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Il Lato Oscuro della Plastica: Come le Multinazionali Stanno Distruggendo il Pianeta


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avatarsenior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 13:07

Son bravi tutti a dire "così non va bene", ma questo non risolve il problema: secondo te la soluzione reale al problema della plastica, ovvero un sistema che abbia la stessa praticità d'uso a costi uguali o minori, quale sarebbe?


Il problema della plastica esiste da tantissimo tempo, direi decenni. Volondolo risolvere qualcosa si sarebbe potuto fare già da un pezzo. Ma siccome non è stato fatto praticamente un caxxo questo problema invece di risolvercelo un pochino per volta in modo non dico indolore ma con costi sopportabili andrà a finire che dovremo risolvercelo in situazione di emergenza. Vale per questo ed altri problemi. E saranno uccelli per diabetici.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 14:20

Il tema è complesso e controverso, ma cruciale. Quando si parla di posti di lavoro legati alla plastica, spesso ci si dimentica che gran parte del riciclo globale – circa il 60% – dipende da persone che raccolgono rifiuti nelle discariche più disumane del mondo, come Dandora in Kenya o Antananarivo in Madagascar. Queste persone, sfruttate e dimenticate, raccolgono plastica che viene venduta a broker locali, i quali la triturano per farne fiocchi o la compattano, spedendola poi in Cina. Qui, diventa ciabatte, tessuti di pile o altri prodotti di consumo.

Il problema di fondo è culturale: siamo stati educati a credere che la plastica fosse sinonimo di progresso e comodità. Pensa alle feste di compleanno in cui l'uso di piatti di plastica era celebrato per evitare la “fatica” di lavarli, nonostante la diffusione delle lavastoviglie. Viviamo nell'epoca del consumismo più sfrenato, dove persino le mozzarelle sono vendute in confezioni che contengono altre confezioni. È una follia.

Eppure, basterebbe così poco per fare una spesa sostenibile. Il vero problema è che la società sembra incapace di affrontare il cambiamento: passiamo in media 7 ore al giorno sui social, senza mai fermarci a riflettere su come potremmo usare quel tempo per aumentare la nostra consapevolezza. Servirebbero leggi rigide e coraggiose, come quelle adottate dal Ruanda. Nonostante le sue contraddizioni – specialmente riguardo il ruolo nella crisi nella RDC – ha dimostrato che si può vincere la battaglia contro la plastica. Hanno introdotto divieti severi, e quando l'offerta crolla, una soluzione si trova.

Il problema è che ci piace la vita comoda. "Cambieremo il mondo domani", ci diciamo, ma oggi dobbiamo guardare la partita. Nel frattempo, persone continuano a morire soffocate dai fumi delle discariche come Dandora, ma sembra non importare a nessuno. L'importante è che i mandarini che compriamo al supermercato siano già sbucciati e confezionati in plastica.

Tutti sono bravi a dire che così non va, ma quando le soluzioni richiedono sacrifici, nessuno è disposto a fare la propria parte. Perché, semplicemente, non c'è profitto immediato nel cambiamento. Ecco il vero ostacolo.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 14:22

Miopiartistica

Hai ragione, il problema della plastica non è nuovo, e il fatto che non sia stato affrontato per decenni in modo serio dimostra una mancanza di volontà politica e sociale. Invece di intervenire gradualmente, con misure sostenibili e pianificate, ci siamo crogiolati nell'illusione che ci fosse sempre tempo per rimediare. Ora, ci troviamo di fronte a una realtà che non lascia più margine di manovra: il rischio è che si debba intervenire in condizioni di emergenza, con misure drastiche e costi altissimi, sia economici sia sociali.

Questo, purtroppo, non vale solo per la plastica: lo stesso schema si ripete in tanti altri ambiti, come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità o l'accesso alle risorse. È un ciclo di procrastinazione che ci porterà a pagare un prezzo molto più alto di quello che avremmo potuto sostenere se avessimo agito prima. Gli “uccelli per diabetici” (per citarti) saranno inevitabili se non iniziamo a cambiare subito, assumendoci la responsabilità collettiva di affrontare questi problemi con serietà e visione a lungo termine.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 14:24

Daniele Ferrari

Hai colto un punto cruciale: il riciclo è stato trasformato in un business, perdendo di vista il suo scopo originale, che dovrebbe essere una soluzione sostenibile e accessibile per ridurre l'impatto ambientale. Il caso del vetro è emblematico: il buon vecchio vuoto a rendere funzionava, ma è stato abbandonato per favorire un sistema che comporta maggiori costi energetici e ambientali, come la fusione continua delle bottiglie. È un esempio di come la logica del profitto abbia soppiantato il buon senso.

Il problema si lega a una visione ormai dominante, quella che considera il servizio pubblico come una spesa inutile da privatizzare a ogni costo. Ma privatizzare non significa migliorare: significa far rientrare tutto nella logica del guadagno, spesso a discapito di chi quei servizi dovrebbe utilizzarli. È paradossale: paghiamo le tasse per finanziare servizi pubblici, ma questi vengono smantellati o ceduti a chi cerca solo un ritorno economico.

Finché continueremo a mettere il profitto sopra l'interesse collettivo, i costi reali – ambientali, sociali e economici – saranno pagati da tutti, e non certo da chi prende queste decisioni. Il vuoto a rendere è solo uno dei tanti esempi di soluzioni semplici e sensate che abbiamo abbandonato in nome di un modello insostenibile.

avatarsenior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 16:10

"...in nome di un modello insostenibile."

Occhio che non è insostenibile.

Intanto, il sistema dura da almeno 70 anni, dunque funziona, per miliardi di persone funziona, ormai da una vita, e sicuramente funzionerà ancora bene per tanti decenni, il petrolio non finisce domattina.

Se poi qualche migliaia di disgraziati ci rimettono le penne per far funzionare bene quel sistema lì, ai restanti miliardi di persone "nungliene potrebbe fregà de meno", fa parte del gioco, i poveracci sono vuoti a perdere che crepano per far funzionare il mondo, ed agli altri non gliene frega nulla, è così da sempre.

Quando verrà una tecnologia che sostituisce con profitto la (= costa meno della) plastica, essa non sarà più prodotta: speriamo solo che la nuova tecnologia sia meno inquinante della plastica, ma non è affatto detto.

Con un pianeta sovrappopolato come il nostro, con milioni di persone che vogliono e cercano di andare in Paesi che non li vogliono, dove quelli buoni li sfruttano come schiavi, quelli meno buoni li ammazzano alla frontiera, se crepano dei poveracci da qualche parte nel mondo per far girare il sistema, per il resto più ricco del pianeta, la cosa non dico sia vista bene, ma sicuramente è meno importante della scelta dei croccantini per il loro amatissimo gatto, o cane.

Che piaccia o no, e soprattutto ahimè, il mondo gira così, da millenni.

Io la vedo un battaglia persa.

E..complienti per le tue foografie!

user257478
avatar
inviato il 24 Novembre 2024 ore 18:02

Il problema più grosso è con cosa sostituisci la plastica al momento non esiste un sostituto.Triste

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 20:31

Alessandro Pollastrin
Apprezzo il tuo punto di vista, anche se lo trovo piuttosto cinico, purtroppo con un fondo di verità. È innegabile che il sistema attuale "funzioni" per miliardi di persone, ma il fatto che funzioni per molti non significa che sia giusto o sostenibile nel lungo periodo. È vero, il mondo è andato avanti per millenni con dinamiche di sfruttamento e disuguaglianza, ma questo non deve diventare una scusa per accettare passivamente l'ingiustizia come inevitabile.

La plastica è solo una parte del problema, una metafora di un sistema che spesso premia il profitto e l'efficienza a scapito della dignità umana e dell'ambiente. Il fatto che alcuni milioni di persone siano considerate "vuoti a perdere" è una realtà che fa parte del gioco, come dici tu, ma è un gioco che possiamo e dobbiamo cercare di cambiare, anche se sembra una battaglia persa. Non perché possiamo cambiare tutto in un colpo solo, ma perché non provare nemmeno è una resa inaccettabile.

Non possiamo ignorare che il sistema che "funziona" sta anche consumando risorse finite, creando danni ambientali e lasciando una scia di vite spezzate che non può essere ignorata per sempre. Magari il petrolio non finirà domattina, ma i suoi effetti – come il cambiamento climatico e le crisi migratorie – sono già qui e non si risolveranno da soli.

Quindi sì, forse hai ragione a dire che per molti la sofferenza degli altri è meno importante della scelta dei croccantini per il cane, ma continuare a raccontare, denunciare e proporre alternative non è solo un atto di idealismo: è l'unico modo per creare consapevolezza e, magari, piantare il seme di un cambiamento.

E grazie mille per i complimenti sulle mie fotografie :Sorriso il mio obiettivo è proprio quello di raccontare queste storie e aprire gli occhi a chi è disposto a guardare.

avatarjunior
inviato il 24 Novembre 2024 ore 20:40

Comunque vi dico una cosa seria :D iscrivetevi al canale YouTube. il prossimo venerdì uscirà uno speciale sulla mafia nigeriana da non perdere

avatarsenior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 10:42

Parleremo del ruolo devastante delle multinazionali

Multinazionali cattive.

un'economia "usa e getta" che mette il profitto al di sopra della sostenibilità

Profitto brutto.

chiedere ai governi leggi più rigide

Legiferiamo, vietiamo, obblighiamo.


Un bel disegno. Ma solo qui trovo qualcosa in cui mi riconosco
La differenza la fanno i consumatori.



Per il resto, noto la sgradevole abitudine di considerare i consumatori delle pecore ri.tardate che fanno quello che gli viene detto.
Se i consumatori se sono così, voteranno candidati al loro livello.
E quindi i governi faranno quello che gli viene chiesto dalle pecore, ovvero poco o niente, e male.

Quindi, in poche parole, salvare questa visione dell'umanità non ha senso. Meglio estinguerci.



Oppure si può pensare che ciascuno di noi accenda il cervello ed eviti di acquistare prodotti legalmente in vendita, ma poco etici o pericolosi.
Che siano prodotti pieni di inquinante plastica, o la frutta a 1 euro al chilo che proviene da terreni inquinati da discariche abusive e coltivata da braccianti immigrati che vengono sfruttati a 2 euro all'ora per lavorare in condizioni inumane, o prodotti provenienti da Stati dove il lavoro, di fatto, è una sorta di schiavitù. Si può dire "No, grazie".

I prodotti etici costano di più, ma in moltissimi casi si possono scegliere.
Oppure si può dire "Multinazionali cattive, Governi cattivi", e sostenere che non fare niente per cambiare le cose va bene lo stesso, perché ci si batte la mano sul petto con sdegno. E si va verso l'estinzione.



P.S. A me sta sul qazzo anche il vetro, a dire la verità. Ci sono tanti simpatici consumatori di birra che lasciano per strada le bottiglie, che inevitabilmente si trasformano in pericolosi cocci.

P.P.S. Lascio un suggerimento che dovrebbe essere messo in pratica dallo Stato e dalle aziende in Italia... se i consumatori fossero disposti a sopportare uno sforzo personale, beninteso. L'ho visto applicato in molti paesi d'Europa e non: la bottiglietta di plastica, così come quella di vetro, dovrebbe avere un reso dal costo significativo. Più alto è, meglio è. Se chi compra la birra la paga 5 euro ma, riportando il vetro o la lattina vuoti, gliene vengono ridati 3, i rifiuti si riducono. La distribuzione e i produttori devono organizzarsi per gestire il flusso di ritorno dei rifiuti da riciclare o smaltire correttamente, e questo fa aumentare i costi per il consumatore rispetto al riempire le strade di pattume, ma per fortuna la vilipesa ricerca di profitto porterà soluzioni efficienti che minimizzeranno l'aumento dei costi.

avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 10:57

Hai centrato un punto fondamentale: il cambiamento vero parte dai consumatori, non solo dai governi o dalle multinazionali. Il sistema si regge su quello che compriamo, su quello che sosteniamo con il nostro denaro. Dire “no” a prodotti poco etici, inquinanti o legati a sfruttamento è un gesto potente, ma richiede consapevolezza e, soprattutto, uno sforzo personale che spesso siamo riluttanti a fare.

L'idea del reso per bottiglie e lattine è brillante e funziona benissimo in molti paesi. Non solo incentiva il riciclo e riduce i rifiuti, ma porta anche a un cambiamento culturale, spingendo le persone a vedere i materiali come risorse e non come semplici scarti. È una soluzione concreta, pratica e applicabile, che non si limita a puntare il dito contro governi o multinazionali, ma coinvolge direttamente chi fa la differenza: i cittadini.

Certo, c'è un costo, ma la sostenibilità ha un prezzo. È una scelta tra pagare un po' di più ora per evitare conseguenze peggiori domani, oppure continuare a ignorare il problema fino a trovarci sommersi dai rifiuti e dalle loro conseguenze. È vero che la ricerca del profitto può sembrare il nemico, ma è anche una leva: rendere il riciclo redditizio per aziende e consumatori è una strategia vincente.

Concordo anche sul fatto che puntare tutto su leggi, obblighi e divieti spesso non funziona. Servono regole, certo, ma servono anche incentivi e soprattutto un cambiamento nella mentalità collettiva. Se riusciamo a fare in modo che il consumo responsabile diventi una norma culturale, allora potremo davvero vedere un cambiamento. Altrimenti, ci resterà solo il cinismo e un'inevitabile estinzione, come dici tu.

avatarsenior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 10:59

secondo me, se con un sistema da fantascienza fosse possibile farci rivivere anche per solo 1 anno nelle condizioni del 1900, molti rimorsi/pippe su come viviamo oggi e sul come ci siamo arrivati, passerebbero come neve al sole


avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 11:02

aaahaah non sarebbe male!

avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 11:40

Altro esempio della deriva che stiamo prendendo verso la plastica e il consumismo in generale.
Vado alla nuova apertura di un Conad Superstore, solo per vedere una novità e perché avevo dei buoni sconti che potevo spendere soli lì per la nuova apertura. È stato aperto al puro scopo di fare concorrenza ad un Lidl adiacente...quando a un km c'è un altro Conad...ma vabbeh.
Noto subito i carrelli, in plastica, con quello che all'inizio mi sembrava un porta cellulare invece serve come sostegno per la pistola codice a barre per le casse automatiche...non chiedetemi come funziona perché non sono aggiornato.
MrGreen
Supermercato bello, ordinato, spazioso e ben organizzato...ma plastica...tanta plastica, gli affettati e la carne specialmente. Per fortuna c'è ancora il reparto gastronomia e pesce dove almeno si hanno prodotti freschi.

Ho comunque notato una cosa sull'evitare il consumo di bottiglie di plastica d'acqua. Beviamo vino e birra in bottiglie di vetro MrGreen
Certo, la produzione e riciclaggio del vetro e più impattante ma almeno non rischiamo di continuare a immettere micro plastiche nei mari.
Io però, purtroppo bevo pochissimo vino. La vite è la pianta più trattata chimicamente e per questo motivo che cerco di evitare.



avatarsupporter
inviato il 25 Novembre 2024 ore 16:29

@ Gerry888800
Per quanto riguarda la Severn Suzuki ( famiglia moto ? ) diciamo che l' hanno fatta parlare,
non ha parlato perché ha voluto parlare, vedi poi da quel giorno le cose sono rimaste le stesse e,
non sono per niente migliorate.
Fidati, le cose non miglioreranno mai semmai, andranno a " Migliorare in Peggio ".
Un Saluto.

avatarjunior
inviato il 25 Novembre 2024 ore 16:50

Fonte
Hai ragione, purtroppo. Conosco la famiglia Suzuki e ho avuto l'opportunità di intervistare Severn. È vero che il suo intervento ha fatto rumore in quel momento, ma poco o nulla è cambiato da allora. Le sue parole, che erano un grido di speranza e un invito all'azione, sembrano essere state ignorate dalla maggior parte del mondo.

La tua frase "migliorare in peggio" cattura perfettamente l'ironia del progresso attuale. Nonostante le belle parole e le promesse, continuiamo su una strada che porta a danni irreparabili, con pochi cambiamenti concreti. È frustrante vedere come tante opportunità di fare la differenza siano state sprecate. Un saluto anche a te, e grazie per aver sollevato il tema.

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