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Il Lato Oscuro della Plastica: Come le Multinazionali Stanno Distruggendo il Pianeta


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avatarsupporter
inviato il 25 Novembre 2024 ore 16:54

la plastica é un cancro inevitabile perche per certi usi non ha sostituti, ma..

di tutte le battaglie ecologiste, questa e l'unica che condivido pienamente, pure io la detesto e la considero il peggior prodotto mai creato della società industriale

quello che realmente si necessita, é una ricerca condivisa spinta a creare un materiale che ha le caratteristiche della plastica, ma che poi sia pienamente biodegradabile, questa sarebbe l'unica vera soluzione, perche altrimenti malgrado gli auspici, la realtà e che continueremo ad usarla anche nei prossimi decenni, anzi secoli, in modo sempre piu massiccio, con effetti devastanti sull'ambiente acquatico

avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 17:26

Condivido pienamente il tuo punto di vista: la plastica è il simbolo del progresso industriale e, al tempo stesso, del suo fallimento ambientale. È difficile eliminarla completamente perché, per molti usi, non ha ancora veri sostituti. Tuttavia, è proprio per questo che investire in ricerca per sviluppare materiali con le stesse caratteristiche della plastica ma biodegradabili al 100% è una necessità urgente e non negoziabile.

Il problema maggiore è proprio l'impatto devastante sugli ecosistemi marini. Le microplastiche, ormai onnipresenti nei mari, stanno entrando nella catena alimentare, dai piccoli organismi planctonici fino ai pesci e, alla fine, agli esseri umani. Questo non è solo un disastro ambientale, ma un problema di salute globale. Ogni anno, milioni di tonnellate di plastica finiscono nei nostri oceani, frammentandosi in particelle così piccole da diventare praticamente impossibili da rimuovere.

La conseguenza? Mari sempre più inquinati, fauna marina soffocata dalla plastica, e intere aree marine compromesse. Non possiamo più permetterci di trattare l'oceano come una discarica. L'alternativa non è solo auspicabile, è vitale. Una rivoluzione nei materiali è l'unica soluzione concreta a lungo termine.

Nel frattempo, dobbiamo intervenire sulla riduzione dei consumi e migliorare i sistemi di gestione dei rifiuti per evitare che ogni bottiglia, sacchetto o imballaggio diventi un nemico degli oceani. Ogni piccolo sforzo individuale può contribuire a rallentare il danno, ma il cambiamento reale richiede una spinta globale verso soluzioni più sostenibili.

avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 17:53

Quest'oggi passeggiata in spiaggia a Bibione (VE)
Riempito un sacchetto di plastica, poi svuotato in uno dei bidoni per raccolta differenziata vicino la spiaggia.

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 9:04

prendersela con la plastica perchè inquina è come odiare le armi perchè uccidono. In entrambi i casi, è l'uomo che ne determina l'effetto finale.

La plastica, assieme ad altri materiali di sintesi, è stata una delle migliori invenzioni dell'era industriale ed ha consentito, grazie alle sue caratteristiche, un incremento del benessere che nessun'altro materiale avrebbe potuto dare. Il problema l'ha creato il modo in cui è stata gestita a fine vita.

E' quello su cui bisogna lavorare, non sul pensare utopisticamente di sostituirla....peraltro sostituirla con cosa? probabilmente, con un altro materiale sintetico che potrebbe avere effetti anche peggiori, effetti che si scoprono solo dopo decenni magari.

E' inutile odiare le bottiglie di plastica dell'acqua quando le si vede al supermercato, perchè non sono loro che decidono poi di camminare fino al primo fiume perchè vogliono andare ad inquinare un mare....anzi, in realtà c'è una probabilità estremamente bassa che una nostra bottiglia finisca in mare.
Chi beve nelle bottiglie di vetro in europa, in realtà non sta evitando proprio nulla, dato che la sua bottiglia di plastica, se smaltita correttamente come si presume farebbe una persona simile, finirebbe comunque o riciclata o bruciata. Non certo in mare.

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 9:23

Angor, il problema è che le ditte specializzate nello smaltimento dei prodotti di riciclo finiscono per trovare più conveniente mandarli all'estero, per lo più in Paesi con Leggi e controlli molto meno severi di quelli europei. E' così che si formano le megadiscariche incontrollate in Africa, Asia, Albania ecc.
Sempre che quei rifiuti non vengano "smaltiti" nelle tante "terre dei fuochi" sparse per lo stivale, e si parla di balle già confezionate appositamente per il riciclo, quindi siamo ben più a valle del consumatore da supermercato.

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 9:52

in realtà, una volta raccolta, la plastica è più conveniente bruciarla che non buttarla, perchè te la pagano...e non poco.

Considera che un mio cliente sta facendo soldi a palate tritando l'indifferenziato per mandarlo a bruciare in svezia...esatto, bruciano indifferenziato proprio in uno dei cuori green dell'europa.

Quella che finisce in posti strani è quella che deriva da malagestione, ovviamente tanto più presente quanto più alta è la percentuale di "furbi" sul territorio.



avatarsupporter
inviato il 26 Novembre 2024 ore 9:53

Angor hai ragione sull'indubbio progresso che ha permesso la plastica, credo nessuno lo neghi , ma se aspettiamo il senso civico delle persone non si risolve nulla

basta farsi un giro la sera d'estate nelle spiagge libere o nei bacini dei fiumi, un merdaio con rifiuti di pkastica ovunque, e li vien il dubbio che forse la soluzione è proprio vietarla

ma quello che trovo assurdo è che si fa ricerca su campi che nulla portano a benefici reali per l'umanità, come mandare l'uomo su marte o la fusione nucleare che dopo 40 anni è ancora un pozzo senza fondo che non ha portato a nulla

qui ci vorrebbe una task force di ricerca che abbia l'obiettivo di produrre un materiale biodegradabile 100% che abbia le caratteristiche della plastica, possibile che ancora oggi si produca quella merds bianca del polistirolo che sbriciolandosi è un vero cancro ed è strausato dai perscatori di tutto il mondo

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 10:17

si ok, ma quella che si trova sulle spiagge e nei letti dei fiumi è una percentuale veramente ma veramente bassa rispetto a tutta quella usata e in circolazione. Fa impressione perchè si concentra, ma se guardi i quantitativi totali sono poca roba.

Si può certo lavorare per cercare di ottenere plastiche biodegradabili, anche se con tempi di decine di anni sarebbero già meglio dei millenni di certe plastiche attuali. E sicuramente lo stanno facendo (vedi il pla, ad esempio, che solo 5 anni fa era un materiale ridicolo e oggi migliora praticamente ogni mese).


avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 10:45

Che sia poca o tanta sono animali comunque.
Per il resto concordo sia con te che con Lomo, il discorso di mandare gli uomini su Marte è proprio una roba che mi fa girare le scatole.
Sul fatto di bruciare la plastica mi sono ricreduto dopo aver conosciuto un ingegnere del termovalorizzatore di Brescia. Quello azzurro che si vede in A4.
Mi ha spiegato con rilevazioni alla mano tutti i processi di abbattimento fumi, in pratica dalla ciminiera esce vapore acqueo e l'energia recuperata scalda una città di 230.000 abitanti.
Certo il bilancio energetico è negativo, nel senso che si usa più energia di quella che viene rilasciata col teleriscaldamento. Però il costo ambientale è minore rispetto alla discarica tradizionale.

avatarjunior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:17

Angor:
Hai ragione: la plastica, come le armi, non è intrinsecamente "cattiva". È l'uso che l'essere umano ne fa a determinare il suo impatto, ed è proprio qui che si manifesta il vero problema: la nostra incapacità di gestire in modo responsabile ciò che creiamo. La plastica è stata una delle innovazioni più rivoluzionarie dell'era industriale, permettendo progressi impensabili in campo medico, alimentare e tecnologico. Non è la plastica il nemico, ma la superficialità con cui ne abbiamo gestito il ciclo di vita.

Hai toccato un punto chiave: non si tratta di sostituire la plastica a tutti i costi, perché qualunque materiale alternativo potrebbe rivelarsi altrettanto dannoso, se non peggiore, una volta analizzati i suoi effetti a lungo termine. La vera sfida non è demonizzare il materiale, ma imparare a conviverci in modo sostenibile, investendo in tecnologie per il riciclo, in infrastrutture efficienti e in un'educazione globale alla responsabilità.

Ma qui si arriva al cuore del problema: l'essere umano. Invece di comprendere la vera natura della propria esistenza, spesso agisce in modo autodistruttivo, ignorando le conseguenze a lungo termine delle proprie azioni. Questo vale non solo per la plastica, ma per tutto: sfruttiamo le risorse naturali fino a esaurirle, distruggiamo ecosistemi, inquiniamo aria, terra e acqua, spinti da una mentalità di consumo immediato e cieca al futuro.

La plastica è solo un simbolo di questo atteggiamento. Non è l'oggetto il problema, ma la nostra incapacità di vivere in armonia con ciò che ci circonda. Siamo così disconnessi dalla natura che dimentichiamo di essere parte di essa, e finiamo per sabotare noi stessi, proprio come un organismo che attacca le proprie cellule sane.

La soluzione non sta solo nel migliorare i sistemi di smaltimento o inventare nuovi materiali, ma nel cambiare mentalità. Solo riconnettendoci con la vera natura dell'esistenza possiamo sperare di invertire questa tendenza autodistruttiva. Altrimenti, continueremo a ripetere gli stessi errori, semplicemente con strumenti diversi.

avatarjunior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:19

Lomography
Hai ragione: non possiamo affidarci solo al senso civico delle persone, viste le condizioni in cui finiscono spiagge e fiumi. Vietare la plastica può sembrare drastico, ma potrebbe essere necessario se non troviamo alternative sostenibili.

La cosa assurda è che si investono risorse enormi in progetti lontani dai bisogni reali, mentre manca una task force globale per sviluppare materiali biodegradabili al 100% con le stesse caratteristiche della plastica. Il polistirolo, ad esempio, è un vero flagello e continua a essere usato senza controllo.

Servono soluzioni concrete e priorità chiare: il progresso tecnologico ha senso solo se orientato a risolvere i problemi che ci stanno distruggendo oggi.

avatarjunior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:21

Ric1978
Interessante il punto sul termovalorizzatore di Brescia. Effettivamente, quando ben gestiti, i termovalorizzatori possono rappresentare una soluzione migliore rispetto alle discariche tradizionali, soprattutto in termini di riduzione dell'impatto ambientale. Il fatto che abbiano processi avanzati di abbattimento fumi e riescano a recuperare energia per il teleriscaldamento è un buon compromesso, anche se il bilancio energetico resta negativo.

Detto questo, non dobbiamo dimenticare che bruciare la plastica è comunque una gestione a valle del problema. La vera sfida è ridurre la produzione di plastica all'origine e trovare alternative biodegradabili o riciclabili in modo più efficiente. È un po' come curare i sintomi di una malattia senza affrontarne le cause. I termovalorizzatori possono essere utili, ma non devono farci perdere di vista la necessità di ridurre l'uso della plastica a monte.

E concordo con te e Lomo: mandare uomini su Marte può essere affascinante, ma le risorse per progetti così ambiziosi sarebbero meglio impiegate per risolvere i problemi che ci stanno soffocando qui sulla Terra. La priorità dovrebbe essere il nostro pianeta.

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:36

Hai una dialettica bella fluida Gerry, in pochi minuti hai dato risposte estese e ben formulate.
Non è molto comune;-)

avatarsenior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:41

Qualche passo avanti verso un miglior riciclo

www.plasticsengineering.org/2024/04/plastic-films-solvent-recycling-so

avatarjunior
inviato il 26 Novembre 2024 ore 11:48

Ric1978! ahahaha ti ringrazio! non prendermi in giro però ho già i miei amici che mi prendono in giro per questo, dicendo che sono prolisso ahahaha

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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