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Il vero vincitore del World Press Photo è il formato ridotto


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avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:47    

La foto vincitrice ha tanti contenuti basta soffermarsi un attimo, anche senza didascalia,poi quella arricchisce e completa:

1) la luce dei cellulari ha un doppio compito tagliare il cielo nero come ad imporsi sull'oscurità che intuiamo avvolgere il gruppo,offrendoci la sensazione di resistenza dal mondo che circonda.in secondo luogo fa da multi spot sul ragazzo mettendolo al centro di questa metafora.
2) il gruppo di persone ci dice una cosa importante, sono insieme perché condividono un ideale che trascende l'istituzione,per capirci in una parata militare tutti sono composti ed hanno la stessa espressione,questi ragazzi non rispettano uno schema e soprattutto pur dando la sensazione di condividere quanto dice il ragazzo al centro fanno trasparire sfumature emotive diverse,qualcuno più impavido,qualcuno più arrabbiato altri stravolti ed impauriti,bello questo turbinio di emozioni intorno all'unico ideale.
3) la scelta compositiva e la luce che sfuma rendono la massa indefinita e fanno pensare che il ragazzo sia un leader del popolo in quanto non ha elementi che lo facciano pensare di classe o ruolo diverso dagli altri se non la luce che è come se nell'illuminarlo in quel modo diventasse il ritratto di tutta la folla (se fosse stato un politico in giacca e cravatta il messaggio sarebbe stato diverso)
4) ultimo elemento,il ragazzo al centro ha l'espressione più forte in mezzo alle emozioni degli altri e pensandoci e come se fosse il punto di esplosione in cui converge tutta la tensione emotiva (e variegata) delle persone attorno.


Non mi sembrano contenuti da poco

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:52    

@Fralazz79
Condivido pienamente quello che dici. Concorda anche pienamente con la mia tesi che dice che quella fotografia è bella anche esteticamente.
Ma se il fotografo vuol far capire una determinata situazione, un contesto, una realtà accaduta o che sta accadendo in un determinato posto, è ovvio che deve aggiungere una didascalia, seppure quella fotografia racconti già moltissimo di se stessa

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:55    

La discussione è diventata un referendum sulla foto vincitrice, ma il titolo diceva altro. Nessuno vuole commentare la vittoria del formato ridotto?

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 14:58    

“Tifosi della nazionale di calcio sudanese si ritrovano in piazza per assistere alla partita. Un momento durante l'inno nazionale prima dell'incontro”.


Non cambierebbe molto. Questo è il punto, credo.


@StefanoPelloni non c'è molto da commentare se non che il formato ridotto ha ormai raggiunto ottimi livelli. E che il FF in certe situazioni non è più necessario, anche per ingombro. Buona notizia!

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:00    

Nessuno vuole commentare la vittoria del formato ridotto?
MrGreen Hai ragione, si è andati fuori tema. Ma personalmente trovo molto più interessante discutere sulla foto vincitrice che discutere ancora per l'ennesima volta sul noioso oramai discorso del sensore piccolo o grande ;-)

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:02    

La discussione è diventata un referendum sulla foto vincitrice, ma il titolo diceva altro. Nessuno vuole commentare la vittoria del formato ridotto?


Aspetto il 2021, quando vincerà il m4/3!

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:16    

non c'è molto da commentare se non che il formato ridotto ha ormai raggiunto ottimi livelli. E che il FF in certe situazioni non è più necessario, anche per ingombro.

In effetti non è una notizia.
Agli inizi degli anni 2000, Majoli fotografava con le compattine Olympus. Ed è un fotografo Magnum pluripremiato.

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:22    

@Wideanglesrock

non credo, i tifosi hanno espressioni e modalità diverse di aggregarsi, di solito si schierano e poi guardano tutti avanti e nel caso dell'inno assumono un atteggiamento di solennità ufficiale che di solito è più formale che emotiva anche se l'emozione di solito simile traspare.

In quel gruppo non c'è ufficialità e neppure emozioni identiche, ma comunque condivisione.

diciamo che la questione ermeneutica è diversa, non è che le foto devono parlare ma sono una parte del racconto del reale, a volte sono aperte ad aspetti universali dell'essere umano (i grandi sentimenti esempio amore paura ecc) ed in questo caso la didascalia è secondaria, a volte la foto è parte di un racconto ma attenzione, quando si compone la didascalia giusta ad una foto emerge una coerenza più forte che diventa sintesi in un racconto dal forte messaggio; il tue esempio dei tifosi unito a quella foto ad occhio esperto genera un racconto debole, ci si può credere solo ad una lettura superficiale.

oggi viviamo in un contesto multidisciplinare sopratutto in relazione alle arti visive, spesso per raccontare si devono mettere insieme diversi elementi per creare un racconto, un autore italiano che tanto ha insistito su questi aspetti è ad esempio Ghirri, certo rimangono le foto riferite a concetti universali ma saranno sempre di più le foto che hanno bisogno di un contesto per trarre forza e dare forza al resto delle parti, nel senso che se immaginiamo un racconto al posto di una didascalia, la foto rafforza il racconto ed il racconto rafforza la foto e la capacità di coglierne la coerenza è il nuovo livello di comprensione al quale da amanti della fotografia non possiamo esimerci.

Un esempio sono le tre parti del lavoro su Genesi fatte da Salagado e team di lavoro:

Lui ha scattato genesi www.libri.it/salgado-genesi

Poi c'è questo libro che spiega il percorso umano che l'ha portato a Genesi: https://www.amazon.it/Dalla-mia-terra-alla/dp/8869655032

e poi c'è l'opera di Wim Wenders ed del Filglio di Salgado:https://www.amazon.it/sale-della-terra-J-R-Salgado/dp/B00TR5EXMA/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=A59A0U0KWPSX&dchild=1&keywords=wim+wenders+il+sale+della+terra&qid=1590067234&s=books&sprefix=wim+wenders+il+sale%2Cstripbooks%2C176&sr=1-1-catcorr

sono tre parti dello stesso racconto, certo singolarmente sono belle ma insieme sono qualcosa di più profondo ed in questo caso hanno anche chiamato in causa molti autori.



avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:24    

Agli inizi degli anni 2000, Majoli fotografava con le compattine Olympus. Ed è un fotografo Magnum pluripremiato.

Non voglio entrare nel tema sensore piccolo o grande, non mi interessa. Ma vorrei dire che Majoli è un caso tutto a se stante. La sua fotografia non è replicabile da altri nemmeno tecnicamente. Inoltre in un intervista disse che lui delle macchine fotografiche importa assai poco. Quello che gli interessa è che costino relativamente poco perché le rompe in continuazione. Majoli è un artista

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:27    

Inoltre in un intervista disse che lui delle macchine fotografiche importa assai poco

E qui torniamo a quel che ho scritto all'inizio di pag. 1....
Sorriso Sorriso

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:31    

Qualche giorno fa ho incrociato il lavoro della fotografa Annalisa Natalia Murri. Nel suo sito mi ha particolarmente colpito questo suo lavoro:
annalisanatalimurri.com/featured-1/then-the-sky-crashed-down-upon-us

Lo trovo molto coinvolgente anche emotivamente, ovviamente grazie a come è stato progettato e realizzato questo lavoro. Ma se vuoi un coinvolgimento maggiore occorre che queste fotografie siano contestualizzate. Ed ecco il senso della didascalia che si trova a fianco delle fotografie

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:32    

Poi esistono tanti aspetti da esplorare, volendo, come le immagini e d i racconti forti e coerenti ma falsi rispetto alla realtà in quanto descrivono un messaggio che però non corrisponde alla realtà intesa come foto giornalismo ed entriamo nell'ambito della pura creatività, ma attenzione la possibilità di cercare nel contesto documenti che affermano la coerenza con il reale di un racconto, di una foto o di un video diventa parte del processo che lo scatto decontestualizzato non riesce a fare.
Se scrivo che una casa è stata distrutta da un meteorite mentre chi vi abitava si è salvato per miracolo vedendo la scena e poi il racconto e la foto non trovano riscontro o impediscono ad un secondo narratore di andare a visitare il luogo e narrare i fatti successivi alla fine manca una parte della storia nel riscontro reale e questo nel foto giornalismo genera molta debolezza, infatti quasi tutti dopo aver visto degli scatti accediamo ad internet per vedere dove come e perché sono stati scattati.
Un prodotto artistico vive e interagisce continuamente nella realtà.

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:48    

non credo, i tifosi hanno espressioni e modalità diverse di aggregarsi, di solito si schierano e poi guardano tutti avanti e nel caso dell'inno assumono un atteggiamento di solennità ufficiale che di solito è più formale che emotiva anche se l'emozione di solito simile traspare.

In quel gruppo non c'è ufficialità e neppure emozioni identiche, ma comunque condivisione.


Scusa ma mi sembra un discorso completamente arbitrario e soggettivo, che presuppone un'idea precostituita di cosa è tifoso (in Sudan come a Liverpool?) e che secondo me non ha molto senso. il punto comunque era che la dida non integra ma sembra dire tutto, suggestiona con quel "recites protest poetry", cioè siamo davvero al racconto corredato da foto. E questo non funziona secondo me. Lo chiamassero World Photo Press, al limite.

Hai citato Ghirri e ti faccio tanto di capello, per me è il mito assoluto e inarrivabile. Ricordiamoci che molte sue foto sono senza didascalia, con al massimo il luogo dove sono state scattate e data. Poi vabbè per me veramente siamo nell'Olimpo in quel caso.

avatarsenior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:48    

La prima
Senza la descrizione del caso umano dovuto al tumore non avrebbe mai vinto, una fotografia anonima come tante; come se andassi per festività in giro per l'Italia e vincessi un premio del genere per un carro che passa mettendo la didascalia dell'importanza della festa

Simgen
La fotografia è comunicazione. Ci sono mille modi per comunicare. Con o senza didascalia rappresentano solo due dei mille modi di pari valore

avatarjunior
inviato il 21 Maggio 2020 ore 15:52    

Simgen
La fotografia è comunicazione. Ci sono mille modi per comunicare. Con o senza didascalia rappresentano solo due dei mille modi di pari valore


Scusa eh, non voglio fare polemica, ma non è un corso di semiotica o filosofia del linguaggio. Questo "sarebbe" il premio più importante del fotogiornalismo, il tizio che ha vinto lavora per l'Agence France-Presse e già il fatto che stiamo qui a discettare di massimi sistemi non mi sembra un buon "segno", permettimi.


Che cosa ne pensi di questo argomento?


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