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inviato il 19 Gennaio 2015 ore 16:45
Molte sono state le risposte, ma una domanda la voglio fare, tanto per capire. Qualcuno di voi ha avuto reali esperienze sul campo, o parlate perchè avete letto libri, interviste o altro o semplici supposizioni? Perchè su un'intervista l'autore renderà sempre più nobile e più riflessivo quello che fa, magari quando in realtà non è proprio così. Quindi ribadisco la mia domanda, quando rispondete sul "come fare" e "quali sono le molle che spingono i fotografi a fare quello che fanno"...parlate per esperienza diretta? Mi piacerebbe, saperlo. Ciao LC |
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inviato il 19 Gennaio 2015 ore 18:06
Capisco la tua domanda, che punta alla sostanza, alla pratica. Ma metti insieme due aspetti che secondo me non sono correlati. "Come fare" è una cosa: un utente ha detto di averlo fatto di mestiere per anni e l'intervista a Pagetti su come ha cominciato lui mi pare chiara a riguardo. Altra cosa sono le motivazioni che ti spingono a farlo: ognuno ha o ha avuto le sue ragioni, io ho scritto ciò che mi è passato tante volte nella testa. Il mio intervento voleva far notare che chi lo fa, o pensa di farlo, non è necessariamente un invasato sprezzante del pericolo che non ha idea di quel che fa e dei rischi che corre. Ce ne sono.. è chiaro che ce ne sono di persone così. Ma non tutti e non si può affrontare un tema delicato così alla leggera. Se poi ti riferisci al fatto che è facile fare un intervento come il mio senza aver fatto quel lavoro per davvero.. è ovvio.. ma se vuoi credermi, a quel mondo mi ci sono avvicinato, e la mia riflessione voleva soprattutto ricordare che si tratta di un lavoro importante a cui si deve rispetto (come minimo lo stesso rispetto che si deve agli altri). Ciao! |
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inviato il 19 Gennaio 2015 ore 21:19
Topic interessante , grazie a Mauropizzi per aver messo quell'intervista...davvero bella. Anch'io spero che Momo ci ripensi ed intervenga per dire la sua. Un saluto |
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inviato il 19 Gennaio 2015 ore 23:45
Il mio intervento solo per ribadire che e' veramente un peccato non poter leggere le esperienze di chi ha vissuto questo mestiere sul campo. Sarei incuriosito oltre che dalle motivazioni che spingono una persona a farlo, dal cambiamento che questa persona subisce (penso) una volta che torna alla propria realta'. PS: perché la fotografia non e' solo diaframmi, iso e tempi! |
user14286
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 13:17
“ ho risposto. se non ti importasse non lo avresti sottolineato. „ Veramente io intendevo a questa: “ ...e quale guerra andresti a documentare, ad esempio, tra le tante di cui pullula il nostro globo, e in base a quale criterio? ? „ Era giusto per sondare la maturità delle motivazioni... Tuttavia la risposta su Vukovar è stata abbastanza indicativa. |
user14286
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 13:23
“ la mia riflessione voleva soprattutto ricordare che si tratta di un lavoro importante a cui si deve rispetto (come minimo lo stesso rispetto che si deve agli altri). „ Opinabile. Non serve il reportage di un fotografo per avere un idea degli orrori della guerra. Quello (il reportage) fa bene solo al suo ego, in cerca di adrenalina, gloria, promozioni o pulitzer, o di un'esperienza memorabile a spese degli altri. Considerando peraltro il livello di taroccamento a cui siamo stati abituati da Capa in avanti, un reportage è l'ultima cosa che considererei per farmi un'idea della guerra, detto tra parentesi... Un lavoro importante a cui si deve rispetto? Quello dei medici e dei paramedici volontari che operano a pieno rischio: avessi la metà delle loro palle...( e delle loro conoscenze).... |
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 13:59
“ Non serve il reportage di un fotografo per avere un idea degli orrori della guerra „ non direi prorpio. Una foto vale mille parole, e soprattutto l'immagine vista è immediata e invece la lettura di un articolo, di un libro richiede molta più attenzione molta più concentrazione che l'uomo medio, di tutto il mondo, non ha. In definitiva, fai vedere un'immagine di un bimbo, una donna, un uomo trucidato dalle fucilate, ad un bifolco, e se la ricorderà, fagli leggere un articolo e con molta probabilità si fermerà alle prime 4 righe. “ Un lavoro importante a cui si deve rispetto? Quello dei medici e dei paramedici volontari che operano a pieno rischio: avessi la metà delle loro palle...( e delle loro conoscenze).... „ tutt'altra storia che non c'entra nulla con quello di cui si sta parlando. Ciao LC |
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 14:41
si può fare un reportage in aree calde anche senza inquadrare la bocca di fuoco di una cannone. Si potrebbe fare un reportage passando giornate con una famiglia che vive in determinate zone che han subito la guerra. Non è obbligatorio fare foto durante un conflitto a fuoco stando nel mezzo. O si, dipende dal reportage. Oppure si fa il reportage su i medici in zone di guerra, visto che sono stati tirati in ballo. Due idee che possono far nascere un progetto interessante. E come ho detto, non ci vedo la morbosità di cui sopra. Poi, non vorrei che venisse fuori che "i fotoreporter in zone calde, sono tutti e solo degli avvoltoi". Davvero, evitiamo di scadere nel becero |
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 15:26
“ Non serve il reportage di un fotografo per avere un idea degli orrori della guerra. Quello (il reportage) fa bene solo al suo ego, in cerca di adrenalina, gloria, promozioni o pulitzer, o di un'esperienza memorabile a spese degli altri. Considerando peraltro il livello di taroccamento a cui siamo stati abituati da Capa in avanti, un reportage è l'ultima cosa che considererei per farmi un'idea della guerra, detto tra parentesi... Un lavoro importante a cui si deve rispetto? Quello dei medici e dei paramedici volontari che operano a pieno rischio: avessi la metà delle loro palle...( e delle loro conoscenze).... „ Davvero la pensi così? Sono frasi talmente buttate lì che si fa fatica a risponderti. Una guerra e ciò che ci sta intorno è più che "orrori" (che ovviamente sono quello che colpisce di primo impatto).. sono le persone e la loro vita dentro la guerra il vero soggetto del reportage. E direi che ci sono mille esempi di foto che hanno portato alla luce storie (piccole o grandi) che altrimenti sarebbero rimaste sconosciute.. e questo è vero ancora oggi anche se in modo diverso. Poi, puntualmente, scadi in un luogo comune.. quello del pazzo, egocentrico, che gode a fotografare persone maciullate: prevedibile. Esistono persone così? Si. Sono tutti così? No, anzi non è la regola e basterebbe andare a vedere le foto degli autori che hanno fatto la storia di questo mestiere. Difficilmente vedrai cose macabre. Vedrai invece sofferenza, disagio, paura, a volte spirito combattivo, a volte resa. La frase su medici e volontari è fuori luogo: massimo rispetto ci mancherebbe! Ma cosa c'entra ora? Non stiamo mica facendo la classifica.. |
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inviato il 20 Gennaio 2015 ore 19:42
Quoto in pieno Viaggiatorenotturno, sono arrivato tardi e non avrei saputo scriverlo meglio! Ma proprio nessuno che abbia voglia di raccontare la propria esperienza? |
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inviato il 21 Gennaio 2015 ore 0:11
Il problema è che ci sentiamo autorizzati a pontificare su tutto e tutti! Faccio un esempio su di me: leggo sul blog di Benedusi che è appena stato ad Haiti,per documentare la situazione post terremoto. La prima cosa che penso è: che bella manovra pubblicitaria, cosa interessa a un fotografo di moda dei terremotati di Haiti! Poi ho riflettuto, mi sono chiesto chi cavolo sono io per sapere realmente cosa passa per la testa di Benedusi, forse ho ragione e forse no. E poi, io cosa ho fatto per Haiti da erigermi a paladino? Un cavolo, me ne sto tranquillo nel mio mondo e non me ne curo, quindi cosa mi da il diritto di condannare a priori, senza sapere nulla, attività fatte da altri. Credo che dovremmo tutti porci più spesso queste domande ed a volte ascoltare più che sentenziare... Fine OT, scusatemi... |
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inviato il 21 Gennaio 2015 ore 1:04
Intervengo per chiarire ai tanti (troppi :-) ) che mi hanno contattato in privato e per significare alcuni punti che ritengo importanti. Come avevo previsto, sono state scritte molte inesattezze; cosa comprensibile trattandosi di una professione poco conosciuta. Meno comprensibili sono le stupidaggini, ripeto, s t u p i d a g g i n i che sono state scritte e che si rivelano offensive per la categoria ma di questo scriverò dopo. Premetto che non ritengo necessario riportare le mie esperienze personali ma, posso contribuire con alcuni spunti di riflessione. Purtroppo, il mestiere del fotoreporter di guerra non è quello che ci trasmettono le produzioni cinematografiche. Davvero credete che un "civile" possa tranquillamente arrivare al fronte di un conflitto? Davvero pensate che esista una compagnia che possa stipulare una polizza assicurativa con un pazzo che intende andare a fotografare la hot-line di un conflitto? O che Emergency e altre organizzazioni che sono state citate siano a disposizione di qualsiasi temerario che voglia provarci? No ragazzi, le cose non stanno così. La discussione sarebbe talmente ampia da rendere questo il luogo meno adatto per intraprenderla. Ma voglio comunque rispondere ad alcune affermazioni. Qualcuno sostiene (generalizzando) che il reporter farebbe il suo lavoro spinto da "curiosità morbosa" e per appagare il proprio ego. Mai sentito una put tanata più grande. Il fotoreporter di guerra è un mestiere difficile, pericoloso, che non ti arricchisce (finanziariamente), che nella quasi totalità dei casi ti farà restare anonimo e che, di conseguenza, non potrà appagare alcun presunto "ego". Esistono sicuramente casi di strumentalizzazioni o casi in cui le immagini sono davvero "forti" ma vi posso assicurare che, in qualsiasi settore, non esiste offerta se non c'è la domanda. E' universalmente noto che inconsciamente l'essere umano è attratto dai temi "forti", da curiosità morbose etc. etc. E vogliamo colpevolizzare coloro i quali rispondono alla domanda? E' la stessa cosa che succede con il mondo del porno; chissà perchè, quelli che criticano più ferocemente la pornografia sono quelli che si massacrano di pippe sui siti del web... Infine, Veleno, “ Non serve il reportage di un fotografo per avere un idea degli orrori della guerra. Quello (il reportage) fa bene solo al suo ego, in cerca di adrenalina, gloria, promozioni o pulitzer, o di un'esperienza memorabile a spese degli altri. Considerando peraltro il livello di taroccamento a cui siamo stati abituati da Capa in avanti, un reportage è l'ultima cosa che considererei per farmi un'idea della guerra, detto tra parentesi... Un lavoro importante a cui si deve rispetto? Quello dei medici e dei paramedici volontari che operano a pieno rischio: avessi la metà delle loro palle...( e delle loro conoscenze).... „ L'informazione e la conoscenza, al pari della libertà, sono il bene più importante, essenziale e potente per l'essere umano. Quello che hai scritto tu, oltre ad essere una monumentale put tanata, è offensivo e irrispettoso per chi svolge una professione che merita indubbiamente rispetto. Mi astengo dal menzionare i numerosi fotoreporter morti nello svolgimento del loro lavoro. Momo |
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inviato il 21 Gennaio 2015 ore 9:14
grazie dell'intervento, però fammi sapere via PM |
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inviato il 21 Gennaio 2015 ore 10:11
Ciao a tutti. Ieri sera ho avuto la fortuna e il privilegio di parlare di questi temi vis-à-vis con Momo. Intervengo solo per sottolineare una frase del suo ultimo post sulla quale dovremmo, imho, tutti riflettere : “ L'informazione e la conoscenza, al pari della libertà, sono il bene più importante, essenziale e potente per l'essere umano. „ |
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inviato il 21 Gennaio 2015 ore 11:31
@Veleno Dovresti secondo me riflettere un po' di più prima di sparare, anche se verbalmente su altri, come già mi sembra sia stato detto da almeno altri (Viaggiatorenotturno, Aral, Block, Momo) Mi chiedo come possa chiunque di noi erigersi a giudice e dire quale dei media sia il più meritevole o il meno o se nessuno lo sia? Mi chiedo come si possa giudicare in toto una categoria etichettandola come eseltata e morbosa quando è composta da molte persone fra cui tante che fanno quel mestiere per cercare di dare il loro contributo all'informazione e alla conoscenza? Giusto criticare chi secondo noi sbaglia, per esempio Pagetti nell'intervista da il suo parere su il comportamento sbagliato di un fotoreporter americano. Ma prima di criticare bisogna cercare di conoscere e comprendere altrimenti le nostre critiche non saranno né costruttive né in tema. Saluti |
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