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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:52
“ ad esempio la vetreria che fornisce il vetro cambia la composizione chimica per mille motivi, questo cambia inevitabilmente la trasmittanza della luce e l'ottica viene ricalcolata il che implica piccolissime differenze (uno spessore diverso del vetro ad esempio o una spostamento di micron in avanti o indietro di parte delle lenti ... „ Ivan, questo credo che lo facciano solo le aziende serie, tipo Leica o anche Voigt Mi risulta difficile che un Samyang o un Viltrox che buttano fuori lenti a 300 euro abbiano queste accortezze... poi la gente li compra perchè costano poco e danno del fesso a quello che ha speso 1.000 euro per la stessa lente Voigt o 3.000 euro per la stessa lente Leica. “ Senonché l'ottica geometrica non tiene conto della lunghezza d'onda dei colori che nel visibile (VIS) vanno convenzionalmente da 400 a 700 nm (nanometri), 0.4 e 0.7 micron (millesimi di mm)...Confuso „ Val, correggimi se sbaglio ma in questa frase è racchiusa la problematica delle aberrazioni cromatiche che viene solitamente risolta con le lenti apocromatiche... i famosi APO. Però, quello che dico io è che si fanno i calcoli per allineare le varie frequenze spettrali sullo stesso punto sul piano del sensore.... ma si calcola che prima del sensore c'è un altro vetro che può sparigliare le carte? Se ci fosse la pellicola non ci sarebbe questo problema ma la luce per arrivare al sensore passa da questo maledetto vetrino... che può far danni! |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:56
@Paco … si a volte fa danni e lo abbiamo visto.. in maniera diversa ma come lo fa un filtro davanti alla lente |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 11:13
Nessuno mette in discussione il Principio di Fermat né la definizione geometrica di messa a fuoco. Il punto, però, è un altro e riguarda ciò che accade a valle dell’obiettivo. Tra l’uscita dei raggi e la registrazione dell’immagine esiste un sistema fisico reale, stack del sensore, microlenti, filtri, che non è un piano ideale e che può interagire in modo diverso con raggi più o meno inclinati. È in questa fase che, a parità di obiettivo, possono emergere leggere differenze di resa passando da un mount all’altro. Le correzioni software intervengono su parametri noti e misurabili, ma non modificano il percorso fisico dei raggi né l’interazione con lo stack. Per questo due immagini possono essere entrambe correttamente a fuoco e tuttavia non perfettamente sovrapponibili nella resa. Nella pratica, tali differenze non sono sempre evidenti né universalmente percepibili; tuttavia, in questa discussione emerge come alcuni utenti le riconoscano e cerchino di capire quale sia il fattore che le genera. In sintesi: Fermat spiega perché un’immagine può essere a fuoco. Lo stack contribuisce a spiegare perché, a parità di fuoco, il risultato finale possa non essere identico in tutti i sistemi. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 11:53
Vi seguo ma non vi capisco! Mi ricorda due amici: Uno fa "La vedi quella ragazza, è bellissima!" E l'altro "Si ma ha le doppie punte sui capelli" Scusate il mio approccio pratico e terra terra, un conto sono differenze tecniche marcate che influiscono sulla resa, un altro sottili sfumature molto soggettive che non inficiano il valore artistico dello scatto, e comunque conoscendo pregi e difetti della propria attrezzatura alla fine si arriva a formulare i settaggi di ripresa ottimali a seconda delle situazioni e condizioni di scatto! |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 11:59
Marcano eccome! Ci sono lenti soprattutto vintage che anche in paesaggio non rendono bene perché i bordi ma non solo alla fine del fotogramma sono “spappolati” Poi nella fotografia di ritratto questo è molto meno incisivo anche perché difficilmente si usano grandangoli Certo non sono cose fasciarsi la testa ed a volte si possono migliorare in post ma esistono |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 12:32
@Gobbo il mio discorso era riferito al sistema corpo + obiettivo però possiamo applicarlo anche al singolo componente. “ Ci sono lenti soprattutto vintage che anche in paesaggio non rendono bene perché i bordi ma non solo alla fine del fotogramma sono “spappolati” „ Questo, per me , rientra nelle differenze marcate, però hai giustamente evidenziato, dipende dall'uso che se ne fa, paesaggio o ritratto. Al che, possiamo ricondurci alla mia osservazione (mi cito): "conoscendo pregi e difetti della propria attrezzatura alla fine si arriva a formulare i settaggi di ripresa ottimali a seconda delle situazioni e condizioni di scatto!" E' un mio modesto punto di vista, non è sicuramente una verità assoluta! |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 12:37
“ Al che, possiamo ricondurci alla mia osservazione (mi cito): "conoscendo pregi e difetti della propria attrezzatura alla fine si arriva a formulare i settaggi di ripresa ottimali a seconda delle situazioni e condizioni di scatto!" „ Si... ma ti è mai capitato di vedere delle foto e di non riuscire a replicarle con la tua attrezzatura? |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 12:48
“ Si... ma ti è mai capitato di vedere delle foto e di non riuscire a replicarle con la tua attrezzatura? „ Più di quante volte puoi immaginare tu, ma non dipende solo dalla mia attrezzatura, anche da un insieme di miei limiti tecnici e "artistici". |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 13:22
“ Più di quante volte puoi immaginare tu, ma non dipende solo dalla mia attrezzatura, anche da un insieme di miei limiti tecnici e "artistici". „ Ok ma non stiamo parlando di valore artistico o del messaggio contenuto. Parliamo di resa fotografica. Se io vedo un'immagine così... so già che non riuscirò a raggiungere la stessa resa con nessuna mia fotocamera....
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 13:26
“ Se io vedo un'immagine così... so già che non riuscirò a raggiungere la stessa resa con nessuna mia fotocamera.... „ Graflex Speed Graphic Camera with Kodak Aeroektar 175mm lens and 320TXP Scan&Lab ma questo è ovvio! dovresti avere un sensore di 10x12cm... |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 13:56
“ Graflex Speed Graphic Camera with Kodak Aeroektar 175mm lens and 320TXP Scan&Lab ma questo è ovvio! dovresti avere un sensore di 10x12cm... „ Come nell’avifauna si ricercano prestazioni come l’AF, la raffica, il congelamento perfetto del gesto e l’iperdefinizione del soggetto, esistono ambiti della fotografia in cui le esigenze sono diverse, ma non per questo meno legittime. In alcuni casi diventano centrali la separazione dei piani, la resa tridimensionale su un supporto bidimensionale, la gradualità del passaggio dal fuoco allo sfocato, la morbidezza delle sfumature tonali. Sono caratteristiche più vicine alla visione che alla semplice vista: non a ciò che l’occhio registra, ma a ciò che il cervello ricostruisce quando osserva. Il “tutto a fuoco”, l’ipervisione e il congelamento estremo dell’istante sono altrettanto interessanti e spesso colpiscono proprio perché, in un certo senso, risultano innaturali. Sono due approcci diversi, non gerarchici. In questa discussione non si sta cercando l’effetto speciale o la fuffa concettuale, ma di capire quale attrezzatura possa facilitare determinati obiettivi espressivi, così come accade in altri generi fotografici. Obiettivi che non sono fantasia o post-produzione, ma caratteristiche reali, storicamente presenti e tecnicamente osservabili. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 14:05
la stessa immagine no, quella è pellicola e si vede ma in digitale col sensore grande e ottica giusta ci si può avvicinare molto ... |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 14:07
Tutto giusto, la mia paura però è che si dia poco valore agli aspetti più importanti, ovvero lo studio del “set fotografico” e soprattutto la luce in esso contenuta. La foto ora postata da Paco è uno scatto fatto con un grande formato che sicuramente ha inciso tantissimo. Temo però che con le attuali tecnologie e soprattutto con la fruizione delle stesse a cui siamo abituati, sarà sempre più difficile ottenere quel tipo di risultato. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 14:10
@Paco, Filo si sa che lo stack è al minimo 0.5 mm di spessore (Leitz?), cioè 500 micron. I sensel mediamente sono sui 5 micron di lato quadrato. L'isolante fra i sensel è dell'ordine dei nanometri, è per questo che addebitare all'isolante la minore sensibilità delle Megapx non regge più che tanto. Fermat vale sempre. Dopo il fuoco F i diversi colori fanno cadere la contemporaneità sul sensore. È per questo che usando un APO non si vede una differenza chiarissima. Entra in gioco anche la diffrazione, ne soffre di più R che GB. È più probabile che stack diversi portino ad immagini diverse, solo che non sono facilmente percepibili ad occhio. Un piccolo aiuto può darlo il calcolo dei colori diversi in una immagine. Adobe non lo fa, Irfan e altri SW lo fanno. Si riscontra che un semplice profilo influenza il numero dei colori diversi fra loro riprodotti. La mia impressione è che per capire il colore non bisogna limitarsi alle FF. Sensori da 1" aiutano ad aguzzare l'ingegno di un fotografo. Genericamente i piccolissimi formati hanno sensel più piccoli. Su Juza c'è la scuola di pensiero per cui a sensel più piccolo si accompagna diffrazione più alta. I moderati prescrivono di non superare f/5.6 con un sensore da 1", poi c'è anche un frescone che afferma che con una Canon 5DS non si debba superare f/8, se non ci credete andate su Articoli! Chi riproduce negativi colore si suicida se non usa SW specifici che tolgono la dominante del substrato. Ci sono anche quelli di bocca buona che usano PS per correggere le dominanti nei RAW da riproduzione. Si accontentano di colori diversi rispetto agli originali. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 14:26
Sto seguendo questo discorso perché, al di là del fatto che sia o meno lo stack il responsabile di alcune specifiche qualità fotografiche, sono interessato a capire quali fotocamere e quali ottiche risultino più coerenti con una certa tipologia di fotografia. Ho la sensazione, e non credo sia solo personale, che il gusto e la cultura fotografica si stiano progressivamente spostando verso una resa che potremmo definire “cristallina”. È plausibile che anche i principali brand, forse compresa Leica, stiano orientando parte della ricerca in questa direzione. Come Paco, Ivan e altri, subisco anch’io il fascino di alcuni scatti che vengono spesso associati a determinate fotocamere o a specifiche tecnologie di sensore. A questo punto le ipotesi, secondo me, sono due: o quelle tecnologie erano figlie di una precisa cultura fotografica, oppure certi risultati sono effettivamente più accessibili, o addirittura possibili , solo attraverso determinate soluzioni tecniche. Quello che non mi convince sono gli interventi che negano a priori questi gusti o questi risultati, così come quelli che riducono tutto a una semplice infatuazione per un marchio, quando molti aspetti di evoluzione tecnica e fenomenologica sono oggettivi. Allo stesso tempo, non mi interessa nemmeno l’approccio opposto, che semplifica tutto sostenendo che “con il digitale si fa tutto in post-produzione”, perché sposta la discussione su un piano che non è quello che sto cercando di approfondire. |
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