user15476
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 14:03
Ma infatti si...solo che in quel caso la visuale era un pò più ampia! “ All four Beatles gathered at EMI Studios on the morning of Friday 8 August 1969 for one of the most famous photo shoots of their career. Photographer Iain Macmillan took the famous image that adorned their last-recorded album, Abbey Road. Iain Macmillan was a freelance photographer and a friend to John Lennon and Yoko Ono. He used a Hasselblad camera with a 50mm wide-angle lens, aperture f22, at 1/500 seconds. „ |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 15:41
Adoro quell'Album...
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 15:45
Mi iscrivo. Cmq è un problema di saccadi! |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 16:04
Nulla ti vieta, ed anzi sarebbe proprio la cosa da fare, di lavorare in pp in maniera differenziata secondo l'uso che farai dell'immagine: visualizzazione a monitor (Internet ecc.) o stampa. Poi è anche vero che persino chi ti sta suggerendo questo consiglio non sempre, per pigrizia, lo adotta. Però, oltre al RAW archivio sempre una copia con il trattamento strettamente "di base" (bilanciamento del bianco, più che altro) ed eventualmente salvo ed archivio anche qualche ulteriore livello, se riporta maschere che sarebbe troppo laborioso riprodurre (lo salvo in PNG, che è un formato senza perdita di dati, più leggero del TIF con compressione LZW e mantiene le trasparenze), in aggiunta ad un file di testo con le indicazioni operative che avevo seguito. in questo modo posso sempre rimaneggiare ciascuna immagine senza partire sempre da zero ed eventualmente saltando o modificando qualche livello. Magari non è il modo più corretto di operare, ma finora mi ci sono trovato bene (e all'occorrenza mi permette di recuperare qualche ombra senza "stressare" ulteriormente il file) |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 16:11
D'accordissimo con chi ha già sottolineato che in situazioni difficili si tende a sovraesporre se si possiede una Canon, ma a sottoesporre se, come nel mio caso, ci si trova in mano una Nikon D3000, altrimenti il recupero delle alte luci è un dolore...; chiaro che in questo caso un po' di apertura sulle ombre ci sta (e non essendo il fortunato possessore di una Nikon di punta ci sta anche di dover battagliare col rumore ...nnaggia!!!) |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 18:22
Quanto sto per dire è piuttosto interessante, so di essere stato prolisso ma spero di non risultare troppo pesante. qualche tempo fa ho letto un paio di libri sull'argomento e, nell'adattarli al mondo che c'interessa, provo a riassumerli . Non importa quanti stop di gamma dinamica può immagazzinare il vostro sensore. Le attuali tecnologie di stampa non possono mostrare più di 8 stop. I migliori monitor arrivano a 10. Andare oltre sarebbe inutile poiché non potremmo cogliere una maggiore profondità. Per capire, è necessario sapere come funziona l'occhio umano. Esso ha una risoluzione bassissima (intorno ad 1 MPX al centro e molto molto meno ai bordi) ed una limitata percezione dinamica (circa 4-6 stop). Tuttavia il mondo ci sembra molto dettagliato e contrastato. Questo perché, contrariamente a quanto si creda, l'occhio non rimane mai fisso su un solo punto, si muove rapidissimamente e costruisce l'immagine come fosse un puzzle. I tasselli si chiamano saccadi e vengono montati dal cervello in maniera assolutamente involontaria. Certamente avrete notato che quando parlate da vicino con una persona interessata a voi, i suoi occhi fanno dei rapidissimi movimenti intorno a tutto il vostro viso. L'osservatore non se ne accorge ma sta montando l'insieme per valutarne la piacevolezza. Ora, ad ogni micro immagine corrisponde un'esposizione diversa dalla precedente. L'immagine montata risulterà quindi di svariate decine di MPX (c'è chi dice che siano 160MPX chi 200 chi addirittura parla di GPX) ed una gamma dinamica vicina a 20 stop. Ma il problema è che le saccadi hanno tre aree, la prima è quella centrale, è ben definita (ed è molto settoriale, nell'esempio del viso è di pochi mmq) e serve a costruire l'immagine. La seconda da il quadro d'insieme (diciamo un dmq) e, semplificando, da il senso del contrasto. La terza, che non interessa questo argomento, è quella che si chiama visione periferica. Ciò detto, torniamo nel mondo della fotografia. Noi vogliamo che in una sola immagine, il nostro cervello possa trovare tutte le informazioni che, normalmente, raccoglie con molte "microfoto". Questo, ovviamente non è possibile. Infatti, anche scattando una foto con una gamma dinamica di 20 stop, una volta che dovrò stamparla a monitor, dovrò fare una scelta. Se inganno il centro della saccade in ombra, mettendo luce dove non c'è e recuperando i dettagli "invisibili", le zone periferiche si ribelleranno perché ho un contrasto inferiore a quello che dovrebbe esserci ed il nostro cervello interpreterà l'immagine quale innaturale. Se, al contrario, vorrò privilegiare i contrasti, allora dovrò per forza rinunciare alle informazioni contenute nelle zone più sovra/sotto esposte. Quindi? Perché "apriamo" le ombre? Perché delle tre aree delle saccadi, quella largamente più importante è la prima, quella che cerca i particolari. Quindi, anche se la percezione del contrasto viene leggermente "falsata", l'immagine risulterà comunque gradevole ma l'area più sensibile sarà appagata da una maggior ricchezza di dettagli. Oltre un certo limite, così come accade per la saturazione ed il contrasto, l'immagine diventa innaturale e crea una specie di "nausea" all'osservatore. |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 18:27
lo stesso identico discorso delle saccadi fatto sopra, vale anche per la profondità di campo. Vi siete mai chiesti come mai un primo piano risulta gradevole quando lo sfondo è sfocato? Risposta: è merito delle saccadi perché ognuna di loro è un punto a fuoco in un mare di fuori fuoco. E perché un panorama è bello quando è tutto a fuoco? risposta: perché il cervello lo percepisce così dopo aver montato migliaia di saccadi. |
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 19:47
Prolisso o no hai dato una spiegazione che, essendo fisiologica anziché puramente fotografica o estetica, fornisce ottimi spunti di riflessione su parecchie fasi della pp, e come ciliegina sulla torta aumenta le nostre conoscenze in materia P.S. era un discorso talmente prolisso che me lo sono copiaincollato su un file di Word |
user3834
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inviato il 13 Novembre 2014 ore 23:24
“ Non importa quanti stop di gamma dinamica può immagazzinare il vostro sensore. Le attuali tecnologie di stampa non possono mostrare più di 8 stop. I migliori monitor arrivano a 10. Andare oltre sarebbe inutile poiché non potremmo cogliere una maggiore profondità. „ Peccato solo che tu non abbia capito come funziona la visualizzazione a monitor di un immagine. |
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inviato il 14 Novembre 2014 ore 0:45
“ Questa l'ho fatta sabato... e guai a chi mi apre le ombre... „ hihihihihi !!
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user46920
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inviato il 14 Novembre 2014 ore 3:37
beh, ma allora, tanto vale aprire tutto
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user3834
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inviato il 14 Novembre 2014 ore 8:26
Risultati notevoli |
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inviato il 14 Novembre 2014 ore 8:52
@blackdiamond E' necessario che mi si chiariscano un paio di cose su questa affermazione: “ Peccato solo che tu non abbia capito come funziona la visualizzazione a monitor di un immagine. „ 1. COSA non avrei capito della visualizzazione a monitor? 2. un'affermazione così diretta, di solito, è indice di sarcasmo o maleducazione. C'è una ragione diversa che mi sfugge? Resto in attesa di un suo cortese riscontro. |
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inviato il 14 Novembre 2014 ore 9:55
     Ooooohhhhhh... ma come vi permettete di aprirmi le ombre?????   Vi denuncio per aperture di ombre non autorizzate!!!!    Però.... bel risultato Falconfab, è stata interessante la tua divagazione sulla visione umana. A livello fotografico e riproduzione monitor però, per come ne so io, il famoso "montaggio" delle saccadi di cui parli, lo fai andando a recuperare ombre e luci, riportandoli nella gamma riproducibile del monitor. E' un lavoro che puoi fare solo se il sensore è riuscito a registrare quelle informazioni. Quanto più è ampia la gamma dinamica, tanto più è l'informazione che tu puoi riportare "in gamma". Attenzione, non è obbligatorio, inoltre, se si esagera, si ottengono effetti HDR orripilanti, ma un sensore con una dinamica più ampia, aumenta la porzione di informazione a tua disposizione, che puoi riportare visibile a monitor. |
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