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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 15:28
Scusa Puma, ma si sa da parecchio tempo che gran parte delle foto di HCB erano più pensate e costruite che "rubate alla strada", anche se a lui piaceva farcelo credere; una di queste è proprio la foto che hai postato Esatto, non confondiamo l'immagine dell'autore con la realtà del suo lavoro. La foto del ciclista è palesemente composta in anticipo con l'intenzione di beccare quache elemento che passasse nel campo inquadrato. Poi questa balzana dell'arte, sì parlo in generale in questo caso, come atto creativo seminale privo quasi di pensiero... ma sarà ora di superarla in quanto fuffa nel 99% dei casi? |
user90373
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 15:30
“ Scusa Puma, ma si sa da parecchio tempo che gran parte delle foto di HCB erano più pensate e costruite che "rubate alla strada", anche se a lui piaceva farcelo credere; una di queste è proprio la foto che hai postato „ Hazz.... Vuoi vedere che son rimasto l'unico a lasciar che lo scatto pensi e costruisca per me. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 16:09
Tra l'altro, se è vera l'affermazione attribuita a HCB secondo cui si diventerebbe fotografi dopo non meno di 10.000 scatti (la forma corretta non la ricordo, ma suonava più o meno così), viene da pensare che lui se ne infischiasse dei 36 fotogrammi di un misero rullino, ma girasse con un'intera bandoliera a tracolla, da svuotare in giornata e riempire di nuovi rullini il giorno dopo; il ché dimostrerebbe la sostanziale infondatezza del fatto per cui il gran numero di scatti sia appannaggio del digitale, bastava poterselo permettere e lo si faceva anche con la pellicola. HCB poteva permetterselo, non erano certo i soldi che gli mancavano. Però qui c'è anche la dimostrazione del fatto che molti più scatti non vuol dire necessariamente un atteggiamento compulsivo e poco riflessivo: nel suo caso era probabilmente una procedura necessaria e finalizzata alla sua ricerca dell'immagine ottimale, ma partiva sempre da un'idea che stava a monte. Indubbiamente, però, iniziare immediatamente con uno strumento che facilita enormemente queste procedure (la fotocamera digitale), senza avere alle spalle quel minimo di fatica della vecchia gavetta, può di fatto impedire lo sviluppo di un "pensiero fotografico" |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 16:39
Indubbiamente, però, iniziare immediatamente con uno strumento che facilita enormemente queste procedure (la fotocamera digitale), senza avere alle spalle quel minimo di fatica della vecchia gavetta, può di fatto impedire lo sviluppo di un "pensiero fotografico" Eccolo qui il punto focale. La potenza è nulla senza controllo. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:06
Bresson non usava mettere in posa i suoi personaggi ma preferiva fotografarli nei momenti più inaspettati per cogliere la loro naturalezza. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:08
“ Però qui c'è anche la dimostrazione del fatto che molti più scatti non vuol dire necessariamente un atteggiamento compulsivo e poco riflessivo: nel suo caso era probabilmente una procedura necessaria e finalizzata alla sua ricerca dell'immagine ottimale, ma partiva sempre da un'idea che stava a monte. „ Certo. Anche se sei bravo hai più possibilità di fare centro tirando più freccette. Poi appunto se sei capace avrai percentuali migliori. E soprattutto saprai verso quale centro tirare. Ma continuiamo a discutere del nulla in quanto ripeto, non ci può essere un confronto diretto tra quello che gli amatori pubblicano adesso e quello che pubblicavano prima visto che "prima" non pubblicavano niente o neanche fotografavano. La cultura fotografica peggiora? Il 95% dei fotografi che conosco li ho scoperti direttamente o indirettamente grazie ad internet. I libri fotografici che ho a casa gli ho comprati quasi tutti da amazon... In compenso le foto amatoriali che ho da bambino fatte dai miei genitori... sono poche, brutte (e non solo per il soggetto), e di qualità pessima. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:11
1) si. Essendo i due approcci inevitabilmente differenti. 2) si. perchè sono due mondi diversi, ma anche due persone diverse, l'io di ieri e l'io di oggi. 3) questa sembra una domanda in cui ciascuno porta la sua esperienza ma a mio parere non è così. Essere sempre sè stessi passando da un sistema all'altro significa essere privi di sensibilità, cosa impossibile da farsi totalmente. La fotografia è un insieme di cose, in cui il fotografo, il soggetto, l'attrazzatura, l'ambiente, il periodo storico, il vissuto personale, il luogo, ecc... sono gli ingredienti di una ricetta che danno il risultato finale. Ma non è che lo dico io, è scienza. Il metodo scientifico prevede le stesse condizioni in cui ripetere un determinato esperimento, altrimenti non è metodo scientifico. E il metodo scientifico infatti è stato contestato proprio per l'assunto che non è possibile MAI ottenere le stesse condizioni. Quindi puoi immaginarti come in fotografia si possa mantenere lo stesso MODUS passando da un sistema all'altro. Nel buddhismo è definito karma. Ogni persona ha un suo karma, l'Italia ha un suo Karma, un certo modello di fotocamera ha un suo karma. Il Karma, sintetizzando, è "La forma" ma non la forma esterna, è una sorta di contenitore che dà una forma spirituale. Ciò che vi è contenuto dentro assume per forza di cose una determinata forma. Così avrai un approccio differente è inevitabile. Coloro che hanno approcci univoci a mio parere sono poco sensibili al mezzo. Non che sia necessariamente un difetto questa scarsa sensibilità, ma è molto strana, è come se si fosse talmente scafati da seguire la propria intenzionalità senza guardare in faccia a nessuno. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:11
Non facciamo lite su Bresson, è prassi trovare un luogo che funziona e dove presumibilmente succederà qualcosa e aspettare l'avvenimento. Ma indipendentemente dall'attimo colto o dall'attimo creato questo è un genere in cui il digitale ha facilitato, è possibile fare più tentativi a spese più ridotte, ma è un genere che ha anche perso qualcosa secondo me. Il motivo è che spesso si è rimasti all'attimo senza aver aggiunto nulla, secondo me ora che è più facile è necessario mettere qualcos'altro, mettere un racconto che funzioni o qualcosa del fotografo o prendere un'altra strada |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:13
Il Karma, sintetizzando, è "La forma" ma non la forma esterna, è una sorta di contenitore che dù una forma spirituale. Ehm, no. Ma proprio nemmeno alla lontana. Il resto del tuo discorso lo condivido, ma il termine in questo caso non centra un belino. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:14
dimmi cosa è per te il karma allora, vediamo se ci si può mettere daccordo. cit. “ Nella terminologia religiosa e filosofica indiana, il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, in quanto determina una diversa rinascita nella gerarchia degli esseri e un diverso destino nel corso della susseguente vita. „ Solo che no so se parlo con un buddhista oppure no... perchè se non lo sei ci sarebbe un cappello molto lungo da fare... |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:20
un po' OT, ma letteralmente è traducibile con atto, azione o termine simile e più in generale è il sistema di azione/reazione che determina il grado di crescita o "decrescita" dell'individuo nel ciclo di rinascite. Inteso come "forma", a meno di intendere la forma finale di rinascita che le proprie azioni determinano... non vedo connessioni. al di là poi del fatto che sia un concetto prima hinduista e poi trasportato nel buddhismo, ma questo è un altro discorso. No, non buddhista, ma mi sono laureato sulla religione e la filosofia dell'estremo oriente e ci ho fatto un po' di esami su questa roba. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 17:30
Nel buddhismo quanto di più evidente è apparenza, ogni essere indviduato è in realtà qualcosa di irreale che la nostra manifestazione necessità di rendere identificato ma l'"insieme" è più vicino alla realtà piuttosto che il singolo. Ogni singolo, è frutto del proprio trascorso, che dura da eoni trasformandosi in continuazione (samsara), e ogni volta si manifesta in modo evidente avendo con sè un certo Karma. Il Karma quindi non è l'essenza della verità ma è il contenitore che muove il tuo agire, che è determinato dalla tua volontà, volontà non casuale ma dipendente dal karma in cui ti trovi. Conseguentemente ogni essere agisce in base alla propria forma (il Karma appunto) che è descritto come "atto" per l'effetto, ma è del tutto "forma" nella causa, ovvero non faresti quell'azione se tu non avessi quella forma, quindi il karma è atto solo nella manifestazione, ma se vuoi guardarlo senza sotterfugi vedi che è forma. ti faccio un esempio. Il leone caccia la zebra non perchè abbia la "volontà" di cacciarla, (l'atto del karma), ma perchè ha la forma del leone, quella adatta a fare quella azione. Quindi l'atto è solo l'effetto della forma. Il Karma è atto nella sua manifestazione ma è forma nella sua essenza. chiedo scusa per l'ot. |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 19:41
“ 3) Chi, come me, mantiene il vecchio provando anche il nuovo, riesce a passar da un sistema all'altro senza modificarsi nel “modus”? „ Io trovo che il cuore del Post sia proprio qui .....spesso mi riprometto di comprare un corpo digitale almeno per il colore da usare con le mie ottiche, spazio da Fuji (che poi scarto per il sensore APS-C) arrivando a Canon EOS passando inevitabilmente per Sony, ma poi mi chiedo se ne vale la pena per il poco colore che faccio all'anno (10 rulli anno al massimo) che significa aumentare l'attrezzatura (secondo o terzo corpo macchina, batterie, carica batterie, ecc) e organizzare un nuovo archivio? O come integrare il mio archivio già organizzato per rulli sviluppati, numerati, e provini a contatto pure numerati, oggetto e dati tecnici di base riportati in un foglio Word anno per anno ....mi perdo nei pensieri, guardo quanto devo spendere ed ordino 5 rulli di Provia 400 rimandando il problema e la decisione ........le diapositive sono a parte e non si discutono come anche il Bianco e Nero |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 22:04
" c'è anche chi usa sistemi ibridi scattando a pellicola e poi digitalizzando e lavorando l'immagine digitale, non ha senso porsi limiti e essere chiusi porta solo a stagnazione " Questo è stato l'inizio della digitalizzazione della fotogragia, quando si parlava di dpi degli scanner ... Son vecchio |
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inviato il 24 Ottobre 2017 ore 22:19
@Giubbe ho già scritto che io digitalizzo normalmente i miei negativi per archiviare e per condividere su internet, poi stampo dal negativo in CO, ma mi è capitato anche di stampare il file in maniera digitale, ma anche di far stampare il file con un ingranditore e bacinelle. Comunque le riviste digitalizzavano pellicola è Diapositive già decenni prima del digitale |
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