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Comunque è strano... affermarsi in campo artistico è sempre stato difficile, e ci sono stati grandi artisti che non hanno mai avuto, in vita, il giusto riconoscimento. Però in genere era gente che non se ne lagnava troppo: erano ben convinti della giustezza della strada che stavano facendo, e la seguivano, senza badare troppo al fatto di essere più o meno considerati. A lamentarsi delle difficoltà invece di solito sono le pippe.
Miopiartistica Mica vero. Intanto credo che si possano lamentare i fruitori dell'arte mancata. Io, per esempio, gradirei accendere la televisione e vedere spazio dato a grandi artisti della musica, del teatro dell'Arte in genere. Invece mi capita sempre più spesso di dovermi sorbire le "pippe" come le chiama Lei. In secondo luogo, esempi di grandi artisti che si lamentano (giustamente) della scarsa considerazione che viene loro riservata sono numerosi ed illustri. Mi vengono in mente, così al volo, Leonardo che si lamentava continuamente di come i mecenati che lo facevano lavorare (soprattutto le gerarchie ecclesiastiche) lo pagassero pochissimo per i suoi capolavori e pretendessero orari di lavoro massacranti. Ricordo poi una lettera di Leopardi che si lagnava energicamente con un accademico di un concorso letterario perché le sue Operette morali erano state assolutamente snobbate a favore di un'opera di tal Manzoni dal titolo "I promessi sposi" (forse ancora Fermo e Lucia"); Mozart ebbe a scrivere che l'Arcivescovo di Salisburgo, che era il suo "datore di lavoro", nel 1781 lo pagava pochissimo e lo trattava come un servo; più recentemente, il pittore Ligabue quando non era ancora famoso (e divenne assai quotato solo negli ultimissimi anni di vita) malediceva tutti quelli che gli portavano via un quadro per una minestra e un pezzo di formaggio. Nessuno dei quattro mi sembra propriamente una pippa.
D'accordo con Federico su quasi tutto (e definirlo "piccolo virus malevolo" è veramente asserzione priva di pregio); ma non sui Kiss, che apprezzo da così tanti anni che preferisco non ricordare quanti, e non solo per le loro "ballads".
Achille Lauro mi lascia completamente indifferente, perché non lo conosco affatto, non guardando (né ascoltando) i nostrani Festival Canori ma neppure la tivvù in generale.
La teatralità nella musica rock, infine, come ha ricordato sopra un forumer, è sempre esistita: E. Presley e J. L. Lewis ma anche J. Cash con la sua "uniforme" nera - per nominare meramente tre antesignani del genere - erano teatrali. Fino ad arrivare, che so, agli spaventevoli Slipknot e all'innominabile, oggi, M. Manson. E a un po' tutto il metal, senza scomodare gli eccessi (criminosi) di gente come Burzum, che ha vissuto e agìto il proprio personaggio al di là di ogni ragionevolezza.
ADREA TESTA. Hai ragione: molta teatralità è sempre esistita. Ma su quel "sempre" sbagli, perché devi riferirlo al passato molto recente. A quando la musica ha iniziato un tale declino tecnico ed espressivo da dover chiedere a supporto elementi coreografici che niente hanno appunto a che fare con la musica stessa. Perché Corelli non aveva bisogno di abiti stravaganti, Scarlatti non usava luci stroboscopiche, Vivaldi non si truccava, Bach non si denudava, Chopin non sputava sul pubblico, Rachmaninov non spaccava il pianoforte alla fine di ogni concerto. Neppure Morricone, per quello che so io, amava particolarmente inneggiare a droghe o a eccessi alcolici. Era gente semplice, usa soltanto a fare musica, inadatta allo show business e destinata a sparire nell'ombra. Ci rimane Sfera Ebbasta, e tanto cibbasta.
Quando ero giovinotto, frequentavo la redazione di una rivista musicale che allora andava per la maggiore; uno dei giornalisti anziani soleva dirmi, più o meno: "sto qui per lavoro, a casa ascolto roba tipo La Creazione di Haydn. Altrimenti, solo canzonette. La musica pop/rock che si dà delle pretese, non è seria".
Personalissimamente trovo che quanto sopra sia abbastanza giusto, ed escludendo gente come, ad esempio, i Pink Floyd e i Kraftwerk (che a diverso titolo, sono comunque teatrali), penso che show pirotecnici e affini servano a coprire qualche manchevolezza musicale. Sting ha detto qualche giorno fa che non vede negli AC/DC (e nei Rolling Stones) una vera evoluzione musicale negli anni (e decenni). Quanto pistavano, però - gli AC/DC - quando c'era Bon Scott alla voce; oggi o forse appena ieri, han preso la via di un gigantismo coreografico che appunto validifica e non smentisce quanto affermato dall'ex Police.
L'argomentazione è monotematica ,ma ricorrrente,a sostegno di una grande comunità globale, di cui la maggior parte si sente partecipe attraverso, frequentazioni e contatti vari,ma che disprezza profondamente chi prova sbigottimento davanti all'ennesima corbelleria, che passa come grande verità.La pseudocultura di superficie avrebbe un nome diverso,e dovrebbe essere evidente,fuori da pregiudizi di forma o caratteriali,ma è piu' facile acconsentire o rispondere con un like ,piuttosto che andarsi ad invischiare in giudizi anche rischiosi, che non corrispondono dall'opionione generale. Il fotografare adesso sposta l'attenzione sul momento presente,il grande lustro della fotografia,con le "stesse" tecniche e capacità dei grandi del passato,ma nel disprezzo dei contemporanei precedenti oscurantisti ,quando la foto non era così vissuta come alla portata di tutti e in qualunque istante,che dubitano di questioni del tutto irrilevanti.
Anche Mozart si lamentava del Cardinale Colloredo. Però questo non gli ha impedito di scrivere musica che tutti volevano ascoltare e che ascoltiamo ancora oggi. Le pippe invece fanno cose di basso profilo, non se ne accorgono, e cercano qualcuno da incolpare per il fatto che non se li fila nessuno. Se si vuole far qualcosa di buono poche balle, schiena diritta e lavorare!
Miopiartistica Lei ha una capacità rara di spostare continuamente l'oggetto della discussione. Dice che gli Artisti di valore anche se incompresi non si lamentano. Ma quando qualcuno fa notare che si lamentano eccome dell'eventuale mancanza di considerazione (e a ragione, considerando anche che purtroppo non si vive d'aria) allora l'argomento diventa "se ne lamentano ma non demordono". Ora potrei farle l'esempio di Artisti che per la mancanza assoluta di comprensione e riconoscimento sono morti (di fame, suicidi, di stenti, di malattie...), privandoci, tra l'altro della loro produzione migliore, ma non lo farò, sicuro che sposterebbe il dibattito, magari, sul tema "Grandezza dell'artista davanti alla disperazione e immortalità a seguito di morte". Non sono abituato a rincorrere i lumini che si vedono nelle notti delle favole, lontani lontani... (immagino che li spostino, come ha detto qualcuno). In quanto alle pluri citate Pippe, se le fa piacere annoverare anche il sottoscritto tra la grande schiera (nonostante non ci si conosca) lo faccia pure: non mi offendo.
“ Ora potrei farle l'esempio di Artisti che per la mancanza assoluta di comprensione e riconoscimento sono morti (di fame, suicidi, di stenti, di malattie...), „
Non sono un esperto in materia, la sfigologia non è la mia passione, ma occhio e croce credo siano stati molto pochi, più o meno la stessa percentuale di esseri umani morti per le stesse ragioni ma appartenenti ad altre categorie (che so, impiegati, giornalisti, tecnici di laboratorio, salumieri, gigolò...). Non è necesario essere un artista per incontrare avversità anche letali. Però non insisto, non sono abbastanza informato in materia. Per il resto non mi sono spiegato chiaramente. Quel che volevo dire è che i grandi artisti, anche quando si lamentavano (e privatamente perlopiù: i social dove lagnarsi pubbilicamente sono un'invenzione recente) tuttavia non si facevano un alibi delle condizioni avverse. Quel che soprattutto vorrei sottolineare è che un filo di stoicismo non fa male a nessuno, a qualsiasi categoria si appartenga. Un mio amico diceva: non è che ci siano quelli che stanno bene e quelli che stanno male. Ci sono quelli che si lamentano e quelli che non si lamentano. E mica aveva torto.
Solo per tirare un po' le fila della discussione, vorrei tornare a quella che era la mia considerazione iniziale. Ed è sostanzialmente questa. In passato, pur tra le inevitabili difficoltà e rilevata la varietà di situazioni personali, l'Artista di qualità aveva maggiore probabilità di evidenziare il proprio valore. Chi lo sosteneva lo faceva per lo più per ambizione personale, per amore di quell'Arte, ma difficilmente ci guadagnava sopra. Più recentemente, l'ampliamento della platea di fruitori delle opere (prendiamo tra tutte l'esempio della musica) ha inserito un nuovo elemento che prima non c'era: lo show business, ossia una vera e propria industria che tratta l'Arte come un qualsiasi prodotto commerciale. Ora, chi gestisce un sistema di questo tipo, sfortunatamente per l'arte, ha scoperto una cosa semplicissima: il prodotto può contare anche molto meno del marketing che lo sostiene. Dunque, perché darsi da fare per scoprire e sostenere talenti veri, quando si può prendere un emerito signor nessuno e cucirgli addosso una campagna pubblicitaria che può portarlo ai vertici del mercato? Naturalmente, queste argomentazioni secondo qualcuno non si possono fare, perché se uno critica queste operazioni esclusivamente commerciali, allora automaticamente è solo una pippa invidiosa che non avendo qualità si presta a fare delle geremiadi per partito preso. Si dia da fare, piuttosto! Non stia a fare il piagnone! Se critichi un cantante che è stato creato in laboratorio da un talent gestito da persone incompetenti (le avete ben viste le giurie dei talent?) cosa ti dice qualcuno? Non puoi farlo, perché non stai giudicando serenamente, ma sei un invidioso mezza pippa che non vedrebbe l'ora di esserci anche lui a fare la grana. Io ho portato l'esempio di un successo editoriale assolutamente immotivato (sono pareri personali, naturalmente, ma ho segnalato tra gli altri il giudizio ben documentato e argomentato di un giornalista e critico letterario che non credo possa essere sospettato di invidia del pene). A meno che non si arrivi a sostenere che sia vietata la critica negativa e che la virtù sia nel pensiero unico. Che dire? Compratevi "La stazione" e buona lettura.
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