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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:20
quando semmai la nitidezza non è al massimo e la povera pellicola di 70-80 anni fa ingrandita da un 25 mm inizia a mostrare i suoi limiti. ******************************************** Beh una pellicola di 70/80 anni addietro di limiti ne aveva proprio tanti! |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:23
@Filo63 Dipende da che marchi. Ovviamente le competenze, bene o male, le hanno tutti. Non stiamo parlando di cose incredibili e la color science (quella vera, non quella da marketing) la conoscono bene tutti. Credo che sia semplicemente un approccio pratico. A quasi nessuno interessa dare un rendering colorimetrico; forniscono i profili con già il loro look annegato dentro. Tipo il profilo Velvia di una GFX; al suo interno ha sicuramente la parte colorimetrica, ma è fusa insieme alla parte di color grading. Certo potrebbero anche fornire un profilo colorimetrico secco e duro, ma perché farlo? Tutti si affannano a definire un loro stile, fa parte del branding. Fuji ha pure preteso che i loro profili fossero criptati in Lightroom e C1. Evidentemente vogliono proteggere proprio questo approccio. Poi ci sono le soluzioni come quella di PhaseOne per la riproduzione, tipo nel campo delle belle arti. Il sistema RC100 di PhaseOne è fatto proprio per quello e infatti vanta una classificazione FADGI 4 stelle. Che poi tra parentesi il FADGI 4 stelle lo raggiungo pure io con i profili Spectre; sui sensori che ovviamente in hardware fanno un buon lavoro. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:29
E l’analogico, oggi, è soprattutto questo: un riferimento culturale più che un riferimento tecnico. ******************************************** Il problema però sta nel fatto che le due componenti non possono essere disgiunte. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:31
@Raamiel Grazie, ora il quadro è davvero chiaro e mi sembra che qui emerga finalmente il punto centrale. In sostanza non è un problema di competenze ma di scelte di posizionamento: i brand decidono deliberatamente di fondere base colorimetrica e color grading perché lo stile è parte del prodotto, del branding e dell’esperienza che vogliono offrire. Questo spiega anche perché soluzioni più “secche”, come quelle orientate alla riproduzione o alla classificazione FADGI, restano ambiti di nicchia e non entrano nel flusso consumer o prosumer. Non perché non sarebbero possibili, ma perché non rispondono all’obiettivo principale di quei sistemi. A questo punto mi sembra che il tuo lavoro si collochi proprio in quello spazio intermedio che l’industria non presidia: una base comune realmente colorimetrica, pensata per chi vuole controllare tutto a valle. Non come alternativa “migliore” in assoluto, ma come risposta a un’esigenza diversa rispetto a quella dei produttori. In questo senso direi che non stiamo parlando di chi ha ragione o torto, ma di modelli progettuali che partono da finalità differenti. A questo punto, se il discorso è davvero di modelli progettuali diversi e non di errori tecnici, allora posso anche permettermi di guardare una SL3 con più serenità… sapendo che, se un domani vorrò spingerla verso una base più rigorosamente colorimetrica, so già a chi bussare. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:38
“ Certo potrebbero anche fornire un profilo colorimetrico secco e duro, ma perché farlo? Tutti si affannano a definire un loro stile, fa parte del branding. „ Già Raamiel... perchè alla fine è quello che conta... pensa che molti utenti comperano Fuji per i colori, quindi è una specifica scelta progettuale per attirare la clientela. “ Fuji ha pure preteso che i loro profili fossero criptati in Lightroom e C1. Evidentemente vogliono proteggere proprio questo approccio. „ Bhè... è la loro proprietà intellettuale. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:47
Il fatto però rimane, una sl3 per scelta o per necessità a ragione di una diversa ingegnerizzazione del sensore ( i sensori sono uguali quindi non c'è una differente fisica dei materiali a spiegarlo ) cattura meno informazioni legate al colore di altri sensori ( non so se esiste una classifica ); quanto questo può influire sulla fruizione della foto finale ? Se influisce, in che modo ? Sulle transizioni di colore ? Questo sarebbe interessante saperlo ... un sensore con due/tre stop di gd in più o in meno è visibile in foto ad alto contrasto, per il colore vale la stessa evidenza ? |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 17:56
“ quanto questo può influire sulla fruizione della foto finale ? Se influisce, in che modo ? Sulle transizioni di colore ? Questo sarebbe interessante saperlo ... un sensore con due/tre stop di gd in più o in meno è visibile in foto ad alto contrasto, per il colore vale la stessa evidenza ? „ Io è qui che volevo arrivare ed il confronto l'ho fatto per questo. Ma... come purtroppo spesso accade quando ci imbarchiamo in discorsi spiccatamente tecnici, ci accorgiamo che alla fine non avremo una risposta... ed ognuno rimarrà della sua convinzione |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:06
da Nikotista posso dire che pure normalizzata nel WB, la Z7 in confronto la SL fa cagare, se poi prendiamo il risultato in camera, considerando che tra le due ci ballano 15 anni la Nikon sarebbe da buttare in discarica a riprova che il grafico e come la teoria, in teoria funziona zona, in pratica NO lo visto con il Foveon, capolavoro ingegneristico, sulla carta doveva restituire colori perfetti in confronto a quelli inventati del Bayer, poi s'e visto com'e finita |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:09
@Oratrix Secondo me questa è la vera domanda, ed è anche quella che rischia di rimanere senza risposta se restiamo solo sui grafici. Sappiamo che una maggiore separazione cromatica fornisce più informazione a monte, così come sappiamo che una maggiore gamma dinamica è immediatamente visibile in una scena ad alto contrasto. Ma per il colore non vale la stessa evidenza diretta. Una perdita di due stop di gamma dinamica la vediamo tutti: luci bruciate o ombre chiuse. Una perdita di “informazione cromatica”, invece, non si manifesta come un difetto macroscopico, ma come qualcosa di molto più sottile: transizioni meno articolate, zone cromatiche che tendono ad appiattirsi, minore capacità di distinguere materiali o micro-variazioni tonali in condizioni difficili. Ed è qui che entra in gioco la percezione: la differenza non la cogli confrontando due JPEG, la cogli quando provi a lavorare il file, a tirarlo, a spostarlo, a far emergere separazioni che magari non ci sono più. È una differenza di elasticità del RAW, non di “colore più bello o più brutto”. Per questo credo che ridurre il tema a una classifica di sensori sia limitante. Un sensore con separazione cromatica più efficiente non produce automaticamente foto “migliori”, ma offre più margine di manovra a chi lavora il file. Quanto questo sia rilevante dipende dal tipo di fotografia, dal tipo di luce e da quanto si spinge la post-produzione. Forse la vera domanda non è se la SL3 cattura meno colore in senso assoluto, ma se, nel nostro uso reale, questo limite diventa percepibile oppure resta confinato al laboratorio. Ed è lì che servirebbero esempi concreti, non solo grafici. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:13
“ la Z7 in confronto la SL fa cagare „ S2 Please... la SL è troppo moderna per me “ Una perdita di due stop di gamma dinamica la vediamo tutti: luci bruciate o ombre chiuse. Una perdita di “informazione cromatica”, invece, non si manifesta come un difetto macroscopico, ma come qualcosa di molto più sottile: transizioni meno articolate, zone cromatiche che tendono ad appiattirsi, minore capacità di distinguere materiali o micro-variazioni tonali in condizioni difficili. „ Esatto... e se ci pensate, quello della separazione cromatica non è un valore che viene comunicato dai brand. Resistenza ad alti iso, gamma dinamica... etc etc... ma la separazione cromatica no. Io non so in che modo possa influire, anche perchè quando iniziano a volare i grafici, io li guardo ammirato, ma poi prendo la fotocamera e scatto, perchè poi quei grafici, devono, in qualche modo, riflettersi sul campo. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:16
Secondo me talvolta siamo troppo tecnici. Vi faccio un esempio, ho trovato un Pentax 50 mm f 1.4 M, doppietto interno parzialmente scollato, a f 1.4 inquadrando la luce è palesemente flou, ma a f 2.8 sembra perfetto. Dovrei confrontarlo con uno sano per vedere le differenze. La morale è che a f 8 magari quasi tutte le ottiche vanno bene o che con un ottica danneggiata se non ha termini di confronto puoi scattare anche senza accorgertene. Io credo che alla fine Leica abbia fatto una scelta ponderata al monento della progettazione e magari non aveva nulla di meglio da scegliere. Non so se poi le differenze siano visibili ad occhio o solo a livello strumentale, di sicuro il processo è complesso e il test non è facile. Piuttosto che una scena reale bisognerebbe avere una palette di colore e vedere se le differenze sono ugualmente presenti in entrambe le immagini ma siamo li sono differenze reali percepite o solo strumentali. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:24
“ Un sensore con separazione cromatica più efficiente non produce automaticamente foto “migliori”, ma offre più margine di manovra a chi lavora il file. „ esatto Fileo, maggiore separazione cromatica hai piu margini nella lavorabilità del file sui colori, ma di contro, hai piu facilmente slittamenti cromatici in luce critica e difficolta a regolare il wb, questo avevo letto e si vede chiaramente nel test e il motivo per cui chi proveniva dalle vecchie apsc CCD Nikon (e ci sono passato) e poi passava al FF cmos restava scioccato, sulla carta era migliore, ma con le CCD avevi foto pronte, le cmos invece dovevi sempre lavorarle |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:25
www.cobalt-image.com/product/adobe-base-pack/?v=0d149b90e739 Guardando questa pagina del sito Cobalt, in particolare l’immagine del fiore rosso, mi sembra che lì la differenza sia piuttosto evidente, mentre nelle altre foto, ad esempio nel ritratto, la distinzione è molto più sottile e potrebbe anche lasciare spazio a interpretazioni diverse. Ed è proprio su esempi di questo tipo che, secondo me, potremmo capire meglio cosa significa davvero dire che la SL3 “cattura meno informazione cromatica”. Non tanto dai grafici, ma da confronti visivi controllati: stessa scena, stessa luce, stesso workflow di sviluppo, cambiando solo il profilo o il corpo macchina. Non lo dico per alimentare polemiche, ma perché credo che sia l’unico modo per capire in quali condizioni queste differenze diventano realmente percepibili nella foto finale e in quali invece restano un dato di laboratorio. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:25
Un conto è la separazione cromatica, un altra la resa percepita. Un sensore può distinguere meglio i colori “sulla carta” ma produrre transizioni più dure, mentre un altro può avere risposte spettrali più morbide e dare un file visivamente più continuo, specie su incarnati e gradienti. In più oggi il colore non è solo sensore: profilazione e sviluppo RAW contano quanto (se non più) dell’hardware. Se Leica spinge su profili dedicati (vedi partnership con C1), è evidente che il “look” è una scelta complessiva, non un limite tecnico. Poi va detto: quanta di questa differenza è misurabile e quanta è percepita su monitor/stampa reali? Secondo me molta meno di quella che immaginiamo leggendo i grafici. Alla fine sono filosofie diverse, non una giusta e una sbagliata. |
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inviato il 13 Gennaio 2026 ore 18:30
“ Guardando questa pagina del sito Cobalt, in particolare l’immagine del fiore rosso, mi sembra che lì la differenza sia piuttosto evidente „ Si ma quello è un esempio di un profilo con un gamut più ampio applicato allo STESSO file. Non centra nulla con la separazione cromatica |
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