user90373
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 8:42
Vedo una scena, scatto ed ho una aspettativa. La macchina esegue e dà un risultato. Quando aspettativa e risultato son molto distanti una dall'altro, si cercano i rimedi per far si che coincidano. Ora mi ripeto, in primis è necessario conoscere e riconoscere i limiti, vuoi della macchina che quelli intrinsechi alla fotografia, e far di necessità virtù. Dopo aver preso conoscenza di ciò ognuno è libero di esprimersi come vuole, anche forzando le sottili barriere che separano il "risultato oggettivo" dalla "visione soggettiva". |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 8:44
Cosa c'entra il tecnico Nikon?! Sei tu che conosci il mezzo e se sai utilizzarlo al meglio, l'occhio della macchina diventa L'OCCHIO DEL FOTOGRAFO. Sul senso della SOTTRAZIONE basta visitare la gallery Editor's Pick dove il 99% delle composizioni sono proprio "per sottrazione". |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 8:46
Credo che Ettore abbia chiuso il discorso anche senza citare direttamente la parola che comunque è sottintesa nel suo intervento: consapevolezza |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 8:54
“ Cosa c'entra il tecnico Nikon?! Sei tu che conosci il mezzo e se sai utilizzarlo al meglio, l'occhio della macchina diventa L'OCCHIO DEL FOTOGRAFO „ Il tuo ragionamento è valido o non lo è indipendentemente dal supporto analogico o digitale, ma allora perché smazzarsi tanto in camera oscura anziché lasciar fare tutto in automatico dal laboratorio sotto casa? Non sarà che i personaggi come Ansel Adams, che pure realizzavano in stampa versioni mooooolto differenti a partire dal medesimo scatto, in realtà non sapessero previsualizzare un'immagine? Perché è esattamente questo pensiero che viene fuori dai tuoi discorsi, anche se forse non lo esprimi in modo diretto per una forma di timore reverenziale nei confronti di uno che è considerato tra i mostri sacri della fotografia? Ciascuno ha, da sempre, un proprio modo di interpretare la realtà, Adams aveva il suo: se credi realmente nelle affermazioni che fai, allora ammetti onestamente che lo consideri un "taroccatore" |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 9:07
Io "sono" Cartier Bresson |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 9:09
Vedi Puma, i tuoi discorsi non sono affatto lineari; da un lato ti schieri a paladino assoluto del fatto che la Fotografia finisca al momento dello scatto, poi, quando ti trovi di fronte all'evidenza che comunque quello scatto, volere o volare, deve essere sviluppato, postprodotto o che altro, allora sembri accettare una post che (a tuo discutibile parere, come evidenziato da Commissario) non alteri la realtà o sia comunque credibile. Scegli: o rimani il paladino dello scatto come operazione conclusa, o ammetti entrambe le procedure come corrette (e quindi come legittima possibilità di scelta da parte del fotografo). A quel punto rimarranno gli errori e gli eccessi, ma questa è un'altra storia. E ci sta con tutte le scarpe anche una predilezione personale per un metodo piuttosto che per l'altro; per il supporto analogico piuttosto che digitale ecc. Poi è anche vero che I_Felix è un provocatore nato e già i titoli delle sue discussioni preludono a crociate e intifade epocali (gattaccio della malora ) |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 9:40
“ " Benefici" Parliamo della stessa persona??Eeeek!!!Eeeek!!!Eeeek!!! „ Intendevo scrivere, e ho scritto, "Benedusi", ma il maledetto correttore automatico non lo conosce (per sua fortuna ). Ora l'ho corretto. |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 9:44
“ Io "sono" Cartier Bresson „ Un tantino attempato |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 9:55
“ Non sarà che i personaggi come Ansel Adams, che pure realizzavano in stampa versioni mooooolto differenti a partire dal medesimo scatto, in realtà non sapessero previsualizzare un'immagine? „ La differenza fondamentale, che ho più volte evidenziato ma sulla quale vedo che sorvolate, è che in camera oscura quello che fai non puoi farlo procedendo per tentativi, potendo annullare certe operazioni, visualizzando mano a mano il risultato, ecc. per poi, solo alla fine mandare in stampa. Al contrario tutto deve essere fatto senza vedere in tempo reale il risultato di quello che fai. Solo alla fine vedrai il risultato e se hai sbagliato nont i resta altro che ricominciare (sprecando tempo e soldi). Se queto vi pare poco.... e se questo non denota il dovere acquisire una manualità e una conoscenza di alto livello. Provate a prndere una persona qualunque, mettetela davanti a un PC, spiegatele i comandi fondamentali di Photoshop e dategli una foto da smanettare; probabilmente sarà in grado di tirare fuori qualcosa, insomma, gusti apparte (magari esagererà con qualche regolazione) riuscirà ad elaborare la foto (curve, contrasto, saturazione, luci-ombre, ecc.). Ora prendete la stessa persona, dategli altrettante istruzioni su come operare in camera oscura e vediamo che combina. Per me le difficoltà e la necessità di perizia tecnica nonché l'irripetibilità delle azioni svolte e l'impossibilità di fare un passo indietro hanno un enorme valore, valore che si ripercuote sul prodotto finale (ho fatto mille volte l'esempio della scultura ricavata con martello e scalpello da un pezzo di marmo e la medesima scultura ricavata con un tornio a controolo numerico o stampante 3D). Motivo per cui reputo di valore una stampa realizzata a mano e di poco o nullo valore una foto digitale elaborata al PC (anche se imparare a usare i software per fotografia è altrettanto difficile, ma, RIPETO, poi la strada è tutta in discesa). |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 10:00
io sono paladino dello scatto, dato che LA CREAZIONE DELLA FOTO é in quel preciso istante che ci troviamo in quel determinato luogo. Il 1000esimo di secondo giusto, l'esposizione e la pdc ideale per la composizione fotografica che vafo a scattare chiude il cerchio di come si fa una fotografia. Stamparla, editarla, ritoccarla, tagliarla, non fanno parte dell'attimo rubato. Sono post processing che potranno solo ALTERARE quanto da me fotografato. E qui casca l'asino: se sono stato CAPACE, non c'é bisogno di nessun ritocco alla foto e la NATURALEZZA dello scatto sará più EMOZIONANTE di qualsiasi foto taroccata. Come ho detto prima però, se proprio devo digerire la PP, utilizziamola in modo intelligente, non invasiva, con mano leggera e con rispetto per la realtá, rendendo lo scatto meno artefatto e più verosimile possibile. Nel caso del "Profondo Gold a Venezia" di Felix, lo scatto al naturale era palesemente errato lato espisizione ma buono come composizione. Con una pellicola come la Portra 400 di Kodak e la giusta cura "esposimetrica", magari facendo un paio di scatti, sarebbe uscita fuori una foto SPLENDIDA. |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 10:05
Diebu, il tuo discorso può essere condiviso o meno, ma ha una logica innegabile, che poi è la stessa che viene (o forse sarebbe meglio scrivere "veniva") applicata da quegli insegnanti che ti fanno iniziare con lo strumento più difficile per farti provare gli altri solo quando ti sei impadronito della tecnica e costruito un minimo di esperienza (approccio didattico che condivido appieno). Qui però si discute di aspetti che sfociano nella "filosofia" di lavoro e che implicano scelte, a mio avviso, solo apparentemente contrastanti; aspetti filosofici che spesso vengono messi in discussione indipendentemente dal mezzo utilizzato perché, a ben vedere, ricalcano la vecchia diatriba Dias vs. Camera oscura |
user90373
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 10:13
@ Diebu Sulla figura del fotografo>svilupatore>stampatore si potrebbe aprire un altro 3D (chi lo vorrà, potrà farlo). Ora, come allora, possono essere figure separate oppure è necessario essere come la la trinità? Scatto, sviluppo e stampa richiedono le stesse competenze oppure meglio occuparsi di ciò che ci è più congeniale? Le domande possono esser tante, temo solo le risposte, ma non qua . |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 10:15
Puma, capisco il tuo punto di vista, ma HCB, che pure si fermava personalmente allo scatto, si appoggiava ad uno stampatore di fiducia; credi che le sue immagini sarebbero identiche se avesse cambiato continuamente stampatore? Oltre tutto, osservando parecchie sue foto, e sapendo come lavoravano le pellicole BN, ho seri dubbi a credere che le situazioni d'illuminazione creassero veramente quel chiaroscuro, specialmente sulle ombre; ne deduco che, pur non eseguendo di persona la postproduzione dell'epoca, le sue indicazioni in merito guidassero lo stampatore anche oltre la realtà così come era apparsa al suo occhio o a quello della fotocamera. Insomma, io credo che anche a personaggi come HCB vada riconosciuta una volontà "interpretativa", e non solo documentale, che poteva trovare piena applicazione solo in fase di stampa |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 10:56
La volontá interpretativa quando é RISPETTOSA é ben accetta. I mari neri (o gialli ) e gli alberi viola ( come in uno scatto-provocazione a Peschiera nella mia fotogallery ) sono TAROCCATE DI BASSA LEGA che niente hanno a che vedere con La Fotografia. |
|
|
inviato il 22 Settembre 2017 ore 11:07
I fotografi che s'improvvisano pittori con un pad e Photoshop non hanno ben capito cosa sia la passione per La Fotografia. Questo é IL SUCCO del mio pensiero. | |

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |