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inviato il 19 Luglio 2026 ore 21:48
cagate a priori? on buona pace di tutti gli autori che hanno costruito l'arte povera. |
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inviato il 19 Luglio 2026 ore 21:57
A priori magari no. Ma se c'è un evidente squilibrio tra ciò che uno fa e ciò che (si) racconta...non ci sono molte possibilità |
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inviato il 19 Luglio 2026 ore 22:04
Minchia, io ho pure scomodato Goethe, zioLupo |
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inviato il 19 Luglio 2026 ore 23:00
“ altrimenti è tutta ciarla. „ “ Ma se c'è un evidente squilibrio tra ciò che uno fa e ciò che (si) racconta...non ci sono molte possibilità MrGreen „ io non sono d'accordo. Sono percorsi di ricerca.. Nessuno nasce imparato ed a volte si progredisce per step invece che in modo lineare. Sovente il comprendere assomiglia piu al crollo di un muro che ad una scala a pioli. |
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inviato il 19 Luglio 2026 ore 23:40
Le apologie della bontà caritatevole non aiutano mai i destinatari di quel tipo di soccorso spirituale, anzi, li legittimamo ad indulgere nelle loro farneticazioni, convincendisene sempre di più. Se tu, Raviolo, avessi passato decenni a prepararti a ‘non’ saper fare come si deve una cosa, non ti sentiresti un attimo fuoricorso? E fin qui, ci può anche stare, mica è una gara, la vita. Ciascuno sì ferma dove vuole e per quanto tempo desidera. Ma se chi non ce la fa, si arroga pure il diritto di polemizzare sugli altri che stanno messi allo stesso modo, allora ritengo che non ci possa più stare, come discorso. Lo trovo ridicolo, oltre che irricevibile. E a ridicolizzarsi sono i suoi sostenitori, che cercano di scaricare la vergona su chi li contesta. Una soluzione potrebbe essere ignorarli, e preservare la quiete del pensiero unico e moderato: nessuna incomprensione, nessuno scontro, ciascuno mantiene le proprie posizioni ed abita macrocosmi differenti, nella più totale armonia della distanza multidimensionale. |
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inviato il 19 Luglio 2026 ore 23:46
Caro Ivo, all’inizio tu scrivevi: “Secondo voi, la fotografia ha un’essenza che resta immutata o si trasforma insieme alla nostra cultura?” E io ti rispondevo che, per me, la risposta non poteva essere univoca, perché non esiste la fotografia: esistono molte fotografie, con finalità, linguaggi e obiettivi differenti. Capisco quello che dici e capisco anche il senso dei video che hai proposto. Però, dal momento in cui il digitale ha sdoganato la post-produzione fotografica rendendola accessibile ai fotografi, il mondo ha sentito il bisogno di raccontare cosa significasse davvero sviluppare un’immagine. Migliaia di persone sono entrate in un territorio che fino a quel momento apparteneva soprattutto a tecnici di fotolito, grafici e prestampatori. Da lì è nato un enorme mercato che ha prodotto ricchezza, ma anche una progressiva semplificazione degli strumenti e del loro linguaggio. Poi sono arrivati gli smartphone, la fotografia computazionale e oggi l’intelligenza artificiale. È un’evoluzione tecnologica continua che inevitabilmente modifica anche il nostro modo di guardare e di costruire le immagini. Quando parliamo di cultura del colore, però, parliamo anche della storia dell’arte, della storia tipografica e litografica, delle differenze culturali tra Europa, America, Giappone e Asia. Tutto questo patrimonio oggi viene inevitabilmente filtrato dalla tecnologia che, anche attraverso la stampa digitale e le logiche di un mercato globale, tende sempre più a convergere verso un gusto condiviso. È proprio osservando questo cambiamento che io continuo a riportare il discorso all’intento. Tu non sbagli nel voler dare valore al tuo percorso personale e professionale, anzi. Ma io continuo a pensare che, all’origine di tutto, ci sia l’intenzione fotografica. Se quella rimane chiara, allora possiamo anche adattare metodo e tecnologia per raggiungerla. Per quanto mi riguarda, oggi la mia fotografia è ancora soprattutto il racconto di parti della mia vita. Nulla di più. Quando sviluppo un’immagine attingo inevitabilmente alle conoscenze che ho maturato in tanti anni di lavoro con il colore e con gli strumenti digitali, ma quelle stesse conoscenze si scontrano spesso con la mediocrità di ciò che produco fotograficamente. Ed è forse proprio questo il motivo per cui, rispetto ad altre mie passioni, sento di non avere ancora realmente iniziato. Per ora non c’è ancora un progetto, non c’è una ricerca fotografica personale. C’è solo il piacere di osservare, un po’ di estetica e tanta curiosità nel cercare di capire come altri autori abbiano costruito il loro linguaggio. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 0:18
“ continuo a pensare che, all’origine di tutto, ci sia l’intenzione fotografica. Se quella rimane chiara, allora possiamo anche adattare metodo e tecnologia per raggiungerla. „ Basterebbe ricordarsi questa cosa per far crollare tutti i discorsi insensati incentrati su analogico vs digitale. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 0:31
Raviolo... “ Sono percorsi di ricerca.. Nessuno nasce imparato ed a volte si progredisce per step invece che in modo lineare. „ Mai negato questo, ci mancherebbe. Ciò che intendo è che, tra un (più o meno) giovane che si presenta come self-enlightened che ha maturato un percorso culminato nelle foto cartolina coi tempi lunghi e, dall'altra parte, gente in pensione che vanta decenni di esperienza fotografica che continua a professare essenza e superiorità dell'analogico, poi guardi le foto che fanno e ti cascano i coglioni...beh...risulta difficile anche concedergli il beneficio del dubbio “ Sovente il comprendere assomiglia piu al crollo di un muro che ad una scala a pioli. „ Certamente...è che questa tipologia di persone è talmente convinta di aver raggiunto uno stadio di maturazione personale che nemmeno accetta di mettersi in discussione. O li approvi o non esisti. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 1:28
e' che il nuovo arriva e nessuno lo riconosce. Poi, anni dopo, viene compreso e tutti si sperticano di lodi... Capita anche di lavorare per una vita e che nessuno ne riconosca il valore. O che un gallerista introdotto ti faccia invece volare alto da subito. Secondo me non e' questione di approvare o meno. I parametri son tanti, le mode pure. Lo strumento fa mezzo maestro... ma lo tiene in riga. Lo vincola. Se manca il mezzo maestro (quello buono) la tecnologia produce ugualmente un lavoro accettabile. Ma essendo tecnologia, e' ripetibile e standard. Quindi.. chi compra tecnologia compra la standardizzazione. Penone, prima di evolvere il suo pensiero scolpendo i travi, lo ricordo legare le giovani piante con filo spinato. Una cosa che fatta nel mondo di oggi scatenerebbe milioni di haters. Eppure il suo pensiero si e' evoluto, nessuno lo ha messo in manicomio da giovane ed oggi e' un artista riconosciuto. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 2:05
“ e' che il nuovo arriva e nessuno lo riconosce. Poi, anni dopo, viene compreso e tutti si sperticano di lodi... Capita anche di lavorare per una vita e che nessuno ne riconosca il valore. O che un gallerista introdotto ti faccia invece volare alto da subito. „ Ma stai pure sereno che non è il caso di nessuno di quelli sopracitati. Prova a trovare un solo utente di questo forum, tra quelli che cantilenano a ripetizione la superiorità dell'analogico, di cui, vedendone le foto, puoi dire "questo ha palesemente fatto un percorso e maturato una sua visione che col digitale non avrebbe potuto fare". Vuoi vedere che non ne trovi neanche uno? “ Se manca il mezzo maestro (quello buono) la tecnologia produce ugualmente un lavoro accettabile. Ma essendo tecnologia, e' ripetibile e standard. Quindi.. chi compra tecnologia compra la standardizzazione. „ Così mi caschi anche tu nello stesso loop. La tecnologia digitale ha democratizzato l'accesso alla fotografia, non altro. Ha reso più facile ottenere un file tecnicamente corretto, non sviluppare uno sguardo personale. L'analogico non è un acceleratore di creatività, così come il digitale non è necessariamente un anestetico del cervello. Sono strumenti. E gli strumenti non sostituiscono una visione. Questa romantica idea che la pellicola trasformi automaticamente chiunque in un autore è una favoletta che resiste solo perché fa sentire speciali alcuni appassionati che non riescono a schiodarsi da convinzioni cementificate. Se uno non ha niente da dire con una mirrorless, non inizierà magicamente ad avere qualcosa da dire caricando un rullino. Su questo non dovrebbe esserci molto da discutere...e invece... |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 7:34
@Raviolo Io eviterei di introdurre l’arte in questo dialogo perché entreremmo in un terreno ancora più complesso. Nell’arte la tecnica è importante, ma non è mai sufficiente a spiegare il valore di un’opera. Rischieremmo di aprire un’altra discussione. Lo stesso vale per il bianco e nero o per l’analogico: non basta cambiare il mezzo per trasformare un click in qualcosa di diverso. Anche le mode o gli stili, in assoluto, non sono necessariamente un male. Possono rappresentare un linguaggio condiviso, un movimento culturale o una sensibilità comune che, in un determinato momento storico, esprime un messaggio forte. A mio avviso, un fotografo naturalista che riesce a cogliere il carattere distintivo di una specie ha raggiunto il suo obiettivo. Un fotografo sportivo che riesce a raccontare, in un solo istante, lo sforzo e il significato di un gesto atletico ha raggiunto il suo. Un ritrattista che riesce a far emergere l’essenza di una persona ha raggiunto il proprio. Per questo continuo a pensare che il punto sia l’intenzione. Per me il vero pensiero unico è un altro: sentire il bisogno di rifare lo stesso scatto, dallo stesso punto, alla stessa ora, con la stessa luce, dopo ripetuti viaggi, solo perché quell’immagine è già diventata iconica grazie a un altro autore. Oppure prendere uno scatto della Liguria a fine luglio e trasformarlo artificialmente in un paesaggio alpino, convincendosi di aver creato la fotografia dell’anno. In entrambi i casi non vedo una ricerca personale, ma il tentativo di aderire a un’estetica già codificata. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 9:02
Attualmente sto preparando una tesìna avente come oggetto la differenza che intercorre tra pòscia e papòscia. Qualcuno vuol darmi una mano? Ancora con con ‘sta roba della pellicola VS fotodiodi… che noia. È dimostrato che chi resta aggrappato alla convinzione che l’analogico sia stato e tuttora resti il modo migliore - anzi, l’unico possibile - per sfornare foto di qualità, sia creativa che tecnica, in realtà è una persona culturalmente rigida e poco avvezza al cambianento, oltre ad essere palesemente incapace ad usare i softwares di sviluppo fotografico (la cosiddetta camera chiara, che viene spesso chiamata fotoritocco o contraffazione della realtà fotografica, etc.). È un fenomeno storico che odora anche un po’ di bigottismo, oltre che di solipsismo. L’ho già detto in altre discussioni: questo tipo di persone fa il paio con i disegnatori tecnici ancora oggi nostalgici del tecnigrafo. Parlano di quel tavolone da disegno come l’altare sacro della conoscenza e dell’abilità del vero progettista. Chi invece ha cominciato col CAD, è da ritenersi un incapace, a prescindere. Lo sviluppo tecnologico, in questo senso, ha permesso di scardinare una tendenza che vedeva troppe persone approfittare della concessione di un premio all’impegno meccanicomotorio, invece che alle reali qualità possedute, e questo non può che essere apprezzabile, anche se di converso, ha aperto una voragine di scarto massivo, conseguente alla diffusione del mezzo fotografico su larga scala. E poi basta, con’sta democrazia rivenduta in tutte le salse! Usate altri termini, zioProvolone! |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 10:00
Bene tralasciamo pure l' arte. Anche se non capisco perché chiunque spalmi o spruzzi colore possa definirsi artista e chi usa la fotocamera in modo creativo no. Vabbè i decoratori che dipingono gli appartamenti no . Ho usato molta pellicola. Quando c'era solo quella. Adesso uso molto digitale ed un po' di pellicola. Mi sembra che il problema non sia chi usa la pellicola per scelta tecnica.ma sia chi usa il digitale per forza di cose Mi pare sia in corso una guerra contro i pellicolari. E lo dico dal punto di vista di chi ha utilizzato l' AI in tempi non sospetti. Ben prima che la massa salisse sul carro del vincitore. Per quanto riguarda le foto prodotte e mostrate qui. Penso che sia poco utile basare il giudizio su di loro. Ognuno guardi l' orto suo. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 10:01
Invece di continuare su una strada che porta inevitabilmente alla solita discussione da bar — da cui si salva solo l'intervento di Filo63, l'unico ad essere rimasto sul tema iniziale, insieme al tentativo di Raviolo di allargare il concetto senza scadere nella polemica — vi invito a fare un passo indietro e a rispondere, sul piano strettamente personale e sulla consapevolezza del proprio operato. Non è da oggi che scrivo qui sul forum di come mi sia staccato da Adobe per cercare alternative che oggi uso quotidianamente, come DxO PhotoLab e Affinity. Ho fatto questa scelta proprio perché ritengo che Adobe sia diventato ormai un brand incentrato sulla vendita di servizi automatizzati, mentre in un ambiente come DxO ho trovato uno spazio di lavoro più aderente alle esigenze individuali: un flusso dove non esiste il semplice "clicca e wow", ma dove serve capire cosa si sta facendo. Oggi entro meno sul forum anche perché sto portando avanti un mio progetto fotografico in cui sperimento oltre la semplice tecnica: sto cercando di allargare il campo alla gestione dell'intero progetto, dalla preparazione dello shooting allo studio delle luci, fino al confronto finale con il file. Un passaggio fondamentale di questo percorso è il confronto continuo con le persone che fotografo e con il loro impegno prima di arrivare allo scatto: sto lavorando con atlete non professioniste, documentando il loro percorso che le porta ad acquisire maggiore consapevolezza nella gestione e nella percezione del proprio corpo. Non mi interessano le foto da esibire per cercare un applauso, né le discussioni da bar, ma condividere un'esperienza reale, umana e vissuta. Un progetto fotografico consapevole vive infatti di tutte queste fasi: nasce da una relazione e da un'intenzione, passa attraverso la gestione della luce e dello scatto, per poi compiersi nello sviluppo al monitor e/o alla stampa finale. La domanda che vi pongo riguarda questo percorso: Vi siete mai posti dei dubbi sinceri di fronte alle vostre immagini durante queste fasi? Vi siete mai chiesti se le scelte che fate lungo tutto il flusso di lavoro — dalla progettazione iniziale fino allo sviluppo del file — rispondano davvero a un vostro intento profondo e consapevole, o se a un certo punto vi lasciate semplicemente trasportare dagli automatismi del mezzo? Se i prossimi interventi continueranno sulla strada della provocazione da bar pur di evitare questo nodo, provvederò a escludere i singoli utenti dal topic. In questo modo rimarrà lo spazio solo per chi ha davvero voglia di confrontarsi sul tema della consapevolezza. |
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inviato il 20 Luglio 2026 ore 10:50
“ Mi pare sia in corso una guerra contro i pellicolari. „ No...minchia... questo mi riporta alla mente quello che gridava dal palco che c'era in atto una discriminazione verso gli eterosessuali Senza saperlo, era la parodia della parodia che Francesco Paolantoni faceva del tema politico riguardante le discriminazioni: "Non siamo noi ad essere razzisti, sono loro ad essere napoletani"  |
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