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inviato il 18 Settembre 2018 ore 22:07
@Ettore Ho premesso alla mia critica la mia ignoranza rispetto alla camera oscura, ignoranza che inizia dal laboratorio da cui andavo a far sviluppare; gradirei quindi che mi esponessi queste differenze, altrimenti prendo per buono che non esistano. Rilancio: dal momento che quello che impressioni e sviluppi è una pellicola chemioluminescente, da scrivere con la luce, diventa scrivere con la chimica e quindi scrivi con la luce fin quando non arrivi ad impressionare un mezzo; a questo punto, che questo mezzo sia una pellicola chimica o un sensore elettronico, la differenza ontologica rimane la stessa. Continuando con quel discorso, potremmo anche dire che la fotografia come la intendi tu non è in realtà fotografia, perché la prima foto fatta non ha certo usato le stesse emulsioni in vendita negli ultimi anni. “ tanto mi tengo la mia visione e lascio agli altri la loro „ Questo purtroppo mi fa capire come le parole scritte sopra siano inutili: che tristezza non poter avere un confronto!  |
user90373
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inviato il 18 Settembre 2018 ore 22:28
@ Jack_96 Vede signor Jack_96, i confronti fra sistemi li faccio una sera si e una no, una sera sviluppo il chimico, l'altra il digitale, e ci vedo una certa differenza di percorso, detto questo la invito a metter le mani in pasta e vedrà che la tristezza le passerà, fino ad allora la lascio alla sue convinzioni teoriche tenendomi le mie, basate su fatti. IMHO. |
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inviato il 19 Settembre 2018 ore 10:26
Comunque, credo che la domanda iniziale sia indipendente dal sistema utilizzato (pellicola/digitale) e dal percorso e strumenti che prendiamo in mano per ottenere il prodotto finito; quella domanda va a toccare qualcosa che sta a monte e che riguarda l'onestà intellettuale di chi utilizza un mezzo fotografico. Mettiamola in termini estremi: si può modificare ciò che ha impressionato il negativo/sensore fino a stravolgere il significato di quell'immagine? - Si, se l'intento è quello di ottenere qualcosa di diverso dalla realtà inquadrata, e se quell'intento è in vario modo chiarito nella comunicazione che viene fatta tramite quell'immagine, o comunque vengono fornite le chiavi di lettura per poterlo comprendere attraverso un'osservazione non superficiale dell'opera. - No, se l'intento è quello di mentire punto e basta, cioè se falsifico ciò che ho inquadrato senza fornire all'osservatore le chiavi di lettura per giungere a comprendere quell'intento. C'è una diferenza ontologica notevole tra "inganno svelato" e "inganno per secondi fini (leggi: menzogna)", ma questi sono esattamente i due concetti che stanno alla base delle due risposte più sopra. Tra questi due esempi estremi c'è l'intera casistica della fotografia reale, quella per cui ci chiediamo, ad esempio, se sia lecito clonare il filo d'erba che disturba in una macro, senza aggiungere o togliere nulla al significato di quell'immagine, ma che non era materialmente possibile eliminare prima dello scatto senza far scappare il soggetto della foto. Personalmente ritengo più ingannevole il posatoio preparato ad arte, con uno sfondo posticcio, su cui viene forzato a posarsi l'insetto ancora infreddolito dalla temperatura notturna (o addirittura perché è stato tenuto nel frigorifero: accadono ancora anche queste cose), che però appare spesso come pratica "più lecita" perché non comnporta ritocchi al computer o in camera oscura. A rendere lecita o meno quella pratica (frigorifero escluso ) è l'intento del fotografo e la possibilità che quest'ultimo offre (o non offre) all'osservatore di rendersi conto di ciò che sta osservando. Tutto questo è, in definitiva, il succo di ciò che chiamiamo "contesto" della fotografia in questione. |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 6:38
La trasposizione: camera oscura - camera chiara stenta ancora ad essere metabolizzata, c'è niente da fare! Un po' come nell'ambito della progettazione CAD/CAS, dove alcuni ferrei nostalgici rimpiangono il caro vecchio tecnigrafo. A questo punto, che senso ha discuterne qui, quando lo si potrebbe fare mediante un comodissimo ed attuale telegrafo? |
user117231
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 7:02
..io farei con lettera e ceralacca. Qui la gente scambia puntini colorati.. con la vita reale. E si prende pure sul serio !!!!! |
user109536
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 7:14
Parole, parole e ancora parole, 5 pagine di considerazioni tutto sommato inutili perché non esiste alcun dilemma: chi vuol modificare modifichi pure, chi non lo vuol fare non lo faccia. Importante è solo fotografare e divertirsi a farlo. Auguro a tutti una bellissima giornata piena di foto con o senza PP. |
user117231
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 9:38
La PP è fondamentale. Senza PP due giorni...e di corsa dal vescicologo. |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 9:41
io credo che si debba utilizzare le possibilità offerte dalla tecnica, con serenità e in modo sincero. Cosa significa con serenità? Che se ho fotografato un paesaggio bellissimo, che mi emoziona e che vorrei avere come sfondo del PC, ma in mezzo c'è un qualsiasi elemento di disturbo (es. una persona che si sta infilando un dito nel naso, tanto per scherzare un po') lo tolgo...senza problemi. Con sincerità, invece, intendo di non utilizzare queste tecniche per far passare per mia bravura quello che non è. Ad esempio, clonare o aggiungere un cielo particolare ad uno scatto e poi vantarmi di essere riuscito a cogliere un attimo particolare, che in realtà non è mai esistito. Ritengo quindi che lo spartiacque tra ciò che è ammissibile e ciò che non lo è, debba essere valutato nel rapporto e nell'uso che viene fatto dell'immagine finale, più che nella definizione dell'intervento stesso. Questo per tutto ciò che va oltre l'indispensabile sviluppo del RAW e che interviene di solito sull'intera foto, ossia: WB, luminosità, contrasto, nitidezza, profilo colore. |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 9:52
“ Qui la gente scambia puntini colorati.. con la vita reale. „ pensa quando per la vita reale scambiavamo i microcristalli d'argento!?! |
user117231
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 9:53
Ma infatti... è da mo...da tanto...che siete fuori strada. |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 9:58
Questo tipo di discussioni (PP si PP no) è terribilmente noiosa. Almeno chiamiamola per quello che veramente è : Preferisco la Post Produzione oppure la Pre Produzione ? In altre parole la faccio io secondo la mia bravura e sensibilità in modo diverso per ogni singola foto oppure mi accontento di quella precotta inserita nel programma della macchina dagli ingegneri giapponesi ? Potete filosofeggiare quanto vi pare ( è lo sport preferito del forum) ma alla fine della fiera questo è. |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 10:17
Facciamo un parallelismo. Analogico/Digitale: Le caratteristiche di un rullino (Velvia, T-max ecc) corrispondono ai picture style delle macchine fotografiche, scatto e faccio stampare equivale a scattare in JPG, so quello che voglio, la macchina mi offre quello, se sono contento va bene così. Altrimenti, sviluppo e stampo/sviluppo il RAW, le cose vanno di pari passo. NESSUN metodo è sbagliato. Se mi piace il JPG, lo conosco so come ottenere il meglio, va bene scattare in JPG, diciamo quindi senza post produzione "attiva" altrimenti scatto in RAW. Ciao LC |
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 10:23
Per chi fosse interessato, io raschio via l'argento dalle vecchie pellicole e lo faccio rifondere, per poi farci anelli e collane, venduti a prezzi concorrenziali. MAX serietà, contattatemi mediante zufolo antisgamo. |
user117231
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 11:48
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user90373
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inviato il 20 Settembre 2018 ore 11:54
@ Caneca “ Per chi fosse interessato, io raschio via l'argento dalle vecchie pellicole e lo faccio rifondere, per poi farci anelli e collane, venduti a prezzi concorrenziali. MAX serietà, contattatemi mediante zufolo antisgamo. „ Tra i teatranti (attori) questo suo vien definito "spirito da patata lessa."! |
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