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avatarsenior
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 11:44    

Lrrrr Lrrrr Lrrrr ...
Azz. non funziona; allora è vero che solo con PS si può fare pp!!! MrGreen

avatarsenior
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 11:46    

Tu dovresti fare Prrr Prrrr Prrrr, semmai, Daniele ;-)

avatarsenior
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 12:21    

Ah! Finalmente questo topic ha trovato la sua giusta prospettiva! Sorriso

avatarsenior
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 12:32    

Scusate,
sul dizionario dei sinonimi/contrari, ho cercato 'postproduzione',
e il libro mi ha dato come responso:
sinonimi: cacca, ascella pezzata, frode, dichiarazione infedele, scarrafone, intonaco che cade a pezzi, vilipendio, conflitto di attribuzioni, fuffa, spergiuro, incompetenza fotografica, reticenza, impurità d'animo, reticella (per i pescatori), negri.
contrari: bianco, candido, perfezione, rettitudine, legalità, lealtà, abnesfiagar (non saprei di cosa si tratti, Credo sia uzbeko), leggiadria del pensiero e dell'intento comunicativo scevro da impurità d'ogni natura e contaminazioni industrial/contemporanee, stretta di mano e sguardo d'intesa con S.Pietro.

Voi cosa ne pensate?

avatarsenior
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 12:41    

Che un fotografo contrario alla post serio che si rispetti, non debba mai guardare trasmissioni come forum, c'è posta per te, tronisti, X-Factor e cose simili. Se per loro il messaggio è una cosa da non alterare in nessun modo, quelle trasmissioni non fanno per loro.MrGreen

user14286
avatar
inviato il 05 Gennaio 2017 ore 12:42    

Voi cosa ne pensate?

che quello è il traduttore automatico!

avatarjunior
inviato il 07 Gennaio 2017 ore 10:14    

Mi piace l'interpretazione di Andrea Ferrari Specialmente quando dice "La PP è parte del processo creativo che porta dall'isporazione all'opera". Da profano il dubbio che mi pongo è qualè il confine tra opera creativa ed opera descrittiva e quale deve essere il ruolo del processo creativo in questo confine. Spero che chi legge abbia voglia di rispondere perchè per me è l'argomento che più mi tormenta attualmente
Bell'argomento, complimenti a Hpvasto

avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2017 ore 10:37    

Questione filosofica, Osop. Ma io ribalto la tua domanda: se parliamo di opera e non di documentazione, ha ancora un senso cercare un limite tra opere descrittive e creative?

avatarsupporter
inviato il 07 Gennaio 2017 ore 11:26    

Mi sembra una preoccupazione superflua ... ho letto oggi che a breve riesumano la vecchia Ektachrome della Kodak MrGreen
www.juzaphoto.com/topic2.php?l=it&t=2157363

Ora non ci saranno più scuse da apporre in difesa di una o dell'altra tesi :-P ognuno ha a disposizione i mezzi che preferisce Cool




avatarsenior
inviato il 07 Gennaio 2017 ore 15:02    

...Mi sembra una preoccupazione superflua ... ho letto oggi che a breve riesumano la vecchia Ektachrome della Kodak...

Ho letto ma non sono d'accordo; la 100 i.s.o. (c'erano già al posto degli a.s.a. giurerei) non è la vecchia Kodak ma la nuova. L'aggettivo sarebbe di competenze della 64, magari prof. E comunque, se qualcuno ha voglia di esumazioni, è meglio che scoperchi la tomba della Kodachrome 25 Professional, LA PELLICOLA, tutte le altre essendo imitazioni.
p.s.: non pensate che quelle con etichetta PROF fossero qualcosa di diverso; semplicemente avevano uno stockaggio in condizioni controllate ed immissione sul mercato rapida; c'era la differenza? E chi lo sa? A me sembrava di vederla ma forse era semplice suggestioneMrGreen.

avatarjunior
inviato il 07 Gennaio 2017 ore 23:33    

Vorrei rispondere a Fabio291067.
Da profano penso che se prendiamo un'immagine e la stravolgiamo come ci pare quella è un'opera creativa. L'opera descrittiva per me è un'immagine molto vicina all'originale che ripresa in un certo modo e in un certo momento ne evidenzia la bellezza o la particolarità o magari la capacità di far riflettere chi la guarda. La foto che documenta descrive la nuda realtà, senza stravolgere ne evidenziare. Ma la pp consente di attuare un processo creativo che può modificare pesantemente l'immagine originaria, facendo provare a chi la guarda, specialmente se esterno al mondo della fotografia, intense emozioni che potrebbe non provare se fosse lì insieme al fotografo al momento dello scatto. Allora, al di là delle macchine e delle loro caratteristiche, anzi al di qùà, c'è sempre l'uomo la sua intelligenza e la sua sensibilità, con le quali deve porsi un confine che permetta a chi guarda di capire cosa sta veramende guardando.
Forse ho detto un sacco di banalità ma come ho detto precedentemente l'argomento mi tormenta e mi farebbe molto piacere conoscere le opinioni di chi legge .

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2017 ore 13:20    

"Ceci n'est pas une pipe", Osop, ovvero la rappresentazione della realtà è, appunto, una rappresentazione. Quindi anche rifiutando l'ampia libertà di "stravolgimento" concessa al creativo, chi vuole descrivere oggettivamente la realtà è obbligato a compromessi.
Pensa solo che la visione umana è binoculare e tridimensionale, l'immagine impressa su sensore o pellicola è bidimensionale.
O ancora: la fotografia monocromatica è un'astrazione, una convenzione, leggibile come rappresentazione della realtà solo in quanto abbiamo sviluppato un linguaggio per la sua decodifica; possiamo per questo dire che una foto in b/n non è descrittiva?.
Tieni conto che la PP può essere utilizzata non per stravolgere ma per avvicinarsi alla visione umana: guarda il mio avatar qui a lato. La mia visione in quel momento non era certo una silhouette, ma il sensore questo "vedeva" e questo mi ha restituito. Avrei potuto agire in PP per rendere leggibili le ombre ma non era mio interesse. Quindi senza PP ho ottenuto una rappresentazione creativa della realtà; se avessi usato un programma per PP mi sarei avvicinato di più alla visione umana della realtà, sarei stato più descrittivo.

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2017 ore 14:33    

Già solo nell'atto stesso di inquadrare nel mirino un determinato soggetto e cogliere lo scatto in quel determinato momento si è già data un'interpretazione soggettiva della realtà per aver scelto di escludere tutto il resto dello spazio e del tempo. Al di là della postproduzione, anche le modalità e il luogo in cui verrà proposta la tua opera va ulteriormente a modificarne l'interpretazione.
Non può esistere una rappresentazione oggettiva della realtà ne in fotografia, ne in un articolo di giornale. Neppure nella scienza esiste l'oggettività assoluta in quanto con la Scienza si risponde solo alle domande che ci si è posti e di cui si è cercata una risposta escludendo le domande che non ci sono ancora venute in mente.
L'unica cosa che si può perseguire è di essere obiettivi e di dare spazio e voce a più punti di vista senza selezionarne o evidenziarne nessuno in particolare privilegiandolo per qualche interesse.
La decostruzione della realtà per poterla poi raccontare obbiettivamente (con qualunque media) è una delle cose più difficili da imparare. La filosofia e L'antropologia culturale moderna ci vengono in aiuto, ma c'è troppa ignoranza in giro (la maggior parte delle persone non si rende conto perché ignora).

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2017 ore 16:55    

Ok, è un fatto ampiamente assodato che attraverso la pp possiamo stravolgere una foto fino a farla diventare una cosa completamente diversa; però è verissimo anche quello che scrive Fabio291067, ovvero che in situazioni di illuminazione non completamente gestibili il sensore restituisce un'immagine che NON è quella che abbiamo visto attraverso il mirino. Come se non bastasse, per riportare quell'immagine alla situazione percepita dal nostro occhio dovremo effettuare delle modifiche "selettive", ovvero agendo solo su alcune porzioni del file (in questo caso le ombre) lasciando inalterate le altre e, per fare questo, avremo bisogno di strumenti che vanno comunque al di là dell'aspetto puramente fisico-ottico della questione (non fosse altro che per il fatto che il RAW non lo possiamo elaborare sotto l'ingranditore come si faceva col negativo in fase di stampa).
Dunque la prima domanda è: è lecito effettuare queste modifiche e continuare a parlare di semplice fotografia? A mio avviso si, perché tra la capacità di registrazione della luce che ha il sensore/pellicola e quella che ha l'occhio umano, quest'ultima ha comunque la priorità dal momento che la fruizione di una fotografia rimane inevitabilmente subordinata alla visione.
La seconda domanda la ritengo tutto sommato una questione di "lana caprina", ma è comunque meglio porcela:
Esiste un programma/procedura più corretto di altri per correggere questi problemi? E qui si entra nell'annosa questione della (presunta) supremazia di Lightroom su Photoshop o viceversa, ovvero tra un'elaborazione elettronica su dati numerici contenuti nel RAW (che non è un formato raster) e l'elaborazione, altrettanto elettronica, di quegli stessi dati, ma a partire dai valori assegnati a ciascun pixel durante la trasformazione in file di tipo raster (JPG, TIF ecc.).
Per poter dare una mia (ribadendo che quindi è un'opinione) risposta, espongo tre considerazioni preventive:

- entrambi i procedimenti consistono nell'applicazione di algoritmi e formule matematiche a dati espressi in un qualche formato elettronico/informatico (binario o altro non mi interessa), ma nessuno dei due utilizza un metodo fisico-ottico;

- entrambi i procedimenti devono essere seguiti dall'operatore "a vista" attraverso l'anteprima che, guarda caso, in entrambi i casi è una conversione raster (JPG) perché altrimenti non sarebbe visibile, anticipando così il fatto che comunque l'intero processo non può fare a meno della rasterizzazione.

- ne consegue che il file definitivo sarà COMUNQUE, in entrambi i casi, di tipo raster (sempre i soliti JPG, TIF ecc.), non ottenuto con procedimenti ottici come col vecchio ingranditore, e sarà generalmente impossibile distinguere se il file sia stato elaborato con l'uno o l'altro procedimento.

A questo punto, la mia personale risposta è che non vedo differenze "etiche" o tecniche che possano far dichiarare lecito un software e illecito l'altro.
A proposito: anche Lightroom, non solo Photoshop, usa il famigerato pennello per schiarire le ombre, e non potrebbe essere altrimenti, dato che persino nel procedimento analogico di sbianca durante la stampa da negativo (procedimento mooooolto utilizzato in passato, ad esempio, da Salgado) si utilizzava un pennello; e se non era post-produzione quella ...

avatarsenior
inviato il 08 Gennaio 2017 ore 21:23    

Secondo me si può prendere in considerazione un solo discriminante etico: la differenza tra mutare soggetti o parte di essi, nativamente presenti nel fotogramma, piuttosto che aggiungere/togliere qualcosa di sana pianta. E' il livello di fotoritocco che corrisponde a quello che, in epoca argentica, era il fotomontaggio.
Sostanzialmente, la differenza plausibile, qualitativa è quella tra modifica ed artefatto. Tutto il resto non ha senso d'essere, perchè non disquisisce di una modifica da apportare/non apportare ma di QUALE modifica apportare (indirizzare l'elaborazione da file binario a immagine o lasciare che venga gestita da parametri preimpostati).
I limiti dell'accettabile/lecito non possono prescindere da contesto e finalità. Valutiamo due estremi: una foto still life e un reportage giornalistico.
La foto still life prende origine da un'idea del fotografo, quindi da una pura astrazione, e il processo fotografico è finalizzato a darle forma e colore. E' una concezione pittorica della fotografia, non c'è incongruenza nel presentare le foglie blu e il cielo verde e non esiiste nessun principio morale a porre dei limiti: l'immagine è la proiezione dell'idea del fotografo, porre dei limiti convenzionali sarebbe come distruggere la pittura o la scultura informali perchè non corrispondono alla realtà (che tristezza, il realismo socialista quando è stato imposto...).
Il reportage giornalistico prende origine da un evento reale e riscontrabile e lo scopo del fotografo è quello di riportarlo esprimendo un'opinione con l'immagine, toccare la sensibilità del taget per produrre informazione e coscienza. E' una concezione documentaristica della fotografia (nota bene senza alcuna pretesa di oggetività o neutralità, c'è sempre un osservatore a fare da tramite quindi riceveremo comunque l'informazione filtrata dalla sua percezione), è lecito modificare ciò che il fotogramma registra nei limiti concessi dal mantenimento del carattere di informazione. Tant'è che le maggiori agenzie fotografiche mondiali sono molto rigide nel disciplinare i comportamenti in merito dei fotografi contrattualizzati: pesanti limiti nel cropping, nell'aggiustamento di luce e colore, divieto assoluto di fare timbroclonazione.
Nota bene, non perchè ci sia una misura oltre la quale l'intervento diventa illecito, ma proprio per la difficoltà - o impossibilità - di individuare tale misura: non sapendo fino a dove è lecito modificare la realtà introducendo o eliminando soggetti dal fotogramma, si decide categoricamente di non consentire nulla e tutti siamo a posto.

Attenzione ancora, non è che i divieti a manipolare le fotografie di reportage siano assoluti e indiscriminati: se uno vuole andare a fare le foto artistiche ai guerriglieri curdi ci va, pubblica il suo libro fotografico e dialoga con i suoi utenti come meglio gli pare. Se vuole dialogare con i lettori del "New York Times" attraverso l'agenzia Reuters le cose cambiano: c'è un rapporto fiduciario precostituito tra media e target, che non è patrimonio del fotografo, se questi vuole partecipare si adegua ai "patti" che intercorrono tra i soggetti primari, altrimenti va a fare altro.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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