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Noi siamo passanti anche in questo caso come in tanti altri della vita...[io sono attratta da ciò che vedo]


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avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 0:02    

Cara Olga,
Ti rispondo volentieri. Permettimi solo un breve inciso: Cimabue non è ricordato solo per essere stato il maestro di Giotto. Vai in Santa Croce a Firenze ad ammirare la grandezza di un artista conosciuto in tutto il mondo, oltre i luoghi comuni.
Non so poi se interpreto male il tuo pensiero ma credimi che sarei ben felice di poter essere il Cimabue di qualche Giotto della fotografia. Ma non lo sarò mai, innanzi tutto perché non ne sono all'altezza, poi perché non è assolutamente nei miei scopi ergermi a maestro di nessuno.
Chiarito che a me sta bene qualsiasi approccio con la fotografia (sono stanco di scriverlo!), tutto quello che cerco di fare qui è dare modo, specie ai principianti, di vedere oltre l'orizzonte ristretto di un forum. Chi vuole può anche non leggermi eh! Poi ciascuno può fare quello che vuole e, se lo desidera, scegliersi i maestri (si fa per dire, qui non ce ne sono) che più trova consoni alla propria idea di percorso fotografico. Non dobbiamo infatti dimenticare che questo è innanzi tutto un forum fotografico ed è quindi fisiologico,quando si mettono a commento delle foto, trovare pareri discordi e, magari, fortemente critici. Io, quando faccio una critica negativa, lo faccio sempre con educazione e con l'unico scopo di mettere la mia esperienza ed una frazione del mio tempo a disposizione di quel particolare autore. Purtroppo accade spesso, non solo a me ma in generale, che una critica negativa (sono le più preziose!) venga accolta in modo stizzito nascondendosi dietro il relativismo del "i gusti sono gusti" etc etc. Nessuno qui risponde (e sarebbe la risposta migliore): sì avete ragione ma io fotografo per diletto, mi rendo conto e vi ringrazio per tutte le osservazioni che mi fate. Avete ragione, ma non mi interessa andare oltre".
Purtroppo il pericolo maggiore in cui incorrono soprattutto i principianti sono i commenti entusiastici, i mi piace, le catene di amici che finiscono per convincerli della bontà delle loro scelte facendo perdere la misura delle cose ed ogni senso critico ed autocritico.
Sono io in grado di giudicare? Voglio fare il maestro? Te lo ripeto, NO!
Mi arrogo però il diritto/dovere di dire la mia. Poi sarà il mio interlocutore a decidere se tenere conto del mio giudizio oppure no.
Spero di essermi spiegato.
Ciao.
Franco

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 0:16    

@Andrea Ferrari
Basta non leggere e passare oltre eh!
Credo che gli spazi per la fotografia disimpegnata non manchino nel forum. Anzi, ne sono la colonna portante.
Però concedimi di dire che la reazione contro chi desidera andare un po' oltre è perlomeno sospetta: siamo sicuri che i proclami di disimpegno nascondano l'errata convinzione che il valore, in fotografia, stia proprio in quel disimpegno?

user20639
avatar
inviato il 17 Settembre 2015 ore 0:57    

Andrea Ferrari, Franco Jeronim, Olga Neve......
complimenti a tutti,
avete fatto del Web un sogno.
State ridando speranza.
Grazie a voi.
Siete Grandi

user62173
avatar
inviato il 17 Settembre 2015 ore 7:28    

Grande Andrea Ferrari.
E mi sa che stavolta Jeronim....è sbiancato !!!

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 12:14    

Come il famoso pellerossa, Jeronim accerchiato ed attaccato nel tentativo di difendere la sua terra, la cultura fotografica.

Ma ricordiamoci....
i pellerossa erano i buoni e gli altri erano invasori, prepotenti, violenti, i cattivi insomma, ma erano molti di più e ben organizzati.
I nativi solo una minoranza male armata.

user62173
avatar
inviato il 17 Settembre 2015 ore 12:25    

Ma ti pare....adesso io sono il cattivo !!!
Non mi sembra che i pellerossa brillassero per studio e cultura.
C'è qualcosa fuori posto.

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 21:39    

Io non ho fatto nessun riferimento diretto, nè riguardo alla disquisizione sull'atteggiamento nei confronti degli altri, nè riguardo alla villania che riscontro in chi fa sarcasmo sulle debolezze altrui.
In merito al primo concetto, non ho mai cantato l'elegia del disimpegno, lo ripeto fino alla nausea.
Incrocio le armi con chi e intromissivo e non formativo (v.sopra). Ho studiato un sacco a scuola, ho studiato ancora nel lavoro, ho studiato per giocare a bridge, ho studiato (non sui libri, ma ho studiato...) per imparare a pescare...Non contraddico chi dice "studiare è meglio".
Contrasto chi dice "devi studiare" a prescindere. Se faccio qualcosa per cui sono investito di responsabilità e magari vengo pagato, DEVO studiare. Se faccio qualcosa senza deleghe e responsabilità e magari pago per farlo, caxxeggio finchè mi pare. Per dire, un politico DEVE studiare (almeno lo facessero...!!! Razzi, Razzi.....Scilipoti, Scilipoti...!!!), uno che vota può farlo anche senza. Sarebbe meglio studiare anche per votare, ma pretendere che quel diritto sia subordinato a un'abilitazione è antidemocratico...
In merito al secondo, chi ritiene di essere esente da tale comportamento non ha ragione di sentirsi toccato dalla critica.
E, nota bene, non sto difendendo i saccenti o gli sbruffoni. Sono il primo che gode a levare la pelle (in senso figurato...) a un asino che monta in cattedra, non per l'ignoranza ma per la supponenza. Un ignorante che vive tranquillo e cuoce nel suo brodo ha tutta la mia simpatia e il mio rispetto.

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 21:47    

Andrea Ferrari, Franco Jeronim, Olga Neve......
complimenti a tutti,
avete fatto del Web un sogno.
State ridando speranza.
Grazie a voi.
Siete Grandi


Potrei anche avere la piacevole sensazione di essere oggetto di sfottò, ma osservo che il mio nome (e quello degli altri...) è associato a quello di Olga e temo che Leo parli sul serio...Timore...Brivido...

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 22:10    

@Andrea Ferrari
Visto che il tuo precedente intervento è stato interpretato da alcuni come un attacco rivolto a me, preciso, più per gli altri che per te (non credo di essere io il tuo obiettivo), che non esiste traccia nei miei 3400 e passa interventi di frasi del tipo "devi studiare!". In moltissimi ho invece scritto "a me va bene tutto....", anche qui.

avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 22:46    

@Olga
Ti premetto che non sono affatto un ragazzo (fotografo dagli anni '70!).
Il paragone con Cimabue-Giotto l'ho capito benissimo. Ho puntualizzato non certo per fare lezioni a nessuno ma solo per sottolineare che quel paragone, a mio MODESTO giudizio, non aveva senso.
Per il resto, quali battaglie, quale guerriero? Se ravvisi, nei miei precedenti interventi, intenzioni bellicose, scusa, ma anche al netto del sempre possibile malinteso insito nel mezzo, ho l'impressione che tu abbia letto male.
Se il tuo richiamo all'attenzione per l'altrui sensibilità deriva dalla lettura di mie altre iniziative ti invito (se vorrai) a segnalarmi i casi incriminati.
In prima battuta scrivo sempre con il massimo rispetto per tutti. In seconda battuta, certe mie risposte, spero ne converrai, trovano giustificazione a fronte di frequenti provocazioni.
Vedi, resto sempre sorpreso quando mi si accusa di voler costringere la gente a fare quello che dico io. Non è affatto mia intenzione! Non mi interessa proprio! Lo scrivo ripetutamente, ma più di così non mi è possibile fare.
Forse dovrei commentare qualsiasi foto con: stupenda, meravigliosa?
Sarebbe, a tuo giudizio, il modo corretto per interpretare un forum di fotografia? La critica è solo cattiveria, insensibilità, saccenteria?


avatarsenior
inviato il 17 Settembre 2015 ore 22:57    

non credo di essere io il tuo obiettivo


Come già "implicitato" nella prima sparata ed esplicitato in seguito...SorrisoSorrisoSorriso

Quelli che mi sono "permesso" di discutere sono due atteggiamenti: uno in termini caciaroni (lo ieratico "ipse dixit" che alcuni tributano ad altri e qualcuno - pochissimi - a se stesso; atteggiamento che non mi pare appartenerti, ma che in misura più o meno nascosta e strisciante mi pare contaminare più di una opinione sparsa per il forum) e l'altro in termini più seri (lo sfottò alle altrui inferiorità).

Noto che il primo argomento è sempre terreno di accesissimi dibattiti e gustosissimi equivoci (tanto per chiarire, sto qua per divertirmi...), mentre il più spigoloso e violento secondo argomento non suscita la minima reazione e passa sotto signorile e distaccato silenzio...non so se sia meglio o peggio così!! E non so se questo sia un inutile e provocatorio rivangare un argomento vacuo o un girare un piccolo, sottile, quasi impercettibile coltellino nella piaga.

PS: non contesto le espressioni di pensiero forte, anzi spesso le pratico. Un'affermazione può essere molto perentoria e pochissimo intromissiva, e viceversa. Tento sempre di tenere presente la differenza tra affermare le proprie idee e omologare quelle degli altri. Sbaglio anche, neh...

user20639
avatar
inviato il 18 Settembre 2015 ore 0:46    

io sono attratto da ciò che vedo

Per comprendere tutto il tema, bisogna andare al titolo iniziale.

Sono due i punti forti che creano attrito, secondo me: il primo, riguarda la capacità di creare originalità (necessaria nella fotografia quanto nelle altre arti), come si forma l'originalità?
Secondo punto: l'insegnamento, la didattica. Come insegnare?

Molto probabilmente sono stati questi i punti incompresi...e continuano ad esserlo.

Non sarà facile essere sintetici. Molti altri sostengono, giustamente, che lo studio e la preparazione culturale possa trasformare un semplice neofita in un fotografo con un minimo di preparazione di di base. Il loro raggiramento è semplice, ma io e altri sosteniamo che la preparazione culturale e lo studio è solo un piccolo stadio dell'apprendimento, quello che va coltivato sempre con cura è la propria spiritualità e la ricerca intima, che non è altro: la propria originalità, che va salvaguardata per non essere conformi.
Quale sarebbe il vantaggio di un vasaio di montagna che si inventa una decorazione originale, andargli a dire che quel fiore può essere più bello? Mandarlo a scuola? Quale sarebbe il vantaggio di andare a dire a una ricamatrice di fare i suoi ricami con un stile più convenzionato? Per me nessun vantaggio, anzi una perdita. Dal momento che il vasaio o la ricamatrice si metteranno a guardare i vasi e i ricami dei grandi maestri, perderanno la loro originalità, andando in confusione e divenendo degli imitatori, a meno che siano convinti di andare oltre, ma per la loro strada. Mentre se io, continuo ad osservare il vasaio e la ricamatrice con il loro stile personale, non contaminato, potrò anche io, imparare qualcosa di nuovo e di unico. Questo diventa scambio culturale.
Conclusione, se lascio le persone a formarsi come vogliono, forse ho qualche speranza di trovarne uno con qualche sua originalità, se invece gli do, una scuola standard, farò di loro degli imitatori. (badate, stiamo parlando di Creatività).

Secondo punto: La scuola, il maestro. Questione antichissima, già Socrate si batteva per un giusto e razionale insegnamento, per creare persone che risolvano problemi con la loro testa. Partiva da un punto essenziale: il non sapere, rendendosi conto, che più si impara e più ci rendiamo conto di quanto vasta è la nostra ignoranza.
Più si impara, e più si comprende la nostra condizione di mancanza, quindi manchiamo sempre e vastamente.
Socrate, pretendeva di non essere chiamato maestro dai suoi discepoli, voleva essere inesistente e superabile da tutti loro, forse per questo non ha lasciato scritti, guarda caso nemmeno Gesù (ambedue condannati). Al discepolo non bisogna indicare la strada giusta, bisogna insegnargli a trovare le strade da solo. Sceglierà lui quella giusta.
Un padre vuole vedere un figlio che impari a cavarsela da solo (questo è l'orgoglio del padre), solo allora avrà compreso di avergli dato un giusto insegnamento. Condizionare il figlio, dicendogli, tu non puoi fare gli sbagli che ho fatto io. Oppure condizionarlo per farlo lavorare nel ristorante del padre, non si otterrà nessun buon risultato.
Lo stesso sono i nostri metodi scolastici, purtroppo omologanti, che riducono a fare dei prodotti standard.
Esattamente la crisi dell'arte dei nostri giorni, è una mancanza di certezze, ma è anche un insegnamento a livello scolastico omologante, più adatto alla formazione di bravi consumatori totalmente pilotati.
La fonte dell'arte e della originalità di un'uomo è totalmente interna ad esso, se riesce a individuarla è solo per sua volontà e ricerca, per un grande movimento interiore e intimo.
Pensare di andare contro questo processo di liberazione è sacrilego se parliamo di creatività delle persone.

Andrea, quelle cose che ho detto, sono sincere.
Vedere quei tre vostri interventi, anche se contrastati da grandi valori, ma nella maniera civile con cui li avete espressi, mi ha aperto il cuore, veramente.Sorriso


avatarsenior
inviato il 18 Settembre 2015 ore 10:26    

Secondo punto: La scuola, il maestro. Questione antichissima


Tema interessantissimo e generalmente distorto dal fatto che quasi tutti hanno una lunga e completa esperienza di didattica pedagogica, accumulata nel corso della carriera scolastica. Le convinzioni acquisite in questo contesto mal si conciliano con i processi di apprendimento in età adulta, tant'è che il mondo della formazione ha definito una disciplina definita "androgogia", per spiegare e articolare in modo scientifico tali processi.
Cosa fa la differenza? L'identità del soggetto, che è in divenire nel giovane e formata nell'adulto. Ciò comporta che i metodi di comunicazione e trasmissione del sapere debbano essere radicalmente differenti.
Il giovane è generalmente acritico e avido di sapere (va beh, ci sono anche i beoti...), i nuovi valori entrano principalmente per processo di accumulo e si aggiungono alla sua struttura relativamente poco complessa, soprattutto povera di elementi esperienziali, che sono i più radicati.
Ciò rende efficace e praticabile l'approccio didattico ex-cathedra, fondato su un rapporto non paritetico tra docente e discente e sulla preminenza di una figura autorevole/autoritaria che detiene il sapere.
Nell'adulto le cose sono differenti, si tratta di una personalità formata e ricca di elementi esperienziali, il nuovo sapere va a sostituirsi a nozioni e valori precedenti, magari sbagliati, carenti o rudimentali, ma comunque spesso già presenti ed elaborati. L'approccio alla formazione è critico e selettivo.
Se da una parte è essenziale l'espressione di autorità del docente nel contesto di un rapporto sbilanciato, al fine di rendere credibile e accettabile il nuovo sapere, dall'altra diventa importante la pariteticità del rapporto e delle figura docente, per rendere praticabile l'analisi critica del nuovo sapere e renderlo accettabile e compatibile con la complessa struttura, principalmente di matrice esperienziale, già presente nell'adulto.
Il giovane accumula, l'adulto elabora. Ovvio, la transizione tra le due fasi è graduale...
Non so se ci avete mai fatto caso o ne avete avuto occasione, di solito i migliori insegnanti di scuola, quando si cimentano nella formazione agli adulti, danno esiti fallimentari. Per le ragioni esposte.
Qual'è il succo del discorso? Che nei giovani sono determinanti i contenuti, negli adulti è determinante il linguaggio.
I giovani hanno livelli di attenzione molto più elevati e meno selettivi, si riesce a fare un'ora di lezione intensa. Gli adulti sono meno ricettivi, l'analisi critica porta via molte risorse mentali, i loro picchi di attenzione durano qualche minuto e poi li perdi, e non è neppure detto che il picco di attenzione ci sia: se un linguaggio sbagliato rende la proposta formativa inaccettabile e incompatibille con la loro struttura caratteriale, non innescano neppure il processo cognitivo. Con i giovani deve essere credibile il contenuto, con gli adulti deve esserre credibile il media.
Ecco perchè il quasi 100% dei partecipanti che si pongono nelle discussioni con toni ex-cathedra vengono mandati a stendere: non sono credibili, e non per carenza di requisiti personali ma per inadeguatezza del loro linguaggio a generare il picco di attenzione. Parlano ad adulti, ma li trattano come bambini. Per carità, senza averne l'intenzione, ma evidentemente non hanno la capacità e la formazione per insegnare ad adulti.

P.S. ...ma non si scrive squola??MrGreenMrGreenMrGreen

avatarsenior
inviato il 18 Settembre 2015 ore 11:25    

Vedi Leo, tutti i tuoi ragionamenti partono e si esauriscono in alcuni assiomi che, a MIO giudizio, sono, almeno nella loro assolutezza, errati:

1 la cultura porta al condizionamento ed alla perdita di autenticità.

2 la "didattica" come la chiami tu, è il mezzo attraverso il quale si realizza il condizionamento delle menti e si tarpano le ali alla creatività.

3 cultura e "didattica", insieme, impediscono all'artista la ricerca e l'espressione della sua individualità.

Potrei risponderti col tuo solito ritornello: tutto è relativo! dipende dai maestri, dal tipo di cultura etc etc, ma voglio evitare il facile, ma inutile, confronto sul piano esclusivamente dialettico (mi verrebbe solo naturale chiederti che razza di scuole hai frequentato e che pessimi maestri hai avuto....;-)).

Credo, viceversa che la questione vada vista partendo proprio da ciò che in genere, nelle tue argomentazioni, è il punto di arrivo: l'uomo!
Saranno solo la sua capacità di ricerca e la sua sensibilità gli elementi che lo porranno in grado di distinguere cultura da mero accademismo, creatività da omologazione, buono da cattivo.
Chi non è in grado di operare tale distinzione ed intraprendere il suo percorso autonomo (la stragrande maggioranza dell'umanità) non corre alcun rischio di condizionamenti perchè è evidente che nulla di artisticamente valido ha da esprimere. Dobbiamo rassegnarci, è, la condizione della stragrande maggioranza di tutti noi.
Possiamo comunque divertirci, esprimere quello che "sentiamo" anche se non siamo Bach. Le nostre foto avranno valore per noi, per i nostri amici, ci daranno la soddisfazione di montagne di "mi piace", potremmo vincere qualche concorso ma non cadiamo in un errore di autovalutazione. Non credo, quindi, che sia utile ubriacarci dell'idea di essere dei grandi artisti rovinati dal troppo studio e dai cattivi maestri (non ne esistono esempi nella storia).
Un risultato molto importante che, a prescindere dalle nostre capacità "artistiche", si raggiunge con lo studio e l'approfondimento è, quantomeno, l'acquisizione di elementi di critica e comprensione per le opere di chi quelle capacità le ha. E non mi sembra affatto poco.
Ah!, dimenticavo: poi fate quello che volete! A me sta bene tutto...











avatarsenior
inviato il 18 Settembre 2015 ore 11:44    

Jeronim, tutto giusto quello che dici tranne quando affermi che non ci sono stati cattivi maestri.
tutto nell'universo ha una sua antitesi, la materia ha l'antimateria, l'amore ha l'odio, il giorno ha la notte ecc.
I cattivi maestri ci sono stati e sempre ci saranno, fortunatamente, altrimenti non saremmo in grado di riconoscere i "buoni maestri" e perderemmo la possibilità di scegliere anche sbagliando.

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