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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 8:28
Non mi risultano schemi ottici diversi per le varie versioni. Non è dichiarato dalle case. Quindi presumo che, anche per un discorso di economie di scala, che la lente sia la stessa. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 8:32
“ Io non credo che Sigma o Tamron o Samyang apportino differenze a livello ottico a seconda se producono per Sony, Nikon o m43 e così Viltrox. „ anch'io lo cedo, l'unica che mi sembra modifichi qualcosa e Voigtlander tra le ottiche M e quelle con attacco Jap, lo schema ottico pero resta lo stesso ma tra le Jap non penso proprio che possano adattare le ottiche in base allo stack di ogni casa, anche perche all'interno di ogni marca ci sono macchine dallo stack differente e poi sarebbe un dispendio enorme di linee diverse non sostenibili tra lo stesso obiettivo per adeguarlo a ogni casa, avrebbe poco senso sotto il profilo economico |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 8:34
@Webruner non è necessario uno schema ottico differente, già il cambio di tiraggio impone una lieve differenza di progettazione… forse non sai allora che le case tutte ricalcolano continuamente le loro ottiche perché al variare di un vetro (ad esempio una composizione chimica diversa) o un trattamento antiriflesso diverso generano un diverso passaggio di luce e trasparenza ed ovviamente per ottenere lo stesso risultato lo schema ottico va ricalcolato solo per fare un esempio … ovviamente anche il tiraggio diverso influisce In ogni caso non è difficile leggere che una certa ottica su un brand funziona magnificamente e su un’altro meno bene |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 9:02
“ @Webruner non è necessario uno schema ottico differente, già il cambio di tiraggio impone una lieve differenza di progettazione… „ Ah si! Non concordo ma rispetto la tua opinione! Se Tamron, Sigma e Samyang e Viltrox dovessero riprogettare le loro ottiche per ogni brand, con differenti linee di produzione per ogni tiraggio non potrebbero assolutamente essere competitive sul prezzo. Figurati se dovessero cambiare schema per le altre cose da te elencate. Qualunque ipotesi deve passare il vaglio della realtà delle cose prima di essere formulata. Le tue sono fuori da ogni logica. Come dice Lomo, l'unica che lo fa è voigtlander e lo fa dichiarandolo e mostrando schemi ottici diversi. Ed i prezzi, per essere ottiche mf, lo dimostrano. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 9:10
Confondi schema ottico con ricalcolo che sono due cose ben diverse a questo punto e se confondi questa minima differenza di base inutile parlarne |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 9:19
Parliamone così imparo. Una volta ricalcolato cosa si fa? |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 9:25
andateci piano che già litigavate per la partita Iva Ivan ma che intendi per ricalcolo di un'ottica |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 9:43
Alcune cose non mi tornano.... ma per mia ignoranza. Si è detto che il calcolo del sistema ottico prevede il calcolo della distanza della pupilla d'uscita ottimizzato per un determinato stack Qui c'è un database con molte ottiche www.chr-breitkopf.de/photo/exit_pupil.html Sono tutte diverse... ovviamente dipende dallo schema ottico di ogni lente. Però ci sono melte ottiche di terze parti, come voigt e sigma.... in quel caso, come hanno fatto a determinare la distanza della pupilla d'uscita? Cioè... non vorrei che si scoprisse che con ottiche di terze parti si va un po' ad cazzum..... |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:03
Possiamo quindi affermare che, dal punto di vista ottico, lo stack del sensore rientra a pieno titolo tra le variabili del sistema. Di conseguenza, il comportamento di uno stesso obiettivo può risultare lievemente differente passando da un mount all’altro, a parità di progetto ottico. È altrettanto vero che intervengono correttivi software, poiché i file contengono metadati che permettono al sistema o ai software di sviluppo di applicare compensazioni di base, come distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche laterali. Tuttavia, tali correzioni non agiscono sul percorso fisico dei raggi né sull’interazione tra ottica, stack e microlenti. Inoltre, è noto che anche tra obiettivi dello stesso marchio e modello possano esistere leggere differenze di resa, legate alle tolleranze di produzione. Questo suggerisce che la materia non sia così “deterministica” come talvolta si tende a credere. La conferma più evidente si osserva con ottiche prive di elettronica, come le lenti M o similari: in assenza di correzioni software e di comunicazione con il corpo macchina, le differenze di resa da un sensore all’altro, e quindi da un sistema all’altro, risultano sensibilmente più marcate. |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:14
@Lomo lo so ed infatti lo lascio perdere tanto abbiamo visto già come si arrampica sugli specchi e che si gongolasse anche nelle sue credenze che a me non frega nulla Comunque rispondo a te ... nella vita di un'ottica non solo ci sono le varie versioni II, III ecc , ma un ricalcolo continuo dovuto al variare dei materiali ... ad esempio la vetreria che fornisce il vetro cambia la composizione chimica per mille motivi, questo cambia inevitabilmente la trasmittanza della luce e l'ottica viene ricalcolata il che implica piccolissime differenze (uno spessore diverso del vetro ad esempio o una spostamento di micron in avanti o indietro di parte delle lenti ... nello schema ottico non viene indicata la distanza fra le lenti, ma solo il disegno) e questo per ottenere lo stesso rendimento ... questo i progettisti lo sanno e lo prevedono già in fase progettuale che potrà avere piccole varianti negli anni e faccio un esempio pratico ... il tanto caro a Gobbo Summilux Pre Asph per Leica M in produzione dal 1961 al 1996 ha avuto 3 o 4 versioni diverse, ma è stato ricalcolato più volte in 35 anni di produzione proprio per questi motivi e quasi mai è dichiarato perché sono piccoli "aggiustamenti tecnici" che non implicano differenze di rese e non c'è bisogno di conoscere progettisti per saperlo, basta avere per amico un riparatore serio o aver pranzato con un esperto come Marco Cavina per saperlo ... ora come il ricalcolo è "normale e fisiologico" nella vita di un obiettivo senza bisogno di cambiare la linea produttiva è lecito che può esserlo anche per soddisfare diversi Stack la prima parte è una verità inconfutabile che chi la nega ignora come avviene la progettazione e produzione di un obiettivo, la seconda ovvero la conclusione è una ipotesi plausibile ... se qualcuno pensa realmente che i vetri sono sempre gli stessi senza variazioni chimico fisiche nella vita di un'obiettivo e che non ci sia bisogno di adattarlo ad ogni variazione vive nel mondo delle fiabe |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:16
“ Possiamo quindi affermare che, dal punto di vista ottico, lo stack del sensore rientra a pieno titolo tra le variabili del sistema. Di conseguenza, il comportamento di uno stesso obiettivo può risultare lievemente differente passando da un mount all’altro, a parità di progetto ottico. È altrettanto vero che intervengono correttivi software, poiché i file contengono metadati che permettono al sistema o ai software di sviluppo di applicare compensazioni di base, come distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche laterali. Tuttavia, tali correzioni non agiscono sul percorso fisico dei raggi né sull’interazione tra ottica, stack e microlenti. Inoltre, è noto che anche tra obiettivi dello stesso marchio e modello possano esistere leggere differenze di resa, legate alle tolleranze di produzione. Questo suggerisce che la materia non sia così “deterministica” come talvolta si tende a credere. La conferma più evidente si osserva con ottiche prive di elettronica, come le lenti M o similari: in assenza di correzioni software e di comunicazione con il corpo macchina, le differenze di resa da un sensore all’altro, e quindi da un sistema all’altro, risultano sensibilmente più marcate. „ Questo è parimenti vero a quanto ho scritto e per sapere se ci sono o no variabili bisognerebbe avere lo stesso obiettivo montato su più corpi macchina dalla stessa persona che fa una comparativa il resto solo sentenze da forum di chi non accetta alcune verità |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:40
Ivan vero ciò che dici a proposito delle varie versioni degli M, ma restavano sempre all'interno delle macchine proprietarie credo che Sigma e Tamron non vanno a caxxo cercano il compromesso, lo stesso obiettivo devono venderlo a Nikon canon sony e anche il consorzio SL per Sigma già hanno il dispendio di dover adattare la baionetta e relativo tiraggio alle varie case, cambiano anche i codici software per l'af, se si mettono a calcolare e modificare lo schema ottico per adattarlo ad ogni casa e relativo stack non ne escono più Voigtlander separa le ottiche tra le M e quelle ottimizzate per Jap, ma tra Sony e Nikon e la stessa ottica cambia solo la baionetta |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:42
Confesso che per me Juza è una specie di Zelig che rallegra la mia vecchiaia. Se ne leggono di tutti i colori. Funziona così: più uno Juzino è carente in formazione scientifica e più pontifica. I meno preparati sono anche i più ostinati, nella maggior parte dei casi sono macchiette. Nei casi peggiori si arriva all'effetto Dunning-Kruger che afferma che uno meno sa su un argomento e più è sicuro di essere un esperto. Da mesi avevo posto al Forum una domanda banale: "cosa significa fisicamente che qualcosa è a fuoco?" Qualche risposta cervellotica, poi silenzio di tomba. Su un 3d di Uly ho svelato l'arcano: è il Principio di Fermat in azione. Da secoli si sa che la luce se non cambia mezzo di propagazione percorre traiettorie rettilinee. Traiettorie rettilinee implicano tempi di percorrenza minimi. Quando i mezzi in cui si propaga la luce sono diversi non si minimizza la lunghezza delle traiettorie: si minimizza il tempo impiegato per passare da un punto iniziale a quello finale. Per semplificare: tutti i punti luminosi di un piano di una scena sono a fuoco quando arrivano contemporaneamente al fuoco F (senza confonderlo con F lunghezza focale). Senonché l'ottica geometrica non tiene conto della lunghezza d'onda dei colori che nel visibile (VIS) vanno convenzionalmente da 400 a 700 nm (nanometri), 0.4 e 0.7 micron (millesimi di mm)... |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:49
Non credo che Cosina o Sigma cambi nulla quando cambia baionetta ( tranne gli specifici per Sony di Cosina) Generalmente se ci fate caso la messa a fuoco all’ infinito di un obiettivo moderno non coincide con l anello di mf sul simbolo infinito Infatti esistono sistemi oggi sulle ML per la mf precisa sulle stelle Ovvero lasciano un po’ di “gioco” per avanti ed indietro per adattarsi ai vari sensori |
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inviato il 03 Febbraio 2026 ore 10:49
Parliamo di lente di terze parti che hanno cicli di vita ad andare bene di 6-7 anni tra una versione e l'altra. Ma ad andare bene perchè spesso vengono rivedute in versioni successive nell'arco di 4-5 anni. Quindi non di lenti prodotte in maniera artigianale lungo l'arco di 3-4 decadi e che vengono fatte pagare a peso d'oro. Non esiste un'azienda moderna incapace di avere forniture di qualità con caratteristiche costanti in periodi così brevi. Ogni ricalcolo prevede un lavoro di riposizionamento di lenti all'interno dello schema ottico, la sostituzione di lenti con altre con nuove caratteristiche. Tutto questo si traduce in costi che difficilmente sono sostenibili al prezzo a cui queste lenti vengono vendute. Un viltrox 35mm f1.2 che costa qui da noi 799€, ripeto 799€, difficilmente posso credere che avrà uno schema ottico differente a seconda dello stack Sony o dello stack Nikon o dello stack Pana o dello stack Leica. Le case terze riescono a contenere i costi soprattutto facendo economie di scala ed in questo caso variando il tiraggio della lente a seconda del mount. Questo presuppone la logica ed i dati di fatto che sono gli schemi ottici pubblicati dalle case stesse. Voigtlander che invece fa questo lavoro lo dichiara espressamente. E si fa pagare di conseguenza. Quindi molto probabilmente, essendo il viltrox una lente riuscita con prestazioni ottime misurate, o ha uno schema ottico influenzato poco dallo stack o hanno tarato la lente su uno stack di spessore intermedio. Opto per la prima essendo una lente molto diversa da un voigt 40mm 1.2. |
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