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inviato il 08 Luglio 2015 ore 20:37
Sì, scusa mi sono spiegato male. Quello che intendevo è che non hai nessun vantaggio rispetto a uno scatto unico dello stesso tempo effettivo se non quando hai tempi superiori a 10 sec (per via dei "pixel bruciati"). Poi è vero che puoi usare questa tecnica per situazioni particolari (come quella detta da te), un sistema un po' macchinoso che non tutti sanno o hanno voglia di fare. |
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 20:46
Infatti bernalor. Infin dei conti, come dice anche l'autore del post: Il gioco non vale la candela. Buona luce e meno pippe mentali a tutti. ? |
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 20:54
@Bass3d Ottima spiegazione, grazie. Quindi, se ho capito bene, sarebbe corretto dire: A parità di iso, una foto sovraesposta (aumentando il tempo di esposizione) contiene minore rumore di una foto correttamente esposta. In quanto il maggior tempo di esposizione permetterà ai fotoni di distribuirsi più uniformemente. |
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 21:03
@Montrukky Prego, figurati. Esatto, ecco perchè certe volte si sente parlare di ETTR (Expose to the right). @Lu.slam Credo tu ti riferisca all'image stacking, usato spesso in astrofotografia (per immagini planetarie). Talvolta vengono fatti dei video, poi tutti i fotogrammi vengono "sommati"; quello che ottieni è un frame migliore di tutti gli altri. Vedi QUI Ciao a tutti Stefano |
user62173
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 21:38
Io direi che c'è più qualità proporzionalmente a quanto più piccolo è il tempo dell'esposizione ma inversamente proporzionale alla quantità della luce presente. Spero che sia chiaro..... |
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 22:09
Proprio quello Bass3d. I-Felix non c'ho capito una mazza. |
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 22:22
Dico la mia cazz@t@... fotonica! La domada, non banale, ma e' fuorviante! Io non ho mai sentito parlare di 2 triplette equivalenti, in cui varia solo un parametro a meno di fattori esterni! ... aspettate a prendermi in giro, pero'! La quantità' luce che arriva sul sensore dipende da apertura e tempo.... se la luce presenta del "rumore", ed esiste un legge quadratica che rappresenta il rapporto tra la potenza del segnale utile e quest'ultimo, un tempo più' lungo comporta un vantaggio. Quando la luce arriva sul sensore, viene trasformata in segnale ed amplificato. Gli iso (nel digitale) variano l'amplificazione del segnale. Il rumore elettronico non esiste prima della catena sensore amplificatore e non era un problema nell'analogico! Questo rumore dipende dalla temperatura (con legge lineare), che cresce con il tempo perché il sensore si riscalda (credo con legge non lineare). Inoltre la qualità del segnale amplificato non e' uniforme; i sensore non e' uniformemente esposto alla stessa quantita' di luce ed alle stesse frequenze, per cui un tempo più lungo renderà più evidenti gli scostamenti tra gli amplificatori che si comporteranno in maniera diversa. Questi fattori, ad un certo punto limiteranno i vantaggi di una esposizione piu' lunga. Nella foto analogica, nessuno si sarebbe posto il problema: una volta in macchina la pellicola, gli iso non sono una variabile! Dov'e' il limite non lo so... ma non credo abbia interesse pratico. Se compensate l'esposizione, lo fate di un paio di stop ( stessi iso e apertura), se usate un ND arrivate a dieci stop, ma il motivo di queste scelte e' veramente il numero di fotoni che raggiungono il sensore? |
user46920
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inviato il 08 Luglio 2015 ore 22:32
Stefanoghirardo, secondo me ... “ Finora ho creduto di no, poi ho incontrato quanto dice Luigi Ghirri nel suo "Lezioni di fotografia" (pag 123). "[...] nella fotografia delle origini era il tempo di posa - molto molto lungo - a disegnare meglio sulla carta sensibile, sulla pellicola o sul dagherrotipo, a precisare, a dare definizione. A rendere più nette le linee. La velocità ferma l'immagine, ma non consente alla luce di lavorare in profondità. E' come accendere la luce in questo interno: se l'accendo per un millesimo di secondo vediamo per un millesimo di secondo. Ma non vediamo con precisione. " E' così? A parità di diaframma e iso, il tempo di esposizione più lungo aumenta la definizione, o comunque la qualità dell'immagine? „ ... quello a cui si riferisce Ghirri è la fotografia degli inizi, che aveva, oltre a formati giganteschi, anche una soluzione sensibile totalmente diversa da quelle moderne (come tutti noi conosciamo), con una lentezza di esposizione ed una nitidezza andate perse nel tempo e nell'evoluzione, per arrivare ad abbassare i costi e rendere popolare la fotografia portatile (aumento della sensibilità). Oggi si riproducono, con nuove tecnologie, pellicole in grado di discriminare oltre 700 linee per millimetro ... forse usando queste soluzioni, ciò a cui si riferisce Ghirri potrebbe essere ri-propabile. Le considerazioni sulla luce sono molto importanti per capire il fenomeno e i vari contribiti di alcuni tra cui Bass3d e Themaker, possono solo ritornare utili ... nonostante a qualcun altro appaiano solo come "pippe mentali" |
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 8:25
Segnalo (per chi si fosse interessato al lato scientifico della questione) anche questo interessante articolo (approfondito ma non eccessivamente specialistico) circa i vari tipi di rumore digitale: theory.uchicago.edu/~ejm/pix/20d/tests/noise/ Inoltre viene anche descritto il modo per ricavare lo shot noise di una foto: “ The photon noise was isolated by taking the difference of two successive images; the raw values for any one pixel then differ only by the fluctuations in the photon count due to Poisson statistics (apart from a much smaller contribution from read noise). „ “ Questo rumore dipende dalla temperatura (con legge lineare), che cresce con il tempo perché il sensore si riscalda (credo con legge non lineare). „ Nell'articolo è anche mostrato come il rumore termico non dipenda linearmente dal tempo (fig 4). Circa il tempo con cui si scalda il sensore, questo è essenzialmente effetto Joule (che, in prima istanza, va sì linearmente col tempo). |
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 15:53
Secondo me dipende dal fatto che se tutto è fermo l'impressione analogica fa si che più il tempo aumenta e più la reazione fotosensibile è marcata, dando così maggiore incisività alla cattura. Ora non credo che sui sensori abbia rilevanza. |
user6964
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 16:05
Le mie foto che apprezzo di più sono tutte fatte con tempi lunghi Su treppiede e tempi lunghi anche compatte con sensore grande come l'angolo di un francobollo si trasformano. La maggior soddisfazione la trovo sempre con bassi contrasti e tempi lunghi, la luce giusta poi fa il resto. |
user6964
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 16:11
Compattina su treppiede, jpeg della macchina ( io non sviluppo raw ) i.imgur.com/ZdjbSqi.jpg |
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 16:15
quoto Bass3d, entro certi limiti più fotoni arrivano al sensore e meglio è, proprio a livello statistico ed in rapporto al problema del rapporto segnale/rumore. Il fenomeno è particolarmente importante se la luce è di per sè scarsa, tanto è vero che potete fare un esperimento: ad alti ISO una foto scattata in condizioni di scarsa luce sarà sempre peggiore di una scattata con luminosità ambiente maggiore (agendo su tempi e diaframmi), proprio perchè nel primo caso, per quanto io possa aprire il diaframma e allungare il tempo, la materia prima (i fotoni) scarseggiano e deve intervenire l'elettronica che risente del rapporto segnale / rumore. Ovviamente, se si tengono in conto altri fattori, movimento dei soggetti, vibrazioni ecc., le cose possono essere ben diverse, ma il puro effetto dei fotoni sui fotodiodi risponde a leggi statistiche ed al rapporto segnale/rumore. |
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inviato il 09 Luglio 2015 ore 16:47
Grazie Themaker per il link all'articolo, è interessante. Mi sembra che i concetti che abbiamo espresso siano corretti. La questione del filtro ND di cui avevo letto, che avevo riportato, non mi sembra invece giustificabile da nessuna cosa scritta nell'articolo; praticamente è importante quanti fotoni riesco a raccogliere, non quanto tempo ci metto a farlo. Mi sfugge qualcosa? Ciao Stefano |
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