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Inquinamento visivo


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avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 16:32    

Alvar credo che tu abbia travisato totalmente.
Il libro non parla di scatto ma di condivisione che é ben diverso, parla di target di pubblico e di consapevolezza di quello che stiamo facendo.
Nessuno vieta di scattare per se, ma se uno condivide non sta scattando per se

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 16:45    

Giusto per allargare un po' i termini della questione: avete mai pensato a che contenuti veicolano quei milioni di foto che quotidianamente qualcuno finirà, sia pure distrattamente, per vedere?
(Intanto se parliamo di "persuasione occulta", passatemi il termine passatello, il fatto che siano viste distrattamente è un vantaggio per il persuasore, ma andiamo oltre...)
Vi siete mai domandati, osservando le vostre foto, in quale misura potete davvero considerarvene autori? Molta "autorialità" è già contenuta nella tecnologia che avete usato per fare le foto: avete usato una certa fotocamera che tratta il colore in un suo certo modo, la definizione dei dettagli in un suo certo modo, e idem per gli obiettivi, e anche i software di PP che usiamo non sono mica "neutri", impiegano degli algoritmi che hanno un loro preciso modo di lavorare sulle immagini per "migliorarle". Migliorarle=renderle più gradevoli? E chi lo stabilisce cosa è gradevole? Il gusto medio si forma anche (e molto) per abitudine. E qui stiamo parlando tra gente che comunque sceglie la fotocamera, le ottiche, il modo di fare (o non fare) PP con una certa cura, che quindi cerca di avere un certo controllo sul modo in cui produce le immagini. Ma gli utilizzatori seriali di smartphone? Quanto sono succubi del software che stanno usando, spesso a loro insaputa?
Quindi vengono sfornate ogni giorno milioni di immagini conformi a un'idea di bellezza che non nasce solamente da chi scatta ma anche, in larga parte, da chi si è occupato della produzione di hardware e software necessari agli scatti.
In pratica viene costantemente veicolata un'idea di realtà nella quale i colori sono sempre belli, le ragazze hanno sempre la pelle perfetta, e magari gli zigomi più alti e una taglia in meno di quel che si vede nella realtà, i cibi un'aria appetitosa, e le merci poi sono sexy da lasciarci mezzo stipendio per volta, eccetera eccetera.
E su questa valanga di immagini e sui loro effetti non abbiamo praticamente nessun controllo.
Fotografiamo un tramonto e otteniamo un'immagine simile alle migliaia di foto di tramonti già scattate, ma il guaio è che tutti questi tramonti virtuali innescano sensazioni lontane da quelle che avremmo osservando un tramonto vero. Un allontanamento dalla realtà che può sembrare insignificante, pensando a una singola foto, ma se pensiamo ai milioni di immagini circolanti ci rendiamo conto che si tratta di una faccenda di dimensioni mai viste prima.
Conseguenze? Ai posteri l'ardua sentenza, ma secondo me ce ne saranno e già ce ne sono, e probabilmente non sufficientemente studiate.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 17:08    

E' una riflessione davvero interessante e mi attacco ad un esempio legato al passato.
C'è stato un periodo che tra le persone facoltose andava di modo scattare fotografia travestendo "attori" come indigeni o persone di paesi lontani e usarle per fare scatti.
Questa pratica che probabilmente era vista come un divertimento innocente ha creato stereotipi ancora oggi diffusi.
C'è una serie di scatti chiamato Fa'a fafine: in The Manner of a Woman di Shigeyuki Kihara dove mette in evidenza lo stereotipo creato dalle persone che facevano scatti sessualizzati alle popolazioni delle isole del pacifico e diciamolo ancora oggi l'immagine della signorina sexy in gonnellino di paglia e seno al vento è presente nell'immaginario





la foto è piccola, diciamo che l'ultimo scatto è significativo perchè mischia affermazione di se e ironia

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 17:25    

Alvar credo che tu abbia travisato totalmente.
Il libro non parla di scatto ma di condivisione che é ben diverso, parla di target di pubblico e di consapevolezza di quello che stiamo facendo.
Nessuno vieta di scattare per se, ma se uno condivide non sta scattando per se


Allora non ho capito niente ... però, ragionandoci, c'è qualcosa di male nel riproporre uno scatto già fatto da altri e già visto? Ormai, con fantastiliardi di immagini di ogni tipo pubblicate ovunque, come si potrebbe anche solo a sapere se l'immagine che si vorrebbe realizzare esiste già oppure è un assoluto inedito?

E, sempre facendo riferimento ai precedenti fantastiliardi di immagini, quante possibilità ci sono di realizzare qualcosa di inedito? Dovremmo smettere di condividere immagini, disegni, dipinti, brani musicali che abbiamo composto, poesie e racconti e romanzi che abbiamo scritto?

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 17:35    

Se l'immagine non ha nulla di nuovo da comunicare e non aggiunge nulla forse bisogna fare un passo indietro e non condividerla
La conclusione di alcuni autori citati nel libro é quella, ossia arrivare a pubblicare pochissimo se non quando sono convinti di avere qualcosa di particolarmente significativo da mostrare/dire

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 17:45    

Sulla questione autorialità si potrebbe aprire un capitolo a parte. Dalla scrittura, alla pittura, al cinema, alla fotografia...c'è anche chi considera un'opera, una creazione, il risultato di un attraversamento, di un processo che una volta "terminato" viene espulso da(l) sé, non gli appartiene più (non gli è mai appartenuto), "non ne sa nulla". Qui il concetto di autorialità potrebbe già decadere...ma in un senso più "alto" di quello che stiamo dicendo.
È abbastanza implicito poi che una fotografia venga filtrata sia dal mezzo che da interventi arbitrari a posteriori.
Quindi anche l'idea di realtà fa acqua da tutte le parti. E rimanere in una critica che si limiti alla sola distorsione del"La" realtà empirica potrebbe rivelarsi altrettanto illusorio.
Credo che il danno peggiore sia causato, più che da "mediazioni" tecniche, dal conseguente impianto semiologico che si va a creare con l'affermazione di determinati stilemi (cliché). Perché all'interno di questi si proietta tutto il fattore emotivo e il senso che dà valore a quelle immagini e che le perpetra senza sosta, senza pietà, senza ragione o necessità di qualunque forma di critica che non sia di mera natura tecnica (avrei raddrizzato l'orizzonte, avrei tagliato così, avrei usato tinte più calde, ecc.).
Questo penso sia lo zoccolo più duro e "irreversibile" per il quale nel libro si parla di impossibilità di arrivare a livello zero di inquinamento.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 18:27    

Allora non ho capito niente ... però, ragionandoci, c'è qualcosa di male nel riproporre uno scatto già fatto da altri e già visto?


No,basta che ci sia consapevolezza in tal senso. Se Pinco Pallino pubblica l'ennesimo tramonto, con l'ennesima luce,l'ennesima composizione è sacrosanto che qualcuno possa dirgli "è l'ennesimo tramonto,seppur ben confezionato".
E Pinco Pallino,se fosse onesto ,direbbe : "è verissimo ma a me sta bene così" ;egli è libero di pubblicare tutti i tramonti che vuole ,anche se scialbi, ma il succo del discorso sarà sempre quello.
Nota bene : il tramonto è uno spettacolo della natura ed ha un significato profondissimo ,direi universale...siamo noi a renderlo fotograficamente banale.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 18:44    

Credo che il danno peggiore sia causato, più che da "mediazioni" tecniche, dal conseguente impianto semiologico che si va a creare con l'affermazione di determinati stilemi (cliché).


Molto giusto. Ma anche la sottile distorsione della percezione causata dai filtri tecnologici che, più o meno consapevolmente, vengono usati a mio parere non è da sottovalutare.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 19:02    

Credo che il danno peggiore sia causato, più che da "mediazioni" tecniche, dal conseguente impianto semiologico che si va a creare con l'affermazione di determinati stilemi (cliché)


Che ,detto in parole povere , significa : "le foto sono tutte uguali"

MrGreen

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 19:33    

Ci sono 10mila sfumature della stessa cosa.

Come è stupido dire che ogni tramonto è uguale ad un altro.

Questo è un estremismo, banalmente uno potrebbe dire scattato un ritratto, non bisogna farne mai più.

Poi oggi pubblichiamo su piattaforme social a costo diretto zero, una nostra foto di un tramonto in spiaggia può semplicemente far partire un messaggio, me ne sono arrivati vari in realtà sull'ultima foto che ho pubblicato e in generale chiedevano "quando andiamo a fare un giro in quel posto insieme?"

Ha generato condividere un momento con un paio di conoscenti, birre in mano, in vista del mare, in un punto praticamente sconosciuto davanti ad un vero e proprio spettacolo naturale (se vedete la foto capite).

Se non avessi pubblicato mi sarei perso la condivisione umana, per me molto importante, magari tra 2 anni la rivedo e mi dico che è un po' che non vado a Sirolo, chiamo i 2 amici e vado insieme a loro a rivivere il momento.

La vita è fatta di piccole gioie, castrare così le cose è veramente da repressi ed eviterei di dare imposizioni agli altri che magari.... Vivono meglio.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 20:13    

La vita è fatta di piccole gioie, castrare così le cose è veramente da repressi ed eviterei di dare imposizioni agli altri che magari.... Vivono meglio.


Il post dell'op non parla d'imposizioni di nessun genere. E nemmeno i post seguenti .
Non travisate il significato di questa discussione,che è tutt'altro che banale.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 20:23    

“ La vita è fatta di piccole gioie, castrare così le cose è veramente da repressi ed eviterei di dare imposizioni agli altri che magari.... Vivono meglio. ?


Che io faccia delle foto banalissime magari di una vacanza coi miei amici e le condivida con loro è un conto, una faccenda simpatica, una cosa che si faceva anche una volta con le foto stampate o proiettando le dia.
A me capita di fotografare qualche insetto che neanche so come si chiama, e per saperlo uso la ricerca immagini di google, e mi saltano fuori decine e decine di foto praticamente uguali alla mia, magari stessa farfalla sullo stesso fiore con identica luce solare, con differenze minime. Però magari quella foto la mando a un mio amico per fargli vedere che bella farfalla mi è capitato di vedere, così, giusto per raccontargli qualcosa.
Un altro conto è prendere questo tipo di foto, non particolarmente riuscite e che non hanno niente di speciale ed originale, e condividerle con tutto il mondo... di questo si sta parlando mi pare.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 20:33    

Uno può anche continuare a dire al mondo guarda che bel tramonto.
Può essere bravo nelle parole e dire cose come: i delfini del cielo nuotano attraverso lo specchio dell'infinito.
Che magari suona bene ma non significa nulla.
Può usare altre parole magari ruvide ma essere interessante.
Però se uno entra in una stanza e continuamente dice che nel tramonto, che nel tramonto ecc... Be dopo un po' se gli viene detto ma non hai qualcosa di più interessante da dire?
Quindi suggerirei di moderare i toni e invece magari provare ad andare un pochino oltre il banale
Detto questo non sono contro la foto esclusivamente estetica, ma il discorso non verteva su quello

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 22:40    

Cesare...ti hanno già risposto Mc Reeny, Miopia e Matteo.
Secondo il tuo ragionamento, quindi, un Fontcuberta è un represso e questo tipo di libri non ha motivo di esistere?
Ti invito a rifletterci.

avatarsenior
inviato il 13 Luglio 2022 ore 22:54    

No, io a differenza degli altri non metto veti.

Dato che quando uno posta una foto non costringe nessuno a guardarla, non capisco quale sia il problema.

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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