|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 11:48
Francesco, penso che gli scatti street che vengono considerati artistici non sono stati pensati con quell'ottica...diciamo sono un optional. Un po come nel fotogiornalismo. La foto deve raccontare/documentare, la foto artistica penso si basi su tutt'altro |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 11:57
Dai Vince: in strada ci sta tutto, ed è il suo bello, no?!? |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 12:01
“ Vincenzo scrive così ma in realtà cura sempre ogni particolare MrGreen;-) „ Lo faceva anche uno francese, che ha fatto strada: il Virus la sa lunga! |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 13:41
"Dai Vince: in strada ci sta tutto, ed è il suo bello, no?'... Si in strada c'è tutto, ma il bello per me sono le persone che la popolano di culture diverse. Se ti sai guardare intorno si ottengono scatti sorprendenti, a volte ti sembra di stare in paesi di tutt'altro continente.La cosa che trovo più interessante è vedere gli scatti anni dopo. |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 14:12
Vincenzo, con "ci sta tutto" intendevo dal lato fotografante. Pur apprezzando un certo tipo di street (che comunque non riuscirei a sentire mio), credo che la strada proponga anche un approccio poetico, si presti non solo al "rubato", ma anche all'incontro... Insomma, proprio per quel contributo umano di cui tu parli, la strada può essere l'uomo che passa, ma anche quello che ama. O che sogna. Con le sue malinconie. Capisco che la definizione "street" tenda ormai a incarnare un certo codice espressivo, con le sue regole (detto in modo leggero, che sta parola piace poco ) e i suoi approcci comunicativo-formali. Che in genere apprezzo, ma che anche sento non potrebbero essere la fotografia che vorrei: proprio perché quell'altro fronte lo sento più vicino. Cosa che poi ci riconduce a tanti dei perché che quotidianamente affiorano, anche qui sul forum. Ma magari, nel mio caso specifico... è solo l'ospizio che si avvicina! |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 14:15
Ho visto le foto di Vincenzo e concordo sul giudizio positivo sulle sue street! Sulla Maier probabilmente la verità sta nel mezzo. Nel senso che a ben guardare un po' tutti i fotografi sono ossessivo-compulsivi o, almeno, molti. Qualcosa in argomento lo scrive anche la Sontag. Come tutti i tipi di collezionismo anche quello di immagini fotografiche ha quel lato un po' "psichiatrico", se faccio un piccolo esame di coscienza a volte mi sembra di essere un po' AB-normal (vediamo chi riconosce la citazione filmica ). In ogni caso il lato psichiatrico non esclude di per sé il talento artistico. Riguardo al fatto poi che la Maier fosse un'incolta ignorante senza formazione artistica e senza contatti con il mondo della fotografia , non credo che questa osservazione sia dirimente. Se non sbaglio poi non è nemmeno rispondente al vero perché mi sembra di ricordare che assieme ai rullini abbiano ritrovato molte pubblicazioni fotografiche, riviste di fotografia ecc. Che poi il "caso Maier" sia un fenomeno di marketing con furbetti che cercano di spremerci fino all'ultimo Cent, questo è evidente (hanno trovato la classica "tettina", come si suole dire). Ma questo ormai è, purtroppo, luogo comune anche in altri ambiti più o meno artistici. |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 16:56
Francesco, Street non è altro che un vocabolo che uso per identificare un certo tipo di fotografia che sia uno scatto rubato o improvvisato non importa ma che in qualche modo immortali con la fotocamera quello che incontriamo o ci capita di osservare normalmente che non era programmato (spesso immaginato, impresso nella mente e se capita è stupendo vederlo realizzato). Non pensare che non conosca le tue immagini per cui ti chiedo quanti dei tuoi scatti erano pensati, studiati o programmati?... ...sicuramente pochi. In molti hai saputo sfruttare in modo eccellente le occasioni che si sono presentate. Non è che sei lontano dalla Street. Street/Reportage in qualche modo son parenti (ci sono foto che appartengono ai tuoi viaggi per cui le ritengo Reportage di viaggi!!!). Andrea le mie foto sono molto semplici e alla portata di tutti, non c'è niente di tecnico o è solo un caso. Il bello della street è questo. Tutti possono farla, bisogna solo saper osservare ciò che vediamo. L'errore comune è la fretta la paura di essere " beccati". Questo atteggiamento non funziona e i soggetti si impressionano. Bisogna saper camminare con disinvoltura tra la gente con la fotocamera sempre in vista, chi vi vede sa che state fotografando, se cambia direzione vuol dire che ha intuito qualcosa e in quel caso va rispettata la sua scelta |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:13
La mancanza di un intendimento comune su un termine crea sempre fraintendimenti, e il temine "street" viene interpretato in modi diversi. Io mi ritrovo con quanto indicato in Wikipedia: “ La street photography ("fotografia di strada") è un genere fotografico che vuole riprendere i soggetti in situazioni reali e spontanee in luoghi pubblici al fine di evidenziare aspetti della società nella vita di tutti i giorni. Tuttavia, la street photography non necessita la presenza di una strada o dell'ambiente urbano. Il termine “strada” si riferisce infatti ad un luogo generico ove sia visibile l'attività umana, un luogo da osservare per catturarne le interazioni sociali. Di conseguenza il soggetto può anche essere del tutto privo di persone o addirittura un ambiente dove un oggetto assume delle caratteristiche umane. Molti fotografi di strada proprio per questo tipo di reportage sociale rientrano in quella che è stata definita: scuola umanista. [...] „ La costruzione di un set contraddice la definizione (situazioni reali e spontanee), ma ciò non implica che lo scatto non possa essere ragionato. |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:16
Verissimo quel che dici Vincenzo! Volevo intendere che la definizione street, mi pare, si è colorata di certe caratteristiche, certe peculiarità. Auspicando certi requisiti... E credo ci stia: in fondo è normale che alcune scuole, in ogni campo, inluenzino sentire e percezione generale. Giramola come vogliamo, ma converrai con me che si da un po' per scontato (per esempio) il fatto di rendersi "invisibili". Che la foto si giova di un'attrezzatura poco invasiva, che lo scatto, più o meno, deve essere rubato, che il peso della composizione sia molto relativo. O almeno qualcosa tra queste. Non leggere questo viziandolo di "giusto" o "sbagliato", ma solo come osservazione Non dico tutto questo sia quindi regola (nulla lo è mai in assoluto e le regole stanno antipatiche), ma sappiamo che certe interpretazioni sono più o meno scuola. Ed è anche giusto aggiungo, per essere più chiaro Le mie foto non sono "progettate"in genere, questo è vero. Ma storicamente ho sempre aderito a una via differente, più "mccurryana" se vuoi, come idea. Inteso nel senso che, mi pare, abbia lui sostenuto la tesi dell'essere visibile fino al punto di essere "accorpato" da ambiente e persone, con tutti gli annessi e connessi. O un Salgado (quando vedi la foto del camion dei trafficanti latinoamericani fatta.... da sopra il camion, capisci che non è esattamente rubata o fatta da "invisibile" ). In opposizione, per esempio, a un fotografo straordinario come Cartier-Bresson, che si distanzia senza mezzi termini da tutto ciò (e, ancora una volta, vedi che non c'è snobismo, adorando io entrambi gli ultimi due citati) Mi conosci e sai quindi che non mi passerebbe mai per l'anticamera del cervello immaginare che, tra queste due vie ce ne sia una buona e una cattiva. E quindi non è certo in questa direzione che va ciò che dico. Ma per onestà intellettuale, visto appunto un sentire diffuso e sostanzialmente accettato, credo che la mia scelta di usare due corpi relfex, di instaurare spesso rapporti legati alle fotografie che faccio, di considerare la forma un fatto imprescindibile in ogni fotografia, ovvero di grandissima importanza, possa ragionevolmente far dire che non è street. E per tutti quelli che agiscono in modo simile vale lo stesso discorso grossomodo. Anche se succede sempre in strada, e altro non potrebbe |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:18
“ ..dici una cosa del genere? „ Ciao Stefano. Non conosco le foto né (quindi) alcuna genesi e non saprei collocarle. Ma a naso... più si che no |
user104642
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:24
“ Non conosco le foto né (quindi) alcuna genesi e non saprei collocarle „ Ciao Francesco, mi ero soffermato con la lettura su un frammento del tuo più articolato pensiero "ma anche quello che ama. O che sogna. Con le sue malinconie." e mi sono tornate alla memoria un paio di mie foto che, penso, si incastrano nella definizione qui sopra. Tutto qui |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:27
C'e la street di eugene smith, e la street di Bresson. Una ti entra dentro, l'altra ti guarda da fuori. Ottime entrambe. Io sono piu' bressoniano |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:31
Assolutamente si Stefano! Vedi, qui diventerebbe lungo (ci aprii anche un topic dedicato), ma le categorie rischiano di essere una trappola, secondo me. "E' street", no, "è ritratto ambientato", no, è "paesaggio urbano con persone dentro".... Pensando per categorie direi che questo ha senso, ma fuor di ciò credo non ne abbia affatto. E questo "raccontare il mondo" che molti di noi (non tutti ovviamente) scelgono come passione, attraverso la fotografia, ha mille manifestazioni. Che magari prevedono anche e proprio la ricerca di quei sentimenti che richiami. E che hai pescato credo, con quelle fotografie! (perdona, non avevo capito erano tue.... ) |
|
|
inviato il 24 Aprile 2018 ore 17:32
“ Io sono piu' bressoniano „ Massimiliano... quando osservi o quando "fai"? Nel contesto del discorso c'è una certa differenza... |
|

Metti la tua pubblicità su JuzaPhoto (info) |