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Giusto Taralluccievino: "Democrazia è Partecipazione" e per partecipare occorre la fatica di documentarsi per poter scegliere da che parte si sta. La non partecipazione asfissia la Democrazia e diventiamo pecore che "il Pastore" con.duce, dove vuole il suo interesse.
Di questa scelta canta Pete Seeger in "Which Side Are You On", nel contesto del suo tempo.
Pilastro delle "canzoni" della mia adolescenza, ogni volta smuove ricordi degli anni settanta con il loro fracasso nelle strade, nell'amore per gli amici e le prime cotte, qualche canna di troppo, il rapporto schizofrenico con la polizia, molti erano amici e compagni ma alle manifestazioni stavamo su due parti differenti, i pomeriggi alla stazione a parlare di politica, di musica, di amici e di donne... poi è arrivato il casino l'eroina che ha portato via gli amici... cavolo Claudio Lolli mi smove molte troppe cose dentro. Scusate lo sfogo.
“ Probabilmente non sai chi è stato Fabrizio De Andrè. „
So benissimo chi è stato De André: un borghese (alto borghese) che poteva permettersi di giocare a fare il rivoluzionario.
“ Pensi che la canzone di protesta abbia fatto il suo tempo? „
Credo che abbia fatto il suo tempo da almeno quarant'anni.
“ non è vero che "non smuovono la realtà di un millimetro" come dimostrano le marce (ricche di inni e canzoni) di Martin Luther King „
1. Sono state al massimo la colonna sonora di quegli eventi, non certo il motore. 2. Il ruolo della musica nelle lotte per l'emancipazione razziale negli USA è un po' particolare, proprio per la storia della musica "nera" in quel paese, dal jazz alla Motown. Insomma, è un caso molto particolare.
Vorrei solo chiarire una cosa: le mie idee politiche e sociali sono assolutamente in linea con quelle espresse da molti dei cantanti citati in questa discussione, pensatemi come Mario Brega in Un sacco bello.
“ So benissimo chi è stato De André: un borghese (alto borghese) che poteva permettersi di giocare a fare il rivoluzionario. „
dimostri definitivamente di non conoscere quello di cui parli (chiediti perché lo fai, che problemi hai): quando de andrè fu rapito in sardegna il miliardo di riscatto lo restituì interamente al padre fino all'ultima lira, con i soldi del suo lavoro
“ quando de andrè fu rapito in sardegna il miliardo di riscatto lo restituì interamente al padre fino all'ultima lira, con i soldi del suo lavoro „
E questo cosa proverebbe?
Ti faccio una domanda: se il buon Faber fosse nato in una famiglia di operai, credi che avrebbe potuto comunque fare il cantante? Oppure avrebbe dovuto andare in fabbrica a lavorare per mantenersi, magari proprio nell'azienda diretta da un certo Giuseppe De André, o a fare il contadino, magari nei vigneti degli Amerio?
No, perché avere un padre che, oltre che molto benestante, è socio per un terzo di una sia pur piccola casa discografica aiuta, non credi?
Sul fatto che Fabrizio de André sia stato un privilegiato non ci piove ma è anche vero che nel suo ambiente ben pochi hanno sviluppato una forte coscienza sociale come quella che sviluppò lui, fraternizzare con i propri rapitori comprendendone la vita e le motivazioni che portano alla delinquenza non è cosa comune. Dove dissento con te But è sulla generalizzazione, Guccini ad esempio era figlio di un impiegato delle poste che venne internato nei campi tedeschi per non aver aderito alla RSI, quindi se non proprio classe operaia sempre nella Working class, il succitato Claudi Lolli viene dalla piccola borghesia, che lui definisce molto bene in "Vecchia piccola borghesia" non working class ma neanche un privilegiato; Paolo Pietrangeli figlio di regista, direi alta borghesia; Giovanna Marini figlia di musicisti con il padre morto poco dopo la sua nascita, piccola borghesia; Pierangelo Bertoli di famiglia operaia; Andrea Parodi era figlio di un marinaio... Questo per dire che non sono d'accordo sulla generalizzazione e che comunque anche il figlio di un ricco può cantare la rabbia sociale, le difficoltà di chi ha meno e che, debba dare una mano.
Quello che vuole dire Chetelodicoaffa' è che una determinata forma canzone risulta parecchio anacronistica contando che si tratta per lo più di personaggi che hanno fatto il loro tempo e potevano avere un certo riscontro nei contesti in cui si muovevano. Oggi questa musica rimane unicamente frutto di affetti personali e nostalgie fatti di ideali (che brutta parola) appartenenti ad un mondo che, nel bene e nel male, è andato avanti. La forma canzone di protesta che "parla umilmente al popolo e per il popolo" è una roba che non funziona più e nemmeno ne esistono i presupposti.
Questo ovviamente a prescindere dal valore o meno dei pezzi e dei cantautori postati.
Rombro purtroppo hai ragione purtroppo oltre alla canzone di protesta è finita tutta la protesta, la coscienza sociale e siamo vittime di un individualismo sfrenato e insensato.
Merito di internet Mario.. dei media in generale.. e di una politica personalizzata.. e del nostro menefreghismo che lascia rotolare liberamente queste cose , al massimo scansandoci.. senza che nessuno cerchi più di fermare nulla..
[OT: Ma se io blocco qualcuno, io non vedo più i suoi interventi. Ma lui/lei può vedere i miei? Perché se è così il blocco non ha senso.]
Rombro si è espresso con la solita eleganza lessicale e concettuale. Io sono un po' più brutale.
Perché la canzone di protesta non ha più senso oggi? Perché le ideologie sono morte, e non è affatto un bene. Un'ideologia è un insieme razionale e coerente di concetti e idee al quale si può aderire sapendo che, appunto, si tratta di un sistema coerente.
Oggi invece scegliamo idee à la carte. Mischiamo opinioni tra di loro incompatibili e talvolta opposte, senza rendercene conto. Non accettiamo che un'idea abbia conseguenze anche negative, e che la sua validità stia proprio nel saldo tra aspetti positivi e negativi. Abbiamo (soprattutto negli USA, ma è un'ondata che sta arrivando anche qui) un approccio religioso e oltranzista, ma senza avere la coerenza e la sofisticazione intellettuale del passato.
Micomer, esiste certamente il cantautorato ancora e sparuti tentativi di parlare di cose impegnate nei testi. Ma il problema è che rimangono solo "prodotti"...e se arrivano a diventare virali ed apprezzati lo fanno comunque seguendo le logiche che funzionano oggi.
Diversamente non ti si incula nessuno, rimani in camera tua a sognare romanticamente il cosiddetto mondo migliore.
Era questo che intendeva But..., la rivoluzione (che poi ci sarebbe da capirsi sul termine...) non te la può vendere qualcun'altro. Tanto meno se te la offrono su un piatto d'argento per farci followers e soldini.
Ma non c'è nessun bersaglio perché è tutto ormai così liquido che non è nemmeno pensabile di avere autori che riescano a smuovere mezzo mondo in maniera etica, onestà e credibile.
Soprattutto finché le persone aspettano che arrivi un qualche Salvatore per seguire la sua saggezza, non cambierà mai niente.
Ma probabilmente l'essenza dell'idea di rivoluzione è proprio questa: la possibilità che ci sia sempre una possibilità pur rimanendo qualcosa di utopico.
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