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street photography/ reportage limite fra moralità e necessità


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avatarsenior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 20:19    

Io penso che si facciano tante riflessioni legittime beninteso sull','etica della fotografia vivendo in un mondo in cui di etico non c'è nulla.


avatarsenior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 21:18    

vorrei capire cosa ci azzeccano questi viaggi
organizzati con il reportage. Penso nulla.

avatarsenior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 21:38    

Quoto Arconudo. Osservazione corretta.

avatarsenior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 21:48    

Non parlavo di viaggi organizzati, e nemmeno di reportage...

avatarsenior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 21:51    

mi riferivo all' autore del post.

avatarjunior
inviato il 18 Luglio 2019 ore 22:15    

La malizia sta nell'occhio di chi guarda.

avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 0:12    

La malizia sta nell'occhio di chi guarda.


... e poi fotografa. MrGreen - (vedesi post iniziale dell'autore) -


Quindi se qui caricassi il primo piano di una fanciulla affaccendata in una fellatio, è certificato che la malizia non sia mia, ma in voi tutti che la osserverete? Sorriso

Comunque lo si dice anche della bellezza, ed è vero per entrambe ma appunto solo in parte.

Di fronte ad una discarica... una latrina di una bidonville... o la Litizzetto in perizoma... o di un imbrattatore di tele... auguri nel pensare che la bellezza risieda unicamente nell'occhio dell'osservatore (idem la malizia). MrGreen ;-)

avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 0:49    

Intervengo raramente in questa sezione ma personalmente sul reportage mi sono fatto l'idea che sia campo che attira troppi emulatori, non voglio entrare nella complessa questione etica che come sempre credo verta sul concetto di responsibilità, voglio però porre l'accento su come oggi non servano a nessuno un milione di foto del bambino che lavora sfruttato e picchiato in Asia, ne dell'ultima guerra in corso, basta qualche centinaio di questi scatti fatti bene per sensibilizzare, raccontare e conoscere. Sia chiaro io non sono contrario a queste foto ma credo che siano enormemente inflazionate mentre si raccontano poco tanti altri fenomeni sociali esempi:

Le nuove professioni (in particolare com'è cambiato il lavoro dopo la crisi)
I locali di ritrovo dei nostri tempi (come basilico fece per le discoteche della riviera romagnola ai suoi tempi)
L'evoluzione di alcune città industriali che hanno perso l'industria (sempre a confronto con Basilico)
I nuovi sport (e-sport ad esempio)
Storie sulle start-up di alcuni distretti
Le classi sociali oggi
ecc ecc

ci sono mille temi da raccontare ma sembra sempre che ci sia solo il terzo mondo da fotografare ed invece non credo sia così.




avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 8:30    

Il nostro mondo non ci piace, è difficile, a compartimenti stagni, spesso alienato e quello della fotografia è un linguaggio semplice, sintetico e diretto che mal si addice a raccontarlo. Per giunta la privacy ha complicato l impresa. È comunque meritorio provarci e se qualcuno a volte ci riesce merita tutta la mia stima.

avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 9:08    

per quello che racconti… se un gruppo di persone in difficolta' non accetta il tuo aiuto, evidentemente ti rifiuta.

Salt, stai attento con le semplificazioni basate sul tuo mondo e sugli usi e costumi del tuo (nostro ovviamente) mondo occidentale.
Ti racconto un piccolo episodio accaduto a mio padre in Algeria negli anni '70: bucò una ruota della sua 404 e si spostò sul ciglio della strada per cambiarla; quasi subito passò una macchina guidata da un algerino che si fermò e, con gentilezza ma con fermezza, quasi impose a mio papà di salire a bordo dicendogli di non sporcarsi e continuò lui a cambiare la gomma. E non ci fu verso, se mio papà scendeva per fare lui o per collaborare, l'algerino lo rimandava in macchina. Alla fine salutò e andò via, senza volere alcunché per l'aiuto, anzi quasi offeso per la proposta di una mancia.
Tu ti immagineresti una cosa del genere? Io, prima del racconto di mio papà, mai.

EDIT: il tutto per dire che in certe popolazioni, la gentilezza verso lo straniero è un qualcosa di connaturato; quindi più che un rifiuto, potrebbe essere molto più probabile un gesto di cortesia.


user124620
avatar
inviato il 19 Luglio 2019 ore 9:40    

beh io dico solo (indipendente dal trovarmi o no d'accordo con vari pensieri) che questo 3d sta diventando inaspettatamente uno scambio culturale con molti spunti, di questo vi ringrazio ;-)

avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 9:43    

Prima di tutto, l'Algeria anni settanta e' molto diversa dall'India.
Certo, la mia e' una semplificazione… senza nessuna pretesa.
del resto:
Probabilmente chi fa questo genere di discorsi ha una buona sensibilità o forse un profondo senso di colpa perchè sa che (volendo parlare di scarpe) le scarpe che ha acquistato non solo sono fatte da ragazzini ma che probabilmente il loro sfruttatore è un europeo/italiano.


pure questa e' una semplificazione mica male...Cool

Ho lavorato molto in oriente. Sono popoli con regole rigide e molto diverse dalle nostre.

Puoi visitarli, ma non farne parte. Anche vivendoci insieme ne puoi conoscere e affrontare solo una piccola parte.
La cultura Inglese/Francese/Spagnola (a seconda da chi son stati colonizzati), ma soprattutto la cultura locale costringono a scelte radicali.


Certamente in oriente non vige la mentalita' falsobuonista europea che inquina i rapporti con qualunque straniero.


Ad ogni modo si stava parlando soprattutto del turismo fotografico… e ricordo una frase di un mio dipendente somalo. Disertore dopo tredici anni di guerra da mercenario nel deserto:
diceva: " Sono strani questi europei… Vengono in Africa, belli come il sole… con landrover scintillanti e nuove che valgono come tre villaggi… vanno nel deserto… poi si rompe compass, si perdono, cominciano a girare in tondo.

Finisce la benzina… finisce l'acqua… e muoiono.." MrGreen
MrGreen

per lui che ha vissuto anni nel deserto, sparando su tutto quello che si muoveva, siamo ridicoli..ed incomprensibili.




avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 10:44    

QUOTO Arconudo,

"vorrei capire cosa ci azzeccano questi viaggi
organizzati con il reportage. Penso nulla."

parimenti condivido pienamente le limpide e propositive osservazioni di Franzlazz79...che meritano ripetuta ancorché attenta lettura...

avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 10:47    

la sensibilità come la moralità e l'etica relativamernte al concetto di reportage e fotografia è del tutto personale come nella vita di ogni giorno
Il compromesso che accettiamo è frutto di crescita e di consapevolezza
è comunque sempre importante chiedersi quale ne sarà l'uso e che cosa si vuole raccontare nello scatto


avatarsenior
inviato il 19 Luglio 2019 ore 11:21    

Quando la fotografia parla alle coscienze non è d'alcun tipo, tantomento professionale od amatoriale (attribuzioni in-significanti).

Né parimenti puó definirsi o semplicemente collocarsi in alcun genere.

Od avere peraltro il limite d'una determinata finalizzazione.

Nella sua sovrastruttura regna la sua sola Presenza. Il fotografo anzitutto consapevole, scorge appena. Quindi abbandona, per tale imponderabile epifania, se stesso... E' un abbandono singolare perché, nella medesima consapevolezza, paradossalmente responsabile: una inconscia, sottile modulazione del talento.


Una Presenza-radice dalla quale, seppur di rado, pur discende l'armonia d'una veste critica,
ancorché percettiva:
un nuovo realismo.


cordialmente,

Ben-G

["La fotografia è un mezzo di espressione potente. Usata adeguatamente è di grande utilità per il miglioramento e la comprensione. Usata male ha causato e causerà molti guai… Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano… La fotografia per me non è semplicemente un'occupazione. Portando la macchina fotografica io porto una fiaccola…"]
(W. Eugene Smith)



www.festivaldellafotografiaetica.it/travelling/

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