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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 16:49
Non cambiare discorso |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 16:56
Io non cambio nulla....ti ho detto come funziona l'aspetto tecnico/geometrico di un paraluce....portami tu un superingegnere Pentax che contesti quanto ho scritto nero su bianco, visto che non mi pare tu sia in grado di farlo e continui ad affidarti ad atti di fede in nome non si sa bene di cosa. |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 17:34
Non cambiare discorso. |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 18:28
“ Non cambiare discorso „ “ Non cambiare discorso „ “ Non cambiare discorso „ “ Non cambiare discorso „ “ Non cambiare discorso „ “ Non cambiare discorso „ ....hai chiaramente un problema..............(sono andato sulla fiducia....  ) |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 18:57
Alla fine un paraluce si attaglia perfettamente solo su un fisso... su uno zoom è sempre un compromesso. Su uno zoom-tele è un compromesso tutto sommato relativo, perché stante il ristretto angolo di campo funziona più o meno bene a tutte le focali, con gli zoom trans-normali e con gli zoom grandangolari, nel primo caso a causa dell'esagerato divario di angolo di campo: in un 24-105 si passa a 84° a soli 24°; e del forte divario che c'è nel caso degli zoom grandangolari: col classico 16-35 si passa da 108,5° a 63°, il paraluce è progettato solo in funzione della focale minina, mentre in tutte le altre è del tutto inutile. |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 19:49
Ma in verità la luce laterale arriva ugualmente a qualsiasi focale, quindi c'è più il rischio che non funzioni a nessuna focale se fatto troppo piccolo pur di non vignettare alla focale minima, se non mi sfugge qualcosa |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 20:06
Se la luce laterale è perpendicolare all'asse obiettivo/soggetto il problema non sussiste... anche senza paraluce, il problema inizia quando la luce, da 90°, passa a 89°... 88° e via discorrendo |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 20:44
“ Alla fine un paraluce si attaglia perfettamente solo su un fisso... su uno zoom è sempre un compromesso. „ Esatto. Che ne è dei consigli del buon vecchio Ansel Adams, che dichiarava, bonario ma inflessibile, "Non esiste fotografia senza paraluce"? Per carità, non voglio proprio fare la figura del laudator temporis acti, ma io alla qualità di immagine ci tengo e il paraluce lo adopero ancora. Sissignori, anche sulla reflex, non solo sul banco ottico. Si tratta, dopotutto, di un accessorio economico, che una volta sperimentato non si abbandona più. La differenza si vede, e spesso si tratta della differenza tra una fotografia bella e un'immagine da buttare. Ma qual è il principio secondo cui il paraluce funziona? E quali modelli sono più utili a chi fotografa per diletto? Andiamo con ordine. Il paraluce è essenzialmente un tronco di cono o un tronco di piramide, annerito al suo interno, che si applica all'obiettivo, o avvitandolo alla ghiera frontale filettata oppure infilandolo a pressione. Il suo scopo è quello di intercettare i raggi luminosi provenienti dall'esterno del campo inquadrato, i quali vanno a colpire obliquamente la lente frontale causando flare e riflessi parassiti. Sì, avete capito bene: si tratta di raggi di luce diretta o riflessa che non concorrono a formare l'immagine (perché non sono compresi nel campo coperto dall'obiettivo) ma che in ogni caso esistono e - come è proprio della luce - viaggiano in tutte le direzioni. Quando questi raggi colpiscono obliquamente la lente frontale, subiscono anch'essi fenomeni di rifrazione e riflessione, pur non entrando direttamente nella formazione dell'immagine, con il risultato di aumentare la quantità di luce che viaggia all'interno del sistema ottico. La conseguenza l'abbiamo già detta: flare (cioè perdita di nitidezza), effetto foschia, caduta del contrasto, riflessi fantasma. Il paraluce fa in modo che soltanto la luce che concorre alla formazione dell'immagine possa entrare nell'obiettivo, escludendo tutta quella che proviene dall'esterno del campo inquadrato. Questo spiega perché il paraluce va usato sempre, non soltanto quando c'è il sole: esso protegge non soltanto dai raggi diretti, ma da tutta la luce riflessa dagli oggetti (quella che fa sì che voi li vediate), anche se questi sono illuminati per diffusione dal cielo o dalle nuvole. A maggior ragione il paraluce va utilizzato quando davanti all'obiettivo sono montati dei filtri o delle lenti addizionali: l'aumento delle superfici aria-vetro incrementa infatti il rischio di rifrazioni parassite, che devono essere tenute rigorosamente sotto controllo. Quali modelli acquistare? Dal costoso compendium (macchinoso e difficile da usare all'aperto) agli economici paraluce in gomma, tutti i modelli vanno bene. Perciò non fatevi problemi e spendete il meno possibile. Ogni volta che io acquisto un obiettivo, compro anche un paraluce di gomma e un tappo a scatto (gli unici che possono essere usati col paraluce montato): avvito il paraluce all'obiettivo e lì lo lascio per sempre. Quando la gomma si taglia o si consuma, lo sostituisco senza problemi spendendo quanto per una scatola di tabacco da pipa. Anche quando lavoro col grande formato utilizzo dei semplici paraluce in gomma, uno per ogni obiettivo. L'unica cosa a cui prestare attenzione è l'angolo formato dal tronco di cono. Già, perché il paraluce classico (quello che vi danno quando chiedete un paraluce) è adatto a obiettivi normali, cioè con un angolo di campo prossimo ai 45 gradi. Prossimo, non uguale, perché esiste una notevole tolleranza. In teoria bisognerebbe che il paraluce fosse conformato secondo un angolo pari all'angolo di campo coperto dall'obiettivo, ma ovviamente è impossibile produrre una quantità così elevata di paraluce. Per cui, o si usa il compendium, che risolve il problema grazie al suo allungamento graduale e costante, oppure si accettano soluzioni di compromesso. Diciamo che il paraluce normale può essere applicato a obiettivi che vanno dai 35 ai 70 mm di focale (perciò anche a uno zoom 35-70) nel piccolo formato, e a obiettivi che vanno dai 65 ai 120 mm nel medio formato. E gli obiettivi grandangolari? Niente paura: esiste il paraluce WA (wide-angle), che presenta un angolo più allargato: può essere montato su obiettivi che vanno dai 24 ai 35 mm (45-65 mm nel medio formato). Per le focali inferiori esistono paraluce speciali, solitamente metallici e solitamente forniti dal costruttore insieme all'obiettivo. E i tele? I teleobiettivi di marca e quelli dai 300 mm in su vengono di solito venduti con il paraluce incorporato. Per le focali fra i 70 e i 300 mm o per i tele commerciali esistono paraluce metallici dall'angolo di campo più stretto. Il discorso non cambia: avvitate il paraluce all'obiettivo e - poiché non potrete più usare il tappo originale - acquistate un tappo più grande da applicare direttamente al paraluce. Il vostro obiettivo sarà soltanto di qualche centimetro più lungo di prima. Il vero problema sono gli zoom. Non tanto quelli che coprono il campo tele, quanto quei mostri che vanno da 28 a 200 mm. Un paraluce normale risulterà insufficiente alle focali più elevate e causerà forti vignettature alle focali più corte. In questo caso l'unica scelta consiste nel fare ricorso a un paraluce adatto alla focale inferiore. È vero che un paraluce grandangolare sarà sottodimensionato per le focali normale e tele, ma dopotutto è meglio una protezione parziale che nessuna protezione. |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 20:57
Che ne è dei consigli del buon vecchio Ansel Adams, che dichiarava, bonario ma inflessibile, "Non esiste fotografia senza paraluce"? ****************************** Beh va anche detto che ai tempi di Ansel Adams il trattamento antiriflessi era un illustre sconosciuto nella quasi totalità dei casi, e quando c'era era monostrato e pertanto faceva ridere! |
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inviato il 04 Ottobre 2023 ore 22:45
“ Ciao, mi chiedo se sia possibile rimuovere, in maniera totale o quasi, i flare prodotti dalle lenti (soprattutto quelle poco moderne, che non hanno uno strato antiflare). Su internet ci sono poche prove e quelle che sono non mi sembrano completamente affidabili. Dal momento che vorrei acquistare una lente che produce moltissimi effetti di flare, vorrei capire se, per esempio, un filtro UV di alta qualità riesca a "bloccare" o perlomeno evitare di creare tanti effetti sulle foto. Per esempio un filtro multistrato. „ I problemi di flare e ghosting (che sono due fenomeni distinti) vengono studiati dai progettisti dell'ottica: vi sono dei software di simulazione che che consentono calcolare il percorso dei raggi di luce, tra le lenti e il sensore della fotocamera, così da valutare l'impatto dei fenomeni di flare e ghosting. Non bastano i rivestimenti antiriflesso, comunque, ma contano anche la forma e la posizione delle lenti: il problema è che chi progetta l'ottica non deve tenere conto solo di flare e ghosting, ma di n altri fattori, per cui il risultato finale è un compromesso tra n+1 fattori. Fatta tale premessa, è estremamente improbabile riuscire a correggere - a livello ottico - il flare con la semplice aggiunta di un filtro, che peraltro non è stato progettato specificamente per quell'ottica. I rivestimenti antiriflesso esistono da molti anni, comunque. Su certe ottiche il problema non è solo l'anzianità del progetto dell'obiettivo, ma il fatto che magari l'ottica è stata progettata per una fotocamera a pellicola e viene utilizzata su una fotocamera digitale: il sensore si comporta diversamente dalla pellicola, quando viene colpito dalla luce, e questo va poi a generare dei fenomeni di flare che in fase di progettazione non erano nemmeno stati considerati. Inoltre, in passato i mezzi di calcolo erano decisamente più limitati rispetto a quelli odierni: mi riferisco ai computer. Pertanto, i progettisti facevano quanto potevano, tenendo conto di tali limitazioni. Comunque, se a livello ottico si può fare ben poco (se non cambiare obiettivo), si può agire per aggirare il fenomeno alla fonte, se possibile. Ad esempio cambiando inquadratura o cercando in qualche modo di schermare la luce che genera il flare: a volte anche utilizzando una mano si riesce a eliminare o a ridurre sensibilmente l'entità del problema. |
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