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inviato il 02 Gennaio 2022 ore 21:20
Tornato alla pellicola, la affianco al digitale formalmente, ma di fatto scatto praticamente solo in analogico. Le mie foto, che erano buone nel mio primo analogico e poi ottime in digitale, ora sono in gran parte meravigliose in analogico. Il digitale può essere un'ottima scuola per l'analogico, meno costosa, più clemente, fai tanta esperienza. E poi torni all'analogico e wow! La fotografia con fotocamera non ha altro futuro che l'analogico. |
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inviato il 02 Gennaio 2022 ore 21:32
Per il mio punto di vista, solo tenere in mano una reflex analogica, già mi da emozione e poi dopo, lo scatto..... Ripeto , per me è già un emozione... Naturalmente quello che soddisfa me, non necessariamente deve soddisfare un altro. In aggiunta, in cantina ho sempre l attrezzatura per sviluppare, non è detto che prima o poi mi cimenti nello sviluppo.... Una cosa per volta, adesso riprendo il gusto di toccare del metallo e sentire l otturatore che parte...Poi, Tutto il resto è fattibile, poco per volta, senza rinunciare al digitale, alla post produzione ecc... È un capriccio , che ho realizzato da poco, e sinceramente non pensavo che tale capriccio, mi prendesse così bene... Rispetto tutti i punti di vista, d altro esistere è un fatto mentale, ciò che piace a me può essere insignificante per un altro.. Un saluto ...Guido |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 8:37
Io non ne faccio una questione di filosofia dello scatto e/o di interpretazione +/- consapevole di quel che si è visto e del trattamento necessario per riaverne una immagine finita, per me fotografare non è altro che riportare all'attenzione degli altri, nella maniera più oggettiva possibile, le più o meno piccole o grandi meraviglie che ho incontrato per strada. E dal momento che la mia esigenza primaria e imprescindibile è l'oggettività, ho bisogno di un trattamento dell'immagine che preveda il minor numero di possibili interpretazioni... e questa mia esigenza può essere soddisfatta solo dalla diapositiva... laddove cioè tutto si decide in fase di scatto e senza quindi alcuna possibilità di interpretazione o controllo a posteriori. Senza contare che con la proiezione posso fruire delle mie fotografie in formati che mi sarebbero impossibili da riavere, sia per questioni di spazio che per altre puramente economiche, con delle comuni stampe fotografiche anche, e soprattutto, perché il mio soggetto primario è la LUCE in tutte le sue possibili declinazioni... e in fotografia, si sa, la Luce te la riporta solo una proiezione fatta come si deve! |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 15:51
Come è naturale che sia, ognuno ha le sue motivazioni e, sinceramente, è anche interessantissimo ascoltarle e magari anche meditarci su. Ovviamente, come in tutti i campi, si scoprono lati spesso non considerati e/o non visti. C'è molto, come sempre, di impalpabile nelle proprie convinzioni, di non oggettivabile e che attiene alla propria sfera emotiva, come per la frase di Guido che scrive che " solo tenere in mano una reflex analogica mi da emozione". In effetti, per aspetti diversi, anche a me da particolare emozione tenere in mano una reflex a pellicola, mi emoziona perfino; colleziono reflex anni '60/'70/'80 e mi emoziona guardarmele, conoscere la loro storia e tenerle in mano, ma non mi sognerei di farci foto. Non mi emozionano le digitali (almeno in questi anni; chi lo sa se tra 20...se campo...), digitali che considero alla stregua di elettrodomestici, di una...lavatrice. Mi servono e basta, senza particolare poesia. E mi servono per il risultato, la foto. E la foto per me deve essere stampata: la stampa mi emoziona, in qualunque modo sia ottenuta. Quindi, sorrido quando sento chi dice di emozionarsi nell'inserire il rullino: io mi emoziono a guardarmi e a studiarmi una reflex a pellicola, ma perchè mi entusiasma la sua storia, lo studio che ha portato a quella innovazione. Per produrre una foto, al contrario, del mezzo che uso , analogico o digitale, sinceramente non mi frega molto. E, quindi, sorrido quando sento affermazioni da tifo da stadio senza profondità e senza basi concrete come quella di Nessunego " la fotografia con fotocamera non ha altro futuro che l'analogico". Mi fa tenerezza, la cosa; penso che non ci si debba innamorare dei propri strumenti, come non ci si innamora di una lavatrice, ma solo utilizzarli al meglio per lo scopo finale che è la foto. Chi lo sa (lo dico con simpatia, eh!) in quale visione mistica si possa immaginare che il futuro della fotografia possa essere l'analogico e non, invece, chilosaqualestrumentochenessunopuoconoscereora. |
user226515
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 17:30
@ Paolo 1960. La ripresa in diapositiva è soggettiva, come tutti gli altri mezzi di ripresa, il risultato di uno scatto è sempre frutto di scelte soggettive che non possono essere oggettivate dal mezzo. Non è il mezzo che decide ma il fotografo, la soggettivazione avviene nel momento stesso in cui sceglie focale, tempo, diaframma e punto di ripresa, basta variare uno di questi parametri per variare il risultato, il mezzo, qualunque esso sia, si limita a registrare un istante deciso da chi lo utilizza. |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 18:09
“ Ma con negative solo scattare...bah. Mi sembra che ci si perda una parte fondamentale della catena della fotografia analogica, l'ho sempre detto C'è un gusto differente a scattare usando tempi/diaframmi/iso con una analogica o una digitale? „ beh si'.. certamente. E' un altro modo di fotografare. Sopratutto in medio e grande formato. Non sostengo che sia migliore... in fondo la fotografia digitale rasenta oggi la perfezione. Difficilmente potremmo volere qualcosa di piu'. Dettaglio, velocita', facilita' d'uso. Siamo al massimo possibile. In analogico torni nel fango. Torni ad annerire granuli di argento. Anche gli strumenti sono diversi. Richiedono cura e attenzione al dettaglio. Diciamo che comunque una pellicola ben digitalizzata mantiene il suo motivo d'essere. Io trovo anche interessante passare del tempo ad osservare i negativi con una loupe su un visore luminoso. Non solo le diapositive. Anche il negativo regala emozioni. Con i negativi 6x6 e 6x9 sto anche seguendo l'insegnamento dei vecchi.. si possono stampare a contatto piccoli capolavori. La camera oscura diventa lillipuziana. Due bicchieri e una caraffa d'acqua... nessun ingranditore.. (anche se un amico era riuscito a costruire un dorso illuminato per una vecchia nikon e la usava come ingranditore in viaggio). |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 18:56
No Salt non sono d'accordo. Se tu intendi tutta la catena, cioè scattare, sviluppare, stampare in c.o., usare chimici mettere la carta sotto l'ingranditore alla luce particolare gialloverde, cin quella tipica atmosfera e guardare i risultati, certo che è differente. Ma di gente che sviluppa in proprio provando chimici differenti e specifici per i risultati che vuole ottenere e poi che stampa in camera oscura facendo esperimenti con carte differenti e schermando, bruciando,, vedendo formarsi le immagini nelle bacinelle, agitando con cura e attenzione, fissando e poi facendo lavaggi di ore, asciugando ecc...insomma di queste persone ne vedo ben poche su questo sito e anche in questa discussione. Ma vedo solo persone che scatta, che spinge il pulsante di scatto di una macchina fotografica che ha un po di anni in più ma che deve comunque valutare allo stesso modo l'esposizione con un esposimetro, che funziona da anni allo stesso modo, deve usare la stessa terna tempi/diaframmi/iso che uso io, deve rispettare le stesse regole di composizione di uno che scatta in digitale. Io, amico, non vedo tutta 'sta differenza a premere in pulsante di scatto. Tutto il resto mi sembra filosofeggiare . Mi sento più analogico io, sinceramente, che procedo come un tempo: tutto da me, dal momento in cui scatto e immagino cosa dovrò fare nella mia camera oscura...pardon, camera chiara fino a ottenere la mia stampa e non la scansione di una macchina o di un operatore e La Stampa di un altro. Perdonami, ma io tutta 'sta poesia del rullino così proprio non la vedo se non per pochi come Domenico Mancuso, Giulia88, Schyter, Paolo con le sue dia e pochissimi altri. Se poi parli del medioformato per me il discorso è sovrapponibile al medioformato digitale. Non si offenda nessuno, per favore Ripeto, io non ho cambiato modo di scattare nel passaggio pellicola/sensore. Niente è cambiato, tranne quello che viene dopo |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 19:25
La mia non è una critica, ma sono sincero, un invito, se si vuole davvero parlare di fotografia analogica , a scattare con vecchie glorie ma poi acseguire passo passo il processo, quindi sviluppare, stampare, mettersi alla prova. Non è difficile, io da ragazzo ho sviluppato già il mio primo rullino impressionato. Nemmeno uno mi sono fatto sviluppare da un altro. Così è stato veramente mio. E, invece di scansionare il rullino rendendo ibrido il processo, io non farei stampare ad un sltro il mio lavoro. |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 19:33
No guarda, ti do ragione quando dici che sullo scatto spingi un pulsante. Tutto il resto e' diverso. Molto diverso. Su un digitale sparo un bracketing e recupero situazioni imprendibili dalla pellicola. Alzo gli iso e non diventa una scelta di compromesso. Faccio scatti multipli. Correggo le luci a posteriori... bilancio il bianco dopo. etc etc.. Tolgo rumore a posteriori. E' un tipo di fotografia legittimo. Anzi desiderabile. Finalmente si lavora con uno strumento efficace. Ripetibile e preciso. La stessa differenza che c'e' tra un vaso stampato in pressoiniezione ed uno fatto dal vasaio. Quello in pressoiniezione e' sicuramente migliore e piu preciso. Quello del vasaio e' unico. Riflettono due modi diversi di ottenere lo stesso risultato. Un vaso. questa foto, fatta nel 1920 con una folding,
 ha richiesto un approccio totalmente diverso da quello che avremmo oggi con una FF moderna. E' cambiato anche il suo valore commerciale. Il suo valore fotografico sta invece in ciascuno di noi. Io la apprezzo, anche se il BN non e' poi cosi' buono... |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 19:38
mi ritrovo con le considerazioni di Salt ... la mia fotografia è totalmente analogica ed il mio percorso di "crescita" è un po' particolare e soggettivo. Capisco quanto scritto da Claudio Santoro, ma tendo ad essere più flessibile ed "aperto alle contaminazioni dgt" per vari motivi. Nonostante il mio pseudo-collezionismo basico, pure io non nutro particolari emozioni nell'utilizzo di attrezzature vintage ... sinceramente il mezzo di per se stesso, quando scatto, nn mi dice proprio niente... con tutta la buona volontà del mondo nn riesco a comprendere le "emozioni" che provano in tanti quando scrivono di palpitazioni nell'uso della fotocamera xy... Diverso il discorso collezionistico... quando mi arriva un modello mancante, divento un bambino che scarta i regali ricevuti sotto l'albero. Ma quando esco a fotografare, proprio no ... |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 19:40
@Salt “ questa foto, fatta nel 1920 con una folding ... „ manca il fuoco sulla pupilla ........ |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 19:43
per esempio.. oggi si tende a valutare la qualita' di una foto a metroquadro. Se non puoi tirarci fuori il 2mt x 3 significa che la qualita' e' bassa. Vedo molti che si lamentano del formato 10x15 come minuscolo e non adatto. La maggior parte degli album in passato era costituita da foto minuscole. Roba da portafoglio. il 10 x15 era gia una foto "importante" che si stampava per esporla. Ho provato a lavorare con la stampa 6x6 e 6 x9 e mi son reso conto che fotografare per quel tipo di formato richiede un approccio diverso in fase di scatto. Scatti proprio in un altro modo.. perche componi in modo che la fotografia sia gradevole in formato piccolo. Insomma.. io non credo che un lavoro di digitalizzazione fatto a meta' ciclo vada ad interrompere quel flusso di lavoro che contraddistingue la foto argentica. Anche perche', comunque, ti resta la possibilita' di completare il ciclo stampando le copie che preferisci. P.S. aggiungerei che oggi con i cellulari si sta tornando alla fruizione di foto in formato piccolo. Tant'e' che alcune case stanno producendo stampanti per formati minuscoli. |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 20:33
Salt. Non tutti scattano cosi a raffica e rimandando a dopo, alla pist Non è assolutamente vero per tutti quelli che conosco, è una cosa che non riguarda tantissimi. Io per esempio ho poco più di 8000 scatti con la D80p che posseggo da 9 anni. Non si può dire questo di tutto. Indaga specialmente con quelli che stampano in proprio; non avrebbero alcun interesse a riempirsi gli hard. Se conosci tanti che scattano così fammelo conoscere. Io non li conosco. Comunque per me fotografare è seguire tutto il processo sia che scatti in digitale che con rullini. |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 20:46
Schyter è esattamente quello che dico io. Quando vado in giro a far fotografie mi interessano solo 2 cose: 1 andare in giro, vedere cose nuove, stare in mezzi alla gente, vedere posti nuovi e 2 immaginare il risultato. Del mezzo non mi frega. Non faccio poesie su ciò che ho tra le mani, è un elettrodomestico che mi serve a ottenere un risultato. Come per , Schyter, l'emozione viene quando arriva un pezzo per la mia collezione, un pezzo da studiare e da...capire. Provo le tue stesse emozioni. La mia ultima analogica è stata una Nikon F100: ha esattamente gli stessi comandi delle mie Nikon digitali, la D300 e la D800.che differenza c'è a spingere il bottone di scatto? Quindi, ti capisco. E come te, capisco anche un po' la contaminazione con la scansione ma mi lascia perplesso il fatto che rovini sia la catena analogica che quella digitale abbassando la qualità di entrambe. E, comunque sia, capisco più te, anzi sono contento quando vedo uno che fa tutto in proprio e vede il risultato fin dallo scatto sapendo bene cosa LUI può ottenere e non una macchina o uno stampatore non sempre bravo. |
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inviato il 03 Gennaio 2022 ore 20:47
ma non c''e bisogno di scattare a raffica per usufruire delle caratteristiche del digitale. A volte fai parecchi scatti anche solo per ottenere, montandoli, il risultato perfetto. O il fatto di poter salire di iso, ti permette di fare uno scatto con tempi brevi. Scattare seguendo interamente il processo e' chiaramente efficace. Ma non significa che non si possano invece mescolare le tecnologie differenti per trovare un nuovo equilibrio. |
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