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fino a che punto si può considerare fotografia?


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avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:11    

Oggi si può parlare di post fotografia, ma la fotografia non esiste più.


Secondo me si può parlare di entrambe e anche di altri modi di "fare immagine".
Esiste ancora la fotografia "classica" (vedi PaoloMcmlx che scatta in analogico, per esempio), così come la fotografia "digitale" (sia per il mezzo che per le manipolazioni che consente), così come l'immagine slegata da qualsiasi contatto con la realtà che si può ottenere sia con matite colorate, pennelli ecc, sia con un programma di grafica interamente digitale.

user177356
avatar
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:21    

Da un lato sono d'accordo con Alvar, dall'altro credo che chi crea immagini a partire da un file prodotto da una fotocamera abbia un intento diverso rispetto a chi crea immagini in modo diverso. Nel primo caso l'autore vuole mantenere una relazione con la realtà, anzi vuole che il fruitore in qualche modo riconosca quella realtà.

avatarsupporter
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:31    

Penso che si possa scattare oggi in digitale (RAW o JPG) con lo stesso approccio con cui si scatta in analogico (es: Diapositiva); nessuno lo vieta mi pare.
Poi è vero che un file lo si può facilmente utilizzare per "raccontare" tutta un'altra storia tramite ricomposizione della scena, enfatizzazione di colori o luci, applicazione di filtri digitali, eliminazione o inserimento di nuovi elementi, ecc.
Alla fine penso sia importante riuscire a comunicare qualcosa (non necessariamente ciò che è nella testa dell'autore). Insomma creare una emozione o una tensione o un ricordo, ad altri o a se stessi.
Se proprio dovessi dividere la fotografia dall'immagine, penso direi che la fotografia rappresenta ciò che l'autore voleva comunicare al momento dello scatto, mentre l'immagine rappresenti il frutto di ciò che l'autore comunica a se stesso una volta presa visione del proprio scatto reinterpretato tramite la post-produzione.
Ma anche no ...... MrGreenMrGreenMrGreen

avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:38    

La fotografia è morta con l'avvento del digitale e la facilità della post produzione, che si faceva anche una volta ma era mooolto più difficile...

Oggi si può parlare di post fotografia, ma la fotografia non esiste più.

E' l'immagine che conta e non importa se la base sia un file prodotto con la propria fotocamera, un disegno interamente digitale od una anonimo file trovato su internet e completamente stravolto con la produzione.

Come sempre l'importante è il risultato, l'importante è che l'immagine sia gradevole.

Di certo la fotografia ha perso il suo connotato principale di un tempo, fermare un attimo reale.
Oggi si ferma l'attimo e da quella fotografia, volendo, si crea un'immagine bellissima, ma non necessariamente reale.

Ma siamo nel 2020 e dobbiamo adattare il ns. modo di pensare a quella che è la realtà di oggi.

E lo dice uno che ha preso in mano la sua prima fotocamere tra il 1964 ed il 1965 ...



La tua è solo una delle possibile interpretazioni della fotografia, tra l'altro alquanto illusoria e limitata. Fermare la realtà con una fotografia è un ossimoro.

Quello che non va giù a molti "vecchi" fotografi è che la PP in digitale ha messo più o meno tutti sullo stesso piano. Una sorta di livella. Quella sensazione di appartenere ad un elite che sapeva sviluppare stampare smanettare con lunghi processi manuali (con risultati spesso scadenti ma presentati come capolavori) è scomparsa. Il digitale non ha colpe e nemmeno la PP. Uso e abuso sono sempre esistiti. Il mondo è pieno di grandi fotografi che scattano in digitale. Ne puoi trovare molti anche su questo forum. Basta avere occhi per la fotografia

user177356
avatar
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:39    

Alla fine penso sia importante riuscire a comunicare qualcosa (non necessariamente ciò che è nella testa dell'autore).


Se comunico qualcosa di diverso da quello che ho in testa, sono un pessimo comunicatore.

direi che la fotografia rappresenta ciò che l'autore voleva comunicare al momento dello scatto, mentre l'immagine rappresenti il frutto di ciò che l'autore comunica a se stesso una volta presa visione del proprio scatto reinterpretato tramite la post-produzione


No, no, NO.

La postproduzione non serve a correggere carenze creative o tecniche. Serve a realizzare un intento che dev'essere chiaro all'autore già al momento dello scatto.

avatarsupporter
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:52    

TheRealB

personalmente non condivido questa lettura iper-razionale di qualsiasi forma di produzione/creazione/nella massima espressione arte.

Trascura il ruolo del subconscio, della scoperta, della ricerca della propria consapevolezza.

Ma davvero vogliamo sostenere che gli artisti hanno sempre chiaro il punto di arrivo quando iniziano un'opera?

Che poi molti partano senza idee, e le cerchino senza successo attraverso azioni post-scatto, è tanto vero quanto a mio avviso fuorviante.

avatarsupporter
inviato il 17 Luglio 2020 ore 11:55    

@TheRealB: ti vedo molto sicuro di ciò che affermi. Io però ho parlato di "reinterpretazione" e non di "carenze creative"; non mi pare la stessa cosa.
Quanto al comunicare, penso che in senso generale, ciò che pensiamo di comunicare rappresenti ben poca cosa rispetto a ciò che viene percepito di noi. Lo strumento fotografico penso rappresenti solo una piccolissima parte.
Grazie comunque della risposta.

avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 12:59    

La post produzione esisteva anche prima, naturalmente tutto era più lento e più complicato, ma se non sei capace i risultati non li ottieni neanche oggi. Prendiamo per esempio la correzione delle dominanti nelle foto a colori. Con un po' di esperienza si arrivava al risultato corretto con due o tre provini e tra l'inizio e la fine ci passava un bel po' di tempo. Se non sapevi riconoscere una dominante magenta e la prendevi per rossa, il primo provino ti trascinava nel panico, perché non ci capivi più nulla, come pure se per mancanza di esperienza non sapevi valutare l'entità della dominante e finivi "dall'altra parte". Oggi, vedendo i risultati in tempo reale, la cosa è molto più rapida, ma bisogna sempre sapere cosa e da che parte muovere.
Si può ipotizzare che la fotografia finisce la dove comincia la grafica, di cui a mio avviso, fanno parte HDR fotomontaggi ed altre tecniche spinte.
sinceramente nel passaggio al digitale non vedo la fine della fotografia, è solo nata una tecnica diversa, altrimenti anche Daguerre potrebbe lamentarsi Cool

avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 14:07    

Meno pippe, per favore...

avatarsupporter
inviato il 17 Luglio 2020 ore 14:43    

MrGreen

avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 14:54    

Interessante il discorso di chi ha detto che fotografa già pensando a come poi modificherà in PP il tutto.

Anche io faccio spesso così nei paesaggi e nei ritratti (più raramente).

E' il risultato dell'applicazione delle nuove tecnologie alle immagini, il cui confine con le fotografie si confonde sempre più ...

avatarsenior
inviato il 17 Luglio 2020 ore 15:11    

Fileo ma cosa ti ha fatto di così male la tecnica dell'HDR?
È non saperla utilizzare o non sapere realmente cos'è?

avatarsupporter
inviato il 17 Luglio 2020 ore 16:11    

In ogni modo scattando una fotografia del RAW non te ne fai niente e in un modo o nell'altro devi post produrlo 8e se scatti in JPG lasci semplicemente alla tua fotocamera il compito di post produrre la foto in automatico, quindi tantovale che te la post produci tu da solo); il sensore ad oggi non è ancora in grado di fare quello che fa la nostra vista e in un modo o nell'altro devi compensarlo ed esposizioni multiple, HDR, filtri fotografici o recuperi estremi di luci/ombre sono solo varie vie per arrivare al goal, il confine è sempre e solo in mano a noi!

user19933
avatar
inviato il 17 Luglio 2020 ore 16:12    

Si dimentica un Soggetto importante: il "fruitore", l'osservatore della fotografia.
E quando parlo di "fruitore" non mi riferisco al dotto critico, al lettore professionista di portfolio, e neppure al fotoamatore scafato. Penso al "fruitore" medio, che bazzica tra Flickr, Instagram, Facebook, qualche esposizione/mostra fotografica proprio se ci inciampa addosso, quando è in vacanza di solito con il gelato in mano.

Ora, il fatto è che il "fruitore" ha un suo "gusto" e questo "gusto" si modifica nel tempo. Non si modifica da solo, a livello individuale come una crescita personale (evoluzione) ma viene modificato da tante componenti, sia sociali che tecnologiche.

Nuovi mezzi per fruire la fotografia comportano modifiche di gusto nel "fruitore".
Nuove tecnologie hardware/software comportano modifiche di gusto nel "fruitore".

È inevitabile che la foto scattata con il cellulare a 100.000 iso da un bambino di 10 anni, a cui poi viene applicato un filtro creativo di quelli belli pesanti, comporti una modifica del "gusto" nelle generazioni che verranno, e di già presenti tra noi.

Di fronte a questa cosa, il fotoamatore erudito e meditabondo, si trova più che mai spiazzato. E siccome le sue foto, ben fatte, qualitative, post-prodotte con garbo e misura, tanto che un lettore professionista di portfolio magari anche apprezzerebbe, risultano oramai troppo lontane dal "gusto" del "fruitore" medio (perché: moscie) non trovano più quel gradimento che uno legittimamente si aspetterebbe.

Si salva, chi?
Chi ha un messaggio, un modo "originale" (o almeno validamente personale) di vedere le cose, e magari anche una certa vena artistica in fase di post-produzione che sappia, come dire, lisciare il pelo al "gusto" del "fruitore" moderno pur senza dargliela vinta del tutto. Provocandolo ed almeno un po' stupendolo, insomma, su più livelli, che sono i "soliti noti": idea, composizione, sviluppo. Anziché opporsi a questa deriva, che è iniziata da quando esiste la fotografia, facendo parte del suo stesso "mood" esistenziale.

L'HDR? L'HDR oramai è la "realtà" nel "gusto" del "fruitore" medio. Gli coincide. La singola esposizione no.

user177356
avatar
inviato il 17 Luglio 2020 ore 16:27    

Ma davvero vogliamo sostenere che gli artisti hanno sempre chiaro il punto di arrivo quando iniziano un'opera


Non necessariamente il punto di arrivo, ma l'intento (creativo e comunicativo) necessariamente sì.

@Klaudiom
Tu scrivi:
mentre l'immagine rappresenti il frutto di ciò che l'autore comunica a se stesso una volta presa visione del proprio scatto reinterpretato tramite la post-produzione


Frase della quale fatico a comprendere il senso. O meglio, avrebbe senso solo se il fotografo che scatta fosse una persona diversa da quello che postproduce. O se ammettessimo che i fotografi hanno tutti personalità multiple (ipotesi affascinante, ma a mio avviso ardua da argomentare).

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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