abbia in realtà radici molto più profonde. La “filosofia” di un’azienda non è un concetto accessorio: è sostanziale, e le regole di un brand si fondano proprio su questi elementi, che non sono affatto arbitrari ma poggiano su ragioni in larga parte oggettive e, in molti casi, scientifiche.

Il “carattere” di un obiettivo o di un sensore è reale, pur non essendo mai assoluto. Definizioni come “nitido come una lama” o “magico” non sono semplici slogan: sono espressioni che affondano le radici in scelte tecniche precise e in una determinata filosofia del risultato, che appartengono a una logica progettuale ben definita.

È evidente che, con le tecniche di post-produzione oggi disponibili, sia possibile creare o rivoluzionare aspetti che un tempo appartenevano esclusivamente alla fisica del processo. Tuttavia questo è un altro piano e non rende superflua la ricerca del carattere intrinseco del prodotto. Annullare la foschia o ricreare la nitidezza di un cielo montano al livello del mare non sono gli obiettivi di un costruttore di fotocamere: sono strumenti che la computer grafica mette a disposizione dei propri utenti.

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:07    

La mossa di branding per rimanere più esclusivisti possibile
La volontà di non "sporcare" la propria immagine con il cuore derivante da altro produttore snaturandosi
I sensori che non vengono ritenuti all'altezza dai clienti per mille ragioni

chi compra Leica lo fa per un motivo.
Facendo parte della categoria del lusso chi compra Leica si aspetta quel qualcosa che gli altri non gli danno: esclusività, blasone, immagine


Concordo con Alberto.

Devo ammettere anche che la mossa del Sony sulla M11 mi ha fatto un po' storcere il naso.

Sensore Sony (Comunque eccezionale) 60MP a mano libera senza IBIS.... insomma, è vero chè non c'è specchio ma diventa impegnativo.

Poi vedere una leica con il "cuore" Sony, un po' sembra strano.

Negli ultimi 20 anni hanno lanciato reflex, compatte e mirrorless, così, de bbotto, partendo da zero e ogni volta abbandonando il progetto.

Prendete ad esempio SD quattro e SD quattro H... cosa c'era di più banale di metterci l'attacco Lmount?
no, abbandonata e poi sostituita dalle inutili FP, FPL e poi BF
ogni volta progetti nuovi e nuovi abbandoni, a conferma dimostrazione del fatto che sono in grado sviluppare e in breve tempo un corpo macchina... ma poi lo stroncano.


Vidi un'intervista anni fa a Kazuto che diceva candidamente che loro producevano fotocamere per testare le loro ottiche.

Il loro core business sono le ottiche, non le fotocamere.

E devo dire che hanno fatto un gran lavoro, se ci pensate, 15 anni fa Sigma era la scelta dei poveri, la Samyang denoartri.

Ora Sigma è un'eccellenza nel mondo della produzione delle lenti.

Poi ci sono i romanticoni come me che sperano in un Foveon FF.... ma oramai siamo sempre meno. MrGreen

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:24    

Io ho sempre avuto ammirazione per le ottiche Leica e i loro corpi. Ho una M2 che ho tenuto perché è spartana e appartiene al periodo iniziale della baionetta m, poi anche per la sua estrema robustezza e maestria meccanica, ogni tanto mi piace ritornare al telemetro, pur i limiti di vista di un 62enne, le reflex non mi piacciono, troppi clack clack. Le digitali ne ho avute, la Sl liscia, la M10, sensore con resa identica, direi delicata, come piaceva me. Poi la M11, ma, onestamente, venendo da Sony A7rmkIV, ho visto una certa similitudine di colori, sinceramente non mi è piaciuta. Come ho detto in altre occasioni, pulendo il sensore, ho visto ( e sentito nella spatolina di pulizia) una curvatura piuttosto pronunciata ai bordi, quasi che il sensore fosse leggermente più stretto del 24X36. Siccome i sensori me li pulisco da me, con cautela e attenzione, ho notato questa differenza, poi non mi azzardo nel formulare ipotesi o congetture destituite di fondamento in proposito. Però disegnare e realizzare un sensore ad hoc per il suo sistema (m in primis), è un lavoro sicuramente impegnativo, ma che alla lunga paghi in termini fi resa e qualità complessiva. Un conto
è cucire un vestito su misura con un modello in carne e ossa, un altro cin un manichino più o meno perfettino. Quanto al Foveon, secondo me si potrebbe dire “ Niente di nuovo sul fronte occidentale” . Il brevetto Foveon rappresenta una sfida più per Kazuto, ma temo,
che appena trapeli qualcosa in merito, altri brand più corposi calino l’asso pigliatutto, nella briscola, dove, di solito, l’intesa tra compari è fondamentale per fare punti.

avatarjunior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:50    

io vorrei vedere un file Leica e di un altro brand nelle medesime condizioni quali differenze si riescono a vedere.

avatarjunior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 10:56    

ma che discorso:

lo vuoi vedere uscito dalla fotocamera?
lo vuoi vedere post-prodotto?
lo vuoi vedere stampato?

ogni fotocamera ha il suo file, questo è innegabile e se uno si trova con quello, che differenza fa se lo stesso si può ottenere con qualcosa, uno strumento, con il quale non si ha dimestichezza?

avatarjunior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 11:52    

"Voglio" se possibile capire la differenza nelle medesime condizioni.
uscito dalla fotocamere, tutti gli altri ci sono interventi che vanificano il senso.

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 12:58    

è qui che secondo me casca l'asino.
se si guarda al file è un discorso, ma se si guarda al "tipo di foto", la mia personalissima opinione, bassata su ormai più 75 anni di fotografia, dopo aver usato quasi tutto (e continuo a farlo)... è che nella stessa ipotetica situazione, se io ho in mano una fotocamera o un altra, la mia foto è diversa!
zoom, autofocus, ghiere elettronica, funzioni computazionali, mirini, forme di display corpi macchina, disposizioni dei tasti, numeri di tasti e possibilità di personalizzazioni ecc, vuoi o non vuoi, condizionano le scelte del fotografo.
io (visto che parliamo di leica) uso le stesse ottiche manuali, sia su sony a7 che su leica m. non le uso allo stesso modo, con sony facciotutto molto più velocemente, e questa cosa sul risultato finale incide tanto, e NON NECESSARIAMENTE IN POSITIVO, anzi.
ovviamente tutto dipende dal tipo di fotografia, esperienza e sensibilità che si ha.
se si fanno foto punta e scatta o sport, conta solo elettronica e sensore, e leica non solo non ti avvantaggia ma ti penalizza molto.
se si fa un certo tipo di reportage, ritrattistica o anche paesaggio, cambia tutto.
provare per credere.

quindi io nell'esclusività, rinunciando alle prestazioni, non ci vedo il male. altrimenti nessuno più fotograferebbe in analogico.
poi c'è anche un lato ludico / feticistico.
chi è concentrato solo sul file finale, trarrà beneficio maggiore e soddisfazione nel passare ore al pc a smanettare con "fotosciop", e vedrà come tempo perso, perdere minuti per mettere a fuoco e/o trovare l'inquadratura giusta con l'ottica fissa.
per me che trovo rilassante uscire e passare pomeriggi a fotografare, quel tempo è oro puro. non posso dire che mi provoca orgasmi perchè ho una certa.... ma sicuramente mi soddisfa molto.

ricordiamoci che non siamo tutti uguali, e che la fotocamera per tutti non esiste. altrimenti andremmo in giro tutti vestiti uguali e mangeremmo tutti le etsesse cose.

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 13:27    

Chiedo...
Ma Leica ha laboratori propri con tecnologie per la produzione di sensori . ....?
Perché o li hai già con relativi tecnici/ ingegneri o invece di fartelo fare da Sony lo farai fare da altri.
Non sono strutture che ti inventi da oggi a domani.....

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 14:51    

Il branding non è un’attività puramente estetica né soltanto comunicativa: è, più profondamente, un’attività progettuale che affonda le proprie radici nella cultura e nella visione di un’azienda. È all’interno di questa cultura produttiva che si definiscono, in modo non sempre esplicito ma determinante, le direttrici strategiche e gli obiettivi di ogni progetto.

Pur non possedendo una competenza tecnica specifica sui sensori, ma avendo una consolidata esperienza nei processi di progettazione di prodotto, ritengo che anche in questo ambito possano emergere differenze sostanziali legate alla cultura aziendale e alla visione dei risultati. La scelta di sviluppare internamente una tecnologia, oppure di affidarsi a partnership differenti, raramente è neutra: risponde quasi sempre a una motivazione tecnica, ma anche a un preciso modo di interpretare il prodotto e il suo ruolo.

Tutto ciò non rappresenta un’eccellenza assoluta, bensì uno stile interpretativo che diventa parte integrante dell’identità del prodotto. Uno stile che non ha l’obbligo di coincidere con un gusto diffuso o universalmente condiviso, perché parliamo di valori soggettivi, non di verità oggettive. La stessa aspirazione a criteri totalmente oggettivi è, in fondo, una chimera.

Basta osservare i nostri comportamenti: quanti di noi conservano riti scaramantici che risalgono all’adolescenza? Quanti hanno indossato gli stessi abiti “portafortuna” durante esami o momenti decisivi? E quanti sportivi, tecnici o scienziati hanno dichiarato di affidarsi a rituali personali per gestire l’ansia delle grandi sfide?

Riconoscersi in un obiettivo o in un brand può contenere anche una componente di fatalismo, ma questa affonda le radici in dinamiche molto più profonde, reali e, in una certa misura, oggettive.


Il “carattere” di un obiettivo o di un sensore è reale, pur non essendo mai assoluto. Definizioni come “nitido come una lama” o “magico” non sono semplici slogan: sono espressioni che affondano le radici in scelte tecniche precise e in una determinata filosofia del risultato, che appartengono a una logica progettuale ben definita.

È evidente che, con le tecniche di post-produzione oggi disponibili, sia possibile creare o rivoluzionare aspetti che un tempo appartenevano esclusivamente alla fisica del processo. Tuttavia questo è un altro piano e non rende superflua la ricerca del carattere intrinseco del prodotto. Annullare la foschia o ricreare la nitidezza di un cielo montano al livello del mare non sono gli obiettivi di un costruttore di fotocamere: sono strumenti che la computer grafica mette a disposizione dei propri utenti.


Standing ovation Filo63

Le digitali ne ho avute, la Sl liscia, la M10, sensore con resa identica, direi delicata, come piaceva me. Poi la M11, ma, onestamente, venendo da Sony A7rmkIV, ho visto una certa similitudine di colori, sinceramente non mi è piaciuta. Come ho detto in altre occasioni, pulendo il sensore, ho visto ( e sentito nella spatolina di pulizia) una curvatura piuttosto pronunciata ai bordi, quasi che il sensore fosse leggermente più stretto del 24X36. Siccome i sensori me li pulisco da me, con cautela e attenzione, ho notato questa differenza, poi non mi azzardo nel formulare ipotesi o congetture destituite di fondamento in proposito. Però disegnare e realizzare un sensore ad hoc per il suo sistema (m in primis), è un lavoro sicuramente impegnativo, ma che alla lunga paghi in termini fi resa e qualità complessiva. Un conto
è cucire un vestito su misura con un modello in carne e ossa, un altro cin un manichino più o meno perfettino.


Quoto e concordo Gambon, ho la SL liscia, ho avuto la M10 e la M11 provata più volte a fondo non i mai convinto nel file troppo distante dal look Leica nonostante il firmaware cerca di ammorbidire ... personalmente trovo già meglio al SL3 e Q3 (stesso sensore della M11) che la Q2 ed SL2 o SL2S molto differenti dal look cui Leica ci ha abituati

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:03    

è che nella stessa ipotetica situazione, se io ho in mano una fotocamera o un altra, la mia foto è diversa!
zoom, autofocus, ghiere elettronica, funzioni computazionali, mirini, forme di display corpi macchina, disposizioni dei tasti, numeri di tasti e possibilità di personalizzazioni ecc, vuoi o non vuoi, condizionano le scelte del fotografo.
............
se si fanno foto punta e scatta o sport, conta solo elettronica e sensore, e leica non solo non ti avvantaggia ma ti penalizza molto.
se si fa un certo tipo di reportage, ritrattistica o anche paesaggio, cambia tutto.
provare per credere.


Questa volta ci troviamo perfettamente d'accordo

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:04    

Chiedo...
Ma Leica ha laboratori propri con tecnologie per la produzione di sensori . ....?
Perché o li hai già con relativi tecnici/ ingegneri o invece di fartelo fare da Sony lo farai fare da altri.
Non sono strutture che ti inventi da oggi a domani.....


Se avessi letto l'articolo sapresti che li sta sviluppando in collaborazione

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:13    

Allora... per ricapitolare brevemente,

prima della M11, Leica si è sempre fatta i sensori per conto suo.

Ovviamente li fa produrre da aziende terze sotto sue specifiche.

Famoso il CCD della M9 che è lo stesso della Leica S2 e 006 in versione più grande prodotto da Kodak

I sensori della Q 116 e della SL 601 sono stati creati in collaborazione con Towerjazz

Non mi è chiaro chi fece quello della M240 che poi credo sia lo stesso con gli "steroidi" montato sulla Leica S 007

avatarsupporter
inviato il 08 Gennaio 2026 ore 15:21    

@Paco intanto mi fa piacere che ci sei ancora in questo post … sai che ti stimo e credo che ci sia stata solo una incomprensione … il sensore della 240 (non so della 007 se è lo stesso, ma è probabile) è stato sviluppato da Leica in sinergia con la Osram quindi in realtà è un ritorno alla stessa partnership fonte confermata

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