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inviato il 21 Novembre 2016 ore 14:28
@Enne.Enrico Interessante il caso estremo di Maier, il piacere di fare lo scatto secondo me è una cosa che crea dipendenza credo che noi tutti ne siamo coscienti, però non rivedere mai i propri scatti....bho, io personalmente ho fatto scatti nei viaggi di diversi mesi fa che non ho ancora rivisto, non so spiefare il perché, una componente è la mancanza di tempo sicuramente ma quando ne ho un po non lo faccio comunque, e come se volessi preservare il ricordo che la mia mente si è costruita di quel momento vissuto tempo fa, il tutto però quasi inconsciamente. Invece mi capita sempre più spesso di essere geloso di alcuni scatti, nel senso che hanno qualcosa di particolare un significato importante per me...e scelgo di non condividerlo con gli altri buoni o cattivi che siano, è un fatto personale sicuramente, momenti memorabili che non trovo motivo di condividere se non quello di farmi conoscere e apprezzare maggiormente (a livello fotografico e non!) e innegabilmente anche cercare di sopraelevarmi rispetto alla grande quantità di "fotografi" veramente mediocri e senza uno stile personale Proprio, ma che comunque spesso non faccio. |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 20:45
Io credo che la faccenda del "fotografare per sé", per chi ovviamente non è un professionista, dovrebbe essere tenuta in maggiore considerazione.... Spesso si legge che quel che conta è il fine, ovvero la "buona foto" portata a casa. Il "risultato". Sarò in minoranza, ma la penso diversamente: visto che di foto non ci campo e, come molti hanno detto, i piccoli successi da rete sono cosa piuttosto vacua, io credo che, molto più del fine, conti il percorso che noi facciamo. L'esperienza in quanto tale. L'arricchirsi attraverso il fare, e non subordinare tutto al "risultato". Io, come molti, ho migliaia di negativi che mai vedranno la luce. E mai avrei pensato di condividere, un giorno, fotografie attraverso una rete che, solo un po' di tempo fa, manco si poteva immaginare. Ma non li considero (quei negativi) tempo perso: realizzarli, ovvero vivere le esperienze che hanno permesso quegli scatti, ne valeva la pena. Eccome. E il "premio" valeva certamente più di qualche like.... E per questo penso che non sia un messaggio troppo giusto, per chi è agli inizi, quello di concentrarsi ossessivamente sul risultato. Se citiamo la Maier, credo dovremmo essere all'altezza, se non di lei, perlomeno della citazione Buona serata F |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 20:58
Quotone multiplo per gli interventi di Francesco che ha toccato parecchi punti importanti. |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 21:25
Ah il merenda...é un piacere leggerti |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 21:26
Si concordo, interessante l intervento di Francesco. Ciò che ci forma sono le esperienze che viviamo, i luoghi che visitiamo, le persone che incontriamo quando usciamo "a fotografare"...in realtà andiamo a vivere qualcosa, che facciamo nostro un po per volta, tutti quei vari pezzettini (esperienze) vanno a formare prima l uomo e poi di conseguenza la visione del fotografo che sta dentro. In definitiva il parere mi sembra univoco, dovremmo dare meno importanza al risultato (misurato come like etc) e vivere di più di queste magnifiche emozioni che ci dona la fotografaia in senso generale. |
user39791
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 21:36
I mi piace vanno e vengono, e quando vengono non sempre arrivano in modo disinteressato. Sono uno strumento social che non va demonizzato e tanto meno osannato e ricercato ad ogni costo. Alla fine quello che conta è divertirsi, anche perchè i risultati positivi arrivano più spesso quando sono ricercati con leggerezza piuttosto che quando lo sono con ansia da prestazione. Questo post molto interessante ed educativo non gira in prima pagina, come mai Juza? |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 21:48
Molto bella l'espressione di Lucio: quel che facciamo nostro, e poi i pezzettini che formano l'uomo, e che infine si riversano nella sua fotografia... E poi Filiberto: i risultati che arrivano, ma non perché figli della smania di ottenerli. Non siamo in un forum di filosofia, questo è vero. Ma resta il fatto che, prima che fotografanti, idraulici o avvocati, siamo esseri umani. E tutto quel che arricchisce l'umano potrà solo giovare al fotografante, all'idraulico, all'avvocato. Già lo diceva Adams, che nelle fotografie ci mettiamo l'esperienza che siamo. E quindi coltivare quello, a prescindere da tutto il resto, non determinerà una vita mal spesa. Anche con pochissimi like |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 21:59
“ I mi piace vanno e vengono „ però se vengono non li butto buona luce a tutti , io continuo a scattare , voi a fotografare , ma l'importante non smettiamo mai di divertirci , ciao a tutti claudio c |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 22:12
D'accordissimo con Francesco e Lucio che hanno trovato le parole giuste per spiegare quello che intendevo. Ieri ho fatto una passeggiata con la macchina fotografica, in cerca di spunti. Preso dall'entusiasmo (mi sono riavvicinato ora dopo vent'anni quasi ininterrotti di assenza) ho camminato per oltre un'ora e mezza, allontanandomi tanto che alla fine ho faticato per rientrare a casa. Su 40 scatti solo 4 foto hanno evitato il cestino, e comunque non erano nulla di che nemmeno loro. Io sono contento così, e non sento il bisogno di condividerle. Non vogliatemene, non le faccio vedere nemmeno ai miei figli. La fotografia è una passione da misantropi? |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 22:42
Io sono d'accordissimo con Francesco, è impossibile non esserlo. Però dà soddisfazione vedere la Nikon scegliere una mia foto e vederla pubblicata sui propri canali social. Se non si è professionisti e si fotografa per passione, cosa c'è di meglio che non un riconoscimento di questo tipo? |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 22:50
Ma infatti caro Raffaele: la libertà non è quella di "rifiutare" determinate cose, di snobbarle. La libertà è non esserne schiavi, dipendenti. Ma parallelamente a questo, godere delle soddisfazioni che la vita regala, grandi o piccole, è la cosa più bella che possa accaderci Detto ciò.... complimenti, e sinceri! |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 23:00
Ottima riflessione la vostra, senza dubbio! Personalmente non sono fotografo professionista e probabilmente non lo diventerò mai, il mio obbiettivo però è quello di continuare a scattare fin quando arriverò ad avere 100 foto e cestinarne solamente 10 di esse. "Sbagliando si impara" cita il detto. Sinceramente sono gli errori che mi fanno innamorare ancora maggiormente della fotografia (digitale ovvio, altrimenti a pellicola avrei già chiesto un prestito esagerato :) ). Quello che mi piace quando scatto tra la gente è il rapporto che si viene a creare per quei brevi minuti, lo scambio di chiacchiere e l'empatia che si crea in quei momenti. Non sarò mai un nome conosciuto ma sinceramente apprezzo un sorriso sincero in un ritratto rubato per strada rispetto ad un freddo pagamento per una foto richiesta. |
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inviato il 21 Novembre 2016 ore 23:22
Questa pagina, la 5, è senza dubbio la migliore: Ho letto interventi che condividerei in ogni dove! |
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inviato il 22 Novembre 2016 ore 0:08
Francesco, ti ringrazio! Un complimento tuo vale tanto. |
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inviato il 22 Novembre 2016 ore 11:33
Il maltempo porta consiglio Sono d'accordo con quanto detto da Lucio e Francesco. Mi tornano in mente emozioni molto forti, vissute circa 6 anni fa...Giravo spesso la città con la mia piccola e fidata Nikon p90, desideroso di trovare qualcosa che potessi osservare, seguire e raccontare; qualcosa che attirasse la mia attenzione. Che facesse freddo, caldo o piovesse non mi interessava, ero troppo intento nell'osservare ciò che mi circondava. Un giorno incappai in una manifestazione, poco dopo mi resi conto che era la - Manifestazione per la dignità della donna - e iniziai a raccontare quell'evento che durò un pomeriggio intero, senza mai fermarmi o sentirmi stanco. Saltavo su cestini, gattonavo tra la folla, mi arrampicavo su qualsiasi cosa potesse darmi una prospettiva dall'alto...ero praticamente immerso, come quando nello scrivere una cosa a noi piacevole, non ci si ferma più per il timore di perdere il filo del racconto. Quello fu il mio primo e "vero" reportage. Ogni volta che rivedo le foto di quel giorno mi riaffiora la memoria di ogni singolo istante e l'esperienza che feci. Quel giorno non l'ho mai condiviso su nessun social/forum. Non so perché...ma sapete che vi dico; nelle prossime settimana lo pubblicherò qui su Juza, perché merita d'esser visto, soprattutto perché ci sono persone stimolanti come voi Non so se c'entrava qualcosa, forse i vostri commenti mi hanno fatto emergere questo ricordo, scritto a getto. Ps. A proposito degli scatti non rivisti: Ci sono periodi in cui mi "alleno" a non vedere gli scatti appena fatti sull'lcd della reflex, ma solo in un secondo momento davanti allo schermo. Se per un lavoro è più difficile |
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