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“ le note sono 12 (poverini, ci sono anche i tasti neri...) e le loro combinazioni NON sono infinite „
Non saranno infinite ma sono talmente tante... se poi metti nel conto anche le variazioni di ritmo e di timbro diventa una faccenda decisamente sterminata... E' un po' come gli scacchi: la scacchiera è sempre quella, i pezzi idem ma puoi giocare tutta la vita senza mai rifare due volte la stessa partita... Materiale musicale da scavare ce n'è ancora per chissà quante generazioni, anche rimanendo nel sistema delle 12 note.
Poi che le note siano solo 12 non è esattamente vero. Prima del temperamento equabile le note erano piazzate in maniera un po' diversa da quel che usiamo oggi. Se ascolti Palestrina suonato su un organo intonato come si usava ai suoi tempi quel che senti fa un effetto decisamente strano alle nostre orecchie (per i contemporanei di Palestrina era normale, invece) perché le note non sono esattamente quelle alle quali siamo abituati, sono un po' spostate, rispetto alle nostre, il che comportava un modo tutto differente di pensare alle scale e agli intervalli. Senza parlare degli esperimenti sui terzi e quarti di tono della musica moderna.
“ 1) con internet la fruizione delle foto avviene in modo quasi istantantaneo , spesso senza nessun approfondimento „
Purtroppo è vero.
“ 2) con gli smartphone , "siamo" tutti fotografi e tutti ( di riflesso) hanno la pretesa di sapere , giudicare , esaltare , stroncare qualsiasi foto. „
Purtroppo è verissimo.
“ inutile dire che per me tutto ciò' sta portando a una deriva (drammatica ) dominata dall'ignoranza „
Generalizzando, anche questo è la pura verità. Sta però a noi approfondire e soffermarci sulle cose che meritano veramente importanza.
"Una volta" la definizione, la risolvenza e tutte le pippe tecniche che la maggior parte dei fruitori fanno non aveva alcuna importanza (o se l'aveva era minima). Dovremmo veramente riconsiderare il significato della differenza tra quel che si fa e paragonarlo con quello che si dovrebbe fare.
Vero anche questo. Però qui si va un pò troppo nello specifico aprendo una specie di "altra musica". Circa le 12 note e le loro combinazioni, intendevo il numero "finito" delle combinazioni fini a sè stesse senza variazioni di tempi, timbri, melodie ed armonie. Diciamo che il cambiamento strutturale più recente l'ha avuto la musica dode×ca (che io non apprezzo per nulla forse perchè non mi comunica ancora nulla dal punto di vista emotivo). Ma anche qui si apre un mondo...
“ Circa le 12 note e le loro combinazioni, intendevo il numero "finito" delle combinazioni fini a sè stesse senza variazioni di tempi, timbri, melodie ed armonie. Diciamo che il cambiamento strutturale più recente l'ha avuto la musica dode×ca (che io non apprezzo per nulla forse perchè non mi comunica ancora nulla dal punto di vista emotivo). „
Mah, le combinazioni delle 12 note saranno anche un numero finito, ma non puoi pensare ad esse al di fuori del ritmo, perché la musica esiste solo nel tempo. Inoltre puoi pensare a combinazioni nella melodia e poi anche nell'armonia. E poi stiamo parlando di 12 note per circa sette ottave di estensione utilizzabili in musica, cioè un'ottantina circa di suoni. Quindi anche se parliamo di un numero finito di combinazioni questo numero è talmente grande che, dal punto di vista pratico, cioè delle possibili esperienze sonore degli esseri umani, è praticamente come se fosse infinito. Probabilmente la razza umana si estinguerà prima di averle sperimentate tutte. La dodeca.fonia, anche se sembra un'innovazione tale da rivoluzionare completamente la musica in realtà non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze la dilatazione del linguaggio tonale. Schoenberg ha preso atto di una cosa molto semplice: la musica tonale si era evoluta al punto da dover utilizzare tutti i 12 semitoni nel modo più vario possibile. In pratica ha notato come soprattutto la musica di Mahler fosse composta in un modo per cui era fastidioso riascoltare la ripetizione di una certa nota se arrivava troppo presto, prima che l'ascoltatore avesse avuto modo di sentire tutte, o quasi, le altre. Una specie di coazione alla massima varietà possibile portata dall'estremo allargamento del principio della tonalità, allargamento tale da mettere in discussione il principio stesso. Schoenberg ne prese atto e codificò questa tendenza nella dodeca.fonia seriale. Ma se ascoltiamo il Concerto per Violino di Alban Berg (forse il più importante allievo di Scoenberg) composto rigorosamente secondo questa tecnica ci rendiamo conto della vicinanza tra Mahler e la scuola di Vienna. Cage e gli altri che composero secondo metodi aleatori non fecero altro che trasferire l'automatismo implicito nella musica seriale facendo scaturire la varietà sonora non da una serie prefissata ma da procedimenti aleatori (Cage usava l'I Ching e in seguito usò il computer) estendendo poi il principio di aleatorietà a tutto il materiale sonoro. Tuttavia Cage ci arrivò attraversando la tradizione, non scontrandosi con essa. Fu allievo di Scoemberg, tanto per dire, e il solo fatto che quest'ultimo lo avesse accettato come tale, oltretutto a titolo gratuito, la dice lunga sulla faccenda. Poi si può ricordare l'ammirazione di Cage nei confronti di Satie, e come quest'ultimo nutrisse una ammirazione altrettanto sconfinata per Mozart, oltre che per Debussy e Stravinsky.
Insomma questa gente non è che passasse il tempo a cagare in testa alla tradizione, anche se molti ebbero la sensazione che lo stessero facendo. Viceversa credo la conoscessero molto bene la considerassero per quel che valeva, pur sentendo di dover prendere strade nuove. Schoenberg scrisse un trattato di armonia che illustra i principi fondamentali dell'armonia tonale, proprio quella che a un certo punto decise di abbandonare, e proprio in questo trattato (mi pare) scrisse la famosa frase "Si può ancora scrivere della bella musica in Do maggiore": lui che faceva tutt'altro che scrivere in Do maggiore evidentemente non ci pensava neanche lontanamente a snobbare la tradizione. Che poi a noi piaccia invece pensarla in altri modi è un'altra storia, che racconta di noi di quanto non racconti della storia della musica.
Ma sì, non è necessario fare un riassunto biografico: allievo di Schoenberg, estimatore di Satie, l'uso dell'I Ching, ecc. Il fatto che fosse partito dalla tradizione non toglie nulla alla sua importanza, anzi. È proprio quando si sradica la tradizione dall'interno che si creano le cose più interessanti. La contemporanea, in questo senso, è forse la realtà più aperta al suono e alla percezione (psicologica e filosofica, non solo compositiva) in ambito musicale, oggigiorno. Quello che è indubbio è il pensiero e l'approccio di rottura che Cage ha consacrato (anche se in modo indiretto) per tutta una generazione di compositori e musicisti a venire (non è che uno debba essere di parte per rendersene conto lol). Voi che avete una formazione accademica, saprete benissimo quanto, ancora oggi, ci sia un fortissimo impianto tradizionale che quasi misconosce tutto un certo modo di comporre e ascoltare.
“ Quello che è indubbio è il pensiero e l'approccio di rottura „
Ma siamo sicuri? Magari non voleva rompere proprio niente, faceva solo quel che poteva e riteneva giusto fare in un certo momento. Ho riascoltato di recente Imaginary Landscape No. 1, quello fatto con due giradischi, piatto e pianoforte preparato. Non mi ha dato per niente l'idea di una cosa fatta con intenti provocatori, al contrario mi è sembrato qualcosa di scritto con grande attenzione ai minimi dettagli, da bravo artigiano/compositore. Per non parlare del suo In A landscape, scritto in una maniera talmente perfetta che se per sbaglio togli o aggiungi una nota ti accorgi che non funziona più... A volte attribuire agli innovatori eccessivi intenti polemici è un bel modo, elogiativo e gentile, per non prenderli sul serio...
Ma Imaginary Landscape è del '39 lol Una roba come Birdcage (del Cage più "evoluto"), ad esempio, cosa ha a che fare con la tradizione classica?
Al massimo si può parlare di accostamenti alla concreta francese di cui già c'era traccia negli anni '40 (tralasciando gli intonarumori di Russolo). 4'33'', che è diventata un meme in tutte le salse negli anni moderni, basterebbe già solo come apice provocatorio del suo pensiero. Alla prima di David Tudor saprai benissimo come il pubblico reagì...
Boh, pare che anche a Mozart l'Imperatore GiuseppeII contestasse che nella sua musica c'erano troppe note. Forse all'epoca qualcuno pensava che Mozart volesse solo fare lo sborone e mettersi in mostra. Ascoltandolo oggi invece la pensiamo diversamente... Che certe manifestazioni artistiche provochino il pubblico è fuori discussione. Se invece la provocazione rientri nelle intenzioni degli autori o sia addirittura una loro priorità è una cosa più difficile da capire. 4'33" è una performance scritta con uno scopo preciso, che non è quello di provocare il pubblico.
Miopia...giusto per toglierti qualche dubbio che mi pare volessi insinuare: non stai parlando con un c.retino, eh. A parte che hai parlato tu di provocazione (le conseguenti reazioni quando cerchi di oltrepassare dei limiti, sono abbastanza implicite...vuoi veramente sostenere che uno come Cage non si aspettava a cosa poteva andare in contro, pur non essendo il suo intento primario?). Quello che volevo intendere io e su cui, nel 2022, spero non ci sia bisogno di discutere, è l'impatto che ha avuto una figura come John Cage nel panorama della composizione novecentesca. Che poi a risentirlo oggi ci sta che suoni datato, ma per le nuove generazioni di compositori/musicisti che si muovono in ambito "avanguardistico" (dalla contemporanea all'elettroacustica ecc.), secondo te ha influito di più un Cage o uno Schoenberg?
“ sostenere che uno come Cage non si aspettava a cosa poteva andare in contro, pur non essendo il suo intento primario?). „
Pur non essendo il suo intento primario?
Questo è esattamente quel che volevo dire. Neanche Cage era un cre.tino, aveva visto in che modo era stata accolta la musica di Satie, per dire, quindi sapeva, all'incirca, a cosa andava incontro percorrendo certe strade. Ma non le percorreva con l'intento di farsi lapidare. Lo faceva, immagino, perché pensava che la musica dovesse essere fatta in in certo modo. Ovvio anche che Schoenberg non metteva in discussione il modo in cui veniva prodotto il suono, cioè coi classici strumenti musicali, mentre chi è venuto dopo l'ha fatto. Anche perché il compositore "tradizionale" a un certo punto si è trovato a perdere il contatto col pubblico. E quindi si è sentita la necessità di cercare cose al di fuori da quella tradizione, in molti modi, che poi sono stati la musica d'avanguardia del novecento. In pratica Cage ha fatto cose che Satie aveva solo abbozzato, e altre ancora, e tanti hanno seguito le sue idee. Schoenberg invece non ha avuto prosecutori oltre a Berg e Webern perché con la sua musica aveva portato al capolinea la tradizione di cui faceva parte. E non è che potesse fare altro, se pensiamo al contesto storico nel quale viveva. La sua è musica della disperazione.
Infatti io ho parlato dell'importanza che ha avuto conseguentemente al suo percorso che, sul lungo termine (ma anche nel suo tempo, alla fine), ha contribuito pesantemente all'apertura mentale percettiva/filosofica del suono in musica. Al ruolo dell'ascoltatore con tutto ciò che ne implica(va) nella rivalutazione di valori tradizionali ritenuti imprescindibili, allora come oggi (purtroppo). Sentirlo parlare del fascino del rumore del traffico paragonato a Beethoven o Mozart (giusto per citare una delle sue interviste più famose), con tutto il buon carattere che poteva avere Cage, capisci che porta con sé una componente provocatoria dovuta alla consapevolezza che certe affermazioni vanno totalmente contro l'immaginario collettivo.
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