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Problemi pratici con il paesaggio urbano


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avatarsupporter
inviato il 13 Aprile 2017 ore 19:54    

Questa è un'osservazione interessante. Sto cercando una visione d'insieme (nella mia testa si alternano una foto di giorno e una di notte, creando così un contrasto di colori e b/n, di strade affollate di giorno e deserte di notte, di street sotto la luce del sole e di urban landscape notturno), come se le singole fotografie fossero le tessere di un puzzle e non un racconto a sé stante. Finché però non metto insieme abbastanza materiale non posso capire se è un'idea che funziona.


Quindi, mi pare di capire che ti muovi tra i generi "street" e "paesaggio urbano", e questo potrebbe complicare le cose perché si tratta di generi differenti che comportano modus operandi diversi.
Ecco, questa premessa:
Sto cercando lo sguardo del pedone che passeggia per strada.

Potrebbe essere la chiave per poter elaborare un linguaggio che integri i due generi a cui fai riferimento.

Riguardo all'inclusione o meno delle persone, ovviamente sono indispensabili alla street (altrimenti sarebbe come fare avifauna senza uccelli); mentre nelle foto di architettura si preferisce eliminarle. Le figure umane sono assenti in tutte, o per lo meno nella maggior parte, degli scatti di grandi fotografi di architettura quali Ezra Stoller, Gabriele Basilico, i coniugi Becher, Candida Höfer, Luca Campigotto ecc.
Ricordo un intervista televisiva di circa dieci anni fa a Gianni Berengo Gardin che rimarcava questa differenza con il suo grande amico Gabriele Basilico, che all'epoca era ancora vivo. Diceva più o meno così (vado a memoria): "Gabriele per fotografare un'edificio aspetta che non ci sia nessuno. A me invece se non ci sono le persone l'edificio non interessa, quello che mi interessa è come le persone lo vivono". Questo era dovuto alla differenza del genere praticato da questi due grandi fotografi.

Tu, viste le premesse di adottare "lo sguardo del pedone che passeggia per strada", mi sembra sia più vicino a Berengo Gardin che a Basilico, però sei interessato anche agli spazi urbani; ma suppongo che il come vengono vissuti ti interessi più che non la qualità urbanistica dei suddetti spazi e quella delle architetture che li delimitano.
Quindi mi sembra più logico che includi le persone nelle tue foto, però se ti capita di fotografare anche spazi vuoti, magari eliminando le figure con filtri ND nessuno ti accuserà di incoerenza. Niente di vieta di spostare alternativamente l'attenzione dagli spazi come vengono vissuti dai fruitori a quello che rappresentano di per sé. Pesino Basilico a volte includeva degli esseri umani nelle sue foto.

Poi c'è la questione delle auto, dei cartelli e dei semafori. Volenti o nolenti tocca il più delle volte tenerli nelle inquadrature, soprattutto se si vogliono fare delle foto con intenti documentaristici.
Riguardo all'esigenza che hai espresso di integrarli formalmente nella composizione, temo che non ci sia un regola semplice e universalmente valida. Penso che non ci sia altro da fare che provare vari PdR e differenti focali in modo da enfatizzare oppure rendere defilata la loro presenza. Anche la luce che hai al momento dello scatto, e poi il lavoro di PP (aumentare o meno luminosità, contrasto, saturazione ecc.) possono servire allo scopo. En passant mi sembra che con il bianco e nero le automobili e i cartelloni pubblicitari si notino meno.
Scusa se dico cose generiche o un po' scontate, ma un'equazione matematica per risolvere il problema purtroppo non la conosco.

Tanto per fare un esempio, la foto che hai sopra messo, nel post delle 7:16, se ti fossi collocato più indietro (ammesso che ci fosse lo spazio), con una focale meno grandangolare, più in alto (magari usando una scaletta) e di giorno (senza che la luce artificiale rischiarasse più le auto che gli edifici retrostanti) e per giunta con un'elaborazione in monocromatico; penso proprio che sarebbe stato evidenziato più lo spazio urbano e meno le macchine (questo non significa che la foto sarebbe necessariamente stata migliore).

avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2017 ore 21:36    

Non posso che quotare l'ultimo post di Foxpeaking.
Aggiungerei solo che spesso delle specifiche situazioni "preferiscono" una lettura piuttosto che un'altra.

avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2017 ore 21:45    

Alla fine, se giri come fossi un passante per catturare lo sguardo del Passante, avviene una selezione naturale: dove il luogo non è frequentato, compare nella sua essenza; altrimenti ne vedrai i contorni "sociali".
L'approccio è diverso da chi fa sola street, quindi ci mette la gente, o solo scorci urbani, evitandola con cura, perché il filo conduttore rimane fuori dall'inquadratura: è il passante ;-)

avatarsupporter
inviato il 13 Aprile 2017 ore 21:50    

Comunque l'idea di alternare l'approccio "street" con luce luce diurna e quello "urban landscape" notturna è molto interessante e penso che meriti di essere sviluppato.

Vista in questa prospettiva anche la foto del parcheggio con le macchine in primo piano, che presa in sé non mi diceva molto, acquista un certo significato.

avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2017 ore 22:26    

Comunque l'idea di alternare l'approccio "street" con luce luce diurna e quello "urban landscape" notturna è molto interessante e penso che meriti di essere sviluppato.


E perché anche non il contrario? La notte può diventare interessante con la presenza umana.








avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2017 ore 22:33    

La questione della presenza umana nella fotografia di architettura (e per estensione in quella di paesaggio) è un tema che considero molto interessante e non scontato.
Nelle fotografie degli Alinari la presenza umana è fondamentale e funzionale allo scopo documentario del loro lavoro.
Così come l'uomo è spesso presente nelle foto di Julius Shulman (per citare una figura vicina a quella di Ezra Stoller).
Tra i giovani contemporanei, la figura umana la troviamo spesso nelle foto di due tra i più acclamati fotografi di architettura: Iwan Baan e Fernando Guerra. Ma si potrebbero fare altri esempi.

avatarsenior
inviato il 13 Aprile 2017 ore 22:36    

Un esempio di un mio lavoro in cui un edificio contemporaneo viene presentato analizzando aspetti diversi: dalla «geometria» all'inserimento nel particolare contesto urbano (auto e cartelli compresi).

www.flickr.com/photos/122372283@N07/albums/72157676869973111

user105183
avatar
inviato il 13 Aprile 2017 ore 23:26    

Roberto P.:
Quindi, mi pare di capire che ti muovi tra i generi "street" e "paesaggio urbano", e questo potrebbe complicare le cose perché si tratta di generi differenti che comportano modus operandi diversi.

Sto cercando, e chissà se ce la farò, il linguaggio giusto per riprendere un quartiere che cambia molto dal giorno alla notte. Se il doppio approccio funzionerà lo saprò soltanto nel momento in cui metterò insieme i pezzi. Per ora la parte notturna, che è quella che trovo più difficile da riprendere e soprattutto da riprendere con una certa uniformità trovando però un registro che sia in qualche modo originale - ma consono allo sguardo del passante che vorrei provare a riprodurre -, è la più debole. Ed è questo che genera i dubbi che secondo Max non dovrei avere ma che invece sono molto forti.

Sempre Roberto:
Riguardo all'inclusione o meno delle persone, ovviamente sono indispensabili alla street (altrimenti sarebbe come fare avifauna senza uccelli); mentre nelle foto di architettura si preferisce eliminarle.

Non so nemmeno se sia questa una scelta mia oppure dell'ambiente che fotografo. Se le strade sono deserte di notte, la street è esclusa: a questo punto mi resta la possibilità di riprendere una sola faccia della medaglia (il giorno) oppure di trovare una sintonia tra le due diverse realtà. Come giustamente dice Max: " L'approccio è diverso da chi fa sola street, quindi ci mette la gente, o solo scorci urbani, evitandola con cura, perché il filo conduttore rimane fuori dall'inquadratura: è il passante ".

Scusa se dico cose generiche o un po' scontate, ma un'equazione matematica per risolvere il problema purtroppo non la conosco.

Finora di banalità in questa discussione non ne ho lette, e la cosa mi rende molto contento. Al contrario: con le vostre idee e le vostre riflessioni mi state aiutando.

Niko_s:
E perché anche non il contrario?

Come dicevo sopra, non per mia scelta, ma per com'è il mio quartiere. Per quanto il mio sguardo di fotografo sia una rappresentazione fittizia dello sguardo di un passante, a meno di "inventare" qualcosa che sia altro dalla realtà non posso che adeguarmi a quel che mi propone il panorama urbano. In altre circostanze ti risponderei che il contrario è benvenuto. Ma non si può fare a Milano, di notte, nel "mio" Giambellino, con troppa continuità, senza finire per dare una visione iper-realistica.

Max B:
La mia zona, per esempio, è scarsamente documentata.

Qual è? Mi hai incuriosito.
In generale comunque è vero che la Milano meno glamour oggi è quasi ignorata, soprattutto quella periferica. Non mancano mai (giustamente, non lo nego) i grattacieli di Gae Aulenti, il Duomo, il Castello o alcune delle chiese più famose; ma in pochi vanno oltre, ed è un peccato. Lo stesso credo si possa dire di tanta altre città italiane.

avatarsupporter
inviato il 14 Aprile 2017 ore 0:19    

@ Niko_s

Un esempio di un mio lavoro in cui un edificio contemporaneo viene presentato analizzando aspetti diversi: dalla «geometria» all'inserimento nel particolare contesto urbano (auto e cartelli compresi).

www.flickr.com/photos/122372283@N07/sets/72157676869973111

Un lavoro molto professionale. Hai usato un banco ottico?

Ricordiamo che del resto i parcheggi sono previsti dal progetto, e gli architetti dello studio 5+1AA* ovviamente sapevano che sarebbero stati riempiti dalle macchine nelle ore d'ufficio.
Quindi è giusto fotografare l'edificio come si presenta quando è operativo, con l'aspetto appunto previsto dai progettisti.
Oltretutto questo palazzo ha un'immagine moto forte, tale da far passare le entità "contingenti" che gli stanno intorno, quali auto, segnali stradali ecc, decisamente in secondo piano. Ovviamente è aiutato in ciò anche dalle dimensioni da vera e proprio megastruttura.

La questione della presenza umana nella fotografia di architettura (e per estensione in quella di paesaggio) è un tema che considero molto interessante e non scontato.
Nelle fotografie degli Alinari la presenza umana è fondamentale e funzionale allo scopo documentario del loro lavoro.
Così come l'uomo è spesso presente nelle foto di Julius Shulman (per citare una figura vicina a quella di Ezra Stoller).
Tra i giovani contemporanei, la figura umana la troviamo spesso nelle foto di due tra i più acclamati fotografi di architettura: Iwan Baan e Fernando Guerra. Ma si potrebbero fare altri esempi.


Ecco uno sputo di discussione molto interessante, che meriterebbe un thread apposito.


* Confesso di aver appena consultato Google. Ricordavo che BNL-BNP Paribas era stato progettato da un grosso studio di Genova, che tra l'altro ha anche disegnato la "Torre Orizzontale" presso la Fiera di Milano, ma non avevo memorizzato la sigla. En passant riguardo alla "Torre Orizzontale" (bello il nome), trovo il disegno interessante ma tutto quel color oro non riesco a digerirlo; mi dà l'idea di qualcosa per Dubai o Abu Dhabi (questa è solo una prima impressione, per giunta di tipo idiosincratico, e so bene che per un architetto non è professionale fermarsi alle proprie sensazioni date del colore del rivestimento). BNL Paribas la conosco solo attraverso le foto e non ho studiato le planimetrie, ma di primo acchito, vista dall'esterno, mi convince molto di più, con quelle grandi pareti specchianti dall'andamento "zigzagante" che la smaterializzano.


@ Ciakmull

Se il doppio approccio funzionerà lo saprò soltanto nel momento in cui metterò insieme i pezzi. Per ora la parte notturna, [...] , è la più debole. Ed è questo che genera i dubbi che secondo Max non dovrei avere ma che invece sono molto forti.


Mi sembra un approccio molto pragmatico e sperimentale. E quando si sperimenta qualcosa di nuovo è bene avere dei dubbi. Sollecitano il controllo critico su quello che si fa.

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2017 ore 9:58    

@Roberto P
No, nessun banco ottico, tutt'altro.
È stata solo una prima ricognizione: vista la collocazione dell'edificio il rischio di stare lì con cavalletto e decentrabili (figuriamoci il banco ottico che uso ormai raramente e solo per «rilassarmi») significava probabilmente farsi cacciare.
Le foto sono state fatte con la D-LUX Typ 109 (LX100). Le inquadrature più «estreme» sono il frutto di un raddrizzamento digitale e ritaglio.
A titolo di curiosità le foto sono state scattate la mattina piuttosto presto (e sono stato premiato da una luce piuttosto bella) del 31 dicembre dello scorso anno.

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2017 ore 11:55    

Su flickr c'è un signore che strada per strada rappresenta con la sua full frame tutta Milano.

La strategia che usa lui per liberarsi dell'elemento umano è fotografare alle 4 e mezza di mattina

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2017 ore 11:58    

Link?

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2017 ore 12:05    

Lo puoi cercare con nick IlFranco

user105183
avatar
inviato il 14 Aprile 2017 ore 12:12    

Interessante, Tony, grazie.

avatarsenior
inviato il 14 Aprile 2017 ore 12:45    

Forte IlFranco, ne ha fatte a bizzeffe. Alcune le ho già viste: le ho fatte anche io, praticamente uguali ;-) altre sono foto che vorrei fare. Praticamente si sta girando tutti i landmark della città, ottimo lavoro.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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