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Sopportare il tempo che passa e le sfighe


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avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:19    

LOL

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:22    

A sentire la storia no, non era felice. Il che significa che in verità non voleva fare il pittore. Magari il suo talento vincente era nella musica, ma non lo sapremo mai MrGreen

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:23    

Se tutto è predicabile anche Giobbe lo è. Forse anche quando conchiude il periodo riportato su con la straordinaria affermazione:

"Sappiatelo: chi m'ha fatto torto
e m'ha avvolto nella sua rete è Dio".

Notare che il tollerante, a tratti, Voltaire NON era d'accordo: "Io sono stato molto più ricco di te; e quantunque abbia perduto gran parte dei miei beni, e sia malato come te, non ho mormorato contro Dio, come sembra che i tuoi amici t'abbiano rimproverato qualche volta".

user203495
avatar
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:27    

Ma insomma...potremmo parlarne all'infinito...

No.Non sono per nulla in accordo.La felicità non è una forma indefinita di benessere.Tantomeno una forma di rassegnazione inversa.Ne uuno stato mentale univoco,in quanto interessa la totalità dell'essere.Mente e corpo.E' uno stato che per essere compreso ha da essere sperimentato.Ed è raro.Sporadico.Inatteso.
Come della dolcezza dell'amore Dante può dire:

che 'ntender non la può chi no la prova;
così della felicità.Che all'amore è strettamente collegata.

Andrea ho citato Giobbe per significare l'inutilità,davanti al dolore,di tante parole consolatorie.Non voglio però addentrarmi in una discussione che non sarebbe gradita.Però il libro di Giobbe va letto sino al suo epilogo.Comunque,definire Voltaire tollerante è discutibile.Non lo si può essere a tratti.O lo si è o non lo si è.
«E' a malincuore che parlo degli Ebrei:questo popolo è,per molti aspetti,il più detestabile di quanto abbiano mai macchiato la terra».
E come poteva mormorare contro Dio stante il suo indefettibile aconfessionalismo che vedeva nello stesso solo un orologiaio??Giobbe una confessione la possedeva.Voltaire no.Almeno a parole.
«è il sacro legame della società, il primo fondamento della santa giustizia, il freno dello scellerato, la speranza del giusto»
Primo fondamento della santa giustizia.;-)La speranza del giusto.Eeeek!!!
«vizio distruttore del genere umano....attentato × contro la natura.» Sull'omosessualità.

Chiudiamola qui che non è il tema del post.Cool

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:30    

Van Gogh mangiava il colore giallo,nella convinzione di mangiare la felicità. Nel frattempo si avvelenava.

Voltaire alla fine,per sopravvivere alle sue convinzioni, comincio a scrivere opere di teatro.
Il che non gli impedì una scomunica. E chi ha letto la sua lettera al Papa sa quanto gli costò :scriverla fwink:;-)

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:31    

Anzi, per certi versi la cosiddetta felicità, coincide con una forma di rassegnazione inversa, cioè prendere atto che essendo effimeri ed impotenti la cosa più "matura" è accontentarsi di quello che ci fa stare "meglio".
Ma anche questo è uno stato mentale che si può smontare in qualunque momento, anche solo volgendo nuovamente gli occhi verso il buio incomprensibile.

Leopardi era più pessimista ancora:

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male […] . Non v'è altro bene che il non essere; non v'ha altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive […] ".
(Zibaldone, 4174)

Eppure quando poetava, come ha scritto qualcuno "il riscatto lirico era sovrano" e mi interessa poco sapere se era felice, ma quando leggo L'infinito lo sono io.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:39    

Assolutamente no. È un termine chimerico che il più delle volte ricorre in discorsi retorici e banali.
Uno può anche immaginarsi una situazione di vita ideale in cui tutto è volto al benessere personale. Ma questo, anche ammesso che sia possibile, non risolve certo la vita.
Anzi, per certi versi la cosiddetta felicità, coincide con una forma di rassegnazione inversa, cioè prendere atto che essendo effimeri ed impotenti la cosa più "matura" è accontentarsi di quello che ci fa stare "meglio".
Ma anche questo è uno stato mentale che si può smontare in qualunque momento, anche solo volgendo nuovamente gli occhi verso il buio incomprensibile.
Poi ci può anche stare che tutti, in qualche misura, abbiano bisogno di un qualche appiglio che serva quel tanto che è necessario a non impiccarsi.
Ma insomma...potremmo parlarne all'infinito...

Rombro, una domanda. Tu nell'arco della tua vita (sul tuo profilo c'è scritto che hai 38 anni) non hai mai provato felicità? Né da bambino né da adulto?
La felicità non ti rsolve la vita, non ci paghi la benzina o le bollette con la felicità, ma ti aiuta a vivere meglio la vita.
Pensa ad una vita in cui c'è ognin tanto anche la felicità e pensa ad una vita in cui non trovi e non provi felicità: sai quali sono le differenze.
Sta tranquillo che nella vita tutto è effimero, non c'è nulla di duraturo. Ma c'è da porsi la domanda se si vuole cercare di vivere una vita felice od una vita triste. Ognuno sceglierà poi la propria via ed la adeguerà in base al proprio modo di pensare.
Il buio esiste, ma esiste anche la luce. La luce e la felicità sono quello stato d'animo che ci aiutano, che ci tirano su di morale, che di donano forze mentali e capacità di reagire...

Come canta Max Pezzali in una canzone:



"Basta un giorno così, a cacciarmi via tutti gli sbattimenti che ogni giorno sembran sempre di più, che ogni giorno fan paura di più...".

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:39    

Forse ci sono momenti di felicità irrazionale, magari temporanea, quasi a portata di mano.



Nel video si vede che è quasi impossibile non farsi rapire da questa musica. Essa ti spinge e ti strattona finché non ti prende e ci mette pochi secondi. Immagino cosa sia trovarsi tra persone che si alzano e ballano, con ritmo e note che entrano in testa col giusto volume. Probabilmente in quei 2 minuti si può essere felici.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:46    

Senti di essere un pittore, ma fai il contabile? Non sei felice, però puoi essere sereno.

Puoi non essere felice del lavoro che fai, ma quando torni a casa ed i figli ti abbracciano o il tuo cane ti fa le feste sei felice. Si può essere felici in alcuni ambiti e non in altri.

E' uno stato che per essere compreso ha da essere sperimentato.Ed è raro.Sporadico.Inatteso.

Che posso dire... che possa essere inatesso è vero, ma che sia raro non è proprio vero.
Ognuno ha qualcosa che lo rende felice: una buona barzelletta, una passeggiata in mezzo alla natura, il guidare una moto, ricevere l'abbbraccio di una persona a cui si vuole bene... la felicità non è poi così rara. E' che dipende da come siamo disposti noi a riceverla che ne influenza la rarità o meno, secondo me.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:47    

La moto in effetti aiuta. Il video degli 883 me lo ha ricordato.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:48    

Forse ci sono momenti di felicità irrazionale, magari temporanea, quasi a portata di mano.

Ci sono, ci sono. ;-)
Non a caso a pagina 1 avevo scritto:
Ognuno trova la propria strada/metodo per trovare la felicità. A volte si trovano anche in piccole cose come l'affetto dei propri cari, un buon gelato, una pizza, un videogioco, una canzone che ci piace e ci mette allegria, un bel tramonto, una passeggiata in mezzo alla natura... Poi non sempre funziona, però, a meno di malattie fortemente invalidanti o casi particolari, la felicità bisogna anche andare a cercarsela, un po' come si va a cercare un soggetto interessante per una foto.
Per certi versi è anche una forma mentale, forse. Anche solo ritagliarsi una mezz'oretta od un'oretta aiuta.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 15:49    

"Eppure quando poetava, come ha scritto qualcuno "il riscatto lirico era sovrano" e mi interessa poco sapere se era felice, ma quando leggo L'infinito lo sono io."

Appunto...quando si fanno certi discorsi si separa troppo banalmente bene e male. Come se si escludessero a vicenda.
Un Leopardi probabilmente faceva una vita di merda da "sfigato" depresso ritirato, come tutti grossomodo immaginano.
Ma le vertigini esistenziali che ha vissuto un uomo del genere sono sicuro che un essere umano che pensa solo a rincorrere il benessere, nemmeno se le immagina.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 16:00    

Mc, ai posteri posso solo dire che se avessi fatto una vita normale (studio, lavoro, carriera, famiglia, figli, ecc.) non avrei avuto la testa che mi ritrovo.
Sono scelte? Chi può dirlo? Tendo più a pensare deterministicamente...se uno si ritrova ad essere Van Gogh o Leopardi, era necessario che fosse così.

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 16:00    

Ma le vertigini esistenziali che ha vissuto un uomo del genere sono sicuro che un essere umano che pensa solo a rincorrere il benessere, nemmeno se le immagina.

Credo che ci sia un errore di fondo. Non è pensare "solo" a rincorrere il benessere. Non si tratta di edonismo o cose simili.
E' pensare "anche" a rincorrere il benessere. Vuoi che Leopardi nella sua vita non abbia mai provato felicità o non l'abbia mai cercata?

avatarsenior
inviato il 19 Agosto 2023 ore 16:03    

Ma quando arrivi a certi stadi esistenziali, hai sorpassato una soglia, le scelte vanno a farsi friggere.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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