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Progettazione o Improvvisazione?


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avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 19:34    

Se vado in Scozia, racconto di me. Se vado in Provenza, ancora racconto di me.
Per me la foto che scatto è la traduzione in immagine di me che guardo la Scozia o la Provenza.

La mia ambizione non è quella di catturare un'atmosfera, che necessariamente parli del luogo da cui proviene.
Ma è solo la mia traduzione estetica di quello che vedo.
Partendo da qui, mi riesce difficile pensare ad una sorta di progettazione di quello che verrà.

Anche un paesaggio già visitato in precedenza, mi proporrà un volto diverso ad ogni visita successiva. O forse sarò diverso io ogni volta.
Potrò progettare di portare un obiettivo, anziché un altro. Nulla più.
Quale sarebbe la finalità di imporsi un progetto, articolato in più immagini?
Trovare una motivazione per produrre, in un momento di stanca? O sviluppare uno stile proprio?

Lo stile richiede tempo e non credo che una progettazione a tavolino aiuterà a svilupparlo in un tempo più breve.
Anzi sono convinto che un periodo di pausa tra una fase creativa e l'altra, produca risultati di gran lunga migliori.

avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 19:55    

Certamente, nel momento in cui si raggiunge una certa maturitá artistica, la Fotografia diviene la propria interpretazione di ció che si sta riprendendo. Sicuramente questo permette di produrre immagini molto belle e significative, anche viste individualmente. Trovo tuttavia molto difficile, senza "personalizzazione", Fotografare un paesaggio (magari stranoto) e pretendere che qualcuno ci veda il racconto di me dentro, solo perché la luce (com'é ovvio che sia) sará diversa. Perché alla fine, la posso girare come mi pare e filosofeggiarci vita natural durante, ma all'atto di fruizione dell'immagine, l'osservatore non noterá "me".

Al contrario, un progetto puó descrivere al meglio un luogo, una stagione, ed anche esprimere un concetto piú filosofico, cervellotico, metaforico, etc... Per poterne sviluppare uno, non é necessario essere dei PRO. Lo si puó fare durante i week end. L'importante, come si diceva in un altro topic (grazie a Labirint) é avere un'idea da sviluppare e la voglia di farsi coinvolgere da un discorso piú ampio, non solo in termini di tempo.

Nel mio caso, il passaggio dalla singola immagine (che tanto mi sapeva di collezionismo), ad un approccio piú progettuale é stato uno stravolgimento, che mi ha portato ad approfondire ulteriormente, fornendomi molti nuovi stimoli. Un pó come scrivere un libro, pagina dopo pagina, sino a sigillare il proprio racconto.

avatarsupporter
inviato il 14 Agosto 2016 ore 20:30    

Maserc, bene anche la tua scelta, Ghirri insegnava che la fotografia di paesaggio è una sottile alchimia tra la realtà del luogo che esiste e continuerà ad esistere anche dopo il nostro scatto e il nostro interiore, come lo sentiamo, Fontana dice che se voglio fotografare l'albero devo essere l'albero, ma in fondo sono solo altre scelte, il mio era solo un suggerimento basato su ciò che spesso si trova in rete, poi certo che la pianificazione non può portare da sola a volare alti ma sicuramente aiuta a razionalizzare il proprio lavoro e se interessa a presentarlo meglio, la progettualità come abbiamo visto prima è cosa diversa.

avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 20:35    

Beh le ninfee di Monet, mi fanno pensare a Monet. I girasoli di Van Gogh, inevitabilmente mi portano a Van Gogh.
Benchè siano soggetti visti e rivisti. Lo stile li ricollega all'artista.

A parte i milioni di emuli. Una foto di McCurry, non potresti attribuirla a nessun altro.

Senza voler fare alcun paragone, ovviamente.

Apprezzo la singola foto di McCurry anche decontestualizzata da un progetto. Mentre il "progetto" Genesi di Salgado, mi ha lasciato freddo.

avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 20:47    

Si, certo, ma non é singola immagine vs progetto. Gli stessi progetti possono essere composti da bellissime (singole) immagini. Tu hai citato Van Gogh e Monet, due pittori che hanno sviluppato uno stile unico, ma se io vado a scorrere le tue foto della Scozia, ci vedo (eventualmente e "semplicemente") dei bei paesaggi. Questo non da meno valore alle tue immagini, anzi, se tu ne sei contento, direi che hai centrato sicuramente il target. Si stava peró cercando di scindere tra due modi differenti per approcciare la Fotografia. E ribadisco, per me, il progetto, é stato lo step successivo.

avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 20:53    

È anche vero che Koudelka diceva che una buona fotografia è un miracolo.
Difficile immaginare dio impegnato alla catena di montaggio.



avatarsupporter
inviato il 14 Agosto 2016 ore 21:03    

Finalmente ho capito, i grandi della fotografia sono diventati tali perchè hanno dei santi in paradiso!!!

avatarsenior
inviato il 14 Agosto 2016 ore 21:06    

Buona questa. MrGreen

user33434
avatar
inviato il 14 Agosto 2016 ore 21:52    

Finalmente ho capito, i grandi della fotografia sono diventati tali perchè hanno dei santi in paradiso!!!

MrGreen

Nel caso di Koudelka forse in questa foto si. Anche se non deve essere stata proprio un bel momento per lui Eeeek!!!. Scherzi a parte, soprattutto per i fotoreporter la capacità di saper improvvisare credo sia una delle abilità più importanti




user86925
avatar
inviato il 15 Agosto 2016 ore 10:19    

Scherzi a parte, soprattutto per i fotoreporter la capacità di saper improvvisare credo sia una delle abilità più importanti


io penso che l' abilità più importante dei reporter sia la progettazione, c'è un investimento economico e di energie volte alla documentazione ed alla prese dei contatti prima di partire, ha già bene in mente cosa gli serve.....sa che deve portare a casa da 15 a 30 immagini per effettuare un buon racconto, gli serve una buona immagine di apertura ed una conclusiva, in mezzo ci sta tutta la storia che deve inizialmente contestualizzare per poi riuscire a raccontarla, sa già gli elementi che grosso modo gli servono come dei tasselli che vanno a riempire un puzzle già disegnato nella mente, in questa ricerca si muove grazie al suo fiuto, sviluppato o meno in base alla sua esperienza ed alla capacità di aver trovato i contatti giusti, di sicuro non per capacità di improvvisazione....


user33434
avatar
inviato il 15 Agosto 2016 ore 21:48    

@Nove Concordo con parte del tuo discorso. L'elenco delle cose che hai nominato immagino servano alla totalità dei giornalisti che si recano sul luogo di un conflitto, non solo i fotografi, e comunque anche in quel caso gli avvenimenti non aspettano di certo le loro programmazioni. Tu hai descritto un particolare approccio al racconto di reportage, stile Paolo Pellegrin della Magnum. Inoltre i fotoreporter non sono solo quelli che vanno in teatro di guerra ma anche quelli che rimangono in Italia e, anche se sono sempre di meno, fanno cronaca. Perdonami ma nei casi sopracitati è proprio la capacità di saper Improvvisare, capire che la scena che hai davanti agli occhi va raccontata in quel momento irripetibile che crea la foto.

avatarsenior
inviato il 17 Agosto 2016 ore 4:10    

Ho notato in vari post un po' di confusione nelle varie argomentazioni poi derivanti.
Parlare di Progettaualità o Progettazione è cosa da non confondere con la Programmazione perchè sono concetti assai diversi.

.La programmazione (pianificare) riguarda orari, spostamenti, attrezzatura...

Avere un progetto diversamente significa in parole povere darsi un tema, sviluppare una tematica precisa raccontandola per immagini, che siano 10 o 300.

Un approccio decisamente diverso dall'uscire di casa e fotografare tutto ciò che colpisca, attiri l'attenzione o provochi una qualche "emozione".
Detto senza voler sminuire questo secondo approccio, sia chiaro.


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