| inviato il 08 Agosto 2025 ore 9:17
Forma e contenuto. Remember scrive: "Una foto che esprima solo bellezza estetica, come ho già illustato nel precedente post, è sempre preponderante e raggiunge già il suo scopo, rispetto ad una foto dai buoni contenuti ma da una modesta esteticità. Magari quest'ultima potrebbe essere buona giusto per apparire in un quotidiano o pagine web, specie se per esigenze di cronaca, politica, spettacolo o attualità. Mentre quella del primo caso può essere confacente e pubblicata in poster, libri, gallerie, musei..." Mi viene in mente Nan Goldin, francamente non riesco proprio a farmela piacere, proprio non me gusta, per me lì la forma sta a zero, anche se il contenuto, lo storytelling, ci sono tutti. Quindi affermare che senza l'estetica non si entra nei musei e nelle gallerie non è esatto (siamo tutti d'accordo che la forma in Nan Goldin è estremamente carente)? L'estremo opposto citato da Remember è Fontana: molta forma e zero contenuto. Pure questo proprio non mi garba, per questa sua carenza Fontana non riesco assolutamente a farmelo piacere, è anche lui esponente primario della scuola della "fotografia da salotto" e su questo punto mi tornano alla memoria certe discussioni cui partecipava Remember in cui si parlava di Luigi Ghirri (o sbaglio persona? Non eri tu Remember?), ecco io non capisco come si possa lodare Fontana e disprezzare Ghirri, detto senza polemica. Sempre riguardo al contenuto ed alla forma eccessivamente estetizzante mi viene in mente l'esempio delle cosiddette "madonne del World Press", qui sotto l'ultima in ordine d'apparizione. images.app.goo.gl/K891UQjRwKdEYbnGA |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 9:30
"ci sta quello che dici sulla sensibilità, ma credo bisogna avere anche la correttezza che magari qualcosa non ci piace, ma che sia un ottimo lavoro" Si è corretto quello che dici, ma volendo fare un paragone con il cinema, mi è capitato di vedere dei bei film (sceneggiatura, scenografia, contenuto, interpretazione ecc...) con un pessimo montaggio o quantomeno che io non ho gradito. Quindi ok il buon lavoro, l'impegno e la tecnica... ma poi devi assemblare tutto bene per renderlo fruibile, per trasposizione per me vale lo stesso concetto nelle foto. |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 9:40
“ ecco io non capisco come si possa lodare Fontana e disprezzare Ghirri, detto senza polemica. „ Non disprezzo Ghirri anzi seguo sempre le discussioni legate alla sua fotografia, ma non lo apprezzo particolarmente, mentre Fontana mi piace decisamente di più. Credo che Ghirri in questo momento sia anche un po' troppo "sovraesposto" come se tutto quel che ha fatto fosse un capolavoro, sono stato da poco a Gallerie D'italia a Napoli dove nella permanente ci sono una serie di polaroid di Ghirri, personalmente non le ho proprio capite. ma metto una foto che mi piace molto:
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| inviato il 08 Agosto 2025 ore 9:44
“ Questo topic è aperto appositamente per un confronto „ Matteo, ne approfitto per farti una domanda : come mai le foto che ti piacciono/interessano sono quasi sempre "create"? Intendo, non è quasi mai foto di strada fatta al volo (giusto per fare un esempio) dove s'è colto l'attimo e dove si vede la capacità e il senso estetico di chi scatta... quasi sempre c'è un set creato apposta con modella o modello e pose/arredamento/accessori messi lì per creare la foto... non ti sembra che tutto questo sia una "forzatura"? Io di solito quelle immagini le salto a piè pari... non so, le sento troppo finte. (Al contrario di quelle di Martin Parr... che anche fossero state create, e probabilmente alcune lo sono, non mi danno quell'idea di "pianificazione estrema"...) Non sono un "purista" e non ho la cultura fotografica che alcuni di voi hanno... ma non penso che anche se la avessi le foto "preparate" non mi attirerebbero ugualmente. Non trovi che ognuno di noi abbia un gusto e/o senso estetico innato e "naturalmente proprio" che porta a catalogare come bella o interessante una foto, così, di istinto... già dalla prima occhiata... e che questa "prima occhiata" possa fin da subito condizionare il giudizio anche se a posteriori uno facesse una analisi più profonda della foto stessa? |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 9:45
Se concepissimo la fotografia come una sorte di attività multisensoriale potremmo appagarci in modo diverso alla diversità. Mi spiego meglio, nella nostra bocca abbiamo diversi tipi di recettori, dolce, amaro, salato, acido e umami. In più abbiamo i recettori olfattivi nel naso e quelli per gli aromi nella parte retro nasale. Tutte le molecole con cui noi entriamo in contatto ci danno degli impulsi che il nostro cervello trasduce con una sensazione diversa. Con questo cosa voglio dire, ogni stile, ogni singola foto può essere come una singola molecola che provocherà in noo una determinata sensazione. Non esiste cosa giusta o cosa sbagliata, esiste il modo con il quale noi riusciamo ad interagire con essa ( recettore). E come i recettori chimici si sono sviluppati nel tempo come adattamento all'ambiente, anche quelli percettivi ( psichici e non fisici ovviamente ) richiedono tempo e conoscenza. Conoscenza non solo intesa come processo di interculturazione, ma intesa anche come conoscenza di se stessi, del proprio vissuto. Se pur interessante il tema posto da Matteo a me sembra che porti intrinsicamente un pregiudizio. Possiamo certo dire che una foto o un genere fotografico ci da maggiore soddisfazione rispetto ad altro, ma il nostro parere resta vincolato a noi e non può essere preso certo per assunto, tantomeno utilizzato per creare linee di demarcazione culturale. “ Il concetto di bellezza che vige oggi è svuotato di qualunque accezione "alta". „ |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 10:15
Parlare di estetica e contenuto in Questi giorni mi rimanda un po' a Berengo Gardin e al discorso della foto buona rispetto alla foto bella. Ci piacciono anche esteticamente, ma sicuramente è per il contenuto se certe foto hanno contribuito alla chiusura dei manicomi o a bloccare le navi a Venezia. Molto più utile rispetto a Venezia il lavoro di Berengo Gardin rispetto a quello di Fulvio Roiter perché il contenuto ha potuto espletare un effetto che la sola estetica non avrebbe potuto |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 10:37
ragazzi io sono un ignorante, una bestia, quando si parla di nomi di fotografi ed anche in quel caso lo trovo troppo generico, credo sia piu opportuno portare foto singole e valutarne direttamente gli elementi che la compongono |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 11:03
Gfirmani “ Sono belle le sintesi. La sola estetica può portare la fotografia a diventare complemento d'arredo. Il solo contenuto potrebbe non attrarre . Cerchiamo una sintesi costruttiva „ Condivido e lo trovo molto sensato. Kuro13 “ Se concepissimo la fotografia come una sorta di attività multisensoriale potremmo appagarci in modo diverso alla diversità. „ Hai colto il punto. |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 12:12
Ghirri è un poco come un Jimi Hendrix della fotografia, manca solo la riedizione in cofanetto con le mutande sporche originali e non lavate... |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 12:15
La vedo, anche se in parte, come @Lorenzo1910: le foto eccessivamente costruite come dice lui ( il set costruito, l'arredamento, le luci ad hoc) non le amo particolarmente, anche se, in molti casi, possono avete una notevole potenza espressiva e comunicativa. Ma amo troppo il mondo, la natura, l'uomo e quanto ha saputo costruire ( tralasciando le troppe storture dei comportamenti umani) per cui mi piace una fotografia in grado di "piegare" questi elementi al proprio progetto, di mostrare angolazioni diverse pescandole nella realtà Insomma di ritrovare ed enfatizzate nella realtà le proprie capacità espressive e la forza comunicativa. Una realtà trasformata, trasfigurata, piegata all'idea progettuale |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 13:21
“ come mai le foto che ti piacciono/interessano sono quasi sempre "create"? „ Bella domanda... Sicuramente una cosa te la posso dire, molte volte quando vedo street mi rendo conto che si cercano molto situazioni strane, magari comiche, però il tutto si ferma un po' li. Non so non riesco davvero ad appassionarmici realmente, pochi autori mi colpiscono davvero, spesso mi rendo conto di aver sfogliato i libri e che mi hanno lasciato poco anche dei luoghi raccontati. Penso solo sia un mio interesse personale tutto qui. Però spesso mi chiedo se c'è più realtà nella foto costruita di quella rubata. Nella foto rubata il soggetto è inconsapevole, spesso preso in una situazione scelta ad arte dal fotografo che ha colto il famoso attimo che con sfondi, luci ecc.. ha creato una sorta di sensazione. Allora mi dico, ma se io fotografo una persona che conosco bene evidenziandone magari pose o gesti che conosco bene non faccio un racconto più "vero"? Poi a me piace il progetto, il trasferire in un immagine un' idea presente nella propria testa. Questo non toglie per esempio che apprezzo un autore come Christophe Jacrot che ama giocare con il meteo e con eventi come il black out di new york www.instagram.com/christophe.jacrot/ |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 13:50
Matteo, come ho già scritto riprendendo proprio quanto detto da Lorenzo 1910 e come sai anche per qualche chiacchierata in MP tra noi due, non amo alla follia in fotografia certi generi; sono ovviamente convinto della importanza della progettualità, ma non ne farei un mantra al quale offrire tutte e sempre le proprie forze. Ma riconosco che molte foto ( per semplicità) diciamo costruite hanno una forza di idee e concettuale notevole. Ma non può essere l'unico modo di esprimersi in fotografia. Il concetto, senza dubbio moderno, del partire dalle proprie sensazioni, dalle proprie tensioni emotive per esplorare la realtà ha un senso, ma non penso che spingendo il proprio sguardo nell'esatto contrario, partendo dalla realtà per ricavarne dei concetti che si sente emergere dalla propria sensibiluta sia sbagliato e debba essere mortificato. Per me questa direzione opposta convince di più e mi sembra più vera. Ma non sacrifico tutto il resto all'altare della verità. Sono due direzioni opposte che non possono essere recoprocamente demonizzate a mio parere. Forse conta anche il piacere personale Anche se so bene cosa mi interessa. |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 14:10
“ ragazzi io sono un ignorante, una bestia, quando si parla di nomi di fotografi ed anche in quel caso lo trovo troppo generico, credo sia piu opportuno portare foto singole e valutarne direttamente gli elementi che la compongono „ ma non è un problema, io sto cercando di mettere esempi proprio per parlare in concreto e non in astratto |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 14:13
Capisco la recente mutazione del linguaggio fotografico che si è spostato da formale a concettuale superando probabilmente stereotipi culturali e molti elementi linguistici precedentemente utilizzati ( compresi i dogmi compositivi) adottando un linguaggio meno canonico ma più efficace allo scopo. In questo senso non preoccupandosi della presa immediata e su una più facile accondiscendenza verso il pubblico. Ma mi chiedo sempre se questa rivoluzione che porta al centro del linguaggio fotografico più frequentemente stati d'animo ( spesso, forse troppo spesso) anche un malessere non possa risolversi anche partendo da una direzione opposta, dalla realtà mostrandone aspetti, angolazioni diverse con tecniche financo di postproduzione specifiche. Questo, almeno per me che ho nella vita una postura che definirei umanistica, continua ad interessarmi maggiormente. Ed, essendo solo un dilettante, anche a divertirmi maggiormente . Dilettandomi. Appunto. Volendo riferirmi a esempi concreti penserei al blu di Andy Lee o all'astrattismo essenziale e intimo di Bruce Percy. Ma anche al lavoro di un più modesto e datato Nicolas Monnot .O ai tanti autori che hanno modificato la street. L'esempio del World Press citato da Andrea.taiani io continuo a vederlo potente ed estremamente coinvolgente. Anzi, credo che ci si debba interrogare se non lo si trova coinvolgente Mi si perdonerà, ma poi non riesco a pensare alla fotografia di Fontana come fotografia da salotto. Era un diverso momento storico, certo, in cui la fotografia era valutata in positivo, ma l'importanza storica per me rimane; sarebbe come definire I Promessi Sposi un romanzo d'appendice, un po' più di un fotoromanzo. Da un eccesso all'altro. Ovviamente sono solo mie opinioni che si traducono in interessi personali. |
| inviato il 08 Agosto 2025 ore 15:50
Credo che chiunque produca fotografie con lo scopo di diffonderle, e mi riferisco a tutto il range che va dall'amatore medio all'autore affermato (i professionisti che lo fanno per soldi li metterei da parte, qui, anche se l'etica può benissimo essere una scelta anche in quel caso), dovrebbe fare i conti con la cultura dell'immagine in cui è immerso e vive quotidianamente. Che non significa necessariamente inondarsi di libri e acquisire un sapere enciclopedico con vita morte e miracoli sugli autori più storici. Significa riflettere su quale sia, nel bene e nel male, il rispettivo contributo che ognuno dà, anche in modo infinitesimale, al mare magnum di immagini che ci ha portato, generalmente, ad una superficialità di sguardo e di pensiero prossima allo zero. Chiaramente, questa forma di "accontentamento", non può che portare ad un ulteriore appiattimento ormai largamente accettato, in cui tutto viene percepito come normale o, peggio, naturale. Il godimento estetico, nella fotografia, ha una presa di gran lunga maggiore perché, non solo è legata all'idea della fruizione immediata della realtà (da qui anche la refrattarietà di alcuni alle foto staged/concettuali, come scriveva sopra Lorenzo), ma perché siamo ancoratissimi alla convinzione che la fotografia non debba fare altro che riportarci ritagli di realtà così come la vediamo, come se scattare una fotografia non comporti già un'elaborazione, mentale prima e tecnologica poi. Ma ci chiediamo mai se abbiamo bisogno di una sproporzione tale da renderci pigri e apatici di fronte all'idea di vedere la fotografia come specchio e riflessione di come viviamo? E se vi rispondete che "sì, c'è bisogno di esasperata e ripetitiva bellezza", per quale motivo lo pensate? |
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