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Ifotografi veramente bravi non fanno post-produzione


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avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:25    

io cambierei il titolo-i bravi fotografi fan postproduzione in modo che non si veda che è stata fatta ;-)

anche questo non è propriamente vero
artgalleryofballarat.com.au/wp-content/uploads/2017/04/7815_BIF_esigna

user158139
avatar
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:25    

Ma non è solo cambiata la tecnologia, l'ho già scritto in altri topic, si fanno stupide discussioni sul mezzo o la post quando bisogna guardarsi intorno perchè è la rete che ha cambiato tutto, è cambiata la percezione dell'immagine, chi osserva è cambiato, il modo in cui le immagini sono consumate è molto diverso dal passato.


Però è proprio la tecnologia, o meglio il suo utilizzo diffuso, ad aver cambiato tutto il resto.

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:26    

Concesso che tutti, o quasi, siamo d'accordo sul fsatto che post produrre non è reato, oltre che si è sempre fatto e che non si può pretendere che non si faccia. Sarebbe come impedire la libertà di espressione. Ma c'è un limite? Se si fotografa per se stessi e per guardarsi le foto da soli allora non c'è limite. Se si cerca un interlocutore, un pubblico, piccolo o grande che sia, allora secondo me il limite può stare nella credibilità di ciò che lo scatto rappresenta. Nel senso che, la fotografia si porta con sè l'anima della rappresentazione del reale (anche so non è proprio così), e chi ne usufruisce (lo spettatore) quello ha in mente. Per cui, la fotografia può essere post prodotta quanto si vuole ma deve mantenere la sua anima di rappresentazione del reale (o anche la sua mistificazione) e questo deve in parte trasmettere all'interlocutore. Altrimenti perde la sua credibilità. Si può anche farci di tutto allo scatto, ma oltre al limite che ho citato, quell'opera diventa altro, non più fotografia. Operazione pienamente lecita ovviamente e l'espressione artistica è piena di tali esempi

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:28    

Però è proprio la tecnologia, o meglio il suo utilizzo diffuso, ad aver cambiato tutto il resto.

si e no, diciamo che è la partenza, ma a cambiare è la possibilità di condivisione immediata dell'immagine.
Pensa ai così detti selfie, l'autoritratto è sempre esistito sia in pittura che in fotografia, avere il telefono a portata sicuramente è un incentivo a scattare, ma la vera rivoluzione è iniziata quando è diventato facile condividere.
La facilità di accesso al mezzo ha dato l'incentivo, ma solo quando la rete a reso tutto immediato si sono create dinamiche nuove, nuovi consumatori.
Parliamoci chiaro oggi una foto viene vista per 2 secondi e poi muore, scompare anche dalla rete, pensa alle storie di istagram.
E' li la vera rivoluzione, quello ha cambiato il modo di osservare, quello che è accettabile o no

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:33    

Quindi i lavori di David Lachapelle non sono fotografia. Non direi. C'e' un pubblico che ama questo tipo di fotografia ed e' ben consapevole dell'enorme lavoro che c'è tra gli scatti e l'immagine finale. Tutto fuorché invisibile. Se non si stabilisce il fruitore di fotografie di un certo tipo, non si può definire un limite alla PP.

“KAPA mica sviluppava e stampava ...”
Capa con la C

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:34    

Solo convertire un grezzo in un tiff è già post produzione. Ma forse quelli bravi scattano in jpeg.

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:36    

Ma forse quelli bravi scattano in jpeg.


Che è comunque una conversione del raw fatta dalla macchina... con parametri che puoi settare tu... parecchi parametri.

Ci sono persino i profili precaricati in alcune macchine con i nomi delle pellicole che dovrebbero imitare. MrGreen

user158139
avatar
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:37    

la vera rivoluzione è iniziata quando è diventato facile condividere

Tu vedi la rete come una tecnologia a sé stante, io vedo invece un sistema articolato di acquisizione e fruizione delle immagini digitali, ma credo abbiamo più o meno la stessa opinione.

Nel senso che, la fotografia si porta con sè l'anima della rappresentazione del reale (anche so non è proprio così), e chi ne usufruisce (lo spettatore) quello ha in mente.

Mah, questo mi sembra un concetto applicabile ad certe categorie di foto (matrimoni, reportages, family snapshots), ma già HCB non intendeva rappresentare il reale in senso lato ma un particolare istante con una particolare "visione" (ottica e concettuale) della realtà. E parliamo di parecchi decenni fa.

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:38    

@Gaga

www.strozzina.org/manipulatingreality/i_catalogo_mv.php

trovo l'articolo interessante.

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:43    

Ovvio. Com'è ovvio che anche con la pellicola, in funzione della scelta di uno o un altro tipo iniziavo a post produrre. Diciamo che quelli bravi forse sanno avvicinarsi molto di più in fase di scatto a ciò che vogliono ottenere e se sono bravi anche in post produzione non fanno di ogni scatto la ricerca del clamore a tutti i costi. Secondo me la prima regola fondamentale è che un elaborato fotografico deve sempre avere un suo equilibrio.

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:58    

La post produzione é parte integrante del proprio processo creativo che ha inizio con l'idea e prosegue sino a giungere ad un output scelto con consapevolezza e basato su ció che si vuole comunicare.
La frase che intitola il topic non puó averla pensata un fotografo di quelli "bravi". ;-)

avatarjunior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 14:59    

Ma che poi a me viene da fare una semplice domanda, tralasciando il fatto che un jpeg sia già post prodotto dalla macchina o che la stessa scelta di una tipologia di pellicola sia già di per se una PP, esiste o è esistito un fotografo famoso (non bravo, famoso!) di cui si ha certezza che non utilizzi o utilizzasse PP?

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 15:07    

@boustro
Mah, questo mi sembra un concetto applicabile ad certe categorie di foto (matrimoni, reportages, family snapshots), ma già HCB non intendeva rappresentare il reale in senso lato ma un particolare istante con una particolare "visione" (ottica e concettuale) della realtà. E parliamo di parecchi decenni fa.

E' un concetto applicabile a tutte le categorie fotografiche. HCB estrapolava attimi per lui signifivi di quello che lui vedeva e il suo pubblico ne percepisce come attimi reali.
Parlo di realtà percepita dallo spettatore. Sappiamo ovviamente tutti che il fotografo da una realtà sua di quello che vede, ma questo è un concetto assodato oramai. Forse sono concetti sottili ma dire semplicemente che anche un filtro è post produrre, scusatemi ma mi sembra banale.
@Enzillo
grazie. Me lo leggo con calmaSorriso

avatarsenior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 15:07    

esiste o è esistito un fotografo famoso (non bravo, famoso!) di cui si ha certezza che non utilizzi o utilizzasse PP?

Non saprei, l'origine della post produzione sembra risalire agli albori della fotografia:

"Il fatto che si elogi spesso la fotografia per essere veritiera, rivela un falso. Un decennio dopo che, intorno al 1845, Fox Talbot aveva incominciato a sostituire il dagherrotipo, un fotografo tedesco inventò la prima tecnica per ritoccare il negativo. Le sue due versioni di uno stesso ritratto, l'una ritoccata e l'altra no, stupirono la folla accorsa nell'Exposition Universelle de Paris nel 1855. L'annuncio che la macchina fotografica poteva “mentire” rese ancora più popolare il mezzo fotografico. Le conseguenze di questa “menzogna” furono molto importanti per la fotografia. Se un quadro falso (cioè un quadro con una attribuzione sbagliata), falsifica la storia dell'arte, una fotografia “falsa”(ovvero una fotografia ritoccata o ancora accompagnata da una falsa didascalia) falsifica la realtà."

La “menzogna” della fotografia - Giuseppe Santagata

avatarjunior
inviato il 07 Agosto 2018 ore 15:30    

"Il fatto che si elogi spesso la fotografia per essere veritiera, rivela un falso. Un decennio dopo che, intorno al 1845, Fox Talbot aveva incominciato a sostituire il dagherrotipo, un fotografo tedesco inventò la prima tecnica per ritoccare il negativo. Le sue due versioni di uno stesso ritratto, l'una ritoccata e l'altra no, stupirono la folla accorsa nell'Exposition Universelle de Paris nel 1855. L'annuncio che la macchina fotografica poteva “mentire” rese ancora più popolare il mezzo fotografico. Le conseguenze di questa “menzogna” furono molto importanti per la fotografia. Se un quadro falso (cioè un quadro con una attribuzione sbagliata), falsifica la storia dell'arte, una fotografia “falsa”(ovvero una fotografia ritoccata o ancora accompagnata da una falsa didascalia) falsifica la realtà."

Insomma stiamo portando avanti un discorso iniziato nel 1855!Eeeek!!!

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