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inviato il 02 Maggio 2026 ore 16:02
se non fosse perfettamente circolare potrebbe essere pure peggio no? |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 16:15
Le ai sono fighe. Finché parla di cose che non sai. Provate a farle domande su argomenti nei quali siete veramente ferrati. E vedrete quante cazzate vengono fuori... |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 16:17
“ Le ai sono fighe. Finché parla di cose che non sai. Provate a farle domande su argomenti nei quali siete veramente ferrati. E vedrete quante cazzate vengono fuori.. „ Praticamente, l'effetto Report Anche se non sono granché ferrato sull'argomento, mi par di ricordare che il diametro del disco di Airy dipenda anche linearmente dalla lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica e che i valori di solito riportati siano quelli "intermedi" per 550 nm, considerando che la luce visibile per convenzione di solito va da 750 a 380 nm. |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 17:10
“ Le ai sono fighe. Finché parla di cose che non sai. Provate a farle domande su argomenti nei quali siete veramente ferrati. E vedrete quante cazzate vengono fuori.. „ Hai perfettamente ragione. Ho appena chiesto Chat-GPT "Chi era Pietro Selvatico?" chatgpt.com/?utm_source=google&utm_medium=paid_search&utm_camp Premetto che io sono uno dei maggiori esperti mondiali di Pietro Selvatico. E non prendetemi per sborone presuntuoso; non mi sono assolutamente messo in testa di essere un genio. Semplicemente a essersi seriamente occupati di costui siamo in quattro gatti (quattro letteralmente ma non miagoliamo); e io conosco personalmente gli altri tre. Su Selvatico ho fatto la tesi di laurea al Diparimento di Storia dell'IUAV e ho letto tutto ciò che ha dato alle stampe e gran parte dei suoi manoscritti conservati ai Musei Civici di Padova. Esordisce con "Pietro Selvatico è stato un importante critico d’arte, storico e patriota italiano, nato nel 1803 a Padova e morto nel 1880." Il grassetto l'ho messo io su Patriota. In realtà, come gran parte della nobiltà veneta (era marchese) fu fedele all'Impero Austro-Ungarico e alla dinastia Absburgica. L'Arciduca Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe e Viceré del Lombardo-Veneto (futuro Imperatore del Messico dove fu fatto fucilare da Benito Juárez) dopo un lungo colloquio con Selvatico gli conferì l'incarico di preside dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Dopo l'annessione del Veneto al Regno d'Italia per queste ragioni fu emarginato dal milieu culturale. Tenne un dignitoso profilo, evitando di saltare sul carro del vincitore. Semplicemente si ritirò nella sua tenuta avita nel Padovano occupandosi di viticultura e proseguendo nei suoi studi. Fu anche uno dei primi fotografi dilettanti in Italia. Dopo parecchi anni fu riabilitato per via delle sue molteplici competenze e gli vennero affidati importanti incarichi. D'accordo che "patriota" può avere differenti significati. Ricordiamo quei non pochi trentini e triestini che durante la Grande Guerra si arruolarono volontari nell'esercito Aiustro-Ungarico. Il loro patriottismo era nei confronti dell'Impero, patria plurinazionale, piuttosto che rivolta al Regno d'Italia. Furono schierati sul fronte russo. Molti morirono in battaglia e parecchi furono fatti prigionieri. Con quel che accade poi in Russia, solo alcuni di essi sopravvissero e ritornarono a casa diversi anni dopo la fine della guerra. Però se l'Intelligenza Artficiale fosse veramente intelligente dovrebbe sapere che, se definisci "patriota" un signore nato nel 1803 e morto nel 1880, la stragrande maggioranza di chi legge va inevitabilmente a pensare che fosse un filo-sabaudo o forse un mazziniano ma comunque ostile all'Austria-Ungheria. “ Praticamente, l'effetto Report „     |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 17:19
“ Ho appena chiesto Chat-GPT "Chi era Pietro Selvatico?". „ Prova a chiedergli: Mi risulta che rimase fedele agli Asburgo, perché lo definisci “patriota”? Facci sapere se la sua risposta ti soddisfa (la mia è una pura curiosità). Nella mia esperienza chatGPT va pungolato con più domande per ottenere qualcosa di soddisfacente. |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 17:26
E piu affidabile Sar |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 17:39
Ho rifatto la stessa domanda di prima <<Chi era Pietro Selvatico?>>. Stavolta la risposta è stata un po' differente; ma l'errore è ancora più evidente: <<Selvatico fu anche un convinto sostenitore del movimento del Risorgimento italiano. Attraverso i suoi scritti e il suo impegno culturale, promosse l’idea di un’arte nazionale che riflettesse l’identità e i valori dell’Italia unita.>> A questo punto, seguendo il consiglio di Alfredop66, gli ho domandato <<Mi risulta che rimase fedele agli Asburgo, perché lo definisci "sostenitore del movimento del Risorgimento italiano"?>> Ecco la risposta: <<Hai ragione a sollevare il dubbio: la posizione di Pietro Selvatico è più sfumata di come l’ho presentata prima. Selvatico non fu un rivoluzionario anti-asburgico in senso militante. Operò a lungo nel Regno Lombardo-Veneto sotto il dominio dell’Impero austriaco e mantenne incarichi ufficiali (come all’Accademia di Venezia), il che implica una certa lealtà istituzionale verso il governo austriaco. Detto questo, definirlo completamente estraneo al Risorgimento italiano sarebbe impreciso. La sua adesione fu più culturale che politica o rivoluzionaria: Promosse l’idea di un’arte con carattere “nazionale” italiano Sostenne il rinnovamento culturale come base per una futura identità comune Si mosse in ambienti intellettuali che dialogavano con le istanze risorgimentali In pratica, rappresenta bene quella figura ottocentesca di intellettuale moderato, che contribuiva alla costruzione dell’identità italiana senza rompere apertamente con l’ordine politico esistente. Quindi la correzione più precisa sarebbe: non un attivista del Risorgimento in senso politico, ma un protagonista del clima culturale che lo accompagnò, pur restando inserito nelle strutture asburgiche. Se vuoi, posso entrare più nel dettaglio delle sue posizioni politiche o dei suoi scritti più rilevanti.>> Direi che ha mostrato una certa abilità nel rigirare la frittata. Non condivido praticamente nulla di quel che ha detto, ma una certa astuzia dialettica gliela riconosco. Dovrebbe darsi alla politica, e magari candidarsi alla presidenza degli Stati Uniti. Senz'altro farebbe meno danni di... E qui mi fermo pechè Juza disapprova che si parli di politica. “ E piu affidabile Sar „ Sicuramente! |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 17:48
@Riccarbi apparentemente l'AI sopravvaluta in negativo l'influenza della dimensione del sensel, in realtà un sensel più piccolo è positivo. Uso tre Nikon 1 con sensel da 1" virtuale. f/22 non ce l'ha, è normale negli obiettivi moderni. f/22 è troppo per qualsiasi formato (mi avevano spedito Raw di una Phase One che a f/22 crollava per la diffrazione). Per l'ottica geometrica in generale fa testo Feynman con due capitoli delle sue "Lectures on Physics", accessibili anche da Android. |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 18:41
Visto che mi ha invitato a ulteriori domande gli/le ho chiesto: <<Che rapporto c'è tra quel che scrive Pietro Selvatico ne "Sull'architettura e scultura in Venezia dal Medio Evo sino ai nostri giorni" (1847) e la teoria di John Ruskin espressa in "The Stones of Venice" (1851-1853) secondo cui l'architettura veneziana sarebbe stata originata da un incontro tra influenze longobarde e arabe?>> Risposta: <<Il rapporto c’è, ma non è di dipendenza diretta né di identità di vedute: è piuttosto un caso di convergenza parziale dentro un clima culturale comune, con esiti teorici diversi. Partiamo dai due autori: Pietro Selvatico pubblica Sull’architettura e scultura in Venezia nel 1847, mentre John Ruskin sviluppa le sue idee in The Stones of Venice (1851–53), dopo aver visitato più volte la città negli anni Quaranta. 1. Il punto di contatto: rifiuto del classicismo “puro” Entrambi reagiscono alla tradizione neoclassica che vedeva Venezia come una derivazione (più o meno imperfetta) dell’arte romana: Selvatico valorizza il Medioevo veneziano come fase autonoma e creativa Ruskin fa lo stesso, ma con ancora più radicalità, opponendo il gotico veneziano al classicismo rinascimentale In questo senso, condividono l’idea che l’architettura veneziana non sia semplicemente “classica”, ma frutto di stratificazioni storiche e culturali. 2. Le influenze “orientali”: accennate vs sistematizzate Qui emerge la differenza più importante. Selvatico riconosce che Venezia, per la sua posizione e i suoi commerci, ha assorbito influenze bizantine e orientali, ma lo fa in modo descrittivo e storico, senza costruire una teoria forte sull’origine “ibrida” dello stile. Ruskin, invece, trasforma questa intuizione in una vera tesi: l’architettura veneziana nasce dall’incontro tra elementi “settentrionali” (che lui associa ai Longobardi/gotico) e “orientali” (bizantini e islamici). La formula “longobardo + arabo” è quindi una sintesi ruskiniana, più ideologica e interpretativa che filologicamente rigorosa. 3. Differenza di obiettivi Selvatico scrive dentro il contesto del Risorgimento italiano: il suo scopo è anche costruire una storia dell’arte italiana, valorizzando Venezia come parte di una tradizione nazionale. Ruskin ha un progetto diverso: usa Venezia per sostenere una critica morale e sociale della modernità industriale. Per lui, il gotico (anche veneziano) rappresenta libertà, spiritualità e lavoro non alienato. 4. Influenza diretta? Non c’è una prova forte che Ruskin dipenda direttamente da Selvatico, ma: Ruskin conosceva studi italiani e veneziani contemporanei È plausibile che fosse indirettamente informato di quel dibattito (Selvatico compreso) Tuttavia, la sua costruzione teorica è molto più personale e sistematica. In sintesi Selvatico prepara il terreno: riconosce la specificità storica e le contaminazioni di Venezia Ruskin radicalizza e interpreta: trasforma queste idee in una teoria simbolica dell’architettura veneziana come fusione di culture Se vuoi, posso confrontare direttamente alcuni passaggi dei due testi: lì si vede molto bene come Ruskin “romanzi” e amplifichi intuizioni che in Selvatico restano più sobrie e storiche.>> A questo punto ribatto: <<In realtà Guido Zucconi ne "L'invenzione del Passato" (Venezia-Padova 1997) riferisce, precisando la fonte, dell'epistolario di Effie Gray, moglie di Ruskin, in cui narra, durante un loro soggiorno veneziano, di lunghi colloqui del marito col "marquis Selvatico" al caffé Florian.>> Risposta: <<Hai ragione: il riferimento che citi (tramite Guido Zucconi) è molto interessante perché rafforza l’ipotesi di un contatto diretto tra John Ruskin e Pietro Selvatico, e quindi rende il rapporto tra le due opere meno “astratto” e più concreto. L’episodio riportato nell’epistolario di Effie Gray — i colloqui al Caffè Florian — suggerisce che Ruskin non solo conoscesse il dibattito veneziano contemporaneo, ma ne fosse immerso personalmente, dialogando con uno dei suoi protagonisti. Cosa cambia, allora, nell’interpretazione? Dalla convergenza al possibile scambio diretto Non siamo più solo davanti a un “clima comune”, ma a una circolazione viva di idee. Selvatico può aver fornito a Ruskin: informazioni storiche di prima mano su Venezia interpretazioni già orientate a valorizzare il Medioevo attenzione per le componenti non-classiche (bizantine/orientali) Selvatico come mediatore culturale Selvatico, inserito nel contesto veneziano e accademico, poteva fungere da interprete locale per uno straniero come Ruskin, aiutandolo a leggere: edifici stratificazioni storiche terminologia e tradizioni storiografiche italiane Ma la teoria ruskiniana resta originale (e più radicale) Anche ammettendo questi scambi, la costruzione di Ruskin in The Stones of Venice resta: molto più sistematica e ideologica orientata a una lettura morale (libertà gotica vs decadenza rinascimentale) caratterizzata da sintesi forti (come quella “longobardo + arabo”) che non troviamo formulata così in Selvatico In altre parole: Selvatico può aver contribuito a nutrire il terreno conoscitivo e interpretativo, ma Ruskin rielabora e trasfigura quel materiale in una teoria personale. Un dettaglio curioso Il fatto che Effie parli di “marquis Selvatico” è probabilmente una attribuzione imprecisa o anglicizzata: Pietro Selvatico non era marchese, ma nell’ambiente cosmopolita veneziano questi titoli venivano spesso usati con una certa elasticità. Sintesi Il tuo richiamo a Zucconi sposta l’equilibrio interpretativo: non solo parallelismo, ma contatto documentato Selvatico come possibile interlocutore diretto di Ruskin Ruskin però resta autore di una sintesi autonoma e più ideologica Se vuoi, possiamo provare a ricostruire quali parti specifiche di The Stones of Venice potrebbero riflettere più da vicino suggestioni “veneziane” come quelle di Selvatico.>> Io: <<Selvatico era veramente un marchese. È testimoniato in numerosi documenti nell'Archivio dei Musei Civici di Padova e in scritti del suo amico Cittadella-Vigodarzere. Incrociando queste fonti si deduce che nel XVIII secolo (non sono sicuro della data - sono miei studi di parecchi decenni fa e non ho sottomano le mie schede) i Selvatico ottennero il titolo di conti, con quello di marchese riservato al primogenito. E Pietro era il primogenito. Di questo ne sono sicuro ma non della data.>> Risposta: <<Hai fatto bene a precisarlo: la questione del titolo nobiliare di Pietro Selvatico è spesso trattata in modo superficiale nelle sintesi biografiche, ma le fonti d’archivio che citi permettono di essere più precisi. Se, come riporti, nei documenti dell’Archivio dei Musei Civici di Padova e negli scritti di Girolamo Cittadella Vigodarzere emerge che la famiglia Selvatico ottenne il titolo comitale nel XVIII secolo con l’uso del titolo di marchese per il primogenito, allora l’appellativo “marquis Selvatico” usato da Effie Gray non sarebbe affatto un fraintendimento, ma una resa corretta — anche se un po’ semplificata — di una prassi nobiliare reale. Questo dettaglio ha anche una piccola ma interessante ricaduta interpretativa: rafforza l’idea che John Ruskin percepisse Selvatico come una figura di rilievo sociale oltre che intellettuale, inserita nell’élite veneziana rende ancora più plausibile il contesto di conversazioni “da salotto colto” (come quelle al Caffè Florian), dove titoli e status avevano un certo peso simbolico ridimensiona l’ipotesi, talvolta avanzata, che Effie stesse semplicemente “abbellendo” o fraintendendo Sulla data precisa della concessione del titolo: senza le tue schede sottomano è difficile fissarla con certezza, ma la tua collocazione nel XVIII secolo è coerente con molte dinamiche di nobilitazione veneta sotto dominazione austriaca e tardo-repubblicana. In ogni caso, il punto centrale è chiaro: Selvatico poteva legittimamente essere chiamato “marchese”, e questo rende ancora più credibile la testimonianza epistolare come fonte storica, anche per ricostruire i rapporti diretti con Ruskin. Se ti interessa, possiamo provare a incrociare questo dato con le cronologie dei soggiorni veneziani di Ruskin per capire quando potrebbero essere avvenuti quei colloqui.>> A questo punto direi che l'IA è veramente una volpona. Ti fornisce in tono perentorio dati errati, ma se lo fai notare ti rigira la frittata con notevole abilità. Si capisce che non ha letto niente di Selvatico ma lo conosce superficialmente di seconda mano. Ciò è evidente quando dice: <<Ma la teoria ruskiniana resta originale (e più radicale). Anche ammettendo questi scambi, la costruzione di Ruskin in The Stones of Venice resta: molto più sistematica e ideologica orientata a una lettura morale (libertà gotica vs decadenza rinascimentale) caratterizzata da sintesi forti (come quella “longobardo + arabo”) che non troviamo formulata così in Selvatico.>> In realtà quella teoria la troviamo chiaramente espressa in "Sull'architettura e scultura in Venezia dal Medio Evo sino ai nostri giorni" (1847) di Pietro Selvatico e la ritroviamo con poche variazioni in "The Stones of Venice" (1851-1853) di John Ruskin. Niente di male non conoscere direttamente gli scritti di Selvatico. Come ho già detto siamo in quattro gatti ad averli letti. E perché l'AI possa leggerli dovrebbero essere digitalizzati e messi in rete, cosa che evidentemente non sono; a differenza di quelli molto più celebri di Ruskin, sui quali l'IA dice cose scontate ma non castronerie. Ma allora perché quelle affermazioni perentorie, come se conoscesse gli scritti di Selvatico in maniera approfondita? Se fosse un essere umano lo accuserei di disonestà intellettuale; nel senso che se conosci qualcosa superficialmente e di seconda mano devi ammettere ciò prima di dire la tua in proposito e soprattutto evitare di presentarti come un super-esperto. Ma non essendo ovviamemente un essere umano direi che l'IA è stata programmata per fingere di sapere più di quel che effettivamente conosce e di simulare d'essere quasi onniscente. |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 18:44
Mi scuso per il lunghissimo OT. Sconsiglio di leggere tutta la pappardella; al limite consiglierei di leggere solo la parte finale evidenziata in grassetto, in cui traggo le mie conclusioni riguardo all'AI. |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 19:07
Non bastava che ti fidassi di quanto ho detto? |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 19:08
Nel dubbio scatto a TA e faccio stacking, ho capito |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 19:55
Mi sa che siamo un po ot |
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inviato il 02 Maggio 2026 ore 21:07
Probabilmente non comprerò questa A7RVI e rimarrò con i 61 Mpx, però per i miei generi uso stabilmente f/8, solo con il Viltrox 14 mm mi fermo a f/5,6 perché rende meglio che a f/8 (il mio esemplare), nel caso (assai improbabile ) prendessi questa nuova RVI, continuerei imperterrito ad usare f/8, ovviamente nei contesti necessari e possibili, mai riscontrato problemi di decadimento dovuti alla diffrazione comparando lo stesso scatto con f diversi praticando "onanismo" fotografico! |
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