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Chi se ne frega?


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avatarsenior
inviato il 12 Agosto 2020 ore 21:06    

... è quasi una ricerca d'affinitá elettive, peraltro sempre esistita; anche prima della introduzione della rete ... piú semplicemente un gratificante riscontro di sintonia ... i caratteri della propria personalitá pure non possono ovviamente non incidere in questa costante ed acuta ricerca ...

user177356
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inviato il 12 Agosto 2020 ore 22:03    

Io sono sostanzialmente un misantropo, per cui delle affinità elettive me ne sbatto la ciolla MrGreen

No, la questione è che i pochi fotografi, o amatori molto capaci, che ho conosciuto sono persone detestabili. Quindi è estremamente difficile sviluppare un rapporto, condizione per me necessaria per uno scambio proficuo.
Insomma, ho trovato (sia pur di rado) persone da ascoltare, ma nessuno con il quale dialogare.

avatarsenior
inviato il 12 Agosto 2020 ore 22:27    

Le affinitá, tanto piú se elettive, non implicano necessariamente un'armonia esclusiva, ... possono "ritrovarsi" personalitá al giudizio altrui detestabili come pure personalitá di francescana bontá.

Debbo effettivamente constatare di conoscere un numero minore di eccellenti fotografi di quest'ultimo "rango"; ma questo, misantropie a latere, non fa testo e per quel che mi riguarda e come discriminante al dialogo.

Si puó, sul terreno franco del reciproco riconoscimento del valore delle arti, ivi compresa la fotografia, svolgere comunque un dialogo; pur nella condizione d'una manchevole affinitá che, peraltro, richiede e misura tanto piú la maturitá ed il grado culturale delle persone.

Del resto l'autore del thread pone la questione d'una autentica condivisibilitá -- interesse -- dei contenuti ed al tempo stesso d'una responsabilitá delle proposizioni, di scrittura ...

Exempla :

www.shotsandmurmurs.com/it/memorandum-ovvero-un-esercizio-di-memoria-e

terraproject.net

...



avatarsenior
inviato il 12 Agosto 2020 ore 22:47    

No, la questione è che i pochi fotografi, o amatori molto capaci, che ho conosciuto sono persone detestabili. Quindi è estremamente difficile sviluppare un rapporto, condizione per me necessaria per uno scambio proficuo.
Insomma, ho trovato (sia pur di rado) persone da ascoltare, ma nessuno con il quale dialogare.


Si puó, sul terreno franco del reciproco riconoscimento del valore delle arti, ivi compresa la fotografia, svolgere comunque un dialogo, condizione peraltro che richiede e misura tanto piú la maturitá ed il grado culturale delle persone


Certamente gli incontri proficui sono rari ma non impossibili, persino nel piccolo universo dei fotografi che è fatto sopratutto di persone che si guardano l'ombelico.

Personalmente cerco di mantenere un atteggiamento aperto. Mi è capitato in alcuni casi di sviluppare progettualità in comune con altri con cui c'era una certa condivisione nella visione delle cose.

I fotografi di Terra Project sono un ottimo esempio.

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:03    

Mah, credo che ogni fotografo tenda a "imporre" la propria visione e ad affermarsi come singolo. Condividere e/o cercare appoggio o apprezzamento da competitori non è la strada giusta, allo stesso tempo cercarlo dalla massa ignorante di fotografia il rischio è che non apprezzi lavori interessanti ma preferisca/gradisca immagini con effetto wow ma che non dicono nulla fotograficamente.. un'altra aspetto di cui tenere conto è il soggetto...
Le immagini iperapprezzate e seguite su alcuni canali social lo sono in quanto il soggetto che posta è lui stesso oggetto di interesse da parte della massa e poco importa chi è il fotografo e la qualità della stessa fotografia, per fare un esempio. Gli autoscatti di Belen appena sveglia sono seguitissimi nei vari social pur essendo fotograficamente mediocri, ma li le persone seguono Belen non il fotografo (che in questo caso può essere chiunque). Spesso si dimentica che se io racconto una storia con la fotografia è il soggetto il protagonista e non il fotografo, al fotografo spetta solo la corretta e buona rappresentazione dello stesso. Almeno così da principiante la vedo io...

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:21    

Mettiamola così ci sono autori come McCurry che creano Bei ritratti anche se danno una visione occidentalocentrica (non credo esista c'è termine)
Poi ci sono autori come Ruff con i suoi ritratti molto più concettuali in stile passaporto.
Non é che la soluzione é una fusione tra i 2?
Chissà che ne esce forse un mostro forse un modo migliore per fare un certo tipo di fotografia più vicina alle persone comuni

Ma questo é un concetto che già si pone quando decido uno stile écun tipo di comunicazione.
Ma McCurry era sicuro che ci fossero persone interessate all'India e ai posti che mostrava creando un racconto romanzato,ma di interesse, Ruff sapeva quel che faceva e lo faceva in collaborazione con altri avendo ben chiaro dove voleva esporre.
Ecco qui voglio arrivare, a chi frega di vedere le foto di fiori, del nostro cane, della moglie che fa qualche attività?
Io penso in lavoro magari incentrato su un mio sentire, su qualcosa che noto e vorrei dire agli altri visto? Ma questo aggiunge davvero qualcosa o no?
É solo qualcosa di mio, che resta legato a me?
Cioè nella creaziome di un lavoro sto cercando di pormi la domanda se questo possa essere qualcosa che un estraneo può guardare con interesse o no al di là del target

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:35    

Condividere e/o cercare appoggio o apprezzamento da competitori non è la strada giusta

Certamente nella professione c'è competizione, soprattutto in tutta la fotografia che ha uno scopo direttamente commerciale e strumentale.
Là dove il fotografo riesce a mantenere uno spazio maggiore per la propria interpretazione le cose possono essere diverse.
Storicamente ci sono molti esempi di condivisione (più o meno formalizzata) di intenti, progettualità e sensibilità tra fotografi. Nonostante il "professionismo", cioè il risultato economico, li rendesse teoricamente concorrenti.

se io racconto una storia con la fotografia è il soggetto il protagonista e non il fotografo, al fotografo spetta solo la corretta e buona rappresentazione dello stesso.

Senz'altro. Ma non si tratta di una rappresentazione meccanica.
L'interpretazione fatta dal fotografo è "co-protagonista" nel risultato, influenzando in modo determinante l'esito finale.
Il ruolo del fotografo come autore, da cui discende la proprietà intellettuale della singola fotografia, certamente non è in discussione.

user177356
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inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:45    

Matteo, qualche giorno fa parlavo con la madre di un compagno di scuola di mia figlia, con in background storico/artistico. Si stupiva del fatto che noi la portiamo in giro per musei già dall'età di quattro anni. L'anno scorso, quando ne aveva cinque, davanti ad un dipinto di Pollock a New York ha saputo individuare la successione delle diverse "passate" di colore e le diverse gestualità con le quali sono state applicate.

Mia figlia non è in genio, è solo stata abituata a confrontarsi (tra le altre cose) con l'arte.

Dove voglio arrivare? Alla mia convinzione che "volgarizzare" per avvicinare alla cultura (visiva o di altra natura) non è utile. Bisogna accettare il fatto che la comprensione di certi fenomeni, concetti, pensieri, sarà sempre appannaggio di una minoranza, o - per essere più chiari - di una élite. La trasmissione alla massa avviene attraverso una sorta di osmosi sociale, che puoi forse agevolare ma che non puoi determinare.

Si tratta di un'elite alla quale si accede attraverso l'esercizio, la consuetudine. Perché hai la fortuna di appartenere ad un certo ambiente familiare o sociale, oppure perché - sempre per un colpo di fortuna - con quell'ambiente entri in contatto ad un certo punto della tua vita, e vieni accolti.

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:49    

Cioè nella creaziome di un lavoro sto cercando di pormi la domanda se questo possa essere qualcosa che un estraneo può guardare con interesse o no al di là del target

Sì Matteo, il punto è proprio qui.
Sono capace di rappresentare qualcosa che per me è molto significativo in modo che lo sia anche per gli altri?
Se lo so fare con la scrittura sono un romanziere o un poeta, se lo so fare con la fotografia sono un fotografo.

Il confronto con l'altro in questo senso è importante per evitare l'autoreferenzialità che mi porta verso la posizione un po' triste dell'"artista incompreso".

Poi possiamo anche dire che degli altri non mi interessa nulla. Che scatto per me, accumulo i rullini non sviluppati in un baule, fino a che dopo la mia morte qualcuno non li scopre e io divento un "fenomeno" postumo...
Tutte le posizioni sono lecite...

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:55    

Autoreferenzialità ecco il concetto.
É molto più facile caderci per il meccanismo che si può creare con Instagram ma anche qui.
Credo sia questo il rischio.

La buona Vivian faceva belle foto, ma la cosa dell'autore postumo é qualcosa che attualmente va molto di moda anche in campo artistico non solo fotografico.
Lei ha sicuramente fatto negli scatti, ma resta una buona operazione commerciale dove l'autrice non può mettere bocca sulla selezione delle immagini o sul modo di presentazione, non sarà alle inaugurazioni, non crea certo problemi all'editore
Direi che ci sono tanti vantaggi

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:58    

..."Ecco qui voglio arrivare, a chi frega di vedere le foto di fiori, del nostro cane, della moglie che fa qualche attività?"...
Se mi consenti, ho l'impressione che in questo discorso si tenda a mischiare intenzioni molto diverse tra loro. Cosa ha a che fare un progetto fotografico con ciò che ognuno di noi può postare in questi siti? Il mercato ha dato la possibilità a tutti di avere una macchina ma non è che ora siamo tutti piloti. Io non sono un pilota ne tantomeno un fotografo ma non mi è fatto divieto né di guidare né di postare. Alla fine si va a parare sempre li non c'è niente da fare, le foto peggiori sono sempre al vertice e soffocano, con migliaia di foto, quelli che vorrebbero presentare un proprio lavoro/progetto. Come uno sciame di insetti che devastano e infestano non consentendo il naturale fiorire . La struttura piramidale nel mondo della fotografia si è schiacciata verso il basso , lasciando però un buco nero in mezzo tra il vertice e la enorme platea di possessori di macchine fotografiche . E questi siti sono il terreno culturale sul quale far proliferare tutto ciò . Allo stesso tempo però questi terreni mi danno l'opportunità di trovare quei pochi che presentano idee, progetti, ecc., che mi consentono di apprendere, crescere e aumentare la mia curiosità.
Non vedo al momento soluzioni.

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 8:59    

Matteo, però non ho capito se rispetto alla domanda che poni (agli altri interessa quel che scatto?) tu hai una posizione più pessimista o più di ricerca di una verifica.

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 9:06    

La mia sensazione é a volte di trovarmi davanti cose molto autoreferenziali che non hanno nessun interesse ma si prova a farle passare per lavori estremamente concettuali.
Da qui un ragionamento più generico dove ho notato che questo modo di porsi parte da più in basso e probabilmente é facilitato dai social, da qui il mio discorso sui fiori ecc.. nel senso che é un atteggiamento o un modo di porsi che probabilmente non é legato al mondo autoriale ma al modo di vivere la fotografia in genere facilitato da comportamenti diffusi.
A quel punto ho girato la cosa su me stesso e mi sono chiesto lo faccio anche io?
Ho aperto il topic per condividere questo pensiero e capire se qualcuno si pone la domanda o manda un flusso continuo di immagini fregandosene convinto che la propria esistenza sia di per sé di interesse globale
Sono troppo arzigogolato nel mio pensiero?

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 9:44    

E' molto chiaro. E penso che i tuoi dubbi siano fondati.

Tutti scattano moltissime fotografie, questo è un dato di fatto. Certamente esiste una larga maggioranza che concepisce la fotografia come condivisione dei momenti delle propria vita (anche se insignificanti). Una specie di ipertrofia della foto ricordo, anche perché in genere non si rivolgono ad un pubblico ristretto di amici e familiari (come era in passato con le foto di carta), ma ad una platea più o meno anonima e senza confine.
Forse si può dire che agiscano nella parziale inconsapevolezza che, volenti o nolenti, quando premono il bottone "si esprimono"...

Senz'altro esiste da diversi anni una fotografia "autoriale" molto intimista, centrata su sè stessi, sulle "pause" piuttosto che sulle "azioni". Qui si trovano degli ottimi autori con ottimi lavori.
Ma è anche vero che si è sviluppato un cliché espressivo fatto di soluzioni estetiche ormai troppo sfruttate che paga in termini di visibilità (perché il pubblico ama le ripetizioni: sono rassicuranti) ma aggiunge poco o nulla al discorso.

"Lo faccio anch'io?" è un'ottima domanda. Credo che mantenere un atteggiamento (auto)critico sia importante e non sia facile. Anche qui torna il discorso sull'utilità di avere qualche sparring partner scelto con cura.

avatarsenior
inviato il 13 Agosto 2020 ore 10:08    

..."A quel punto ho girato la cosa su me stesso e mi sono chiesto lo faccio anche io?"...

La risposta è scontata: certamente. Perché tu posti seguendo la mia o la tua di visione. Lo fai seguendo quelli che sono i toui dettami culturali. Perché credi davvero che , per quanto le tue nozioni culturali siano elevate esse non vengano poi centrifugate dal tuo io? È sempre una visione autoreferenziale, egocentrica, che sia essa di massa o di élite , sotto forma di progetto o meno. Probabilmente la tua visione è, più che pessimista, direi demoralizzata.

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