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Stile fotografico


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avatarsenior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 18:59    

Un tale che ne capiva abbastanza la metteva giù così:

"[T] he only advice is to study the best pictures in all media—from painting to photography—and to study them again and again, analyze them, steep yourself in them until they unconsciously become part of your esthetic being. Then, if there be any trace of originality within you, you will intuitively adapt what you have thus made a part of yourself, and tinctured by your personality you will evolve that which is called style." Alfred Stieglitz

avatarsenior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 19:00    

A proposito di "allenamento"... Sorriso

avatarjunior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 19:08    

@Helena Parkinson
Lo stile parte da te, dalla tua esperienza da come vuoi che passi il contenuto.

I grandi fotografi adattano il proprio stile al tipo di contenuto e in realtà pur rimanendo perfettamente riconoscibili cambiano, anche loro comunque si evolvono.
La prima parte della carriera di Salgado come ad esempio in "Altre Americhe" aveva una classica impostazione fotogiornalistica, quindi TRI-X 400 Corpo Leica e ottiche 28/50/75mm con prevalente utilizzo del 50mm risultato BN con modulazione dei grigi cruda grana grossa e tutto a fuoco.
Questa impostazione spinge tutta nella direzione del contenuto che vuole trasmettere.

Nella seconda parte della sua carriera, ancora prima del passaggio al digitale, ha cambiato impostazione; la modulazione di grigi pur rimanendo molto contrastata è diventata suadente, la composizione perfetta, l' uso di ottiche al di fuori del normale è diventato prevalente, la grana è rimasta.
In questo caso adotta un approccio "polifonico" le foto sono bellissime e attirano l'occhio, quando poi cogli il tutto e ti fermi il contenuto ti arriva addosso con violenza.
L'impressione e messaggio arriva con ancora maggiore forza dalla armonia degli opposti.

In altri casi ci sono autori come Robert Frank che riescono nella impresa di creare capolavori facendo foto che secondo i canoni della "bella fotografia" sono sbagliate con una successione di foto che sembra (ma solo superficialmente) caotica e che in realtà è profondamente voluta.

In pratica il tuo stile dovrai trovarlo in te, secondo la tua sensibilità.

Di sicuro per sviluppare un proprio stile è necessario andare oltre la singola foto, affrontare un argomento pensando prima di scattare a quale risultato vuoi arrivare con l' intera serie di foto.

Quindi ti consiglio di scegliere un argomento partendo dal mondo che ti circonda e cerca di trovare, secondo le tue inclinazioni/sensibilità/esperienza, il modo migliore di esprimere questo tema.
Poniti un numero finito di foto, organizzane la successione e come si presentano, elimina in modo spietato le foto che indeboliscono il progetto.

Le regole che ti sarai posta per ottenere il risultato verranno riconosciute da chi vedrà quello che hai prodotto come il tuo stile e indirettamente mostreranno quello che sei nella tua unicità.

Sappi che la montagna in realtà non è nemmeno una collina e che per ottenere soddisfazione basta anche semplicemente imparare a guardare, anche senza il click.

avatarsenior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 22:37    

Wow Ale grazie, mi sono letta la discussione e mi sento arricchita, non avevo mai riflettuto sulla differenza fra schema e stile fra tecnica e sguardo... grazie, ora ho bisogno di pensarci sopra, ma intanto ho colto una differenza importante, penso, anche per riguardare le foto che ho già fatto. Forse in tante lo sguardo non c'è o si è perso fuori, nella realtà che mi circondava, e il resto l'ho lasciato fare alla macchina fotografica, che è un pezzo di plastica e metallo... Però anche queste foto sbadate poi hanno influenzato il modo di guardare e quindi anche la macchina, con il suo dado e i suoi bulloni, influenza il mio modo di guardare... mi sento un cyborg...

Ciao Raviolo, bentornato nelle sabbie mobili delle mie domande infinite... ho letto la vostra discussione sul tema, come scrivevo a Fabio, e non posso che ringraziarvi! Grazie mille davvero, ho un sacco di materiale su cui riflettere Cool

avatarsenior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 22:38    

Che poi la questione del cyborg è quella che pone Ironluke attraverso le parole del Tal del Tali Sorriso

avatarsenior
inviato il 30 Ottobre 2026 ore 22:43    

Ciao Delpifabio, mi trovo pienamente d'accordo con te sulla necessità di andare oltre la singola foto, ma, forse per troppa o troppo poca fantasia, non riesco ancora a concretizzare un tema. Forse dovrei smettere di pensare in grande e provare a costruire una serie di fotografie attorno a un filo conduttore semplice, come il colore rosso o il passare del tempo, non so... Se qualcuno di voi ha in mente piccoli temi o esercizi che possano aiutare a lavorare su una serie di immagini e, soprattutto, ad approfondire lo sguardo su qualcosa, non esitate a consigliarmeli! Sono tutta orecchie! Eeeek!!!

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 6:54    

Ma quello di sentire di non avere uno stile, è realmente un problema per te? Lo avverti come una limitazione?
Perché onestamente io questo problema non me lo sono mai posto. Alla fine non credo che sia così importante.

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 8:18    

“ e il resto l'ho lasciato fare alla macchina fotografica, che è un pezzo di plastica e metallo... Però anche queste foto sbadate poi hanno influenzato il modo di guardare e quindi anche la macchina, con il suo dado e i suoi bulloni, influenza il mio modo di guardare... mi sento un cyborg... „

Su questa cosa bisognerebbe leggere Vilem Flusser. È un'opera talmente nota che per soddisfare la prima curiosità si può anche chiedere un abstract a ChatGPT MrGreen

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 8:24    

“ Alla fine non credo che sia così importante. „

Infatti non è indispensabile. Soprattutto non è una condizione senza la quale non si può andare avanti.
Come scrivevo altrove, non è una cosa che devo impormi "prima", semmai è una cosa che scopro "dopo", quando già sto fotografando in modo più consapevole.

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 9:13    

Non e' necessario avere uno stile. Si puo' fotografare benissimo senza nessuno stile.

Mi chiedo pero'che senso abbia fotografare tanto per fotografare.


O meglio.. se fotografi per lasciare una traccia di te, allora lo stile e' indispensabile. Ci deve essere.

L'osservatore qualunque, vedendo una tua foto deve notare un qualcosa. Quello e' gia uno stile, non importa se non puo' essere collegato direttamente a te o se nessuno ti riconosce in quella foto.

Diversamente la foto diventa esercizio di scuola. documentazione anonima, registrazione nel tempo.

Io ripeto, credo che lo "sguardo" del fotografo sia fondamentale. Il che non significa "famolo strano", applichiamo contrasti etc...

Significa che difronte a qualcosa da fotografare il fotografo decide quale particolare evidenziare. Significa che l'osservatore , vedendo quella stessa foto, dira' il fotografo era presente alla scena e l'ha capita. Mi sta dando un suo punto di vista personale ed un giudizio sull'accaduto.

Lo still life di un prodotto esercita a questo tipo di fotografia. Osservi il prodotto per un'ora. cerchi di capirlo, cerchi di trovare le curve i modi d'uso, le sensazioni ed i pregi. Ma nel frattempo trovi i difetti.

Quindi cerchi come evidenziare i pregi e minimizzare i difetti. Come se stessi facendo un ritratto ad una persona.
E' quello che io chiamo avere attenzione e compassione. Il contrario esatto dell'indifferenza con cui spesso si registra una scena solo perche colpiti superficialmente da una rapida e fugace impressione.

Naturalmente a volte si fotografa senza compassione. In modo spietato.
Ho fatto delle serie fotografiche terribili a persone insopportabili.
20mm ultra definito, focale fissa, luci radenti, scatto ravvicinato. Ritratti impietosi. feroci. implacabilmente Cattivi.
Il mio peggio alla massima potenza.
Ovviamente son chiusi in uno dei miei HD, trafitto da un paletto di frassino.MrGreen Sono certo che quei demoni non ne usciranno tanto presto.

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 9:51    

“ he only advice is to study the best pictures in all media—from painting to photography—and to study them again and again, analyze them, steep yourself in them until they unconsciously become part of your esthetic being. Then, if there be any trace of originality within you, you will intuitively adapt what you have thus made a part of yourself, and tinctured by your personality you will evolve that which is called style." Alfred Stieglitz „


io sono in difficolta'.. Nel senso che rispetto l'autore ma non concordo con quanto scrive.

Ovviamente il brano e' estrapolato da un concetto piu ampio e cosi' tagliato rischia di essere frainteso.

Io penso che lo stile non sia un residuo involontario di ciò che hai visto. Ma sia una posizione critica rispetto a ciò che hai visto.

In definitiva puoi studiare Cartier-Bresson, Evans, Koudelka, Arbus o Shore, ma se non ti interroghi perché quelle immagini funzionano e, sopratutto se non tichiedi cosa vuoi scartare di quelle immagini e non vuoi più fare, rischi solo di produrre una fotografia derivativa. Riproporre una variazione di un modello altrui.

So che la mia e' una posizione che non va giu' a molti. Ma in fondo credo sia vera.

avatarjunior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 11:26    

“ Forse dovrei smettere di pensare in grande e provare a costruire una serie di fotografie attorno a un filo conduttore semplice, come il colore rosso o il passare del tempo, non so... „


Sono temi ottimi ed in realtà ben consistenti.

Il tema del colore è, volendo sovrapponibile ad un altro e può rappresentare letteralmente il "fil rouge" che collega una foto all'altra. Ci sono grandi fotografi che ci hanno costruito una carriera.

Il tempo, è un tema vasto e visitabile in una molteplice quantità di punti di vista dato che è al centro del pensiero umano da quando esistiamo.

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 12:15    

Wow, grazie della viva partecipazione, davvero gradita!

Dunque, sento il bisogno di riordinare un po' le idee, cercando di rispondere più o meno a tutte le osservazioni e ai rilievi fatti.

Parto da @Enrico: no, a dire il vero non sento un vero e proprio "bisogno" di avere uno stile. Mi stavo forse interrogando sul suo senso proprio per capire meglio la questione e, ora che mi è più chiaro anche il senso della mia domanda, penso sia il caso di lasciar perdere. Nel mio caso il problema è diverso e non ha neppure molto senso che mi ponga una questione così grande, che arriva, per così dire, a fine corsa. Avendo iniziato da poco a interessarmi di fotografia, cercare uno stile è un po' come cercare di infilare una chiave troppo grossa nella toppa di una piccola serratura.

Caro @Ale, leggerò volentieri Flusser e, come scrivo sopra, lascerò perdere la questione, continuando semplicemente a "fare", leggere e studiare, nei limiti della mia esperienza, della mia intelligenza e del tempo che ho a disposizione.

Veniamo a @Raviolo: sono rimasta molto colpita dalle tue riflessioni sull'occhio e sulla firma fotografica, che mi convincono soprattutto quando dici che lo sguardo del fotografo si riflette nell'immagine, rendendola più "soggettiva", diciamo, ma proprio per questo, aggiungerei io, anche potenzialmente più universale. Perché quello sguardo particolare, quella forma di attenzione e di "compassione" di cui parli, può arrivare a coinvolgere anche l'osservatore, portandolo a vedere qualcosa che altrimenti non avrebbe visto. Non so se mi spiego.

Penso che non sia molto diverso da quanto accade nella letteratura, nella musica o nelle altre forme di espressione artistica quando parliamo (con tutte le problematiche del caso) di autorialità. Insomma, attraverso il lavoro dell'occhio autoriale, nell'immagine viene infusa, per semplificare, un'"anima". Ci vuole spirito, insomma, no? E lo spirito è individuale e collettivo, storico e sociale, e anche tecnologico, ecc. Insomma, una gran bella gatta da pelare!

Da comune mortale sento di partecipare anch'io a tutto questo, ma senza averne ancora una vera consapevolezza, e quindi non riesco a trovare la quadra fra il mio punto di vista soggettivo e, diciamo, lo spirito delle cose.

E però, a pensarci bene, non sono neppure sicura che esista davvero una registrazione fotografica del tutto fredda e priva di sguardo. Anche il gesto più comune e apparentemente banale di immortalare un istante mi sembra profondamente umano: c'è già, nel tentativo di trattenere qualcosa che scorre, che passa e infine muore, una relazione fra l'occhio e la realtà. E questa relazione funziona anche al contrario, perché poi sono le immagini stesse, e ciò che in esse è ormai perduto, a guardarci di sbieco, a interrogarci e a modificare il nostro modo di guardare e vivere il mondo. Penso anche alle vecchie scatole piene di fotografie di cui parlavamo in questa discussione: immagini magari senza alcuna pretesa autoriale, eppure capaci di esercitare su di noi una forza enorme. Insomma, torno sempre a girare intorno alla tanatografia! MrGreen

Forse, allora, più che distinguere fra fotografie con o senza uno sguardo, bisognerebbe interrogarsi sui diversi modi in cui quello sguardo si manifesta e sul rapporto che si instaura, anche a posteriori, fra chi fotografa, ciò che viene fotografato e chi guarda.

P.S. Ora però mi hai incuriosita e vorrei proprio vedere quei ritratti spietati alle persone terribili! MrGreen

Ringrazio poi @Delpifabio per avermi incoraggiata con questi due temi. Tuttavia, come dicevo, se potessimo fare un piccolo brainstorming insieme e aggiungerne altri, ne sarei davvero felice! ;-)

Grazie mille a tutti per questa splendida discussione!

avatarjunior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 18:58    

“ E però, a pensarci bene, non sono neppure sicura che esista davvero una registrazione fotografica del tutto fredda e priva di sguardo. Anche il gesto più comune e apparentemente banale di immortalare un istante mi sembra profondamente umano: c'è già, nel tentativo di trattenere qualcosa che scorre, che passa e infine muore, una relazione fra l'occhio e la realtà. „


Dici bene, la "registrazione fotografica" è un atto profondamente soggettivo.
Il fotografo decide soggettivamente su cosa, il come e il quando fermare l'attimo; poi successivamente seleziona e cura la successione delle immagini finali, quello che risulta e che non è mai una rappresentazione della realtà che abbia pienamente a vedere con la oggettività.

Se pensi al momento, la fotografia rappresenta un istante che ha a che fare con l'irrealtà di un passato che è durata 1/125s qualche minuto/giorno/anno/decennio fa ma che nel tuo presente non è.
L'istante lo scegli tu.. può essere "l'istante decisivo" oppure semplicemente quello che è più significativo per te.
Il tempo è un tema al centro del pensiero umano avevo scritto.
Fare brainstorming sul tempo è come entrare nella tana del bianconiglio e i consigli sarebbero quelli del Cappellaio Matto.
Puoi trarre spunti da tutte le tue esperienze, dolori, gioie, riflessioni e influssi culturali.
Bergson/Heidegger/Einstein.. fino a Luciano De Crescenzo.
Persino "L'attimo fuggente" di Peter Weir.

Poi la freccia del tempo/ il tempo che è psicologico il tempo che è meccanico o che semplicemente è una esperienza puramente umana e che non esiste in termini assoluti.

“ Il tempo cambia molte cose nella vita
Il senso, le amicizie, le opinioni
Che voglia di cambiare che c'è in me
Si sente il bisogno di una propria evoluzione
Sganciata dalle regole comuni
Da questa falsa personalità..
„

(Segnali di Vita. Franco Battiato)
Oppure più oscura:
“ Ticking away the moments that make up a dull day
You fritter and waste the hours in an off-hand way
Kicking around on a piece of ground in your home town
Waiting for someone or something to show you the way
„

(Pink Floyd - Time , testo di Roger Waters)

Insomma più che un "brainstorming" un "melting pot" ma pentola ed ingredienti sono i tuoi.

avatarsenior
inviato il 31 Ottobre 2026 ore 19:29    

“ Il fotografo decide soggettivamente su cosa, il come e il quando fermare l'attimo; poi successivamente seleziona e cura la successione delle immagini finali, quello che risulta e che non è mai una rappresentazione della realtà che abbia pienamente a vedere con la oggettività. „


su questo siamo d'accordo. Ma non e' quello il punto.

Il centro del discorso NON e' il punto di vista personale. Quello lo scattano tutti. Ovviamente se guardi attraverso un tubo, il risultato sara' MECCANICAMENTE un punto di vista soggettivo.
Ma cionostante il punto di vista soggettivo non e' sufficiente. Per la maggior parte io vedo fotografie che sono punti di vista personali, ma indifferenti e superficiali.

Mi sembra che ci sia una bella differenza.


“ Ora però mi hai incuriosita e vorrei proprio vedere quei ritratti spietati alle persone terribili! MrGreen „


no, quelle foto (e sono tante, perche' sono una mia valvola di sfogo) non si possono vedere MrGreen

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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