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inviato il 24 Marzo 2017 ore 9:39
“ Non voglio fotografare i poveri; non voglio fotografare le miserie; non voglio fotografare le tristezze imbarazzanti di chi è invalido. Sarebbe facile farlo e spacciarsi per fotografo sociologo. Sono tanti che lo fanno e se ne vantano. Rispetto la dignità delle persone. Ognuno ha diritto alla riservatezza (oggi si dice privacy) Si tratta di una mia personale sensibilità . „ Qui ci sarebbe da discutere, solitamente non fotografo queste situazioni, il famoso decalogo di Gilardi contrapposto alla Arbus, resta però il fatto che fotografare o meno queste scene alla fine dipende anche dalla motivazione della foto e all'interazione con i soggetti. Le foto di Harper sui trumper americani sono un grande esempio di sociologia visuale che ha permesso di comprendere le loro vite. |
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 9:47
beh, pero forse c'e' una "sottile" differenza tra un lavoro organizzato, che ha richiesto mesi e condivisioni con i soggetti fotografati e lo scatto di rapina "en passant". Nel primo caso esiste un progetto ed un metodo. nel secondo vedo solo un gesto egoista e poco pietoso. |
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 10:56
“ beh, pero forse c'e' una "sottile" differenza tra un lavoro organizzato, che ha richiesto mesi e condivisioni con i soggetti fotografati e lo scatto di rapina "en passant". Nel primo caso esiste un progetto ed un metodo. nel secondo vedo solo un gesto egoista e poco pietoso. „ Sono pienamente d'accordo. |
user94858
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 11:07
La discussione è stata affrontata ormai decine di volte; ognuno ha il suo modo di vedere la fotografia e non mi sembra giusto insultare ne una nè l'altra corrente di pensiero, chiuderei qui il discorso. |
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 11:44
Anch'io mi aggiungo allo stile Mar-cello! Provo e riprovo a spingermi un pò più in la, ogni volta che trovo qualcosa da scattare. Ma è quanto vero che, solo una volta mi sono spinto a chiedere se potevo fotografare. Ma era pur sempre un dialogo attraverso un vetro, e pur sempre tra "muti" visto che lei era giapponese.
 Riguardo a Vivian, erano si altri tempi....ma immaginatela con al collo, quella scatola di una Rolleiflex! Secondo me faceva impressione e non poco! |
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 12:00
“ Ciao, bell'argomento. Un giorno una bimba e una vecchia decrepita attraversavano la strada assieme. La piccola spinta dalla madre sul passeggino, la vecchia spinta dalla figlia sulla sedia a rotelle. Foto mondiale che non fu mai scattata. „ Io quella foto l'ho fatta.. Ero ancora alle prime armi per cui è migliorabile.. Quando la ripesco la pubblico edit: simile dai.. |
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inviato il 24 Marzo 2017 ore 15:54
“ ci sono un sacco di modi di rappresentare con dignità una persona poco abbiente. „ Ti chiedo scusa Filtro, non era mia intenzione ignorarti. A volte nel mare dei commenti mi perdo qualcosa o mi dimentico di rispondere. Detto questo, su questo tuo passaggio condivido al 100% e sono certo che i tuoi fini sono assolutamente legittimi. Tuttavia bisogna sempre capire "chi" e "cosa" c'è dietro la macchina che scatta. Con "chi" intendo che non siamo tutti uguali e sicuramente ci saranno persone che non si fanno seghe mentali e scattano (forse giustamente) perché si sentono in dovere di farlo. Con il "cosa" intendo che il fine che c'è dietro ad uno scatto è forse il punto chiave di questa discussione. Scattare qualcosa che comunemente scatena un senso di pietà ad esempio è probabilmente una delle cose più difficili in fotografia, non parlo di tecnica ma delle motivazioni che spingono un fotografo a scattare. In questi casi voler solo rappresentare la pietà per me non basta come giustificazione, deve esserci qualcosa di più e non parlo del fine del guadagno o dei like. Quanti hanno scattato una [negozio 24] una persona povera per strada senza nemmeno rivolgergli la parola o senza sapere o capire perché fosse li? Magari quella persona vuole tutto tranne che scaturire pietà nella gente, perché forse è una sua scelta essere li e lo fa con dignità, una dignità che viene ignorata perché l'abito conta più del monaco per noi. “ beh, pero forse c'e' una "sottile" differenza tra un lavoro organizzato, che ha richiesto mesi e condivisioni con i soggetti fotografati e lo scatto di rapina "en passant". Nel primo caso esiste un progetto ed un metodo. nel secondo vedo solo un gesto egoista e poco pietoso. „ Condivido al 101% “ La discussione è stata affrontata ormai decine di volte; ognuno ha il suo modo di vedere la fotografia e non mi sembra giusto insultare ne una nè l'altra corrente di pensiero, chiuderei qui il discorso. „ Senza polemica, ma se è stata affrontata decine di volte è la conclusione è "ognuno scatta a suo modo" direi che decine di discussioni hanno portato davvero a poco. |
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inviato il 25 Marzo 2017 ore 12:32
Mmm se una foto denigra una persona io preferisco non farla, è un mio limite. |
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inviato il 25 Marzo 2017 ore 16:36
jppi per quanto ne sappia il problema delle fotografie alle persone che vivono in stato di difficoltà a causa delle loro condizioni economiche non è il mostrare la povertà, che è opera di informazione e sensibilizzazione più che lecita, direi doverosa, ma è invece il mostrare l'individuo che si trova in quello stato, mettendolo in una situazione di imbarazzo ed umiliazione. nella tua foto la persona non si riconosce, non c'è problema |
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inviato il 26 Marzo 2017 ore 21:05
per me il solo limite é di non fare foto che portano pregiudizio alla dignità umana, ma é un concetto relativo puoi fare soggetti molto spinti senza degradare la dignità del soggetto e inversamente soggetti banali che la degradano PQ : a livello legale dipende dai paesi, qui da me in francia godo di una certa libertaà...almeno nei luoghi pibblici |
user118485
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inviato il 26 Marzo 2017 ore 22:08
Designmg: foto stupenda. Foto che vorrei saper fare io. Bravo! |
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