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inviato il 22 Aprile 2026 ore 11:43
Punti luce fittizi ricreati con masking e dodge and burn. Ritratti frontali con color grading e bilanciamenti del bianco dal sapore Venusiano o Plutoniano. Sfocature immaginifiche. Occhi come palle di fuoco. Per me tutto questo fa molto molto danno. |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 13:44
In Italia la Natura è agli sgoccioli e con essa l'habitat della fauna. Nelle poche oasi rimaste il fotografo è un disturbo per un'immagine che finisce online o in una rivista "di natura". Per quanto mi riguarda anzichè il tele sto preferendo il binocolo tenendomi a distanza. Col binocolo si possono osservare i comportamenti della vita animale, con l'emozione dal vivo che nessun video può dare. |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 17:17
“ Punti luce fittizi ricreati con masking e dodge and burn. Ritratti frontali con color grading e bilanciamenti del bianco dal sapore Venusiano o Plutoniano. Sfocature immaginifiche. Occhi come palle di fuoco. Per me tutto questo fa molto molto danno. „ Dici? Le post esagerate e innaturali magari non sono gradevoli ma mi sfugge cosa intendi per fare danno |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 17:41
La storia in merito - fotografia naturalistica e rispetto dell'ambiente - non ha nulla di nuovo, le cose si ripetono ciclicamente ed in loop, guardate questo esempio: share.google/aimode/UPkigWv9GVPbXErN7 |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 18:14
Caco3, semplice. Viviamo un mondo in cui i significati transitano quanto più da immagini che da parole (orali o scritte), siamo sottoposti ad una quantità di stimoli visivi inaudita, in un contesto in cui software generativi usano media esistenti per creare altri media. In tutto questo, immagini pesantemente editate non fanno che abituare (ed alimentare ricorsivamente) il pubblico a prodotti digitali totalmente artefatti, nemmeno più foto (aggiungere luci inesistenti nella scena porta a questo), che perdono il legame con il contesto naturale da cui sono tratte. Il legame con il contesto naturale è esattamente il motivo per cui un fotografo naturalista dovrebbe muoversi. È un inganno in cui si baratta il contesto naturale con l'adeguarsi ad uno standard estetico. Non è il più grande dei problemi ma crea: - mancanza di consapevolezza - pratiche poco etiche sul campo - appiattimento. |
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inviato il 22 Aprile 2026 ore 23:27
Qui possiamo dire che ci hanno fatto la storia di impatto un po', nel senso che se un costone o dosso che sia se prima era areale del Cedrone che siano mancati 21 alberi non cambia nulla e i Cedroni rimangono e se prima quel posto non era stato scelto da loro a lasciare i 21 alberi non faceva certo cambiare idea a loro, invece è molto più grave, reale e duraturo il danno che quelli hanno fatto alle piante, alberi che per riportarsi alla misura del loro abbattimento servirà almeno mezzo secolo minimo. |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 8:54
Siamo nell'epoca dove il fotografo naturalista medio deve assolutamente portare a casa la foto a tutti costi fregandosene dell'etica e di tutto quello che gira intorno ad essa. Ragazzi giovani che fanno workshop su qualsiasi cosa solo per prendere qualche soldino caricando certe zone di fotografi alle prime armi (che potrebbero andare da soli solo documentandosi un po!! )creando spesso solo disturbo e rotture di scatole all'avifauna.. e andrà sempre peggio perchè non si cerca più la soddisfazione di cercarsi lo scatto , studiare ecc ma si vuole sempre di più la pappa pronta solo per farsi dire bravo sui social..  |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 10:18
@Alex1986 D'accordo su tutto quanto dici. Aggiungo inoltre la nascita di sempre più capanni privati a pagamento, con pratiche di attrazione animali poco etiche, al fine di avere clientela fissa e contenta per fotografare rapaci a pochi metri. Queste foto poi finiscono sui social, alimentando la brama di tanti fotografi che frequentano poi allo stesso modo capanni alimentati o praticano la stessa cosa in autonomia. |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 10:20
Ah, i soldi... che brutta bestia. |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 10:36
Ben vengano i soldi |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 10:37
Eh si soprattutto fatti sulla pelle della natura. No grazie. |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 11:13
Io su questo tema sono sempre per evitare le generalizzazioni. Sia perché i casi sono troppo pochi per fare statistica sia perché ci sono innumerevoli variabili collegate sia al comportamento dei soggetti che al disturbo arrecato. Spesso i "soldi" servono anche per proteggere ambienti che altrimenti rischierebbero ben altro destino. Non è una situazione ideale, tutt'altro, ma in assenza di approcci sistemici è un fattore da tenere in considerazione |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 11:21
Mi pareva evidente che (io) stessi rispondendo alle affermazioni di Alex e Rino. Evidentemente no. Specifico meglio: non mi sognerei certo di criticare chi prende soldi e li investe per conservazione, protezione ambienti etc. Quei quattro scappati di casa dei quali parla Alex, dubito fortemente impieghino quanto guadagnano per fini protezionistici e di beneficio per fauna/flora sulle quali lucrano. |
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inviato il 23 Aprile 2026 ore 11:31
“ Caco3, semplice. Viviamo un mondo in cui i significati transitano quanto più da immagini che da parole (orali o scritte), siamo sottoposti ad una quantità di stimoli visivi inaudita, in un contesto in cui software generativi usano media esistenti per creare altri media. In tutto questo, immagini pesantemente editate non fanno che abituare (ed alimentare ricorsivamente) il pubblico a prodotti digitali totalmente artefatti, nemmeno più foto (aggiungere luci inesistenti nella scena porta a questo), che perdono il legame con il contesto naturale da cui sono tratte. Il legame con il contesto naturale è esattamente il motivo per cui un fotografo naturalista dovrebbe muoversi. È un inganno in cui si baratta il contesto naturale con l'adeguarsi ad uno standard estetico. Non è il più grande dei problemi ma crea: - mancanza di consapevolezza - pratiche poco etiche sul campo - appiattimento. „ Ti ho chiesto di specificare per essere sicuro che intendessi ciò che pensavo, a questo punto ti dico come la vedo io: fatta sempre salva l'etica nei confronti dei luoghi e della fauna, il fatto di produrre documento naturalistico oppure immagine d'effetto, non ritengo sia criticabile purché sia chiaro ed evidente l'intento, non ci deve essere inganno |
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