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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 0:21
Non vorrei essere troppo lapidario ma la fotografia esiste solo quando è stampata. É li che esprime tutta la sua potenza comunicativa. Il web é un qualcosa di incompiuto um mondo troppo vasto. Frettoloso,superficiale. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 1:05
la fotografia si vede. il mezzo non è la fotografia. nella pellicola si forma un'immagine reale, nel sensore sono elettroni allo 01. potremmo dire che finchè la stampante 3D non fa uscire la tazza, la tazza non esiste? certo. La tazza è fatta di materia. Possiamo dire che finchè non si stampa non c'è la laguna fotografata? falso. la laguna la vedi anche su uno schermo. guardiamo su carta o su tela? guardiamo sul monitor o su una cornice digitale? nella musica vale il verbo ascoltare, qui vale il verbo guardare. digitale non è solo web
 e anche la Gioconda può essere ossevata per 2 secondi. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 3:39
“ andiamo un po fuori tema ma credo che la schizofrenia sia una malattia mentale grave e che creatività e genialità siano caratteristiche di esseri umani sani. Che poi possano esistere particolari espressioni creative anche nella malattia è possibile ma certamente non è la regola. In sintesi non tutti i pazzi sono creativi (anzi) e non tutti i geni sono pazzi (anzi). „ Peppe49 non esiste un confine netto tra malati e sani nella schizofrenia la questione è un po più complessa. “ Spesso, quando si chiudono gli occhi si intravvedono delle immagini, quelle sono le immagini che più amiamo, quelle che cerchiamo, quelle che cerchiamo di riprodurre. Sono la luce, bio-fotoni, che ci trapassano l'anima e la mente, sono particelle di verità che cerchiamo. „ Leo le immagini mentali la creatività e schizofrenia hanno qualcosa in comune ed è la perdita del filtro che divide le cose considerate reali da quelle considerate non reali, fantastiche e così via. metto un link ad un sito che partecipa ad un progetto sulla schizofrenia, ci sono altri link collegati in questo testo in cui si può approfondire il discorso di creatività e di schizofrenia per avere una visione più ampia di quello che generalmente viene definita una malattia e quindi pericolosa. www.schizophreniaproject.org/Creativity/CreativitaSchizophreniaWeb/Cre metto anche un url per scaricare un PDF dal titolo: IMMAGINI MENTALI, CREATIVITA' E SCHIZOFRENIA in cui si illustrano scientificamente le tre cose. www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web& “ Va bene, passiamo alla creatività, però, la creatività ha sempre bisogno di una scintilla. La scintilla, sono le nostre credenze, i drammi della vita, le felicità vissute. La creatività non nasce mai dal nulla, ma da forti emozioni e tensioni, domande di giustizia, di affetti, di equilibrio. Le abilità possono essere tramandate, non la creatività, ma la creatività quando si mette sulla strada dell'arte è sempre spinta da forti tensioni. È proprio l'indifferenza il successo della banalità e la negazione delle creatività. „ Leo ma se non diamo come punto fermo che la scintilla dell'arte, della creatività, della fotografia e di tutte le discipline che comunicano è la necessità umana di comunicare e di non sentirsi quindi solo, ad ogni argomento che si inserisce nella discussione torniamo da capo facendoci la domanda ma cosa fa scaturire la scintilla, oppure la certezza che ci vuole una scintilla. Se non teniamo ferme queste variabili allora per ogni analisi torneremo da capo a farci la stessa domanda e restiamo fermi. Metto anche un altro link un po meno approfondito che tratta gli stessi argomenti ovvero la genialità e la follia. www.wellme.it/psicologia/mente-e-corpo/1061-genio-e-follia-ecco-perche |
user20639
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 6:53
Adesso possiamo cominciare l'analisi del punto più grave. L'immagine di noi stessi, lo specchio in cui ci guardiamo nel web: il SELFie. Badate bene, la follia non viene dalla creatività...(uomo in ricerca), ma dalla banalità: la banalità del male. E' la banalità che genera la follia, in apparenza innocente e neutra, al contrario, è proprio la banalità a generare e a permettere tutta la dismisura e il caos (basta leggere Hannah Arendt). La banalità, è l'uomo che accetta la visione di se stesso senza conoscersi, un morto che vede uccidere se stesso, il vivo già morto. Il selfie, immagine imperante del web, cosa sarà? L'immagine di noi, nella versione turistica, di serena inconsapevoleza della vita, oppure, è l'immagine dell'uomo allo specchio, nella versione più pornografica di noi stessi. L'uomo che nel guardare se stesso non si riconosce e genera un urlo di paura. Nelle grandi città stanno affiorando i cartelli urbani per fare attenzione alla pratica del self, infatti molta gente con il selfie muore a causa della sbadataggine con cui si determina (Selfie, anche sulle rotaie con il treno in arrivo, per far vedere il coraggio di una bella foto di noi stessi). Una parodia interessante di una umanità lanciata nel futuro come un treno a tutta forza su una ferrovia che manca il ponte. Il selfie, opera d'arte del futuro, da leggere come passato e presente ... |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 7:24
perfetto Ooo: la fotografia non e' la verita' ma neanche la menzogna. riguardo invece alla schizofrenia la metterei da parte definitivamente, nella malattia mentale grave c'e' contemporaneamente creativita' (solo quando e se c'e', non sempre) e distruttivita' (sempre) nell'essere umano sano e creativo (non tutti lo sono) c'e' solo creativita' quindi esiste un confine netto tra sanita' e malattia mentale grave (notare "grave") |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 12:54
vi ricordate quelle immagini di windows con tema "io" stilizzato. io mangio, io dormo, io gioco, io studio.


 ecco cosa è il selfie (e ho corretto, che avevo scritto selfy, figuratevi quanto mi interessa personalemente ) è la volontà di dire "io c'ero". La paura della morte in pratica, se diventa un'ossessione. Accogliamola questa paura e comprendiamola, capiamo che dipende dalla vuotezza della vita, dal cercare di riempir la ed insaporirla perchè in sè non ci sa di niente. Chi in qualche modo ha risolto la questione non può esserne ossessionato, non sente l'esigenza di "fermare il momento dell'io cero" come manifestazione semplicistica di fototessera ambientata. Ma il desiderio di comunicare resta e quindi sarà un'immagine che ripropone noi stessi, in cui siamo nel lato opposto all'obiettivo. |
user20639
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 13:15
Penso che la paura della morte si può superare, ma quello che non si supera è il vedere quello che siamo diventati: la non accettazione di se stessi, trovarsi davanti allo specchio o davanti il proprio selfie e dire " Chi è questo?". L'orrore di non riconoscersi più uomini... Questa è la crisi di oggi, profetizzata da l'urlo di Munch più di un secolo prima. Penso che l'uomo debba lasciare il posto alla natura e mettersi in rapporto con essa per uscirne dalla crisi. L'utilità del web è nel vedere lo specchio di noi stessi e cominciare a riflettere seriamente la nostra mutazione, per un ritorno ai valori essenziali e indispensabili. La fotografia è nata con l'evento velocissimo dell'industria e della tecnologia, un cambiamento che ha prodotto un avanzamento scientifico tale da non essere progrediti allo stesso modo con la responsabilità è l'etica. Praticamente abbiamo creato dei mostri che non riusciamo a gestire e comprendere. La fotografia può essere uno strumento di pensiero molto buono... |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 13:45
la natura, uno dei miei eroi è C. Darwin. La natura è evoluzione, il castoro ha vinto la sua battaglia per la vita costruendo dighe. La giraffa brucando acacie. ecc... Noi allunghiamo la vita con l'appendicectomia, ed è una cosa chirurgica e naturale, fa parte della natura dell'uomo. quello che abbiamo perso non saprei dire cos'è. forse l'uomo sempre meno riesce stare con sè stesso perchè è semiconsapevole e timoroso del nulla. Arrivare alla meta significa sapersi enstinguere serenamente, mentre la natura continua il suo iter. Le immagini che creiamo sono un desiderio di immortalità? un "io c'ero e ci sarò"? ogni epoca ha i suoi bui. La mente è portata all'ossessione perchè crea l'illusione di direzionalità, e invece ci porta in un loop. L'ascolto dà l'illusione di passività e invece dà la possibilità di direzionarci a 360° e ritornare senza perderci. Si sta nel mondo e si vede che si muove indipendentemente da noi, ma ad un osservatore esterno potrebbe apparire, l'umanità, come un organismo unico di cui facciamo parte e nella nostra misura infinitesimale siamo attori. anche con la fotografia. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 14:31
“ Penso che la paura della morte si può superare, ma quello che non si supera è il vedere quello che siamo diventati: la non accettazione di se stessi, trovarsi davanti allo specchio o davanti il proprio selfie e dire " Chi è questo?". L'orrore di non riconoscersi più uomini... Questa è la crisi di oggi, profetizzata da l'urlo di Munch più di un secolo prima. Penso che l'uomo debba lasciare il posto alla natura e mettersi in rapporto con essa per uscirne dalla crisi. L'utilità del web è nel vedere lo specchio di noi stessi e cominciare a riflettere seriamente la nostra mutazione, per un ritorno ai valori essenziali e indispensabili. La fotografia è nata con l'evento velocissimo dell'industria e della tecnologia, un cambiamento che ha prodotto un avanzamento scientifico tale da non essere progrediti allo stesso modo con la responsabilità è l'etica. Praticamente abbiamo creato dei mostri che non riusciamo a gestire e comprendere. La fotografia può essere uno strumento di pensiero molto buono... „ “ Badate bene, la follia non viene dalla creatività...(uomo in ricerca), ma dalla banalità: la banalità del male. E' la banalità che genera la follia, in apparenza innocente e neutra, al contrario, è proprio la banalità a generare e a permettere tutta la dismisura e il caos (basta leggere Hannah Arendt). La banalità, è l'uomo che accetta la visione di se stesso senza conoscersi, un morto che vede uccidere se stesso, il vivo già morto. „ Leo siamo nel nocciolo del problema, negli anni 80 con la trasmissione drive in si è iniziato a rendere la banalità un modo di vita, oggi si vive di banalità credendo di sconfiggerla con una banalità maggiore. Questo perchè è meno difficile andare su una rotaia mentre arriva un treno in corsa rischiando la vita per fare uno scatto più forte di qualunque altro e si sta li fino a che il treno ti investe per essere più forte di tutti che guardarsi allo specchio. Guardarsi dentro diventa una questione di risolvere i problemi (cosa che un creativo fa quotidianamente), è stressante e qui che la creatività è sempre vicina allo stress, si devono superare schemi mentali che rendono la vita piacevole e qui inizia il disturbo bipolare. Insomma tutto deve andare bene ed essere semplice se non sono semplici le cose che dobbiamo fare ci sarà un robottino dalla lavatrice al palmare che ci fa diventare tutto semplice, basta pagare un piccolo obolo in denaro. Questo è il capitalismo moderno. Ieri c'era la TV oggi c'è il web domani l'olografia e così via. La fotografia quindi o è banale oppure creativa esteriore o interiore, una volta aveva bisogno di uno studio e una tecnica, oggi inquadri, scatti e sei già sul web. Alla fine quindi la coscienza è un fatto personale, poi come usarla è un fatto intimo di ogni uno di noi. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 14:44
questa faccenda "inquadra, scatta e sei sul web" sta rivitalizzando la fotografia di qualita' perche' se e' vero che siamo bombardati da migliaia di foto e' anche vero che il 90% di essere sono di pessima qualita'. Credo che questo porti piu' persone di "prima" a distinguere foto di qualita' ed anche ad averne esigenza mentre "prima" non se ne occupavano proprio. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 14:47
pur se siamo sempre fuori tema vorrei dire la mia sulla paura della morte. La morte e' un fatto naturale strettamente connesso alla nascita. Negare la morte quindi e' negare la nascita giacche' non c'e' modo di non morire se non quello di non nascere. |
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 15:23
“ La morte e' un fatto naturale strettamente connesso alla nascita. Negare la morte quindi e' negare la nascita giacche' non c'e' modo di non morire se non quello di non nascere. „ questo è il ragionamento razionale. quello del "vivo", credendo che prima non c'era, è il ragionamento del bruco, che si trova ad esserci e teme di non esserci più. solo dal punto di vista biologico, ogni persona ha 3,5 miliardi di anni. se così non fosse fatemelo un Peppe49 anche solo biologico e senza vissuto, in laboratorio, senza barare di staminali. |
user20639
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 15:42
Peppe: “ questa faccenda "inquadra, scatta e sei sul web" sta rivitalizzando la fotografia di qualita' perche' se e' vero che siamo bombardati da migliaia di foto e' anche vero che il 90% di essere sono di pessima qualita'. Credo che questo porti piu' persone di "prima" a distinguere foto di qualita' ed anche ad averne esigenza mentre "prima" non se ne occupavano proprio. „ Il nostro amico Jeronim ti farà un applauso, ma non cadere anche te in questo schema. Ci porterebbe a delle distinzioni troppo inopportune, invece di compiere un percorso di ricerca verso le fonti. |
user62173
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 15:54
Sulla paura della morte sono molto ferrato. Una sola posizione e categorica. Ha paura di morire solo chi non ha mai capito nulla della vita !!! La cosa va in modo inversamente proporzionale. Più capisci la vita è meno hai paura della morte. La morte è solo una porta. La stessa identica dalla quale siamo entrati. ChI ha capito, si chiede cosa lo aspetta oltre quella porta. Tutti gli altri invece ne hanno paura. |
user20639
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inviato il 11 Ottobre 2015 ore 16:00
Ciao Felix, sicuramente, questo è un quiz che risolveremo a tempo debito... Quando sarà l'ora. |
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