| inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:51
è però sbagliato non considerare il senso civico della gente: se trovo una sacchina di sporco buttata a lato della strada da un maiale, non devo dimenticarmi delle altre decine di miglialia che invece sono riposte nei cassonetti grazie al senso civico di altrettante decine di migliaia di persone. bisogna invece cominciare a punire quei pochi che il senso civico non l'hanno. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:58
Angor: Hai ragione, non si può ignorare il senso civico di chi rispetta le regole. Molte persone si impegnano a smaltire i rifiuti correttamente, e sarebbe ingiusto generalizzare. Tuttavia, è proprio per colpa di quei pochi che mancano di rispetto verso l'ambiente che il problema diventa visibile e grave. Punire chi non rispetta le regole è sicuramente un passo necessario, ma da solo non basta. Serve anche educare, sensibilizzare e rendere più semplice per tutti fare la cosa giusta. Le sanzioni funzionano, ma solo se combinate con una cultura della responsabilità e con infrastrutture efficienti. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 12:09
Tema molto importante, Buon giorno a tutti e complimenti per il forum, in questo momento nel nostro piccolo credo sia sostanziale la scelta di cosa acquistiamo, purtroppo la maggior parte delle aziende non pensa alla sostenibilità in fase di progettazione del prodotto, In assenza di una forte pressione da parte dei consumatori, delle istituzioni o delle organizzazioni non governative (ONG), le aziende non sono spinte a rivedere le proprie pratiche in termini di sostenibilità, per loro il responsabile del rifiuto in sostanza e l'acquirente finale. Se i consumatori non premiano le aziende che adottano pratiche responsabili nella gestione dei rifiuti o non chiedono trasparenza sui processi di smaltimento, continueranno imperterrite a perseguire il loro interesse economico senza sentirsi obbligate ad adottare misure di responsabilità ambientali. Tuttavia, con il cambiamento delle normative, l'evoluzione delle pratiche aziendali e l'aumento della pressione sociale, il mio pensiero positivo è che questo atteggiamento venga gradualmente superato. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 12:13
Massimo: Buongiorno e grazie per aver sollevato questo punto cruciale! Hai perfettamente ragione: la sostenibilità deve partire non solo dalle aziende, ma anche dalle scelte dei consumatori, che hanno un potere enorme ma spesso sottovalutato. Le aziende, infatti, rispondono principalmente alle leggi di mercato e, se non c'è una pressione reale da parte di chi acquista, non sentono la necessità di cambiare. Continuano a considerare l'acquirente finale come unico responsabile del rifiuto, mentre la sostenibilità dovrebbe iniziare dalla progettazione stessa del prodotto. È qui che entra in gioco il ruolo fondamentale dei consumatori e delle istituzioni. Sostenere le aziende che adottano pratiche responsabili, chiedere maggiore trasparenza e premiare chi investe nella sostenibilità sono scelte che possono fare la differenza. La pressione sociale e normativa ha già iniziato a spingere alcune aziende verso modelli più virtuosi, e questo trend può solo crescere se continuiamo a insistere. Mi piace il tuo ottimismo, ed è condivisibile: con il cambiamento delle normative, l'evoluzione delle pratiche aziendali e una consapevolezza sempre maggiore da parte dei consumatori, possiamo davvero immaginare un futuro in cui la sostenibilità non sia solo un'opzione, ma una regola. Ma per arrivarci, è fondamentale che ognuno faccia la sua parte: chi produce, chi regola e chi acquista. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 13:41
Grazie Gerry Durante la pausa pranzo mi sono imbattuto in un articolo a tema; in Giappone hanno da poco sperimentato plastiche oceanodegradabili che utilizzano polisaccaridi formando ponti salini con monomeri di guanidinio, vi lascio uno stralcio di quello che ho letto per ricerche più approfondite: La chimica supramolecolare permette di ottenere plastiche con diverse caratteristiche meccaniche. Si possono creare materiali duri e resistenti ai graffi, elastomeri simili al silicone, plastiche resistenti al peso o materiali flessibili a bassa resistenza alla trazione. Tutti questi materiali sono non tossici e non infiammabili, il che significa zero emissioni di CO2. Possono essere rimodellati a temperature superiori a 120°C come altre termoplastiche. I test hanno dimostrato che le proprietà meccaniche sono paragonabili o superiori a quelle delle plastiche convenzionali. È come avere una superplastica che però sa quando è il momento di sparire, la riciclabilità è impressionante: dopo la dissoluzione in acqua salata, è possibile recuperare il 91% dell'esametafosfato e l'82% del guanidinio sotto forma di polveri, nel suolo, i fogli di questa nuova plastica si degradano completamente in 10 giorni. Ma c'è di più! durante la degradazione, il materiale rilascia fosforo e azoto, agendo come un fertilizzante naturale. È un esempio perfetto di economia circolare, dove anche i “rifiuti” diventano risorse. Takuzo Aida e il suo team hanno creato qualcosa di straordinario. Concludo col mio pensiero sempre più positivo "Di menti per risolvere i problemi c'è ne sono tante...il compito di tutti noi è dare fiducia alle persone giuste" |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 13:48
Massimo, figurati Grazie per aver condiviso queste informazioni, davvero ispiranti! Il lavoro di Takuzo Aida e del suo team è rivoluzionario: immaginare una plastica che non solo si degrada completamente senza inquinare, ma che addirittura arricchisce il terreno con fosforo e azoto è incredibile. È l'esempio perfetto di come possiamo trasformare un problema gigantesco in una risorsa utile, portando l'economia circolare a un livello completamente nuovo. E non dobbiamo guardare troppo lontano per trovare innovazioni straordinarie: anche in Italia abbiamo esempi incredibili. Pensa alle start-up che sviluppano batterie al sale, un'alternativa più sostenibile rispetto al litio, o alle aziende che creano bare ecologiche, un'idea brillante per ridurre l'impatto ambientale persino in momenti che raramente consideriamo in chiave sostenibile. Sono dimostrazioni concrete che le soluzioni ci sono, e che il cambiamento è alla nostra portata. Il nostro compito, come consumatori e cittadini, è supportare queste idee, condividerle e chiedere che vengano adottate su larga scala. Serve un gioco di squadra: scienziati che innovano, governi che sostengono e regolamentano, aziende che si adeguano, e cittadini che scelgono con consapevolezza. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 14:34
“ Tutti questi materiali sono non tossici e non infiammabili, il che significa zero emissioni di CO2. „ raggiunto questo punto ho lasciato la lettura... l'inquinamento e la sostenibilità sono argomenti seri, ma che vanno trattati scientificamente e con approccio razionale e oggettivo. Oggi, invece, sono quasi completamente intrisi di ideologia che ne rende quasi impossibile una concreta attuazione. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 14:38
Fatevene una ragione. Questa è la strada.L'unica.Ricerca per produrre materiali che si decompongono.Che non lasciano residui. Solo il 9% della plastica viene riciclato.Ergo quello del riciclo è una sesquipedale barzelletta. Siete mai stati in un paese del "terzo mondo"?Avete rilevato i guasti che la Modernità produce?No.L'unica soluzione è quella che ha giustamente affisso Gerry: “ immaginare una plastica che non solo si degrada completamente senza inquinare, ma che addirittura arricchisce il terreno con fosforo e azoto è incredibile. È l'esempio perfetto di come possiamo trasformare un problema gigantesco in una risorsa utile, portando l'economia circolare a un livello completamente nuovo. „ Il resto sono propositi da illusi.E non serve nemmeno recarsi in Africa o altri Paesi.Il nostro Bel Paese è una cloaca. Una discarica a cielo aperto. “ e cittadini che scelgono con consapevolezza. „ Questa è una chimera.Almeno nella sua pretesa che la totalità dei cittadini di questo mondo adottino comportamenti virtuosi.Per ovvie ragioni.Stante la diversità di risorse e di benessere.No. L'unica via è la trasformazione degli scarti in benefici per l'ambiente. “ , il che significa zero emissioni di CO2. ? „ A ridaie.Sempre a gridare al lupo al lupo.Ma che vi ha fatto questa CO2? Monotematici e irretiti da una propaganda svicolata dalla complessità dei problemi. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 17:45
Nel contesto, includevo le zero immissioni della CO2 per quella specifica produzione di plastica, non volevo certo fare approfondimenti o propaganda monotematica sulla CO2... |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 18:04
@ Gerry Ti chiedo cosa ne pensi di quello che sto per dire. A questo punto del dibattito sulla plastica, penso che qui nel forum Juza ci sono più romanzieri e chimici che fotografi. Comunque vadano le cose sono sicuro che c'è un solo modo da me " Brevettato " che è quello di cominciare a non bere o mangiare più tutto ciò che è contenuto nella plastica e, vediamo chi comincia per primo. Viceversa, siamo destinati ad accumulare plastica che un giorno può servirci come cibo per noi esseri terrestri, perché la Scienza sta per sviluppare un enzima che la renderà digeribile, quindi niente paura e vi consiglio di non pensarci più. Nel frattempo pensiamo ad avvertire gli ecologisti se no continuano a rompere i " Cabbasisi " Il vostro ecologista ma, non più di tanto. Un Saluto a tutti, escluso coloro i quali si sdraiano sulle strade. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 19:33
@ Fonte Edmondo Hai ragione , tornare a essere più coscienziosi nelle scelte quotidiane è un passo fondamentale. Ridurre l'acquisto di prodotti confezionati in plastica, specialmente per cibo e bevande, è una decisione concreta che possiamo prendere subito, senza aspettare grandi cambiamenti dall'alto. Non è facile, ma è fattibile: scegliere frutta e verdura sfusa, usare contenitori riutilizzabili, acquistare prodotti in vetro o materiali più sostenibili sono gesti semplici ma potenti. Sulla tua ironia riguardo all'enzima che renderà la plastica digeribile, non posso che sorridere: magari arriveremo davvero a quel punto, ma non dovrebbe essere una scusa per continuare ad accumulare plastica ovunque. È meglio agire ora, riducendo al minimo il problema, piuttosto che sperare in una soluzione tecnologica miracolosa. Alla fine, sta a noi decidere: possiamo fare la differenza con le nostre scelte, ogni giorno. La consapevolezza e la responsabilità sono i primi passi per un cambiamento concreto, e iniziare da piccoli gesti come ridurre gli acquisti di plastica è un ottimo punto di partenza. Un saluto anche a te, e grazie per la tua visione pratica e diretta! |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 19:40
“ Il vostro ecologista „ Io sono per l'ecologia. Aborro gli ismi. Sono un pacifico(sino a prova contraria).Non un pacifista. Càpitano stranezze su questo pianeta. Tutti ad invocare,gli esperti,i dotti,un aumento dei consumi.Si deve stimolare la crescita. Già.Ma dentro questa crescita cosa ci sta? Avete presente il vaso di Pandora? Così è della Modernità.Si sono aperte le gabbie del progresso,giustamente,e dopo l'euforia ci si è accorti che assieme a delle bestioline mansuete sono in libertà anche delle belve feroci.Così è.E così sarà. Altro giro,altra corsa. “ Hai perfettamente ragione: la sostenibilità deve partire non solo dalle aziende, ma anche dalle scelte dei consumatori, che hanno un potere enorme ma spesso sottovalutato. „ Qui non ti seguo.Hai deragliato.Forse non hai approfondito a sufficienza l'enorme potere di coercizione che esercita il Liberalismo sganciato da ogni freno inibitore. Da dove cominciamo?Un esempio. |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 20:49
...vado a bere una cocacola, purtroppo a volte non posso farne a meno... |
| inviato il 26 Novembre 2024 ore 21:12
“ .vado a bere una cocacola, purtroppo a volte non posso farne a meno... „ Zero zuccheri e senza caffeina? |
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