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Perchè non come


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avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:10    

Dal telefonino é difficile...
Comunque Matteo la mia opinione corrisponde alla tua. Non vedo bene il nesso fra testi e foto, e tra le foto stesse.
Alcune mi piacciono, alcune le trovo un po' povere.
Comunque interessante.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:11    

Ecco io non riesco proprio ad approcciarmi in questo modo, voi cosa nè pensate?


Concordo, io cerco sempre di avere un'idea iniziale delle foto che farò, sia che faccia foto a paesaggi, sia che fotografi modelle. Idea che non è solo la posa ma anche cosa dovrebbe significare quella posa, che effetto dovrebbe avere quel paesaggio.

Alle modelle mando sempre un file DOC in cui ci sono scritte tutte le foto che vorrei fare, le pose che dovrebbero prendere e i vestiti da indossare. Cerco di spiegare pure il mood (si dice così, vero?). Così evito anche i fraintendimenti. Mi sa che esagero pure, Yana, ringraziandomi per il DOC, mi disse che nessuno le aveva mai mandato un tale dettaglio.
Ovviamente poi in sala posa o in giro per campi nascono foto non previste che a volte sono ottime.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:36    

Questo libro ha portato a una discussione, si diceva che alcuni fotografi scattano molto senza un'idea precisa, poi con calma e magari con l'aiuto di un photo editor provano a comporre un lavoro sensato.
Ecco io non riesco proprio ad approcciarmi in questo modo, voi cosa ne pensate?

Si tratta di un fotolibro privato, oppure di una pubblicazione?

Trovo che ci sia una grossissima differenza fra un fotolibro privato ed una pubblicazione.
Nel privato il perché può limitarsi al ricordo, alla sperimentazione fine a sé stessa, alla raccolta di foto che si vogliono stampate in modo un po' più coerente, ecc.
In una stampa per il pubblico la cosa è decisamente più complessa: perché pubblico quelle foto? Cosa voglio comunicare, o semplicemente che emozioni voglio trasmettere?
Poi segue il secondo perché : perché qualcuno dovrebbe acquistare il mio libro? Cosa cerca o cosa trova?

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:44    

Ho guardato il link che hai segnalato, immagini troppo eterogenee e non sono riuscito a trovare un senso a "Costruire un feu".

Magari sarà un mio limite e non ho trovato interessanti neanche le foto.


Se dovessi rispondere al Perché di questo lavoro, non saprei proprio cosa dire, ma ripeto potrebbe essere un mio limite.


Per quanto riguarda il secondo argomento dal mio punto di vista non mi sembra il modo migliore di procedere per comporre un lavoro.
L'idea dovrebbe esserci a priori e questa dovrebbe ispirare, guidare, tutte le fasi del progetto.
Anzi dovrebbe, dopo gli scatti, farti eliminare quelli che a mente fredda riconosci che non rientrano pienamente all'interno del messaggio che vuoi trasmettere.

Scattare prima e trovare un filo conduttore dopo è un'altra cosa.
Ti affidi al tuo istinto e poi con calma metti un pò di ordine e ti crei un filo conduttore.
Ci può anche stare.
Però se poi la scelta delle immagini la lasci ad un photo editor...

No, preferisco i lavori che partono da una idea precisa.


avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:45    

Si tratta di un fotolibro privato, oppure di una pubblicazione?

Una pubblicazione, non considero il fotolibro privato perchè li puoi fare di tutto, il discorso era proprio legato al fatto che un editore abbia scelto quel lavoro, tra l'altro il libro non ha testi introduttivi

No, preferisco i lavori che partono da una idea precisa.

anche io e fatico a lavorare in modo diverso, però ieri ci siamo un po' divisi sul tema e è uscito che anche diversi altri fotografi lavorano di istinto e compongono dopo le foto a volte con idee anche abbastanza arzigogolate dietro

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:54    

diversi altri fotografi lavorano di istinto e compongono dopo le foto a volte con idee anche abbastanza arzigogolate dietro

Come fanno poi a vendere?

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:58    

bella domanda...
Comunque credo che si mantengano con progetti o lavori commissionati e poi questo approccio sia sui progetti personali, comunque sono sincero non posso dire che il libro fosse noioso da vedere.
Se penso ad alcuni miei progetti ho giocato molto sulla ripetitività, sono scatti secondo me sensati per una mostra, ma in un libro secondo me sarebbero noiosi.
Quel libricino ha ritmo e temi che si richiamano, ogni tot pagine tornano le persone di spalle, ci sono dettagli particolari ripetuti, le foto sono in genere quadrate, ma a tratti alcune sono a doppia pagina o verticali e riempono una facciata.
L'ho sfogliato volentieri e diversi scatti erano interessanti.
E' che poi ho pensato: sono un editore arriva un fotografo con questo pacco di foto per pubblicare il libro, lo scelgierei?

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 9:59    

penso che non vendano infatti le foto prodotte.
Penso che gruppi di foto eterogenee permettano ad un eventuale cliente di trovarne una simile a cio' che cerca e quindi di acquisire una commessa specifica.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:02    

Penso che gruppi di foto eterogenee permettano ad un eventuale cliente di trovarne una simile a cio' che cerca e quindi di acquisire una commessa specifica

Quindi una specie di book di presentazione.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:06    

Secondo me entra in gioco il lato psicologico: vale anche nel campo dell'architettura.
Se un professionista ha la fortuna di essere pubblicato e di esporre e vendere i propri libri in libreria, allora significa che è bravo e riconosciuto.
Quindi a volte per costruirsi un nome si pubblica il proprio lavoro, anche a proprie spese e in perdita. Il guadagno sarà indiretto ed arriverà (forse) in un secondo tempo.

avatarsupporter
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:06    

Secondo me, per affrontare il "perché", bisognerebbe definire meglio il contesto. Vedo infatti alcuni cambiamenti nella fotografia autorale contemporanea che determinano diversi contesti di riferimento possibile:
1) la differenziazione della fotografia autorale d'elite e da quella, sempre autorale, ma popolare. La prima c'è sempre stata e si muove nell'ambito di canali di selezione tradizionali dell'arte. La seconda invece è figlia del web, dove trova il suo nuovo pubblico e i conseguenti parametri di successo.
2) nella seconda categoria citata sopra, foto e fotografo diventano due componenti integrate del "perché". In altri termini, anche il fotografo, con il suo stile di vita e il suo personaggio, diventano parte integrante della motivazione della comunicazione attraverso le immagini. Questo è un effetto dovuto ai social, dove le foto non sono composte soltanto attraverso progetti, come nell'arte tradizionale, ma diventano un flusso di vita rappresentata e in continua estensione. Se il flusso si interrompe, il fotografo "personaggio digitale" sparisce e , con lui, l'attenzione alle sue foto.
3) la possibilità data dalla fotografia digitale di produrre un numero di immagini enormemente superiore a quello che si poteva fare con la pellicola ha cambiato la collocazione temporale di alcuni sottoprocessi del workflow fotografico. Ad esempio, la selezione dei contenuti di una storia o collezione si possono fare anche ripescando dalla propria produzione, ripensandone il "perché" successivamente.
Questo metodo (scatto e poi ci penso) tende a favorire la creatività in singole immagini e penalizza i progetti, che richiedono una preparazione anticipata.
Non voglio dire che questo renda efficiente lo scattare a caso, ma rende comunque possibile scattare con "mezze idee", e poi dare un senso dell'insieme di più foto dopo.
4) l'enorme produzione complessiva di foto digitali e la loro accessibilità fa diventare sempre più difficile essere innovatori. E' molto molto molto difficile che una foto, per quanto interessante, non sia stata già fatta. Tutti i luoghi sono stati ripresi, un ritratto di uno sconosciuto ha già qualcuno che gli somiglia da qualche parte sul web.
E allora, come ci si differenzia sui "perché"?
- lavorando sui dettagli. Quindi alterando più che innovando.
- sfruttando tecnica/tecnologia che prima non c'erano (almeno a livello amatoriale) per introdurre qualcosa di visivamente attraente. Si considerino i progressi in fotografia astronomica introdotti dalla elaborazione digitale, il controllo dei flash per competere con il sole, gli scatti a raffica, lo sfocatone ecc...
- virare sull'irrealtà, nel senso di uscire dalla realtà. Da qui l'interesse per la post produzione.
5) la rapidità di fruizione che forza "perché" poco profondi e improntati più all'impatto immediato. L'abitudine alla visione di immagini (fisse e cine) è talmente profonda nelle nuove generazioni che il tempo di "attenzione" si è ridotto notevolmente rispetto alle generazioni precedenti (abituate più alla lettura). Non stupisce il gran numero di over 50-60 che frequenta il forum: hanno tempo, soldi e una cultura diversa da quella dei 20-30 enni. Un dibattito sul "perchè", secondo me, non può prescindere dal "chi" si ha come target di riferimento.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:16    

nella seconda categoria citata sopra, foto e fotografo diventano due componenti integrate. In altri termini, anche il fotografo, con il suo stile di vita e il suo personaggio, diventano parte integrante nel successo della comunicazione attraverso le immagini.

Non la trovo una particolarità dal social, mi viene in mente Nan Golding ma sono diversi i lavori dove fotografo e foto sono indistinguibili e un certo tipo di lavoto ha senso se fatto da quel fotografo perchè ha una vita di un certo tipo e altri sono solo annaquate imitazioni.

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:17    

La Fotografia fino a 50 anni fa aveva due chiare motivazioni:
1. documentazione (reportage ecc)
2. Arte

oggi la prima è sparita al 99.9%, sostituita dai video in tempo reale, o dalla fotografia con la f minuscola fatta sul momento dall'uomo qualunque che si trova lì per caso e che mette subito in rete lo scatto.

La seconda è ormai satura: si è già visto tutto.

Cosa resta? Bella domanda! La documentazione privata: ricordi, e quel miliardo di foto senza senso che vengono messe in rete ogni giorno.

Qualcuno trova ancora una sua via personale, analitica e introspettiva, oppure con un occhio diverso, più riflessivo sulla realtà vissuta.
E' dura però!

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:25    

secondo me non è così, anzi trovo molta fotografia documentativa solo è cambiato sia il modo di farla che di fruirla.
Idem per quanto riguarda la parte artistica, la fotografia e la video arte è diventata sempre più importante oggi forse più che in passato

Sulla documentazione io credo non valga più un certo approccio, ma sia qualcosa di più pensato e meditato su temi ben specifici e non legati semplicemente al trovarsi al posto giusto al momento giusto.
Anzi in effetti spesso trovo più oneste certe foto fatte al volo con il cellulare che certi lavori


Porto un esempio visto che prima ho nominato un collettivo fotografico, Andrea sta combattendo in tutti i modi quello che avviene con i boschi in toscana e con le concessioni per il taglio degli alberi che andrebbero regolamentate in modo diverso, ha creato un bel lavoro dedicato a questa indagine, ma ovviamente non è un lavoro elicottero, arrivo documento e vado, ma molto più lento e pensato
www.andreabuzzichelli.it/wound

purtroppo on line si vedono poche foto ma è un lavoro molto bello

avatarsenior
inviato il 28 Febbraio 2020 ore 10:29    

Forse hai ragione Matteo, sono io che non seguo molto...
Devo anche dire che molti lavori non mi attirano proprio: sono tirati per i capelli, oppure già visti. Quelli che mi stimolano sono pochi. Certo è che qui da noi non succede molto... (poche mostre e spesso scarse)

Che cosa ne pensi di questo argomento?


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