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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 14:25
Certo che si è capito! Non stiamo neanche snobbando il fotoreporter (dilettante o pro) che, con impegno e rischio personale, realizza e pubblica reportage belli da vedere e interessanti da leggere. Ce ne sono di bravissimi anche qui su Juza. Mi resta invece la sensazione che ci sia un po' di frustrazione da parte di chi ama e pratica il genere, nel non vedere premiata la fatica e il risultato, rispetto magari a foto con un contenuto estetico equivalente o superiore, prodotte in contesti meno avventurosi, come i viaggi di "pratica fotografica". Questa frustrazione però non viene meno etichettando, ma riflettendo sul fatto che un forum omnicomprensivo come questo necessariamente sia "di bocca buona". Ad esempio, non mi lamento se ci sono più applausi per foto di nudo chiaramente fatte in workshop organizzati, rispetto a quelle che faccio tutto da solo dopo mesi di corteggiamento. Parafrasando Humprey: "è il social, bellezza". |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 14:35
Per dare una risposta al quesito vorrei partire dalla definizione di reportage data dalla Treccani. Vale la pena leggerla, anche se lunga... www.treccani.it/enciclopedia/reportage_%28Enciclopedia-Italiana%29/ Alla luce di questo -che condivido pienamente- credo che non definirei un viaggio organizzato con un bravo fotografo un reportage, quanto piuttosto un "prodotto" improntato al consumo... Perché ogni gruppo, ad ogni viaggio, ripercorrerà le stesse cose e riprenderà gli stessi soggetti. L'identità personale e la visione soggettiva, e creativa, dei singoli andranno a perdersi nella standardizzazione a fini economici del percorso ideato dal soggetto promotore, cioè il fotografo master. Cosa peraltro più che legittima, anche lui dovrà pur campare... Tanto per citare il primo che mi viene in mente: francescoalesi.com Questi per me sono esempi di reportage. Belli? Brutti? Soggettivo, ma comunque unici... |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 14:51
“ ripercorrerà le stesse cose e riprenderà gli stessi soggetti „ E uno dei punti più discussi, a me sembra improbabile per tanti motivi già detti. In ogni caso, alla fine il partecipante avrà un suo reportage, un suo racconto. Bello? Brutto? Non è che chi parte da solo o chi fa un reportage a Villa Borghese da solo automaticamente ha un prodotto migliore. Immagino che un fotoreport professionista e strapagato difficilmente si metterà in un viaggio organizzato, o forse si se vogliamo chiamare viaggio organizzato il week embedded nelle forze italiane in Libano o al fronte in Libia. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 14:52
@ArinZ la definizione della Treccani, non è lunga:“ immagini, in genere collegate secondo un'organizzazione di idee espressiva di una visione personale dell'autore sull'argomento trattato, sia esso un fatto di cronaca o una ricerca a più ampio respiro su un tema qualunque. L'elemento caratterizzante il r. è quindi la concatenazione di più immagini, riprese singolarmente in maniera analitica „ . FINE. Tutto qui, meno di tre righe. Il resto della pagina della Treccani che citi, è la lunga la storia del reportage. La definizione, invece, è chiara e molto molto ampia. Nei thread che invece si ripresentano periodicamente sul forum, si confonde l'oggetto (il reportage) con il suo valore (unicità, innovazione, ampiezza di interesse, stile comunicativo...). Nessuno ha mai detto che un viaggio QUALUNQUE con un bravo fotografo QUALUNQUE ti fa tornare con un reportage. Ad esempio, io l'ho fatto e sono tornato con dei nudi, non con un reportage. Però, se il tema del viaggio è il reportage e il fotografo che ti accompagna ti insegna a fare reportage perchè è bravo e riconosciuto in quella specialità, quello che avrai al ritorno sarà un reportage per forza! (a meno che il fotografo sia un ciarlatano o tu un pippa di fotografo). Il risultato prodotto, pur di scarso valore giornalistico, sempre reportage resta (vedi def. Treccani)! Tutta questa discussione in realtà è un'acrobazia retorica. Il tema: "Quelli non sono reportage. Reportage è ben altro", nasconde: "io faccio reportage interessanti, mi ci spezzo la schiena, vinco dei premi, e qui nessuno se ne accorge, mentre quelli che tornano con reportage precotto beccano tanti like. Mi spiegate perchè?". Il gioco delle etichette serve solo a smarcare questa che è la vera domanda. Secondo te, Francesco Alesi, se mettesse un paio di foto qui su Jphoto, prenderebbe una paccata di like? Ne dubito. JuzaPhoto non è neanche strutturato per ricevere reportage (da definizione Treccani). Le gallerie sono lo strumento più simile al contenitore per un reportage, ma per scorrerle agevolmente in modo "unitario" devi fare un giro dell'oca passando dal profilo del'autore e poi rientrando nella galleria. JuzaPhoto, favorisce le foto singole e ci sono ragioni per questa scelta (performance in primis), come mi disse tempo fa Juza quando gli chiesi se poteva dare maggiore evidenza alle gallerie proprio per mostrare le foto in modo più unitario, secondo progetti. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 14:59
Uno degli altri temi discussi e la messa in posa. Nel reportage che cita ArinZ c'è una intera sezione di soldati messi in posa a cui è stato chiesto di mettere appesa un libro o rivista. Niente attimi rubati quindi. Per me questo è reportage, per altri è ritrattistica. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 15:02
Appunto Come dice la Treccani, il reportage può essere su un fatto di cronaca OPPURE “ una ricerca a più ampio respiro su un tema qualunque „ . Se non è cronaca, e vuoi mostrare la bellezza di un popolo e le loro arti (come dichiara Bergamini), non è rilevante se il pescatore sta in posa e ti mostra come lancia la rete in buone condizione di luce. Mica gli chiedi di saldare un circuito integrato per mostrare come i pescatori cinesi sono diventati costruttori di cellulari (sarebbe falso). Se i reportage fossero solo cronaca, quelli sui Mamuthones di Mamoiada, ad esempio, sarebbero tutti da buttare nel cesso...o qualcuno davvero pensa che i sardi vadano in giro vestiti in quel modo tutto l'anno. Certe volte, più che le etichette, mi sembra che manchi il buon senso. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:09
@Moto concordo con te, non credo che quelle di Alesi siano foto per prendere like, e dubito che ne prenderebbero... Però non ho ben capito il resto del tuo discorso [a parte la precisazione sulla parte di definizione e la parte di sviluppo storico del link a me postato] . E' come se stessi alludendo al fatto che qualcuno vorrebbe "declassare" certe raccolte fotografiche altrui (non chiamiamole reportage! ) al fine di evidenziare la bellezza e/o veridicità e/o caratura superiore dei propri reportage! (stavolta si!) Ho capito bene? Ma se cosi fosse, devi pur riferirti a qualcuno... o a precedenti discussioni, se parliamo di questo forum, e sinceramente il discorso esula dalle mie conoscenze. Partiamo dal presupposto che anche un cesso di foto ha una sua ragione di esistere per colui che la scatta, che poi è libero di gettarla, al giorno d'oggi facilmente quanto l'ha scattata, oppure di conservarla come una reliquia a testimonianza di quel momento immortalato che per lui ha valenza. Se prendiamo questo assunto per buono ogni situazione, e gli scatti che un signor nessuno ne riporta, ha un suo senso e una sua dimensione considerabile un "reportage" Concludo proponendo un punto di vista ulteriore: qui siamo in un forum di fotografia e chi più chi meno siamo appassionati e coinvolti dall'argomento, dalla tecnica, dalle implicazioni. Ma se ognuno di noi provasse a chiedere ad un conoscente, ad un collega di lavoro, ad un familiare non coinvolto nella passione fotografica cosa pensa che sia un reportage io sono certo che avremmo risposte molto più concise ma sopratutto molto molto distanti dalle foto fatte durante un tour a pagamento. Nell'immaginario collettivo dei non cultori della fotografia il reportage è tipicamente quello da teatri di scontro, dalle zone in mano alla criminalità, da luoghi di catastrofi naturali e via dicendo. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:23
Arinz, il concetto è quello. Alesi lo conoscevo ed è molto bravo. Purtroppo penso che in molti per reportage intende altro dove tutto si concentra sulla bella foto (reportage di viaggio/turistico) e non sul racconto. Ne ho già parlato in un'altra discussione riguardo l'importanza della selezione delle immagini che formano il racconto (che spesso l'amatore sottovaluta o non ne ha minimamente l'idea) che non si basa in merito alle foto più belle del viaggio ma su ben altro. Il link di Alesi da te postato rende perfettamente l'idea di ciò che intendo racconto/selezione immagini. |
user90373
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:32
E' possibile "raccontare" un luogo senza dover fare del "reportage"? Credo di si ma, leggendo lo svolgimento del thread, non ne sono sicuro. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:33
Non prenderei a riferimento la casalinga di Voghera, altrimenti avremmo sgradite sorprese in ambito fotografico. La selezione è parte fondamentale di ogni narrazione, credo sia ovvio, magari sottovalutato. Reportage vuol dire un sacco di cose, pure un servizio matrimoniale potrebbe addirittura diventare un reportage, magari più o meno riuscito. Tutto dipende dalla costruzione dell'album da parte del fotografo. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:52
E' possibile "raccontare" un luogo senza dover fare del "reportage"? Nel momento che lo fai è già un reportage (di solito dalle 12/15 foto circa) |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 16:55
“ Alesi lo conoscevo ed è molto bravo „ Alesi non è un fotografo ma un giornalista "bravo" che racconta storie, fatti, situazioni tramite foto; per le lui le foto valgono non per le loro astratte qualità estetiche o tecniche ma in quanto sono funzionali, nella loro sequenza, al racconto che intende fare. Ovviamente, fa anche belle foto, ma non è quello il suo obbiettivo. Fa il Reportage con la R maiuscola, qualcosa distante anni luce "dalla fumatrici di sigaro cubane" (così sono sicuro di non offendere nessuno, perché ultimamente non ho visto in giro foto di questo tipo, e comunque sono foto che anch'io ho scattato), che sono al massimo un simpatico souvenir. |
user90373
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 17:04
@ Vincenzo Virus Forse ho usato un termine improprio, ho scritto "raccontare" intendendo mostrare ciò che mi è parso di "avvertire" visitando un dato luogo. Succede che siano proprio il momento e l'ambito a suggerire la ripresa senza che ci sia una precisa predeterminazione. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 17:28
"pure un servizio matrimoniale potrebbe addirittura diventare un reportage" Si. L'ho fatto al matrimonio di mio fratello. Nessuno sapeva le mie intenzioni compreso gli sposi. Guardare l'album fotografico "ufficiale" del matrimonio e il mio libro reportage dove non esistono pose è fantastico ed è stato molto apprezzato proprio dal fotografo della cerimonia. L'ho analizzato attentamente e ho notato che molte cose mi son sfuggite.Sicuramente la mia ignoranza totale sulle cerimonie mi ha svantaggiato...peccato non si possa ripetere. Avevo colto l'occasione per un mio esperimento personale anche ben riusciuto (nonostante le pecche inevitabili) raccolto in un bel libro medio formato e regalato agli sposi. Adesso ho visto che questo tipo di lavoro è molto richiesto. |
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inviato il 16 Febbraio 2018 ore 17:57
Quindi dipende dalla costruzione non dall'occasione, questo il senso. |
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