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una foto "difficile" ha più meriti ?


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  4. » una foto "difficile" ha pi&ugr...





avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 10:18    

Però è anche una questione di abitudine (o disabitudine); la continua decontestualizzazione con cui la Rete, e non solo, ci presenta qualunque categoria di immagini, non può stimolare alcun tipo di giudizio se non quello puramente estetico.
Se prendiamo ad esempio le icone russe del '400 o le madonne dipinte dai pittori rinascimentali, sono infarcite di elementi simbolici solo apparentemente dissimulati all'interno dei normali schemi figurativi; all'epoca, chiunque osservasse quelle opere conosceva perfettamente quei simboli ed era perciò in grado di contestualizzare quell'opera anche senza didascalie (quelle si che avrebbe fatto fatica a comprenderle, dato il livello di analfabetismo dell'epoca): chi saprebbe dire, oggi, cosa rappresenta il sandalo che cade dal piede del Gesù bambino in braccio alla Madonna? O ancora, quando Leonardo dipingeva una Madonna, le sistemava i capelli in un'acconciatura che mai e poi mai avrebbe utilizzato per un normale ritratto di qualche nobildonna, perchè quell'acconciatura era un simbolo "universale" di riconoscimento della Madre di Cristo, appunto.
La fotografia, a meno di lavorare sempre in studio con scene costruite ad arte, non può utilizzare questo tipo di simbolismi per farci capire di che cosa sta parlando; da qui nasce la diatriba sull'importanza del contesto (diatriba perché, anche qui sul forum, origina incontri/scontri a intervalli regolari) per poter valutare un'opera in modo completo.
Ciò non toglie che la valutazione mantiene pur sempre anche elementi di soggettività, per cui è normale che ci sia chi non ha interesse a spingersi oltre l'aspetto estetico e l'impatto evocativo.
Il problema, semmai, è far convivere e accontentare entrambe le tipologie di osservatori, e in questo, effettivamente, non vedo alternativa al dichiarare in didascalia quelle notizie che permettano di ricostruire un contesto alle nostre immagini

avatarjunior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 10:45    

Ok @Daniele Ferrari tutto chiaro il tuo commento ma io avevo più volte sollecitato un altro aspetto relativo al giudizio che diamo delle foto., ovvero "una foto che è stato difficile ottenere merita un giudizio più positivo ? "
Quando dico difficile mi riferisco a moltissimi aspetti , dalle difficoltà logistiche, al luogo, alle situazioni più disparate che è superfluo indicare. .
E come la mettiamo con foto di cui sappiamo niente ? In poche parole se ci limitiamo al puro aspetto estetico anche una foto in studio ha gli stessi meriti ma così non vale , e allora ? Ci affidiamo a informazioni fornite dal fotografo ? Anche qui gli lasciamo in mano tutte le armi per fornirci dati che aumentano i suoi meriti.

Voglio precisare ancora una volta che non parlo di foto naturalistiche che sono oggetto di un altro thread da cui ho preso spunto .

Mi pare inutile prendere ancora una volta esempio da due mie foto che ho già citato , quella sul ponte tibetano sul fiume Indo in Pakistan, e una foto nella foresta amazzonica in Ecuador.Sono più belle perché difficili da ottenere ? ... oppure forse sono brutte e rimangono brutte ? MrGreen

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 11:01    

Da un punto di vista estetico, non credo che la difficoltà in sé renda l'immagine meno bella, però è indubbio che senza superare certe difficoltà di realizzazione in studio, Philippe Halsman non avrebbe potuto scattare la famosa foto "Dalì Atomicus";
www.delmutolo.com/forum/img_upload/foto1303050433307771.jpg
quindi credo che ci siano situazioni in cui la difficoltà fa parte del gioco, e perciò anche della valutazione.

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 18:01    

Non sono d'accordo sul fatto che il fotografo debba dare spiegazioni "dettagliate" di come sia stata realizzata la foto, infatti di Halsman (per quel che io sappia) delle foto con il maestro Dalì non accennò che diavoleria misero in atto per realizzarle(considerando che all'epoca photoshop non esisteva!!!). Ho usato il plurale perchè son convinto che Dalì non si limitò solo come modello.

"Almeno una volta all'anno ci incontravamo per giocare ad un gioco esilarante: creare immagini che non esistono, se non nella nostra immaginazione. Ogni volta che avevo bisogno di un soggetto straordinario per una delle mie pazze idee, Dalì si metteva gentilmente a mia disposizone. Ogni volta che Dalì immaginava una fotografia così strana da sembrare impossibile da realizzare, io trovavo una soluzione per realizzarla".


avatarjunior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 18:07    

Non ho mai scritto che il fotografo "debba" dare spiegazioni , ho solo detto che se si hanno informazioni (vere e non gonfiate) il giudizio può (potrebbe ) cambiare

avatarsenior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 19:02    

Non mi riferivo a te ma in generaleMrGreen


avatarjunior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 22:34    

La comunicazione per immagini (si va quindi dai graffiti preistorici a YouTube, passando per pittura, scultura, fotografia, cinema televisione.......) esiste per tre ragioni, che possono essere indipendenti o congiunte a seconda di chi la produce e dei suoi scopi:
1) la necessità, utilità o semplice volontà di fornire informazioni (immagini documentarie)
2) l'intenzione di coinvolgere od intrattenere il prossimo (immagini intrattenitive)
3) l'intenzione di mostrare qualcosa di sè (maestria, emozioni, opinioni) (immagini espressivistiche)

Le circostanze in cui si scatta una foto non hanno alcuna influenza sul suo valore e significato di essa. Infatti fotografare significa inquadrare una scena escludendo - ovviamente - dall'inquadratura tutto quanto sta fuori dai suoi margini. Si tratta di ritagliare la realtà appunto per potersi concentrare sul soggetto.
Se per qualcuno le circostanze più o meno estreme (ma sempre escluse dall'immagine) dello scatto costituiscono un valore, sarà solo perché sarà venuto a conoscenza di esse attraverso informazioni EXTRAFOTOGRAFICHE che lo hanno poco o tanto suggestionato (ad esempio il racconto dell'autore, il quale certo fotografa per la ragione nr.3)), cosa che invece non dovrebbe alterare minimamente significati e contenuti dell'immagine.
E' quindi ovvio che esistano foto scattate in circostanze strane, difficoltose, pericolose o persino mitiche e circa le quali si possono scrivere dei romanzi, ma i romanzi sono un linguaggio diverso dalla fotografia


avatarjunior
inviato il 24 Settembre 2017 ore 23:02    

Proseguo nell'argomento cercando di approfondire: il problema consiste nella divaricazione tra l'aspetto tecnico e quello estetico di un'immagine. In effetti il fotografo preparato dovrebbe sviluppare i due distinti giudizi, che possono tranquillamente non concordare. La tecnica riguarda il PRIMA dello scatto, l'estetica il DOPO.
Il profano può pacificamente ignorare cosa siano i tempi di otturazione valutando semplicemente il risultato fotografico in funzione della propria sensibilità estetica (cioè del proprio SENTIRE circa il COSA è stato fotografato).
L'esperto viceversa potrà entusiasmarsi per un'immagine del tutto inespressiva conoscendone od intuendone il retroterra tecnico (basandosi cioè sul proprio SAPERE circa il COME è stata ottenuta l'immagine)

avatarsenior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 9:01    

Non so...
Lascerei proprio cadere il discorso facile e difficile che, come ho spiegato prima, non ha assolutamente senso (altro esempio per uno che abita in Kenya probabilmente è più "difficile" fare la foto a un grillo campagnolo che a una giraffa in libertà e quindi?) e parlerei di contesto.
Se lasci presumere che la foto sia "Wildlife" è logico che ti tirino le pietre se si scopre che l'animale è in cattività. Che poi che nella valutazione della fotografia di animali si inneschino (giustamente) processi "extra-fotografici" e legati alla cultura naturalistica mi sembra anche giusto. Così come nel fotogiornalismo la foto viene letta non solo per l'estetica ma anche per l'avvenimento che sta raccontando (il miliziano di Capa, il bacio di Eisenstadt ecc.).
By the way ho visto recentemente una mostra con le foto finaliste e vincitrici del Wildlife photographer o the year e accanto a foto esotiche c'erano anche foto più "casalinghe" come quella della volpe in città di Sam Hobson che fa anche da copertina alla mostra... Era frutto di una botta di fortuna? Di appostamenti durati anni? Boh mi interessa relativamente... Il senso però certo cambierebbe se si scoprisse che la volpe era stata ammaestrata dal fotografo...
static1.squarespace.com/static/52f429dbe4b0b3416ff6c022/52f4b2bae4b0c5
Gli elementi comuni a molte delle foto in mostra erano piuttosto i colori ipersaturi e l'uso indiscriminato della regola dei terzi MrGreen

L'esperto viceversa potrà entusiasmarsi per un'immagine del tutto inespressiva conoscendone od intuendone il retroterra tecnico

Concordo anche se sostituirei la parola "esperto" con "amatore" MrGreen
In quanto il vero esperto valuta la foto nel suo complesso... E questo vale per qualsiasi campo dove il supertecnismo fine a se stesso è di solito acclamato maggiormente dal "fan" che dal critico...



avatarjunior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 9:33    

@Roberto Guerini ha scritto Le circostanze in cui si scatta una foto non hanno alcuna influenza sul suo valore e significato di essa. Infatti fotografare significa inquadrare una scena escludendo - ovviamente - dall'inquadratura tutto quanto sta fuori dai suoi margini. Si tratta di ritagliare la realtà appunto per potersi concentrare sul soggetto.
Se per qualcuno le circostanze più o meno estreme (ma sempre escluse dall'immagine) dello scatto costituiscono un valore, sarà solo perché sarà venuto a conoscenza di esse attraverso informazioni EXTRAFOTOGRAFICHE che lo hanno poco o tanto suggestionato (ad esempio il racconto dell'autore, il quale certo fotografa per la ragione nr.3)), cosa che invece non dovrebbe alterare minimamente significati e contenuti dell'immagine.


Non pensavo che il thread che ho aperto portasse così numerosi commenti alcuni filosofici. Ciò che ha scritto Guerini riassume più o meno il concetto che io volevo esprimere aprendo questo argomento ovvero : essere a conoscenza di come , in quali situazioni, quali difficoltà di tutti i generi hanno preceduto lo scatto può condizionare il giudizio ?
La foto della volpe che ha caricato Opisso dimostra che sì , infatti la foto è fantastica se frutto di lunghe attese e magari di apparecchiature tipo trappola fototografica mentre invece è scadente se la volpe è ammaestrata.

Quindi ripeto quanto ho già scritto : il nostro giudizio si può modificare se siamo a conoscenza di dettagli importanti ma..se non abbiamo questi dettagli come la mettiamo ?

avatarsenior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 11:00    

La foto della volpe è carina a prescindere, anche se fosse stata di un cane.
E poi anche ammaestrare una volpe non è da tutti!

Scusate l'intervento poco filosofico... ;-)

avatarsupporter
inviato il 25 Settembre 2017 ore 11:08    

E poi anche ammaestrare una volpe non è da tutti!


Dipende, magari non è corretto.
Se parliamo di una volpe riabilitata perchè ferita, malata o altro e incapace di vivere in libertà diciamo che ci può stare altrimenti è assolutamente vietato anche il solo dare da mangiare e credimi se vuoi ammaestrare un animale DEVI partire dal cibo. Il non vederci a prescindere nulla di male per me è il fatal errorCool

avatarsenior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 13:43    

Sapere dove è scattata a me non dispiace tanto è scomodo comunque arrivarci anche per il fotoamatore,però quando si mostra la foto di una grotta in Patagonia leggermente astratta a 10 ore di macchina e di sterrato, ricorda anche altre grotte marine del mediterraneo.
Al contrario pero' ci sono delle foto che fanno proselitismo in modo evidente,per riempire le discussioni di commenti e visualizzazioni e scambiarsi messaggi amichevoli,alcune scattate senza troppe difficolta'.C'è un tipo di informazione compiacente che asseconda queste immagini e quando fotografano le papere e gia' è una rarita' lo fanno nel parco comunale....e la donna cannolo guarda caso sembra una super tapMrGreen

avatarsenior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 13:49    

E poi anche ammaestrare una volpe non è da tutti!

MrGreen
Eh eh hai ragione ma era solo per fare un esempio anche se altamente improbabile.
Ma in un certo senso hai centrato quello che è per me è il punto: non è tanto importante quanto sia facile o difficile addestrare una animale selvatico, ma quanto eventualmente compierebbe la lettura/significato della foto. Senza contare la probabile squalifica per il concorso "Wildlife photo of the year"...
Comunque di naturalistica ne so meno di zero. Semplicemente sto adattando altre riflessioni che ho "partorito" per altri generi fotografici. In particolare associo la foto dell'animale in ambiente "controllato" a quelle "da studio" e le foto in natura a quelle "street" (tema di cui si era già parlato in altri topic in cui ero intervenuto). Ma, ripeto, sapendo poco di naturalistica, non so se le corrispondenze filino fino in fondo...

avatarsenior
inviato il 25 Settembre 2017 ore 14:28    

Al WPY bisogna obbligatoriamente scrivere le condizioni di scatto, i metodi utilizzati per ottenerlo (esche, pasture)...e persino i passaggi di post-produzione nel dettaglio per poterli verificare quando si mandano i files RAW.
Il WPY, e pochi altri concorsi, hanno immagini di un livello altissimo e rappresentano la perfetta sintesi tra estetica, creatività, tecnica, tempismo e documento. In questi concorsi, si guarda più alla tecnica utilizzata, che all'obiettivo serie L ;-) . Le immagini DEVONO nascere bene già in fase di scatto e non sono frutto di fusioni e magheggi in PP. In questi concorsi, se ti beccano con un insetto "finto"orientale o, con il mendicante indiano dagli occhi vitrei, ti buttano fuori con un bel calcio nel sedere...

Molti non lo sapranno ma, su Juza, ci sono (o, c'erano) utenti che al WPY sono realmente arrivati in finale, con tanto di partecipazione alla premiazione in Inghilterra, ma:
Non hanno aperto un topic intitolato "piccola soddisfazione"...
Non lo hanno sbandierato ai 4 venti, inserendosi in tutte le discussioni aperte...
Non hanno rotto le scatole perché la loro foto era meritevole di EP...
Non hanno frignato perché su Facebook prendono 299 like e, qui solo 8...
Non si sono messi a cliccare come dei dannati, su ogni foto pubblicata nelle successive 48 ore
Insomma, non hanno fatto nulla per "promuovere" i propri scatti e non hanno cercato l'approvazione di nessuno.
Ovviamente alcuni loro scatti sono passati quasi inosservati.
Questo "silenzio", è stato un grande insegnamento ;-)

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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