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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:31
@Matteo Sì, hai ragione, ma fotografi come Nan Golding sono più l'eccezione che la regola. Pensa se, invece, di avere 66 anni ne avesse 25 come sarebbe stata assorbita sul web. Ho interpretato il tema del "perché" come un riferito ad oggi, non riferito alle motivazioni che potevano avere negli anni passati. Secondo me, i motivi cambiano con i tempi. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:31
Vero ci sono poche mostre, spesso sono legate ai nomi e non vanno per argomenti. Purtroppo credo che altri tipi di esposizioni fatichino molto e è un vero peccato perchè un curatore bravo potrebbe davvero fare la differenza e creare percorsi importanti “ @Matteo Sì, hai ragione, ma fotografi come Nan Golding sono più l'eccezione che la regola. Pensa se, invece, di avere 66 anni ne avesse 25 come sarebbe stata assorbita sul web. Ho interpretato il tema del "perché" come un riferito ad oggi, non riferito alle motivazioni che potevano avere negli anni passati. Secondo cambiano con i tempi. „ devo recuperare nome degli autori, ma sono capitato in un progetto interessante dove 2 fotografi (uomo e donna) si sono conosciuti sul web, hanno iniziato una relazione e un lavoro fotografico che la documentava in diverse fasi. Era tutto publicato come un blog, come se tutto fosse immediato e pubblicato al volo, in realtà scattavano a pellicola e facevano una selezione precisa, ma hanno sfruttato il linguaggio del web e creato un grosso seguito Ho visto che anche altri stanno andando in direzioni simili, adattano il loro modo di lavorare col i nuovi metodi di consumare fotografia. Il passato ha un'importanza fondamentale, ma credo che anche continuare a rifare le stesse cose perda di significato perchè cambia il contesto, ecco credo sia interessante provare a discutere di questo contesto e lavorare nel proprio tempo |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:41
Il perché diventa per chi . Un tempo le pubblicazioni fotografiche (di qualità) erano per tutti (riviste, libri). Ora solo per i vecchi e per pochissimi giovani. E' la realtà purtroppo. La grande massa va di telefonino o di TV, e lì la fotografia fa veramente fatica... non è il suo supporto ideale. La fotografia è meditativa, per chi la pratica e per chi ne fruisce, quindi il contrario della fruizione odierna: veloce e superficiale. E' diventata di nicchia. Una nicchia ecologica sempre più piccola. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:49
“ Il perché diventa per chi . „ Il perché è sempre relazionato al per chi , solo che oggi ci sono molti più target disponibili di un tempo. Se il chi siamo noi, il perché solitamente è legato alla memoria degli eventi della vita. Se il chi sono esclusivamente gli altri e il loro compiacimento (i like), non c'è nulla di noi stessi e le foto risultano finte o repliche di cose già viste. E' nell'equilibrio del per chi tra noi e gli altri e quali altri, che si gioca un buon perché . A dirla tutta ci sarebbe anche chi ha un perché senza pensare a chi altri da noi, tipo Vivian Maier. Una specie di messaggio nella bottiglia, frutto di una urgenza espressiva, che qualcuno in futuro potrebbe raccogliere. Aggiungo anche coloro che le foto le fanno come effetto collaterale di una attività. Chi ama fare passeggiate in montagna, fa anche le foto, ma il perché è uscire di casa e godersi la montagna, non fare le foto per gli altri. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:57
Ecco la Maier è un esempio interessante, lei ha scattato senza pensare a una pubblicazione, la scelta dello sviluppo e di come raggruppare le immagini è stato fatto a posteriori con un gusto diverso da quello della sua epoca, è indubbio che la selezione è stata fatta pensado a un target contemporaneo. Qui il "photo editor" ha un ruolo fondamentale, non che non lo abbia anche in altri lavori, prima ho citato il collettivo synapsee e non hanno iniziato una collaborazione con Bisson per nulla, tra l'altro è stato davvero interessante poterlo conoscere |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:07
Il fotoamatore ha sempre fotografato principalmente per sé stesso, ora fotografa per gli altri, visto che si può pubblicare senza difficoltà e senza spesa. Se poi agli "altri" le foto interessano... è un altro paio di maniche. In un certo senso cerca il consenso degli altri (il nuovo perché), preoccupandosi sempre meno del fatto che la foto abbia un suo senso... basta che piaccia. Un po' crudo, ma io percepisco in gran parte questo. Fatemi cambiare idea! Il pro ha sempre fotografato per gli altri... anzi, per la pagnotta. Alcuni anche per e con passione, altri solo per la pagnotta. In ogni caso c'era e c'è sempre uno scopo (un perché) ben preciso. Forse sto generalizzando troppo e andando OT. Scusate |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:16
Non hai torto e non scrivi nulla di errato. Tempo fa avevo aperto un topic in cui partendo da un'affermazione di Fontecuberta avevo scritto come la rete e la possibilità di condividere avevano avuto un impatto sulla fotografia o comunque sull'immagine in genere molto più forte del digitale stesso. E' indubbio che i primi cellulari con la fotocamera se li filavano in pochi e poi la fotocamera è diventata fondamentale nel momento che si è creata l'opportunità della condivisione. Tutto questo ha anche dato molte nuove opportunità alzando il livello di chi davvero è in gamba, io credo che ora come ora il lavoro tecnicamente buono non basti assolutamente più, ci deve essere un plus. Quello che vedo che tanti hanno idee e progetti e nuovi autori spuntano ovunque, siamo in un momento creativo, purtroppo in italia questa creatività non è spinta e spesso si elogia la mediocrità, il non studio. 1 non vale 1 per quanto se nè dica |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:26
Trovo che siamo bombardati da immagini in continuazione, e vedere, anzi osservare una mostra è diventato difficile. Ne ho viste 3 piccoline ultimamente, e queste sono state le mie sensazioni: 1. foto ritraenti ragazzi down impegnati in uno spettacolo di ballo (nello spazio espositivo di una fondazione) 2. foto ritraenti ghiacciai che si sciolgono (in un ristorante "impegnato") 3. foto genere "street" in BN (nell'atrio di un cinema multisala) La prima era interessante e ben fatta. Mi è piaciuta. Del resto aveva un suo scopo e lo ha raggiunto. La seconda purtroppo mostrava foto abbastanza banali, oltretutto stampate malissimo. Una delusione. Obiettivo mancato. La terza, presentata discretamente, ma già vista e stravista. Non mi ha attirato per nulla. Per me inutile. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:44
ecco è quello che intendevo, cioè esistono ancora gruppi che fanno l'incontro sul viaggio nel paese lontano X del tal fotografo/fotoamatore, trovo che abbiano perso interesse e forse senso una cosa come questa. Anche la street a volte ricerca di rifarsi ancora a certi autori del passato, ma credo che si debba metterci qualcosa in più, non può essere solo attimo colto e Bn più o meno accattivante e stop. Questo io intendo "evoluzione della fotografia", la necessità di fare un passo in più, di andare oltre la mera ricerca estetica o meglio anche quella può essere sensata, ma deve essere ben motivata Nessuno vieta di fare foto ricordo, foto di tramonti a manarola, ritratti a tutta apertura ecc.. la mia è solo una considerazione su quello che dici, ossia quello stesso scatto lo possono fare decine di altri dove è il plus che ti fa dive faccio l'esposizione? |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:47
Io resto sempre fedele al fatto che l'idea/progetto sia determinante. Ad esempio lo scorso anno alcuni ragazzi del liceo scientifico frequentato da mio figlio hanno realizzato un progetto fotografico inerente alcune zone particolari della città. Foto realizzate da una dozzina di ragazzi/e con poca esperienza fotografica, con l'unica linea guida data dall'insegnante. Il risultato per me è stato molto interessante, lasciando parte il discorso sulla qualità delle immagini, la piccola mostra realizzata all'interno dell'istituto con circa una cinquantina di foto stampate 30x40 che ti faceva seguire un determinato percorso, aveva un suo Perché e funzionava molto bene. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 11:57
Idea, progetto, motivazione... per una mostra o libro sono indispensabili. Per giocare, passare il tempo, divertirsi, non sono vitali. Quindi il perché può anche essere: per passare il tempo e divertirsi. O per stare nella natura . Però poi queste foto ce le teniamo per noi, o al massimo le pubblichiamo qui sul forum, senza velleità particolari. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:13
In genere il perché difficilmente si legge da una singola foto, o perlomeno si fa fatica o si interpreta in modo errato. Per contro una serie diventa di per sé stessa la chiave di lettura delle foto. Si vede chiaramente il progetto e l'idea, se ci sono, oppure si vede bene che si tratta di una semplice raccolta di "belle foto". Per questo una mostra o un libro sono il modo migliore per presentare il proprio lavoro. Si DEVE presentare una serie. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:35
Diciamo che obbliga a una maggior progettualità Alla mia ultima lettura portfolio la prima immagine che mi è stata posta è stata: come avevi in mente di presentare queste foto? mostra, libro on line? comuqnue credo che ci siano scatti che potrebbero vivere soli come questo: i0.wp.com/dueminutidiarte.com/wp-content/uploads/2015/07/david-lachape anche se nella realtà faceva parte di una serie trovo condensi tutto quello che LaChapelle volesse dire con deluge |
user177356
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 12:46
Considerazioni molto piacere nteressanti da parte di tutti, bel thread. Sulla necessità di un progetto sono d'accordo, ma credo che sia utile anche un po' di asset gathering preliminare, o se volete di serendipity. Interessante il lavoro sul taglio dei boschi, io ne ho uno in mente sugli scempi urbani delle potature fatte da incompetenti, ma devo ancora focalizzarlo bene. |
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inviato il 28 Febbraio 2020 ore 17:31
Tornando più o meno in tema, ho trovato questo modo di raccontare lo scontro avvenuto in palestina molto interessante, usando le biglie che venivano tirate facendo una grossa contrapposizione tra l'evento violento e quello che è un gioco per bambini, ma anche facendone una rappresentazione quasi fosse la foto di un pianeta www.marcobottelli.com/projects/pg/clashes01.htm |
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